Le “Visioni apocrife” di Giacomo Costa inaugurano gli spazi di smART. Nuovo spazio romano per l’arte contemporanea, pensato in forma di polo culturale indipendente. Tra didattica, esposizioni, incontri

Un nuovo spazio culturale a Roma, tutto dedicato alla diffusione e valorizzazione delle arti visive e della scena contemporanea, tra artisti emergenti e nomi di rilievo internazionale. Si chiama smART e nasce dall’incontro di tre donne, tutte appassionate d’arte, con background e percorsi differenti, ritrovatesi per questa nuova sfida: Margherita Marzotto, Presidente dell’associazione culturale, Stephanie […]

Giacomo Costa, Plant 4, 2011, c print

Un nuovo spazio culturale a Roma, tutto dedicato alla diffusione e valorizzazione delle arti visive e della scena contemporanea, tra artisti emergenti e nomi di rilievo internazionale. Si chiama smART e nasce dall’incontro di tre donne, tutte appassionate d’arte, con background e percorsi differenti, ritrovatesi per questa nuova sfida: Margherita Marzotto, Presidente dell’associazione culturale, Stephanie Fazio, direttore dello spazio espositivo, e Giorgia Rissone, responsabile per la didattica.
L’idea è quella di creare un polo per l’arte contemporanea che sia realmente capace di aggregare ed avvicinare il pubblico, mettendo al centro al figura dell’artista e le opere: l’esigenza, sempre più diffusa, di abbattere le barriere e accorciare le distanze tipiche di grandi gallerie e di certi spazi istituzionali, orienta anche questa nuova realtà capitolina. Un’esigenza che – guardando al clamoroso exploit del non profit – passa per l’attuazione di pratiche e approcci alternativi. Tre le dimensioni progettuali: una espositiva, una didattica e una conoscitiva e d’approfondimento. Dunque, in sostanza, smART significa mostre, laboratori, attività di formazione, incontri, dibattiti, confronti.

Giacomo Costa, Plant 4, 2011, c print
Giacomo Costa, Plant 4, 2011, c print

Si parte con un artista italiano, Giacomo Costa, e la sua Visioni apocrife, a cura di Francesca Valente. Selezionati dalla sua produzione una ventina di paesaggi urbani, elaborazioni di straordinario impatto visivo, che in questi anni hanno portato fortuna e una forte riconoscibilità al lavoro di Costa. Sono spazi enigmatici, inquietanti, eppure incredibilmente realistici, visioni esacerbate in cui la forza plastica, derivata da un utilizzo della tecnologia portato agli estremi, convive con una sensazione di spaesamento, di surrealtà, di vertigine. Fotografia, cinema, architettura, science fiction e richiami alla grande arte italiana del ‘700 e dell’800, si mescolano in queste romantiche ambientazioni, virate verso un uso massiccio di effetti speciali grafici: dalla pittura al grande schermo, passando per la ricerca fotografica e quella digitale, il lavoro di Giacomo Costa saccheggia differenti immaginari, traducendosi in un’operazione scenica dichiaratamente estetizzante e seduttiva.
Lavori in corso, al momento, in attesa dell’inaugurazione, da segnarsi in agenda: 15 ottobre 2013, in Piazza Crati 6/7, zona interessante e non convenzionale per una galleria, in area centro-Nord, quartiere Trieste. Ci sarà poi tempo fino al 29 novembre per godersi la prima mostre targata smART.

– Helga Marsala

www.smartroma.org

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Thorvaldsen

    Cos’ha di alternativo uno spazio che comincia con Giacomo Costa, il sollazzo dei salotti dai gusti sottili come un pilone della A3?

    • Fede

      Totalmente d’accordo.
      Poi che significa che “guarda al clamoroso exploit del non profit”???
      È una galleria commerciale o uno spazio messo su da tre paladine dell’arte per amore dell’arte? Insomma, quale è la difficoltà di chiamare le cose con il proprio nome?

      • Significa quello che significa. Non si tratta di una galleria commerciale: lo spazio si presenta come associazione culturale e polo artistico (c’è scritto) e il panorama di riferimento è dunque quello del non profit.

    • L’essere “alternativi” era riferito alla tipica formula della galleria o alle dinemiche di certi spazi espositivi un po’ imbalsamati. Mi pare che il periodo sia abbastanza chiaro. Non ho invece scritto che la scelta di Giacomo Costa corrisponde a qualcosa di innovativo e che la programmazione (per altro ancora non nota) sia di forte ricerca. Vedremo.

      • Thorvaldsen

        Mi dispiace che risponda un po’ piccata.
        Non che non abbia ragione ad esser prevenuta: i commenti degli utenti agli articoli sono spesso riottosi e pirateschi, ed anche io, al posto di un giornalista, ne sarei stressato in un modo che riterrei poco utile.

        Ma è la linea di Artribune misurare il successo in base alla chiacchiera che genera l’articolo, e la chiacchiera è costantemente e sistematicamente fomentata.
        D’altro canto, però, ci si trova molto spesso di fronte ad articoli “istituzionali” in cui si sente la costrizione a dover coprire la notizia senza poter dire nulla che indisponga lo sponsor.

        Ragione per cui, se l’utente più o meno sveglio coglie dell’ambiguità o del detto a metà o dell’aggiustato all’uopo, la prego, almeno, non la prenda sul personale, tanto più che non essendo lei solo una delle collaboratrici a gratis della testata, di quei presupposti esposti sopra è in parte artefice.
        Non lo dico perché debba aver sempre ragione il cliente o il lettore, ma solo perché non è utile e lascia smarriti vedersi rispondere “C’è scritto. C’è scritto. C’è scritto”.

        Non può non balzare all’occhio che se uno spazio apre non con smaccate finalità commerciali e con scopi di promozione del contemporaneo, inaugurare con Giacomo Costa non solo è anche poco credibile, ma è proprio un controsenso.
        Intanto perché la tentazione di vendersi Costa tantoalchilo è troppo forte. Poi perché se l’inaugurazione è l’unico segnale lanciato da questa organizzazione e il resto è tutto nelle dichiarazioni, allora tutta la spinta all’approfondimento e alla didattica nell’estetica del vacuo di Costa proprio è complicato poterla leggere in quest’atto simbolico. Vedremo.

        Grazie mille per aver risposto.

  • mario

    ci mancava una galleria in effetti, con tutto il collezionismo romano che c’è…

  • lucia

    La solita noia. Sempre le stesse cose…

  • Riccardo

    Io credo che l’atteggiamento di chi critica è sintomo di un forte provincialismo italiano. Siamo affogati da eventi che si esauriscono nell’arco di un ennesimo vernissage e nonostante questo, nello scoprire qualcosa di nuovo, si è pronti a criticare e giudicare ancor prima di vedere…Ho deciso di lasciare l’Italia proprio perchè stanco di simili atteggiamenti… non difendo l’operato di questa nuova organizzazione dico solo che ho bisogno di vedere prima di giudicare! La nascita di un polo che unisca le esposizioni agli incontri culturali e didattici avvicinando l’utente all’arte cito “abbattendo le barriere e le distanze tipiche di grandi gallerie e di certi spazi istituzionali” è da accogliere a braccia aperte soprattutto in un Paese come il nostro. Voglio credere nei buoni propositi di questa associazione ed augurarle un grosso in bocca al lupo!

    • Thorvaldsen

      Bravo Riccardo.
      Resti all’estero, mi raccomando. Si faccia valere e non torni.

      Quindi lei è andato via per la gente che critica, che si dimostra provinciale. Non perché, magari – ipotizzo – nessuno se la trombava in Italia nonostante aprisse le braccia ai buoni intenzionati, che poi andavano ad abbracciare Giacomo Costa?
      Come si fa ad accogliere a braccia aperte uno spazio che vuole lavorare “abbattendo le barriere e le distanze tipiche di grandi gallerie e di certi spazi istituzionali”, e che inaugura con Giacomo Costa?
      Giacomo Costa è un bravo guaglione, intendiamoci. Ma non è l’exloit simbolicamente più pregnante, per lasciare ad intendere quel che si vuol fare intendere.

  • Helmut

    Sempre più perplesso.

  • Giorgio

    Attendo infatti l’inaugurazione anche se l’artista e la location a piazza Crati non mi predispongono granché. Sarà il solito salotto patinato? Spero di no.

  • Riccardo

    Dell’Italia non mi piacciono soprattutto le persone come lei pronte a giudicare e a sentirsi in dovere di criticare un operato ancor prima di vederne i frutti e magari accettare situazioni peggiori solo perchè spesso fanno magnà! È il solito perbenismo italiano unico motivo che mi ha portato a lasciare l’Italia… Giudica anche me con conosce, ho lasciato l’Italia rinunciando ad un contratto a tempo indeterminato ed un ruolo di grande responsabilità, non sono stato escluso dal sistema ma sono stato io rifiutarne certe dinamiche… Perchè vittima di razzismo da parte dei miei stessi colleghi che pensavano avessi raggiunto quella posizione solo perchè disabile! Ringrazio solo il mio coraggio per aver trovato serenità in un Paese in cui la meritocrazia è un valore tangibile! Per cui sì all’estero rimango all’estero!!!!!