New York Updates: dal Trentino al Queens. Luca Coser alla seconda personale newyorkese, ecco le immagini del progetto alla BCS Gallery

Dipinti su carta, collages e tecniche miste su copertine di libri, più un dipinto a olio su carta di grande formato. Lavori recenti, tra i quali diversi inediti realizzati durante la permanenza nella residenza d’artista Arpny di Long Island City. Sono questi i protagonisti della seconda mostra personale di Luca Coser a New York, intitolata […]

Dipinti su carta, collages e tecniche miste su copertine di libri, più un dipinto a olio su carta di grande formato. Lavori recenti, tra i quali diversi inediti realizzati durante la permanenza nella residenza d’artista Arpny di Long Island City. Sono questi i protagonisti della seconda mostra personale di Luca Coser a New York, intitolata History of White e curata da Nicola Davide Angerame, penna – fra l’altro – di Artribune e membro del comitato selettivo di Arpny.
Il progetto dell’artista trentino, nella location della BCS Gallery, a Long Island, si concentra sull’influenza della città visibile nei collages, “che accolgono ‘brani’ materici e riferimenti visivi appartenenti alla città, in opere che usano tessuti o carte ‘trovate’ tra Manhattan e Brooklyn, più alcune immagini provenienti da Strand, la celebre libreria in Union Square”. Inaugurata nei giorni della Frieze week, la mostra resta aperta fino al 24 maggio: nella gallery, immagini delle opere e degli allestimenti…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • danilo

    mamma mia ma che bei disegnini ….
    hahah
    Cinquantenni in fuga …che fanno vacanze per la treza età a long island alla certo notissima “Arpny”
    :)

    • Raffaele Fasiello

      Caro Danilo…..
      A)Penso proprio che tu di arte capisca ben poco;
      B)Deduco da questo tuo commento che tu non sia un’artista;
      C)la tua è solo invidia ,perchè sarebbe un sogno per me e credo per tanti altri ARTISTI se a cinquant’anni ci potessimo permettere con il nostro talento il lusso di una vacanzetta lavoro con tanto di mostra a NY.

      forte stima e rispetto per Luca Coser.

  • gio

    prima mi imbatto nell’articolo e lo leggo subito visto che sono appena tornata da ny e la mostra di Coser l’ho vista, per mia fortuna. poi mi imbatto nel commento di danilo. Prima penso di non commentare perchè leggo parole prive di argomenti critici reali, intrise di livore e che sanno di attacco personale, però no, qualcosa scrivo, perchè quei lavori a me sono piaciuti tantissimo. Ma non è questo il punto: i lavori di Coser, la sua poetica, non hanno bisogno di difese. la cosa che mi viene da dire è un’altra: ovvero che alla fine si capisce perchè artisti come Coser se ve vadano a esporre a New York, mentre in Italia, ahinoi, ci restano i Danilo che per commentare una mostra al massimo fanno battute da bar sport sull’età (!?)e sulla presunta fama/non fama delle gallerie e nessuna riflessione realmente critica e utile sul lavoro di un artista. suvvia, non diventiamo ridicoli, altrimenti, appena tornata in Italia, viene voglia di ripartire subito :)

  • paolo

    Ho sempre preferito chi fa a chi critica, e anche in questo caso preferisco i “bei disegnini” all’invidia. Per essere davvero buoni, bravi e belli, noi non possiamo accontentarci di ripetere che loro sono brutti e cattivi, ma dobbiamo prenderci la responsabilità di creare qualcosa. Luca questo lo fa e secondo me anche bene. Vai Luca!

  • Luigi

    Alla colatura sotto l’altalena mi si è bloccato il respiro…stupore, nostalgia, distanza che non si può colmare, la sensazione di ritrovare una parte di me che avevo messo da parte. Coser: segno il nome.

  • luciano

    non ho visto la mostra di new york di Luca. Ma conosco molto bene il suo lavoro.
    L’alta qualità tecnica e la sua poetica. Ritengo sia uno dei migliori artisti in circolazione, raffinato, colto e coerente.
    Il commento di Danilo sembra solo un attacco personale ad un a persona che fa dell’arte una professione, e , lo fa in maniera ineccepibile.

  • Napolitaneo

    Quoto Luigi riguardo all’altalena, per quanto il Dylan senza volto, secondo me, è magnifico.
    P.s. per Paolo e Danilo: un autore italiano che espone cose così raffinate e poetiche a New York dovrebbe destare ammirazione, non livore.

    • Paolo

      Napolitaneo forse non hai letto bene

      • Napolitaneo

        Paolo, guarda che sono d’accordo con il tuo intervento e in disaccordo con l’altro. Citavo entrambi per partecipare alla discussione,

  • Antonio

    Non saremmo entrati su questa pagina ed in questo contraddittorio se il lavoro di Luca Coser non ci avesse incuriosito prima, esteticamente e liricamente suggestionato poi.
    Il celato livore di Danilo? Parole senza peso di uno abituato a tentare di farsi grande con le glorie degli altri…..

  • Donatella Saccani

    Seguo il lavoro di Luca da anni e sono sua collezionista. Non so chi sia questo Danilo che non ha neanche il coraggiodi firmarsi con nome e cognome ma semmai fosse un artista non comprerei mai un suo pezzo. Perchè anche il migliore degli artisti, se umanamente così povero, non credo che arriverebbe ad interessarmi abbastanza da voler possesere un suo pezzo.

  • proff

    peccato che qualcuno piuttosto che pensare al lavoro di un artista, porti sempre tutto su piano personale, alla fine quello che emerge è l’invidia senza argomentazione, e le curiose sperimentazioni di Coser, l’intimismo e la sottigliezza della pittura.
    Tutto ciò crea imbarazzo, bisogna avere il palato buono e le capacità x capire un lavoro, e poi veramente scocciato e nauseato di questa pedofilia critica nel voler attribuire doti a giovani sotto i 30anni, i “concetti spaziali” e i tagli Fontana li ha concepiti sessantenne, settiamola con la storia dell’età, non facciamo i provinciali.

  • Anna Lia

    Non condivido il tono sprezzante di Danilo,
    ma posso capire la sua reazione (deduco di un giovinciello irriverente) ad un fare cosi poco innovativo.
    Certo molto poetico, ma con atmosfere talmente datate e straviste negli ultimi cinquant’anni…
    Mi spiace ma la contemporaneità è ormai ‘almeno’ vant’anni oltre questo modo d’operare.

    • Giulio

      La “contemporaneità” è da qualcosina più di vent’anni che non ha più un solo modo d’operare e non va più da nessuna parte…basta con il culto provinciale dell’originalità fine a se stessa

  • Lorenzo Marras

    si si sono d’accordo . Partecipo vivamente al dibattito per condannare senza requie l’eretico Danilo che ha emotivamente posto in discussione le opere dell’artista Coser. Eppoi è anche ovvio : se uno porta i suoi lavori in America vuol dire che NON sono buttare e dunque sono belli, perché mica quelli si fanno infinocchiare cosi’ e lo sanno che non hanno del tempo da perdere con artisti per modo di dire. Oh diciamo la verita’ , brutta bestia l’invidia e di questi tempi cosi’ magri , dove non si riesce a battere chiodo il successo altrui viene sempre vissuto in modo frustrante e per cui mica tutti riescono a seguire una traiettoria coloristica del bianco , oppure una combinazione di intimo e grottesco come il buon Coser rivela di saper vigilare con singolare grazia. Certo a me sarebbe piaciuto dipingere come Lui ma non per questo bisogna comportarsi come Danilo che , chissa’ , magari ha ricevuto una contravve nzione per eccesso di velocita’ e aprendo Artribune si è imbattuto in Coser e mischinetto non ce l ha fatta a tenere a bada il giustificato incarognimento. ( L ha butto come ipotesi , non me ne voglia danilo). Pero’ , bravo questo Coser, mi piacciono le sue cose , peccato , ad avere i soldi ci avrei fatto un pensiero. Giuro.

  • Lorenzo Marras

    Anna Lia, con tutto il rispetto mi spiace ma dissento. No no, non chiediamo alla Contemporaneita’ cio’ che non è PIU’ in condizione di offrirci come paradigma di novita’. I Disegni di Coser rispondono ai profili di con-forme contemporaneita’ perché scusa , Lamerica patria della contemporaneita’ dove tutto ha successo, è ovvio per prima avrebbe guardato con sospetto i manufatti di Coser. E’ ovvio Anna Lia. Non bisogna essere ingiusti con queste cose.

  • Lorenzo

    Ammesso che la contemporaneità possa situarsi avanti o indietro rispetto al presente, c’è sicuramente chi si “occupa di contemporaneità” come c’è chi sfregia pubblicamente il lavoro di conoscenti. Ma per fortuna c’è anche chi sospende il tempo, si concede di scavare nei propri ricordi, raccoglie carte tra Manhattan e Brooklyn, spala nuvole e ci prova, ci prova a scambiare l’ordine di reale e immaginario. Perché forse pensa che i “disegnini” siano non solo espressione di mente fanciullesca (già grande valore), ma anche e proprio di cinquantenni che lentamente vedono la propria contemporaneità cedere il passo a quella di altri, e così cercano di continuare a tenere vivo il ronzio degli insetti nelle nostre teste.

    • Lorenzo

      Lorenzo Facchinelli, se anche il cognome è importante

  • giuseppe dn

    commoventi queste difese d’ufficio.
    I treni se mai ci sono stati, non sono stati colti e ormai son finiti.

  • angelo bellobono

    Invece di aspettare treni e farsi scarozzare anestetizzati di contemporaneità, così tanto da non vederla, ci sono individui che scelgono di camminare. Ormai molti treni viaggiano senza freni a folle velocità contro muri di mediocrità, meglio scendere.

  • Lorenzo Marras

    Si è capito che la “contemporaneita” s-vela sempre piu’ il suo statuto di IDEA. E si è altresi’ compreso che come tutte le idee ha un ciclo di “vita” e che alla fine, come tutti i rifiuti (anche le idee divengono tali) si fa su di esse un TENTATIVO di smaltimento.
    Dico tentativo al singolare non in dispregio ai sempre piu’ numerosi volenterosi “spazzini” ma al fatto indubitabile che la natura di detto smaltimento ha un significato particolare. Epocale. Riassume una Unica causa.
    Occorre non gia’ smaltire la parola in se e per se, ma le idee che come scorie Vi si sono installate. O per meglio chiarire : tutti i dispositivi di potere linguistico che di essa ne hanno assurgere Via via sempre in modo miserabilmente sistematico , al RUOLO di Regolatore di funzioni.
    Di fronte alla parola “CONTEMPORANEO” o nelle sue varie declinazioni di “contemporaneita’” e financo “contemporanei” per non scrivere di “contemporaneisti” (quei miserabili che non solo studiano ma che infiorettano di scorie la parola) bisogna prendere atto che seppure lentamente, si rimane sempre MENO PARALIZZATI , di fronte al suo mostruoso …..USO.
    L’orizzonte che si auspica per questa parola , E’ LA SUA LIBERAZIONE dalla Metafisica in cui è stata squallidamente rinchiusa.

  • “Quando sento dire contemporaneità mi corre la mano al kalaschnikov” (…parafrasando uno che già parafrasava un altro…)
    Luca Coser è un grande artista dalla poetica dolce e raffinata espressa con un medium che la esalta e sottolinea la vena di nostalgia che la pervade … il resto è vociante assenza di significato

  • Alberto Winterle

    L’Opera di un Artista ….. indipendentemente dalla sua “fortuna artistica”, dal luogo dove espone (sia a NY che in Trentino), dall’importanza delle gallerie con cui lavora, dal valore economico che riesce a raggiungere, dalla tecnica utilizzata e dalla dimensione delle sue opere, dalle fiere, biennali, mostre dove è presente, dal numero e dall’importanza dei suoi collezionisti …. rimane comunque e sempre un lavoro materiale, estetico ed intellettuale e come tale deve essere valutato. Ho apprezzato le prime opere di Luca, come apprezzo ora l’evoluzione del suo lavoro, carico di suggestioni che altro non sono che un riflesso della sua esperienza umana e intellettuale.
    Bravo Luca, ottimo lavoro !!

  • Gianluca Passa

    Piacciano o meno, l’età e il lavoro di un artista vanno rispettati. Le critiche fanno parte del gioco, ma hanno senso se sono costruttive. Non sono un particolare estimatore di Coser, che ricordo giovane e polemico a guadagnarsi il pane come cameriere in una trattoria (allora era giovane anch’io) prima di arrivare alle gallerie, ai premi e all’insegnamento, ma anche in virtù degli scontri che abbiamo avuto ne riconosco il valore. Consiglio al sedicente Danilo di darsi una regolata se intende fare anche solo una parte del percorso umano, artistico e intellettuale del bersaglio del suo livore.

  • Vincenzo

    Dedicherò la prima conferenza all’opposizione leggerezza-peso, e sosterrò le ragioni della leggerezza. Questo non vuol dire che io consideri le ragioni del peso meno valide, ma solo che sulla leggerezza penso d’aver più cose da dire…( Italo Calvino)
    Bravissimo Luca Coser… vai avanti con determinazione e grazia, continua a lavorare tranquillamente contro la pesantezza del mondo e ad offrirci antidoti contro la sua pietrfificazione e opacizzazione!

  • Ken

    Great Show ! I highly recommend to see this show.

  • Ci sono più commenti che opere. Insomma Coser è l’ennesimo buon artigiano dell’arte contemporanea. Queste stratificazioni su vecchi libri da mercatino (vedi ancora articolo su questa rivista “Giovani Indiana Jones”) si vedono da anni e anni, si tratta di un manierismo della prima ora. Coser si iscrive benissimo in un forma di omologazione. Niente di particolare. Anzi, forse il libricino usato e la carta gialla vintage, depongono ancora per giovani troppo affascinati dal passato, mentre tutti questi ghirigori, immagini accennate, immagini collage, implicano l’ansia di uscire dalla “tela”, quando invece se c’è una cosa positiva è la pittura quando consapevole dei limiti della tela.

    • Giorgio

      concordo, un buon artigiano ma con opere che potrebbero essere state concepite trent’anni fa. Non dico sia un demerito, ma è una realtà di cui bisogna tenere conto. La contemporaneità significa anche essere immersi nella realtà che ci circonda, saperla rappresentare. Non è un obbligo ma nelle opere di Coser vedo un mondo interiore di troppi decenni fa. Con questo, per buona pace dei difensori a spada tratta, non reputo certo il suo lavoro meno poetico o tecnicamente valido di quello che è.

      • Giulio

        mah…credo di non poter essere ascritto tra i difensori del Coser, che peraltro scopro soltanto adesso e con piacere.
        Insisto sulla polemica circa la contemporaneità perché mi pare di particolare importanza.
        A mio avviso è possibile raccontare la realtà che ci circonda, ma anche il nostro mondo interiore. E’ possibile farlo con strumenti diversi che dipendono sostanzialmente dalla poetica che sviluppiamo in quanto artisti.
        Ora, in tutto questo girare intorno alla definizione di ciò che sarebbe “contemporaneo” e ciò che invece sarebbe già “artigianato” del passato, finiremmo, sempre a mio avviso, per non arrivare mai al punto: cosa realmente vogliamo includere nel “contemporaneo” – che necessariamente, ne converrete, ci sfugge – e ciò che invece contemporaneo non sarebbe.
        Tralascio le possibili discettazioni e vengo al dunque.
        Individuiamo, nel caso di Coser, una poetica?
        Questa poetica è coerente, foriera di sviluppi, declinata con profondità?
        Ho dato uno sguardo alle sue cose, in giro per la rete, certo non è molto, ma a me pare – a prima vista – di poter dare una risposta affermativa a tutte le domande precedenti.
        E tanto, credo, basti per dire della qualità dell’artista.

        • Giorgio

          sì Giulio, nel mondo autoreferenziale dell’artista la sua poetica c’è, nel relazionarsi al mercato anche; ma la polemica sul contemporaneo è necessaria per definire anche l’apporto di un lavoro al panorama attuale. E questo vale da sempre, perché senza spostare un po’ più in là la visione, la conoscenza, per me non è possibile definire un artista importante. Forse ho troppe aspettative, forse vorrei che molti facessero la storia dell’arte invece delle mostre di successo a NY.
          Cosa voglio includere nel contemporaneo? Tutto e nulla, ovvio, visto che ci sfugge. Ma con tali sofismi non vedo in ogni caso una prospettiva, al di là del contemporaneo stesso, che possa durare nel tempo.

          • Giulio

            La “durabilità” di un artista, a mio avviso, si radica nello spessore della sua poetica e nella capacità di rapportarsi al proprio tempo. Ora, la questione semmai è proprio questa: viviamo un tempo che non si definisce in uno Zeitgeist riconosciuto o riconoscibile. La dimensione del nostro mondo intellettuale è policentrica, puntuale, fortemente entropica.
            Restando alla metafora della prospettiva, a questo proposito, il contemporaneo non può ridursi all’idea di una prospettiva per singolo, quanto per molteplici punti di fuga. Così che potenzialmente, e spesso in realtà, quella che appare una visione meramente personale o intimistica dell’arte, nel nostro mondo, ha una valenza più ampia e rappresentativa di quella che avrebbero avuto in altre epoche – anche piuttosto recenti.
            Il gioco al quale siamo chiamati, in quanto intellettuali, oggi, consiste proprio forse nell’evidenziare i molteplici, farli prevalere, rivelarli, scoprirne, appunto, i giochi reciproci e i contrasti, fino al punto di “abbassarci” a guardare i disegnini, quel che sembra già fatto, l’autoreferenziale, sino ad un livello cellulare, atomico, alla ricerca di singolarità.
            Lasciamo concetti come futuro e “durata” a contesti meno affascinanti e complessi del nostro, Giorgio: questa è la mia proposta.

  • Lorenzo Marras

    concepite trenta anni fa Non da Coser , ma da altre singolarita’.
    E’ questo il punto ; l’esperienza di Coser è Unica e non ripetibile perché la sua relazione con il mondo è scandita esclusivamente dal SUO TEMPO.
    Suo Tempo che non è classificabile da nessuno di noi, perché è una dimensione assolutamente singolare.

    Siamo noi che introduciamo un elemento completamente “Artefatto” nella classificazione della di lui opera perché ci è impossibile accedere ad essa.

    Vivere insieme al proprio tempo non è un qualcosa di dato ma un qualcosa che si scopre , si svela nell’indagine di se (nella cura di se) come luce e come ombra. Non ci conosciamo mai abbastanza, questo è il punto.

  • Lorenzo Marras

    Rileggetevi quello che scrive Rossi. Non per polemizzare , fate attenzione a cio’ che in esso Vi ricorre come carattere , è una indagine del segno nell’esclusiva Ottica della Esteriorita’ . Per spiegarla terra terra, a partire dal segno che ha di fronte NON risale al suo autore (lo dimentica completamente, anzi , addirittura è come se lo escludesse a priori) e rimane all’interno di quelle che sono le sue “conoscenze” acquisite su quei segni. Conoscenze che detto per inciso NON gli appartengono e dunque paradossalmente quello che imputa all’autore non sono altre che sue pecche squisitamente personali.

    E’ pazzesco . Riduce cio’ che vede al suo proprio vocabolario e la cosa grottesca è che non prova nessun dubbio e peggio ancora nessun ribrezzo per quello che scrive.

  • Marras ma cosa dici? Dico che Coser fa un lavoro preparato e aggiornato rispetto quello che insegnano in accademie e scuole d’arte in tutto il mondo, italia compresa. Scuole che andrebbero riformate, per evitare di creare un esercito di disoccupati che cercano di imitare altri disoccupati per sbarcare il lunario…vorrei proporre un corso a questo proposito.

    Quella generazione che Saltz identifica come “generazione nulla”…io dico un buon artigianato dell’arte contemporanea…anche uno sgabello ikea esprime una profondità, una cultura, un sentire, ed un’ interiorità unica per quanto fredda e cinica…a mio parere questa di Coser è ancora “ikea evoluta”, ma non lo dico in senso dispregiativo, se non che si tratta per un giovane di un’opportunità sprecata…molto meglio sarebbe stato imporsi di lavorare su delle tele tradizionali e di uguale misura…..non ne possiamo più dei libri del mercatino dell’antiquariato girati a fare da supporto….bella idea, ma basta, lo fanno in centomila…..e allora mi sembra più sincera, nel suo essere cinica e pre stampata, una bella stampa dell’ikea…marras basta, esci a farti un bagno in sardegna.

  • luis marino

    Dai che quest’artista noto nella provincia italiana stà vivendo i suoi 5 minuti di gloria in questo contraddittorio.
    Perchè Artribune non pubblica qualche immagine dell’naugurazione newyorkese durante la Frieze Week: immagino che ci deve essere stata una vera ressa.

  • Gianluca Passa

    Se Luca è ancora quello che ricordo starà sghignazzando, grato dell’attenzione, dei 5 minuti, come sottovaluta Marino. Comunque, la chiacchiera mi pare ormai marginale al suo lavoro, che prosegue la sua più che ventennale strada alla faccia di chi sta in tribuna a guardare la partita. Nella mia insonnia mi rigiro tra le mani l’ormai non recentissimo VitaminD, che tutti voi sapienti conoscerete. Pieno di “disegnini”, secondo la definizione di qualcuno, di giovani e non più giovani superwow sdoganati da gallerie griffate. La sorpresa? Una chiara “definizione” della contemporaneità: nessuna definizione certa della contemporaneità. Un blob di opere ben fatte, anche straordinarie, riassuntive del tutto e del più in ottica di presente, passato e, forse, futuro. Chissà, forse prive dell’etichetta anche le opere di questi importanti artisti incorrerebbero nei giudizi dei milioni di allenatori della Nazionale che il lunedì mattina affollano i bar prima di timbrare il cartellino.

  • Lorenzo Marras

    Rossi , disobbedisco. I bagni che mi faccio non sono chazzi tuoi e dunque pensa solo a quellii , presumo in qualche pozzanghera di Milano Marittima a cui ti cimenti con braccioli salvagente; ma lasciamo i bagni ad altro. Ragazzo , guarda che su Coser continui nelle tue litanie miserabili che sono ora mai entrate nell’immaginario collettivo di Artribune e questo per dirti che non ho poi inventato il “bagno” caldo , giusto per farti fesso e contento con le tue osservazioni da strapazzo.
    Se proprio vuoi mettermi in difficolta’ , inizia a cambiare l’approccio alla questione, e giusto per darti un sugerimento , solo a partire da questi termini : ho posto la questione Coser in termini di Autore e della impossibilita’ di chicchessia di formulare un giudizio esclusivamente da un esame “segnico” delle opere esposte ; esame segnico derivante dalla scelta di un criterio di mera storicita’ degli stessi , come dire, lo ha gia’ fatto tizio, caio e sempronio , giusto per chiarire Storicita’ e te lo dico in Sardo : ” a no fake tottu a Bolottu” .
    Tu, ragazzo mio, tutte le volte e dico tutte le volte che qualcosa entra nel perimetro di tua osservazione (peraltro da miope) , metti il pilota automatico e scrivi di giudizi , in base a cose CHE NON SONO TUE.
    Adesso dico, c è molto da capire ? vedi TU.

    salutami Milano marittima e cambia secchiello ed occhetta (che è forata).

  • Anche per me sono disegnini

    • Giorgio

      Ad ogni modo disegnino che fanno discutere e lasciano il segno…e siamo al “Lo potevo fare anch’io” di Bonami!

      • Giorgio

        Cioè al livello zero della comprensione… € 9,50, Mondadori. Buona lettura!

        • Gianni Parisi

          Caro Giorgio,
          si sono proprio disegnini, null’altro.
          Questa roba si può definire forse illustrazione per l’editoria:
          puro artgianato per carini biglietti d’auguri, tra immaginette carine, bambinelli e roselline…
          Certo la ricerca e la sperimentazione volano sicuramente e fortunatamente altrove.
          Abbiamo bisogno d’arte incisiva e non d’esercizi scolastici realizzati con strumenti spuntati e privi d’energia…

          • Giorgio

            Giulio,
            attendo notizie dell’arte incisiva di cui sopra.
            Ma per favore…non mordermi sul collo!

          • Giorgio

            Sì Giulio…Gianni!
            Scusami, questo posto è troppo affollato di nomi…

  • Marco

    Frequento l’arte contemporanea, che colleziono da anni nei limiti delle mie possibilità economiche. Di Coser ho una tempera su legno della sua, credo, prima personale a ny. In arte, tra gli estremi definiti da una parte dalle celebrità e dall’altra dagli “artigiani” ritengo ci sia ampio campo di azione, e ritengo che la qualità e l’attualità del lavoro di Coser, artista non famoso e marginale rispetto al mercato, sia molto al di sopra della media. Per molti aspetti sottovalutato.

  • Angelov

    Questa tendenza alla dipendenza culturale per quello che succede negli US, è sintomo di un complesso di inferiorità che prima o poi andrebbe riscattato.
    Senza nulla togliere al valore poetico di questo giovane artista, perché l’esserlo rimasto è solo un merito a suo appannaggio, trovo che lo scapigliarsi intorno ad una poetica che mi sembra si sappia esprimere un forme quasi riservate, e che privilegi la fruizione personale ed individuale delle opere stesse, sia segno di immaturità e superficialità.

  • Certo che se io fossi Luca Coser ora mi divertirei un mondo, contento di percepire tantissime critiche positive, di sentire tanto affetto dimostrato da un dibattito che non scema ( e dimostra quanto sia seguito con attenzione ) e … giusto per cacofonia, oltremodo divertito e per nulla infastidito da tanta scema polemica su “contemporaneo” … “si vedono da anni e anni”… “mercatino dell’usato”…”Giovani indiana jones” e …attenzione… “manierismo della prima ora” !!! Ma questi luminari scienziati dell’arte hanno mai studiato … approfondito, e soprattutto capito la storia dell’arte? sanno chi sono i manieristi della prima ora? sul serio?!? mah, non devono aver capito molto…

  • Marco

    Incuriosito dalla segnalazione di Gianluca ieri sono andato a guardarmi VitaminD, che, ammetto, non conoscevo. Davvero una gran bella raccolta di opere su carta, di autori anche non giovanissimi che effettivamente indicano una contemporaneità multipla, complessa, sfaccettata, assimilabile a molteplici posizioni critiche che a tratti sembrano incompatibili. Mi chiedo quindi da dove nasce quindi tutta questa polemica sulla contemporaneità, partendo dal lavoro di Coser che invece mi pare attento e per nulla ingenuo. Soprattutto mi chiedo da dove arrivi l’esigenza sprezzante (e questa si immatura) di alcuni di offendere e denigrare. Tutti gli artisti, parlo di quelli che ci investono la vita, meritano critiche e meritano rispetto.