L’apartheid secondo Enzewor, che porta al PAC di Milano settanta autori per raccontare il processo di emancipazione dei neri in Sudafrica. Fotografia protagonista, ma spuntano anche i disegni animati di William Kentridge

Quando è stata programmata non si poteva immaginare che, in virtù degli avvenimenti delle ultime settimane, avrebbe sommato alla propria già altissima valenza culturale e politica un ulteriore afflato. Dato dalla cronaca, dall’urgenza di ciò che sta accadendo nel continente africano: scosso letteralmente da capo a piedi, da nord a sud. Con Il Cairo infiammata […]

La mostra sull'apartheid al PAC di Milano

Quando è stata programmata non si poteva immaginare che, in virtù degli avvenimenti delle ultime settimane, avrebbe sommato alla propria già altissima valenza culturale e politica un ulteriore afflato. Dato dalla cronaca, dall’urgenza di ciò che sta accadendo nel continente africano: scosso letteralmente da capo a piedi, da nord a sud. Con Il Cairo infiammata dalla guerra civile e Johannesburg a struggersi per l’inevitabile imminente addio a Nelson Mandela. Approda al PAC di Milano la mostra con cui Okwui Enzewor ha scelto di raccontare il fenomeno dell’apartheid, portando anche in Italia una selezione di opere e immagini su cui ha lavorato per sei anni, e che ha già presentato con successo all’International Center of Photography di New York – dove ha lavorato come curatore aggiunto – e solo la scorsa primavera nella cornice della “sua” Haus der Kunst, in quel di Monaco di Baviera.
Una settantina gli autori censiti a documentare oltre sessant’anni di prevaricazione e reazione. Il taglio, scientificamente documentaristico e tutt’altro che oleografico, indugia su fatti ed eventi di portata storica, ma non evita di osservare in profondità lo iato tra la società nera e quella afrikaner: puntando anche alle piccole cose, ad una quotidianità fatta di minuscole angherie e piccole rivoluzioni personali. I reportage di fotografi come Kevin Carter e Peter Magubane, totalmente immersi nel dramma, rimbalzano sulla raccolta di materiale pubblicitario d’epoca, cartolina da un Paese dove si è misurata nella sua subdola barbarie la più cieca banalità del male.
Ad arricchire il percorso anche le firme di artisti sudafricani che hanno saputo imporsi sulla scena internazionale. Imprescindibile il lavoro di Santu Mofokeng, ma ecco spuntare anche dieci disegni animati di William Kentridge.

–  Francesco Sala

CONDIVIDI
Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.