Genova? Torino? Roma? Ma no, il vero battesimo dell’Arte Povera fu ad Amalfi. Parole di Lia Rumma, protagonista della maxi-intervista di Artribune Magazine

“Benché giovanissimo, era già un protagonista, tant’è che nel ’68 ha firmato con Germano Celant la grande mostra ai cantieri di Amalfi che ha lanciato il movimento dell’Arte Povera, tra i più importanti eventi dell’arte italiana negli ultimi quarant’anni, e ha dato con quella mostra una dimensione assolutamente internazionale al movimento”. C’è poco da fare: […]

Lia Rumma

Benché giovanissimo, era già un protagonista, tant’è che nel ’68 ha firmato con Germano Celant la grande mostra ai cantieri di Amalfi che ha lanciato il movimento dell’Arte Povera, tra i più importanti eventi dell’arte italiana negli ultimi quarant’anni, e ha dato con quella mostra una dimensione assolutamente internazionale al movimento”. C’è poco da fare: quando si inizia a parlare dell’arte italiana degli ultimi decenni, gira gira prima o poi si va a finire lì: all’Arte Povera. Per lo meno, lo fanno i personaggi intervistati da Artribune.
Già, perché le parole riportate sopra – riferite al marito Marcello – sono di Lia Rumma, milanese-napoletana (e non il contrario, come scoprirete) protagonista di una nuova tappa del ciclo di ampie interviste che Artribune Magazine sta dedicando ai galleristi storici italiani. Ciclo che ha già visto passare davanti ai microfoni Gian Enzo Sperone, Emilio Mazzoli, Fabio Sargentini, Giorgio Marconi e Tucci Russo. E proprio Sargentini aveva riservato parole forti all’Arte Povera, “avocando” a sé la primogenitura che ora invece tornerebbe in area celantiana. Abbiamo scritto “scoprirete”? Certo, quando avrete fra le mani il numero della rivista che stiamo ultimando: l’intervista è lunga, e non potete proprio perdervela…

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Massimo Mattioli
É nato a Todi (Pg). Laureato in Storia dell'Arte Contemporanea all’Università di Perugia, fra il 1993 e il 1994 ha lavorato a Torino come redattore de “Il Giornale dell'Arte”. Nel 2005 ha pubblicato per Silvia Editrice il libro “Rigando dritto. Piero Dorazio scritti 1945-2004”. Ha curato mostre in spazi pubblici e privati, fra cui due edizioni della rassegna internazionale di videoarte Agorazein. È stato membro del comitato curatoriale per il Padiglione Italia della Biennale di Venezia 2011, e consulente per il progetto del Padiglione Italia dedicato agli Istituti Italiani di Cultura nel mondo. Nel 2014 ha curato, assieme a Fabio De Chirico, la mostra Artsiders, presso la Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia. Dal 2011 al 2017 ha fatto parte dello staff di direzione editoriale di Artribune, come caporedattore delle news.
  • Certo che Arte Povera ebbe il suo battesimo ad Amalfi: fatti e fonti sono incontestabili. A tal proposito, x chi fosse interessato, pubblicai nel 2011 in occasione delle numerose retrospettive dedicate ad Arte Povera, un articolo per l’Università di Ferrara.
    http://annali.unife.it/lettere/article/view/263/212

  • Avevo già anticipato sulla terza pagina del quotidiano “ROMA” il 18 maggio 2012 alla esperienza di Ra3 di Amalfi, organizzato da Marcello Rumma marito di Lia Rumma. Fu per noi giovani artisti un momento di stimolo che ci consenti di cresceree diventare protagonisti dell’arte contemporanea in Campania e nel meridione. Dinanzi al “Mappamondo di stracci” di Pistoletto, esposto negli Arsenali di Amalfi, capimmo che la superficie del quadro non ci avrebbe gratificato più di tanto. Io scelsi di essere un artista del “sociale” e fui protagonista, allora, della rassegna di “arte del sociale” curata da Enrico Crispolti e organizzata da Lidia Carrieri a Martina Franca alla fine degli anni ’70. Ancora oggi trovano spazio quanti
    sperimentarono i nuovi linguaggi e le “connotazioni” umane e “politiche” di quella esperienza. Antonio Tateo detto “Tato”