Milano Updates: voglia di design a MiArt, con la sezione Objects che ammicca all’imminente Salone del Mobile. Troppi gli allestimenti “da galleria”, a rivendicare l’orgoglio della manifattura made in Italy è allora il calembour dello stand Moroso

Dove finisce l’una, spesso, comincia l’altro: viaggio ad alto rischio su un binario dalle traversine divergenti quello di arte e design. Discipline che si guardano di sottecchi, autentici separati in casa nel condominio della creatività: i tempi delle arts & crafts sono nei libri di storia, oggi i confini sono labili, mesmerici, spesso insondabili e […]

Moroso a MiArt 2013

Dove finisce l’una, spesso, comincia l’altro: viaggio ad alto rischio su un binario dalle traversine divergenti quello di arte e design. Discipline che si guardano di sottecchi, autentici separati in casa nel condominio della creatività: i tempi delle arts & crafts sono nei libri di storia, oggi i confini sono labili, mesmerici, spesso insondabili e inconoscibili. È arte concettuale – e di assoluta profondità – quella di un Haim Steinbach, ma puoi tranquillamente spacciarla per design; caso analogo e insieme contrario per la moltitudine di creativi che producono oggetti dalla bassa funzionalità ma dall’alto profilo estetico.
Ad accendere il tabacco nel calumet della pace tra le due discipline è MiArt, collocata a ridosso della settimana del Salone del Mobile: la costituzione della sezione Objects, con l’ibridazione tra i due linguaggi è segno della volontà di non procedere con il paraocchi e non considerare l’ambito della creatività come una serie di compartimenti stagni; i risultati sembrano a prima vista ancora acerbi, con l’evidente sudditanza da parte di un comparto design che non riesce a non sentirsi ospite in casa d’altri. E finisce per essere musealizzato, costretto in allestimenti galleristici, cedendo per dovere di ospitalità i termini di una identità che nelle intenzioni avrebbe dovuto e potuto arricchire l’intera fiera. Orgogliosa eccezione lo stand Moroso, che spezza la pulizia formale del padiglione della fiera con la propria felice aggressione cromatica e formale. Benvenuti nel retrobottega, atelier di tappezzieri e artigiani di classe; una gabbia in legno grezzo finge di nascondere – in realtà esalta – le sedute realizzate nel corso degli anni dai vari Ross Lovegrove, Nendo e Ron Arad; affastellate in un calcolato disordine creativo, che sa tessere trame visuali intriganti nella sovrapposizione di pattern, tessuti, forme e materiali. Un caos divertentissimo, all’interno del quale ad essere ospiti sono – sorpresa – le opere d’arte: firmate dai vari Andrea Mastrovito e Martino Gamper. Un laboratorio che vede produrre ottimi risultati: valga su tutti la poltrona Fjord pensata da Patricia Urquiola con il contributo di Francesco Simeti. Altro che separati in casa, allora: arte e design possono tornare a flirtare.

– Francesco Sala

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.