Roma avrà finalmente il suo urban center e un nuovo museo archeologico? Pronto a partire -nonostante le stucchevoli polemiche – un progetto immobiliare per Via Giulia

Uno spazio urbano irrisolto da decenni. Uno sventramento urbano lasciato (dal Fascismo) a metà e poi utilizzato in maniera impropria per anni e anni. Stiamo parlando di Largo Perosi e di Via della Moretta, aree a metà di Via Giulia (una delle più importanti, per vari motivi, strade del mondo) a Roma. In uno strepitoso […]

Uno spazio urbano irrisolto da decenni. Uno sventramento urbano lasciato (dal Fascismo) a metà e poi utilizzato in maniera impropria per anni e anni. Stiamo parlando di Largo Perosi e di Via della Moretta, aree a metà di Via Giulia (una delle più importanti, per vari motivi, strade del mondo) a Roma. In uno strepitoso contesto urbanistico e architettonico, ma in un ambito di grande degrado, finalmente si intravede il percorso della riqualificazione. Prima un parcheggio, già in costruzione e già “colpevole” di aver disturbato le vestigia antiche del Trigarium ovvero le stalle dove si ricoveravano gli equini che correvano al Circo Massimo, e oggi un progetto più organico di nuova architettura ricco di funzioni e pronto, alleluja, a portare un tocco di architettura contemporanea nel centro.
Benché a livello progettuale la proposta (che dovrà poi essere assegnata tramite un bando in project financing) risulti decisamente classica e ben inserita nel delicato contesto, le polemiche stanno assumendo livelli di guardia. Con le stesse idiozie, banalità e ignoranze che hanno contraddistinto la Teca dell’Ara Pacis di Richard Meier. Stefano Cordeschi, progettista dei nuovi palazzi a Via Giulia, non è Meier. Non è neppure Nouvel, Foster, Isozaki, Piano o Herzog&DeMeuron, nomi che forse Via Giulia avrebbe meritato. La sua idea comunque può funzionare per semplicità (i palazzi, più bassi di quelli adiacenti, dialogano niente male anche con il dirimpettaio Liceo Virgilio, risalente al Ventennio), ma soprattutto per le funzioni che prevede: una nuova piazza urbana grande esattamente come quella, michelangiolesca, del Campidoglio; spazi residenziali; un albergo; un ristorante sulla piazza; tanti posti auto che permetteranno di liberare dalla atroce invasione di lamiere Via Giulia e le strade circostanti.
E poi tanti mq destinati alla cultura. Innanzitutto un urban center che è una roba di cui Roma ha bisogno come il pane. Uno spazio dove la città riflette su se stessa, sui suoi progetti, sul suo sviluppo accrescendo la consapevolezza dei cittadini più attenti. E quale posto se non Via Giulia: un chilometro di pianificazione urbana cinquecentesca by Papa Giulio II? Poi un museo archeologico nelle aree interrate e, per concludere, una parete semi-cieca lungo l’affaccio principale sulla quale saranno applicate vestigia romane quasi a riprendere i profili e le architravi dei palazzi vicino. Il principale segno architettonico di un progetto forse troppo prudente che, ciononostante, passa già nei salotti dei benpensanti come “lo sfregio”. Quando in questo spazio si compattava la spazzatura (il vuoto urbano era stato assegnato all’Ama, l’azienda municipalizzata per la nettezza urbana), i benpensanti tacevano beati…

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  • Riccardo

    Sono abbastanza impressionato… questo edificio è veramente bruttino..
    Sembra un opera senza stile, senza una vera anima … una superficie abbastanza piatta(con tutto il tempo che hanno avuto per pensarci). Nel patio interno non si capisce cosa siano quei box in cui crescono gli alberi. Capisco il rapporto con le linee degli edifici circostanti, ma per esempio che legame c’è tra il palazzo e il fiume? (Il Tevere, come tutti sappiamo, è un argomento molto caldo per lo sviluppo dei progetti urbanistici di Roma).
    Credo che sarebbe stato doveroso consultare qualche grande architetto considerando la location. Potevano avere più coraggio e progettare qualcosa che avesse a che fare con nuove architetture sostenibili e, per esempio, progettare una parete giardino o utilizzare anche materiali come il legno … al momento assomiglia ad un campus universitario … un campus universitario a via Giulia …
    Anche questa idea di inserire le vestigia romane sull’affaccio principale … è una soluzione molto semplicistica(anche un po’ pacchiana)… uno stile molto diffuso tra le villette di campagna…
    Spero che se ne renderanno conto e che qualcuno faccia qualcosa perchè è veramente poco convincente…
    Bene per i servizi, ma il centro di Roma non può accontentarsi solamente dei servizi.

    • fausto

      questo edificio oltre ad essere bruttino appare come se fosse un cimitero con tanti loculi verticali…

  • rossella

    Buongiono Massimiliano,
    mi prendo della stucchevole benpensante con serenità
    c’è di peggio

    Avvallare e sostenere una speculazione immobiliare
    è un altro tema, grave, che lascio alla tua grinta ed intelligenza
    commentare in futuro

    sempre con simpatia e stima
    un aluto
    rossella

    • Massimiliano Tonelli

      Mai avallato una speculazione immobiliare in vita mia.
      Le speculazioni edilizie sono avallate, invece, da coloro -sono tanti- che considerano “speculazione” (senza sapere di cosa stanno parlando) ogni cosa che venga costruita ex novo. Con la malsana visione secondo cui tutti i centri storici del mondo possono beneficiare di interventi meno che quelli italiani.

      Se avessero ragionato così nel 1500 Via Giulia non sarebbe esistita visto che si trattava, tecnicamente, di un megasventramento urbanistico per soddisfare l’egocentrismo di un pontefice violento. Per fortuna all’epoca le menti erano molto più aperte di oggi.

      In questo spazio il Duce buttò giù dei palazzi storici per farci uno stradone. Lo stradone non si fece più e rimase un vuoto urbano che oggi, finalmente, speriamo verrà riempito.

      Fine. Punto.

      Se esistono delle buone motivazioni per cui questo debba essere considerato “speculazione immobiliare” sono pronto ad ascoltarle. Per le chiacchiere da autobus spostiamoci su altre piattaforme che Artribune non è il posto adatto.

      • Rossella

        Bene, ” scendo dall’ autobus ” e mi sposto molto volentieri su altre piattaforme
        Che spero ampie perché non sono proprio da sola

        Grazie per i rimandi alla storia dell’ arte,
        Un po’ sommari

        Niente contro gli architetti italiani, tutt’ altro
        qualcosa contro le procedure italiane forse si
        Da verificare Su altra piattaforma

        La teca di Meir e’ un’operazione diversa

        Un saluto
        Rossella

      • Franco Veremondi

        Se non sono speculazioni edili queste… però tu chiamale se vuoi emozioni, direttor Tonelli.
        Non c’è dubbio che si tratti di uno spazio urbano irrisolto, ma l’affollatissimo progetto di cui si parla non è affatto un modo per risolverlo: l’area non è poi così vasta, parola di residente. Quel “vuoto” a metà di via Giulia va visto come un non casuale punto di orientamento urbanistico con una sua ragion d’essere. Crea un respiro visivo notevole con una prospettiva magnifica sulla collina del Gianicolo, tanto che da lì si vede benissimo la sagoma monumentale di Garibaldi a cavallo. La questione contemporaneo sì contemporaneo no, al centro di Roma, è un tantino riduttiva. Personalmente io sono per il sì, non vedo altro criterio, ma quel che c’è da fare va valutato su basi più ampie. E basta con i “dialoghi” impossibili. Riguardo allo squarcio di via Giulia, non sarebbe male pensare a un’area verde con al centro un padiglione leggero, in vetro e a un solo livello, destinato a progetti culturali. Metti un mini-Maxxi project space con annesso caffè-ristorante.

  • Ben venga il progetto, perchè quel vuoto così era indecoroso, da anni vergognosamente regalato alle auto (la vera rovina della nostra città è l’anarchia totale della sosta in superficie, ma c’è chi si batte per non fare i parcheggi interrati per nasconderle…), ma ci piacerebbe tanto saperne di più. Quello che mi sorprende in realtà è questa maniera sempre così “strana”, che spopola a Roma, di fare cose rilevanti con procedure anomale e quasi in segreto. Un vuoto così importante sembra aver trovato magicamente la soluzione, senza nessun concorso di progettazione (a parte quello famoso gratuito di Alemanno vinto però da Diener & Diener), con poco dibattito e scarse notizie, su progetto di Stefano Cordeschi, architetto e professore noto e sicuramente stimato, ma praticamente assente sul web. Grazie ancora ad Artribune per essere una delle poche voci a parlare di architettura e ad informare sull’architettura. Saluti

    • Speculazziò, Speculazziò

      Quello era solo un concorso di idee dove partecipava pure Cordeschi. Dopodiché una azienda ha proposto un project financing, se verrà approvato a quel punto verrà messo a bando e quell’azienda avrà la prelazione, ma ci sarà un bando aperto a tutti.

      • Grazie del chiarimento Speculazziò, ma mi sembra evidente che io non ho mai parlato di speculazione. Speriamo che si faccia bene e migliori la città, che è poi quello che conta veramente. Saluti

    • Aggiungo, a chi predica che il parcheggio salverà via Giulia dalla auto, che basterebbe che i vigili non prendessero le mazzette facessero il loro dovere ogni giorno mandando il carro attrezzi. Ma in questa civilissima capitale è normale sfondare il centro piuttosto che fare il proprio lavoro.

  • Luisa

    Sono perfettamente d’accordo con la redazione, è una vergogna cha a Roma non si riesca a intervenire nel centro storico con progetti architettonici qualificati senza suscitare le reazioni scomposte dei benpensanti ignoranti. Porrei però una domanda, per sapere se si può ancora fare qualcosa e impedire che il progetto Cordeschi con i suoi loculi venga realizzato, a vantaggio di un concorso internazionale (e quindi di progetti di eccellenza). La domanda è: chi ha nominato Cordeschi? da chi dipende la decisione di realizzare o meno il progetto? dal Comune di Roma? dalla Sovrintendenza architettonica ai Beni Culturali? dal Ministero dei lavori pubblici? La domanda non è irrilevante, visto che a maggio ci saranno le elezioni per il Comune (e un ipotizzabile cambiamento di gestione…), e anche il governo nuovo (che prima o poi arriverà…) potrebbe avere orientamenti diversi. O almeno si spera…

  • Silvia

    La prima critica è per l’autore dell’articolo. Mi provoca sempre un certo fastidio l’assioma archistar = qualità…credo piuttosto che quella zona di Roma, come peraltro qualsiasi zona, meriti un’architettura responsabile perchè l’architettura lascia un segno col quale poi si dovrà fare i conti per molto (in certi casi moltissimo) tempo, diventerà parte del contesto, ci passeremo davanti tante volte, lo attraverseremo, lo fruiremo, lo benediremo o lo malediremo. Allora basta coi soliti nomi per forza, mi piacerebbe che fosse davvero la qualità a contare e che si iniziasse finalmente a dare spazio (in tutti i sensi!) a tutte le menti meritevoli che escono da un percorso formativo nazionale anche senza un cognome celebre. (Forse si dovrebbe pensare ad una forma di partecipazione anonima ai concorsi.) La seconda critica – ma è solo un’opinione (d’altronde si chiede un commento!) – è per il progetto. Lo trovo banale e decisamente superato…sembra tanto l’esercitazione di composizione architettonica di qualche studente universitario del primo anno…ma di qualche anno (decennio) fa…

  • Ma è possibile che ancora di questi tempi si debba credere che modernità e cemento debvano andare a braccetto? E’ possibile che si creda che sia davvero un rimedio al buco di Mussolini mettere su quella orrenda baraccata? dal parcheggio del progetto iniziale siamo passati a quell’orrore. I provinciali siete voi, e se la pensate diversamente forse dovreste cambiare mestiere. Andatevi a rileggere Antonio Cederna, se ci capite qualcosa.

  • Giuliana

    Sono d’accordo con l’intervento di Luisa e di altri. Il progetto mi sembra di una banalità stupefacente in linea con altri interventi come Piazza S. Cosimato, Piazza S. Silvestro, Piazza Risorgimento, caratterizzati da abbattimenti di alberi e ‘arredi’ urbani scadenti. Perchè affidare il progetto a un architetto che mi sembra del tutto sconosciuto e con poca inventiva? Mi ricorda la scelta del mostruoso ‘logo’ di Roma. Restituiamo ai cittadini la possibilità di una scelta realmente democratica. A Roma sembra di essere ancora ‘sudditi’ dell’Impero.

  • Luigi

    Il problema è un altro: è che questo progetto è proprio orrendo! Ma come si fa a parlarne bene? Meglio l’immondizia che questo casermone da geometra che sarebbe bocciato anche nella peggiore località balneare della Basilicata! Se l’architettura nuova nelle città deve essere di questo infimo livello, meglio un giardinetto. Non rispetta neanche l’ABC delle forme, inguardabile

    • Giorgio

      Esatto, meglio un giardinetto che questo squallido progetto (almeno tale sembra dal pietoso rendering). Non che io sia contrario alla riqualificazione ma che valorizzi, non deprima l’estetica del luogo.
      Poi non capisco il rimando a Giulio II: riferimenti ad epoche così diverse non hanno senso, l’intero approccio urbanistico è cambiato, oggi esistono i “centri storici” e anche una diversa gestione del denaro pubblico (via Giulia fu lastricata grazie alle tasse delle prostitute, altro che mentalità aperta a me sembra doppio sfruttamento del contribuente!).
      Personalmente il progetto mi fa paura, chissà se farà rivoltare nella tomba il buon papa e le suddette.

  • daniele

    non mi sembra poi tanto male il progetto , se non altro risolverebbe il problema di rendere accessibili gli scavi che altrimenti adrebbero ricoperti……

    • Marilena

      Ah, quindicsi dovrebbe costruire ovunque si trovi qualcosa? Geniale.una copertura alta tre piani, una cosetta a impatto zero.

  • Filippo Dellacorte

    ma Urban Center e museo sono la stessa cosa o saranno due cose distinte? saranno visibili gli scavi senza dover pagare per forza un biglietto? per il resto mi sembra bella come idea a patto che ci siano degli spazi pubblici e per pubblici non intendo bar o ristoranti….

  • Sabrina Melabranche

    Il progetto sembra semplice e sobrio per di più è tutto di mattoni , un pò come gli edifici dell’ Anagrafe , più che altro qualcuno può spiegarmi cosa sarebbero quelle cose attaccate alla facciata su via giulia?

  • Simone

    Qui la scheda del progetto di Cordeschi: https://docs.google.com/viewer?a=v&q=cache:1xNWkkgS_0UJ:www.arapacis.it/content/download/67164/259450/file/Stefano%2BCordeschi.pdf+ara+pacis+cordeschi&hl=it&gl=it&pid=bl&srcid=ADGEESgJlAz9Yp_fQwQYFanOF_GeN2PvjbGn-R_YgX8nfQFQ2nA1ODf7D10vXGFuGE19ZqADMwPQidYdypc2vo4wJCiplGZ_NQzRcIXtq_D0j1AyqOqBAJXOynup9gtmtGLT2P4Heqgn&sig=AHIEtbSeQi8sNgnKP-OmFOj0uYuMtX3kUg

    Tuttavia sono d’accordo conla chiusura del buco urbano con un’edificazione perchè in origine c’erano due palazzi Ruggia e Lais demoliti nel ’39: mi auguro che COrdeschi utilizzi elementi architettonici filologici perchè non si può fare dei balconi a Via Giulia in ferro modernissimi…deve adottare invece le persiane, balaustre colonnate, archi, scanalature, bugnato. Originale e degna invece il profilo su Via Giulia: il gusto antiquario sulla facciata con rilievi lo trovo molto bello.

  • Massimo

    Se di ricucitura si tratta…direi che il lato che si affaccia sul lungotevere è piuttosto riuscito sia nelle linee architettoniche che nei vuoti (intriganti) e anche nei materiali che sono nella tradizione senza scadere in degenerazioni postmoderne….quello che mi lascia molto perplesso è il lato del progetto che si affacciarebbe su via Giulia,almeno mi pare di capire dalle foto qui pubblicate e in particolare le ultime due, dove mi sembra uno sgorbio malriuscito e senza quella linea di continuità con il prospetto degli edifici storici che appunto mancava con il vuoto precedente! C’è poi la questione degli alberi (non secondaria) e francamente anche qui sembra che una ripassatina di botanica al progettista non farebbe male…..che sono quelle bare verticali attorno ai tronchi degli alberi? Lo sanno anche i bambini ormai che il colletto degli alberi deve essere libero e mai ricoperto o perlomeno non deve comportare ristagni di sorta e quelle soluzioni a muretto attorno al tronco non sembrano tenerne conto! Insomma dalle foto più ombre che luci…..

  • Pingback: QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA GIULIA: TRA MANCANZA DI TRASPARENZA E COMUNICAZIONE, I RESIDENTI GRIDANO ALLO SCEMPIO (MA QUANDO IN QUELL’AREA C’ERANO I COMPATTATORI DELLA MONNEZZA DELL’AMA NESSUNO SI LAMENTAVA) | RomaOra()

  • elena

    Il progetto è bruttissimo come d’altronde è bruttissima la teca dell’Ara Pacis di Meyer. Questi interventi moderni sono un vero orrore!! meglio uno spazio aperto!

  • Federico

    La proposta è delirante. Urban Center?! Museo?! Progetto immobiliare?!
    Ma di che si sta parlando?
    Solo un paese del terzo mondo può concepire una speculazione immobiliare e nuovo cemento al centro di Roma dove manca tutto meno il cemento.
    In qualsiasi capitale di un paese civile sarebbe evidente che ogni quartiere ha bisogno di uno sfogo, di un po di verde fruibile dai cittadini, di aprire spazi verso quella che dovrebbe già essere la città più bella al mondo e che certo l’impalazzinamento potrebbe solo ulteriormente rovinare.
    In periferia servono progetti per reinventare e rendere vivibili quartieri dormitorio.
    Al centro di Roma servono spazi vivibili all’aperto , anche per i più piccoli. E’ necessario delocalizzare ; di affollamento c’è n’è anche troppo.
    Vada a farsi un giro a Parigi per vedere i meravigliosi spazi aperti, non invasivi, con un po di verde e fruibili a tutti i cittadini in ogni quartiere.