Biennale? No, eterna. La magia di Venezia va al di là delle rassegne temporanee: Artribune Magazine vi guida nei “Percorsi” diversi, a caccia di curiosità, segreti e qualche buon cicchetto

L’”altra” Venezia. Tutti prima di partire fanno a sé stessi la solita promessa: “Quest’anno non solo Biennale, mi voglio fare qualche giretto per scoprire la città”. Ma poi puntualmente la maggioranza dei presenzialisti biennaleschi si lascia assorbire dai mille eventi, opening, feste che creano il grande evento. A quelli che riusciranno a tener fede ai […]

Il cimitero monumentale sull’isola di San Michele

L’”altra” Venezia. Tutti prima di partire fanno a sé stessi la solita promessa: “Quest’anno non solo Biennale, mi voglio fare qualche giretto per scoprire la città”. Ma poi puntualmente la maggioranza dei presenzialisti biennaleschi si lascia assorbire dai mille eventi, opening, feste che creano il grande evento.
A quelli che riusciranno a tener fede ai propositi, ci pensa Artribune Magazine: che nel numero 13, quasi pronto per il debutto proprio in Laguna, dedica proprio alla Venezia nascosta la propria rubrica “Percorsi”. Ecco dunque l’escursione fino al cimitero monumentale sull’isola di San Michele, alla ricerca della tomba del poeta statunitense Ezra Pound, che a Venezia dedicò alcuni versi della sua prima raccolta, A lume spento, oltre a un’intera sezione dei Cantos.
Pausa pranzo? Anche qui perché battere i soliti percorsi: meglio fidarsi degli studenti dei Tolentini, che da anni razziano cicchetti al Bacareto da Lele, con panini mignon, ombre e spritz in orario aperitivo. Altre chicche? Ce ne sono tante, non vi perdete il Magazine, allora!

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  • Sicuramente saranno stimolanti suggerimenti per una delle città più suggestive, il cimitero di Venezia ospita anche Igor Stravinskij, Sergej Djagilev, Nono, Vedoma e Iosif Brodskij, l’orario migliore per visitarlo è al mattino presto, apre alle 7,30 e chiude nel pomeriggio alle 18,30 per cui molto afoso.

  • michele

    Per scoprire altri tesori di una Venezia meno conosciuta, al di là delle esposizioni della Biennale nelle sedi “classiche” dei Padiglioni dei Giardini e dell’Arsenale, suggerirei ad Artribune Magazine, per quanto riguarda i “percorsi” diversi che si accinge a proporre, di fare una mappa dei cosiddetti “eventi collaterali”, che oltre a proporre un itinerario, sparso per la città e nelle isole, che può riservare interessanti sorprese quanto alle mostre temporanee in cui ci si imbatte, offre occasione di visitare spazi fuori dei circuiti turistici più consueti e trafficati, edifici e chiese solitamente chiusi al pubblico, raramente accessibili o comunque ignorati o trascurati, rivelando così il volto più autentico ma “nascosto” della città e della laguna. A mo’ d’esempio, traccio qui un breve percorso che, con l’occasione propiziata dagli “eventi collaterali” ci fa conoscere un’ “altra” Venezia. E’ il caso, ad esempio dello splendido Palazzo Zenobio, sede del Collegio Armeno Moorat Raphael, a Dorsoduro, monumentale costruzione, eretta tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo, per la famiglia patrizia veneziana Zenobio, di cui si possono visitare la strepitosa sala degli Specchi e quella degli Stucchi, alle cui pareti si trovano tre pregevoli tele di Luca Carlevarjis, anticipatore del vedutismo veneziano settecentesco. L’occasione per visitarlo è l’allestimento di una importante mostra dedicata all’artista e letterato russo Maxim Kantor (nato a Mosca nel 1957), il quale, nel suo intenso lavoro ripropone la storia del XX secolo fino ai nostri giorni, con particolare attenzione agli eventi legati alla Rivoluzione Russa e alla Prima Guerra Mondiale. I soggetti delle sue incisioni sono i grandi protagonisti della storia, di cui ne fa un’implacabile e severa critica, con sferzante ironia, mostrando invece compassione per le vittime e per i “vinti”. Un altro gioiello dell’arte e della cultura settecentesca veneziana è la Scuola (o “Scoletta”) dei Tiraoro e Battioro , che, nei pressi di Rialto, si affaccia sul Canal Grande a fianco di Ca’ Pesaro (museo di arte moderna e contemporanea). Addossato alla chiesa di San Stae, l’edificio, in stile tardo barocco, è attribuito all’architetto Giacomo Gaspari. Questa storica sede, che evoca un momento prestigioso dell’antico artigianato veneziano, ospita, per tutto il tempo della Biennale, una mostra dell’artista statunitense Judi Harvest, nata a Miami in Florida ma residente a New York, dopo essersi formata tra Roma e Urbino; nel 1987 è approdata a Venezia, città dove ha vissuto per cinque anni, dipingendo e realizzando numerose mostre. La mostra consiste in una installazione montata sul muro e lunga sei metri che comprende novanta sculture ispirate al miele e alle arnie da lei disegnate e realizzate insieme con maestri soffiatori di vetro, oltre ad un gruppo di dipinti e sculture di vetro di Murano, ispirati alla struttura dell’alveare. Nelle sale del Museo Diocesano Sant’Apollonia a Venezia, sulla fondamenta della Canonica a pochi passi da Piazza San Marco, con il titolo “ The life of flowers”, vengono esposti gli ultimi lavori della pittrice croata, ma naturalizzata americana, che si caratterizza per una particolare attenzione verso i fiori, con pennellate vivaci e tinte luminose. I soggetti della Tzarev si inseriscono in una tradizione che è possibile rintracciare nelle ninfee di Monet, nei fiori futuristi di Balla, in quelli intimisti di De Pisis, nei vasi di fiori di Buffet, in quelli secchi di Mafai o rigogliosi di O’Kleefe, fino a quelli carichi di morte di Warhol. L’ex monastero benedettino di Sant’Apollonia, eretto tra XII e XIII secolo, divenne nel 1473 domicilio del capo del clero della Cappella Ducale di San Marco, il Primicerio, fino al 1821; il suo suggestivo chiostro presenta forme romaniche di terraferma, eccezionali a Venezia. Naturalmente è solo un esempio tra i tanti eventi in programma che possono riservarci scoperte stupefacenti; ultima cosa, molto importante, queste mostre, che consentono di addentrarsi nei tesori nascosti di Venezia sono tutte ad ingresso libero.