Tutta New York in pochi centimetri quadrati. Ovvero su una Metrocard: torna il progetto “Single Fare” per le tessere d’artista, eccone alcune nella fotogallery

Se esiste qualcosa che quasi tutti i newyorkesi hanno sempre in tasca è la loro Metrocard. In una metropoli così gigantesca e affollata, la piccola tessera rappresenta qualcosa che accomuna un po’ tutti. Tre anni fa l’idea: fare della sua superficie un supporto pittorico, a partecipazione aperta, dove chiunque, da nomi affermati nel settore, a […]

Se esiste qualcosa che quasi tutti i newyorkesi hanno sempre in tasca è la loro Metrocard. In una metropoli così gigantesca e affollata, la piccola tessera rappresenta qualcosa che accomuna un po’ tutti. Tre anni fa l’idea: fare della sua superficie un supporto pittorico, a partecipazione aperta, dove chiunque, da nomi affermati nel settore, a studenti appena usciti dalle scuole d’arte (ed ansiosi di farsi conoscere in qualche modo), possano esprimere la propria arte.
Single Fare è divenuto un progetto popolare per la democraticità dell’apporto creativo, ma non solo. Le opere vengono infatti tutte vendute al pubblico al prezzo di 200 dollari prima dell’opening (che si è tenuto il giorno prima di San Valentino, affollatissima) e cento invece nel momento in cui vengono esposte al pubblico, in modo tale che tutti possano portarsi a casa un pezzo unico per un prezzo ragionevole.
Quest’anno la sede dell’evento è stata la RH Gallery, nel quartiere di Tribeca, ed ha richiamato appassionati, collezionisti, galleristi ed tantissimi artisti. Impossibile fare i nomi di tutti (si parla di più di cento artisti): 4 pareti letteralmente piene, con i più coraggiosi che hanno proposto versioni intagliate, 3D, o comunque composte da un articolato gioco di incastri che le ha rese sculture. I lavori sono in vendita fino al 22 febbraio anche on line sul sito single-fare.com, un perfetto spaccato della scena artistica che brulica attorno all’isola di Manhattan e non solo. Vedere la gallery per credere…

– Diana Di Nuzzo

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Diana Di Nuzzo
Scrive di Pop Surrealism e Lowbrow Art da tempo, e la sua passione per la cultura pop e underground l'ha portata a trasferirsi nella Grande Mela per conoscere da vicino il mondo delle gallerie dedicate e della Street Art. Qui trova pane per i suoi denti e tenta di fare la corrispondente all'estero cercando di dare voce a movimenti che in Italia restano ancora poco conosciuti. Appassionata di fumetti e toys di ogni epoca e tipo, è ormai ossessionata da Instagram e Facebook, al punto di averne fatto una semiprofessione. Nel campo delle arti visive predilige il mondo del figurativo e ha un debole per gli anni '80 e il suo universo di immagini trash, ipercolorate e molto spesso kawaii. Per il futuro confida di disintossicarsi dalla sindrome di Alice nel Paese delle Meraviglie (di recente acuita da New York) e da quella dell'Analisi Semiotica.