589 chilometri, in pochi metri. Alberto Garutti misura la distanza fra Milano e Roma: ecco chiccera all’opening a Edicola Notte

La distanza dal mio studio a Milano alla porta di Edicola Notte a Roma. Ovvero, essendo il titolare del suddetto studio Alberto Garutti, 589 km e 722 metri. E questo è non solo il titolo dell’installazione presentata nel famoso project-space trasteverino dell’artista H.H. Lim: ma è proprio l’installazione stessa. Una matassa senza forma di filo […]

La distanza dal mio studio a Milano alla porta di Edicola Notte a Roma. Ovvero, essendo il titolare del suddetto studio Alberto Garutti, 589 km e 722 metri. E questo è non solo il titolo dell’installazione presentata nel famoso project-space trasteverino dell’artista H.H. Lim: ma è proprio l’installazione stessa. Una matassa senza forma di filo di nylon rosso, di quella misura. Stipata nei pochi metri quadrati dello spazio.
Un sottile gioco fra creatore e committente dell’opera, fra luogo di creazione e luogo di fruizione: sintetizzato in un dato inequivocabile, non soggetto al vaglio critico o interpretativo. Un approccio stimolante, seguito – come sempre – dai tanti accorsi all’opening a vicolo del Cinque, molti anche al classico con convivio al ristorante Ci Lin: chiccera? Cercate nella fotogallery…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Nel 2007 ha curato la costituzione, l’allestimento ed il catalogo del Museo Nino Cordio a Santa Ninfa (Tp). Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. Ha collaborato con diverse riviste specializzate, e nel 2008 ha co-fondato il periodico Grandimostre, del quale è stato coordinatore editoriale. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Fa parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Alt

    nemmeno un’immagine dell’istallazione!
    come sempre è più importante chi c’è di cosa c’è.

    • fausto

      non è concepibile un’ installazione (banale) che non sia anche, nella distanza gastronomica tra Milano e Roma, una conclusione godereccia sulla bontà dei ristoranti milanesi e romani…

    • Antonella

      ESATTAMENTE!!!
      Non vedere l’img dell’opera, che in teoria dovrebbe essere la cosa fondamentale, la dice lunga su molte moltissime cose!!! Però una domandina é d’obbligo:
      ma a qualcuno interessa ancora l’Arte?

  • e questo sarebbe l’ INSEGNANTE/GURU delle nuove promesse italiane???
    tutto ciò è davvero vergognoso.
    didascalico (per non dire peggio), noioso e superficiale.

    complimenti.

  • Signori, abbiamo appena terminato la conferenza stampa di Kremlino, un’idea di mostra non convenzionale nei modi e nei contenuti. Conferenza stampa comunicata con largo anticipo ai giornali e agli operatori. E c’erano solo 10-15 persone incuriosite e interessate, un blogger, zero giornalisti…..

    Però poi non possiamo lamentarci sul “che fare?” e scrivere articoli come questi: http://www.artribune.com/2013/04/che-fare/) …per poi perseguire le stesse LOGICHE E DINAMICHE che hanno portato alla crisi di idee e contenuti in cui siamo…

    Alla giovani generazioni è richiesta onestà e lealtà, se no tanto meglio che periscano. Penso alla stretta di mano tra Garutti e Tonelli quì sopra.

    Luca Rossi

  • Signori, abbiamo appena terminato la conferenza stampa di Kremlino, un’idea di mostra non convenzionale nei modi e nei contenuti. Conferenza stampa comunicata con largo anticipo ai giornali e agli operatori. E c’erano solo 10-15 persone incuriosite e interessate, un blogger, zero giornalisti…..

    Però poi non possiamo lamentarci sul “che fare?” e scrivere articoli come questi: http://www.artribune.com/2013/04/che-fare/) …per poi perseguire le stesse LOGICHE E DINAMICHE che hanno portato alla crisi di idee e contenuti in cui siamo…

    Alla giovani generazioni è richiesta onestà e lealtà, se no tanto meglio che periscano. Penso alla stretta di mano quì sopra.

    Luca Rossi

  • sempre sul pezzo tu eh?

    mai parlare del giusto argomento.. le spam ti fanno un baffo.
    bravo.

  • E invece queste foto della mostra (senza la foto dell’opera..) sono molto significative:

    -si seguono sempre i soliti canali del FARE
    -e si pone l’attenzione sempre sul contorno.

    Invece che – non dico idolatrare- ma quanto meno seguire un modo diverso di FARE e incentrato su i CONTENUTI. Poi Luca Rossi ti può anche fare schifo, ma penso che sia un dovere per un professionista, approfondire e recarsi alla conferenza stampa.

  • anna

    bella roba e bell’articolo critico sul lavoro.
    Perché ho una lettura critica del giornalista che mostra solo le foto di una cena, tralasciando il lavoro.

    Siamo messi bene tra politica e cultura…. non sappiamo chi è peggio

    • Piccole Pesti Crescono (e mordono)

      Qui la critica è sempre benevole col potere politico e culturale, E’ una pessima abitudine dei pennivendoli critici italioti…nessuna recenzione negativa è, in sé, un male per l’arte. Sono gli articoli di cronaca mondana che sono deleteri per l’arte e il pensiero critico…

  • Penso che non serva una critica negativa, quanto una critica che evidenzi luci e ombre, che faccia pervenire ad una consapevolezza, che fortunatamente non potrà mai essere completamente oggettiva. Questa consapevolezza aiuterebbe le opere, gli artisti, il mercato, il pubblico e tutto l’indotto.

    Da quattro anni denuncio una carenza di confronto critico molto grave, prima su exibart, poi su flash art e artribune. Ma ancora sul blog, su facebook.

    Quì gli articoli apparsi su Flash Art: http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/question-time-flash-art-italia-ottobre.html

    Ma non si tratta di imporre una SINTESI, quanto di proporre una TESI che possa stimolare ANTITESI e quindi SINTESI migliori (consapevolezza dell’opera).

  • quenti

    Alberto quanto è costato al comune Milano le due mostre fatte per fari conoscere…
    e pagare tutti quei miseri curatori che dovevano farti passare per un grande maestro, soldi pubblici soldi dei cittadini ma non ti vergogni…

  • Dal momento che non esiste confronto sulle opere (ma a chi interessa????) chi può dire se sia un maestro o no? Chi può dire se la giovane arte italiana non sarebbe stata migliore senza un insegnante così ingombrante? In questa situazione è naturale che prevalgano le pubbliche relazioni, cosa in cui il maestro-come molti altri- è molto bravo.

    All’interno di Kremlino c’è un progetto che ogni anno si reitera a Varsavia. In una grande galleria i raggi del sole incontrano un luogo e ci entrano. L’incontro dei raggi, che sono come relazioni tra persone, con il luogo, determina le opere. Opere che sono standard, un quasi vuoto…proprio perchè ci sono solo relazioni e luogo. Il vuoto si riempie quando il confronto critico crea consapevolezza dell’opera, crea l’opera, altrimenti abbiamo uno standard, un quasi vuoto.

    …plays…
    Varsavia, 2013.
    (progetto all’interno di Kremlino)
    http://whlr.blogspot.it/2011/12/blog-post.html

    • quenti

      Allora vogliamo dire a chi darete il premio per il miglio artista non protagonista ?,
      creare un grande fumo chiamato Casa Bianca facendo credere che il vostro covo sia la critica trasversale al sistema, gli intellettuali d avanguardia, per dare poi il premio al miglio artista non protagonista, proprio al più scontato e banale di tutti i tempi, colui che ha fatto cose utilizzando il linguaggio della satira per rafforzare il sistema e le sue tache, ma chi la costruita sta barzelletta di voi, luomo che gestisce le sorti degli artisti italiani, decidendo chi passa e chi no ? dai siete ridicoli e vecchi, gobbi e sfigati.

      E tu che sei pagata a scrivere queste cose per loro che contratto hai ?
      Sei soddisfatta di questo lavoro ?
      Ti da dignità ?

      I soldi che elemosinate a cosa servono ?

      Io come vi dicevo ho un salvadanaio, un porco di ceramica pieno di spiccioli che ho risparmiato in diversi anni, cosa faccio se mi date il vostro indirizzo ve lo faccio avere o vengo io.

  • quenti

    Alberto Garutti, arriva a Milano, nel 1994 come insegnate del corso di pittura all accademia di Belle Arti a Milano.
    Con se porta tutti i suoi studenti di Bologna, la maggior parte di essi vanno a vivere in Via Fiuggi, di proprietà di Garutti comprata appositamente.
    Con Politi, Di Pietrantonio, Cherubbini, Piccoli, Vettese e altri… si decide di sostenere per diversi anni solo i suo studenti, i cosi, poi definiti Garuttaniani, nessun altro giovane artista doveva emergere al di fuori di loro, il progetto era chiaro e tutti i partecipanti furono molto compatti.
    Nessuno dei curatori partecipanti al Grande Progetto poteva lavorare con giovani artisti della stessa età dei Garuttiani o provenienti da altre situazioni o essi stessi sarebbero stati esclusi.
    La congiura contro gli artisti esclusi da questo Grande Progetto duro per molti anni e tutti il sistema segui le direttive nonostante la qualità dei lavori fosse inesistente, ma sappiamo come oggi si riescono a far passare certe cose per arte.
    I Garuttiani di allora dovevano essere piazzati subito nelle gallerie, Decarlo, Guenzani e Fontana.
    La scelta degli studenti/artisti era chiaramente affidata a Garutti, e la metodologia: scegliere i più scaltri, i più intraprendenti in un “modo difficile”, escludere quindi chi aveva “doti o sensibilità da artista”.
    Famoso l alievo famoso il maestro, questo è il gioco di chi da una vita vuole farsi considerare un artista.
    Albero Garutti ma perche tutti tuoi lavori ricordano ma tanto, ma tanto, lavori datati o di alcuni tuoi studenti, di altri artisti come Mario Hairò, Massimo Bartolini, Roberta Silva, Liliana Moro e di altri e altri?
    Ma se uno non ha le doti e la capacità bisogna insistere cosi spudoratamente, creando una serie di bluff ? tutto questo marasma creato pesa e pesa molto sulla cultura italiana.
    Quanto sono costate le due mostre fatte a Milano, maestro e studenti ? con i soldi pubblici si può far diventare cosi sfacciatamente uno qualsiasi in un grande maestro dell arte italiana, che vergogna.

    • fausto

      “Artisti” li chiamate voi!!! Potrebbero essere invece semplicemente persone che si divertono a fare cose d’arte per annoiare qualcuno…

    • Antonella

      Se davvero é andata così, e tante sinistre coincidenze lo fanno pensare, é molto triste ed irresponsabile!

      • quenti

        certo che è andata cosi
        è tutto combacia con quello che è avvenuto
        in altri contesti partirebbero delle indagini
        ma siamo nel mondo dell arte
        e queste cose non vanno punite
        quanti soldi buttati il comune di Milano per quelle due mostre.

  • Angelov

    Era il periodo della Pittura Segnica, e tra gli artisti di Milano che si incontravano al Giamaica, ce n’era uno che sembrava venuto da un altro pianeta.
    Forse perché nato Conte, o perché aveva frequentato il liceo classico e non l’artistico, o per una estrosità ed una quasi vocazione al gioco, insomma questi ed altri fattori facevano di lui una vera e propria mosca bianca.
    Poiché la posta in gioco era appunto di dimostrare chi avesse il Segno Grafico-Pittorico più pregno di Valore&Mistero, lui decise che avrebbe realizzato il Segno Più Lungo mai visto fino ad allora: misurò il corridoio della sua abitazione, dove ancora risiedeva con la sua famiglia, e segnò una linea di quella lunghezza su di un rotolo di carta altrettanto esteso per poterla accogliere.
    Fu così realizzata la prima di una serie di numerose opere, di linee sempre più estese, da Piero Manzoni.