Dalla Francia a Basilea il passo è breve: la collezione Renard trova casa alla Fondazione Beyeler. Una trentina le opere dello storico dirigente Renault ereditate dal museo, che per la prima volta diventa beneficiario di un lascito

Piove sempre sul bagnato. Come se non avesse già una collezione di strepitosa importanza; come se non avesse la forza – economica, in primis: ma non solo – di allestire temporanee dal profilo empireo: la Fondazione Beyeler mette ora a segno un altro colpo. E questa volta senza nemmeno muovere un dito. Non era mai […]

Jean Dubuffet, Affluence, 16th January 1967 - copyright ProLitteris Zurigo - Studio Sébert Parigi

Piove sempre sul bagnato. Come se non avesse già una collezione di strepitosa importanza; come se non avesse la forza – economica, in primis: ma non solo – di allestire temporanee dal profilo empireo: la Fondazione Beyeler mette ora a segno un altro colpo. E questa volta senza nemmeno muovere un dito. Non era mai successo, nella quindicina d’anni di vita del museo svizzero, che qualcuno scegliesse proprio la Beyeler come beneficiaria di un lascito: capita con le trentatré opere raccolte nel corso degli anni da Claude Renard e dalla moglie Micheline, nucleo principale di una più ricca collezione, impacchettate e spedite dalla Francia a Basilea. La fondazione sentitamente ringrazia: arrivano Jean Dubuffet, Sam Francis e Sigmar Polke; ma anche Basquiat e Baldessari. Si rimpolpa il catalogo, insomma, con una infornata di nomi che coprono il secondo dopoguerra e arrivano fino all’attualità: una finestra omogenea, integrata negli inventari del museo senza smarrirne l’identità. La collezione mantiene infatti la propria denominazione: più che una vera e propria annessione, allora, l’inizio di un comune percorso parallelo. Che comincia in questi giorni con l’imprescindibile esposizione dei nuovi arrivati, mostrati al grande pubblico per la prima volta tutti insieme.
Un’operazione che rinfresca la memoria sulla eccezionale figura di Renard, dirigente Renault scomparso nel 2005, che portò con l’istituzione del dipartimento Reserches, art et industries alla nascita della prima raccolta aziendale d’arte francese. Erano i primi Anni Sessanta, quelli che inaugurarono le grandi collettive sponsorizzate dalla casa automobilistica nell’abbazia di Sénanque. Erano altri tempi, altri modelli aziendali, altre economie. Altri uomini, soprattutto.

Francesco Sala


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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.