14 artisti per 7 stanze. Ecco tutti i nomi che faranno il Padiglione Italia curato da Bartolomeo Pietromarchi alla prossima Biennale di Venezia. Titolo: “Vice versa”

  Francesco Arena, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Eccoli, i nomi più attesi del momento: quelli dei 14 artisti scelti da Bartolomeo Pietromarchi per il Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia. A presentarli […]

Presentazione Padiglione Italia alla Biennale di Venezia 2013

 

Francesco Arena, Massimo Bartolini, Gianfranco Baruchello, Elisabetta Benassi, Flavio Favelli, Luigi Ghirri, Piero Golia, Francesca Grilli, Marcello Maloberti, Fabio Mauri, Giulio Paolini, Marco Tirelli, Luca Vitone, Sislej Xhafa. Eccoli, i nomi più attesi del momento: quelli dei 14 artisti scelti da Bartolomeo Pietromarchi per il Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia. A presentarli lo stesso curatore ed il Commissario del Padiglione Maddalena Ragni, nella conferenza tuttora in corso a Roma nella Sala Molajoli del Complesso Monumentale di San Michele a Ripa, sede del Mibac.
Riflessioni sui nomi? Poche sorprese, a cominciare dal numero, che – come anticipato da tempo – si pone a metà strada fra quello del padiglione Beatrice&Beatrice del 2009 e quello del 2007, con la coppia Penone + Vezzoli. Poche sorprese anche sulle scelte, con un bel lotto di artisti da tempo seguiti dal direttore del Macro, tendenzialmente mid career, ingrossato da qualche nome storico e da qualche “lupo solitario”. Non manca una concessione alla trans-nazionalità, che pare molto in voga in prospettiva Biennale, con la chiamata di Xhafa che, pur da sempre legatissimo all’Italia, resta un artista del Kosovo, già presente alla Biennale del 2005, ma nel padiglione dell’Albania.
Più interessante il concept, che sembra destinato a costruire un padiglione “leggibile”, dopo l’anarchia confusionaria dell’esperienza Sgarbi. Il titolo sarà Vice versa, ispirato ad un concetto teorizzato da Giorgio Agamben nel volume Categorie italiane. Studi di Poetica (1996), in cui il filosofo sostiene che “per interpretare la cultura italiana sia necessario individuare una ‘serie di concetti polarmente coniugati’ capaci di descriverne le caratteristiche di fondo”. E nell’interpretarlo Pietromarchi creerà sette stanze – si prevedono grandi lavori dei cartongessisti! -, in ognuna due artisti in dialogo su uno specifico tema. Il paesaggio per Ghirri/Vitone, la storia per Mauri/Arena, la dialettica tra tragedia e commedia per Golia/Xhafa (che esporranno in esterno), le tradizioni per Maloberti/Favelli, l’illusione per Paolini/Tirelli, la libertà per Bartolini/Grilli, la tensione tra frammento e sistema per Baruchello/Benassi.
Artisti in dialogo, la nostra arte è sempre stata dialettica – ha spiegato Pietromarchi -, non sarà un percorso obbligato e si potrà girare permeabilmente tra stanza e stanza, da questi dialoghi dovrà nascere questo senso omogeneo di tematiche importanti sulla nostra storia recente, che ci restitituiscano un’idea complessiva e precisa sulle caratteristiche di fondo artistiche ed estetiche“. Il costo del padiglione sarà di 600mila euro, sostanziosamente tagliato rispetto agli anni recenti.

  • morganthal

    Almeno… meglio delle ultime due Biennali…

    • Greg

      Fare peggio sarebbe stato straordinario.

  • marco

    purtroppo c’è un dato inquietante ancora una volta.
    la selezione è stata fatta secondo la pratica che pietromarchi ha definito con il termine crowdfunding (finanziamento dal basso).
    Ovvero, si sono cercati i possibili finanziatori dei progetti da presentare e successivamente, con i soldi praticamente già in tasca, si è fatta la selezione. Quindi la selezione non poteva essere se non quella delle logiche del protezionismo.
    Quindi ringrazieremo le solite gallerie, le solite fondazioni e i grandi amici del macro, e secondo questa nuova pratica di fare selezione, non vedremo mai all’opera degli artisti non protetti.
    grazie italia.

    • Greg

      Dai la biennale é oramai sputtanata, il pad Italia poi ormai é peggio di una discarica.

  • Devo dire che l’impostazione è buona. Arena, Benassi, Favelli (feticismo del passato a manetta), Grilli e Bartolini abbastanza artisti qualunque…allora si poteva scegliere chiunque, bisogna capire anche se questi hanno pensato progetti AD HOC pensati per questa biennale (ma sicuramente scopiazzeranno nello smart relativism). Per Bartolini prevedo una biblioteca per adulti…Grilli riporterà quell’antica leggenda delle alpi Apuane…Benassi in archivio…Favelli quadri fatti con vecchie specchiere della nonna…Arena cerchi della circonferenza-mutande dei principali leader mondiali….

    Ottimi Xhafa, Ghirri Baruchello.

    Vitone e Maloberti sopravalutati. Soprattutto Vitone, mentre Maloberti propone ormai una certo stile-immaginario con il CASINISMO TOTALE come soluzione a tutto….anche quì cose a caso ma con buoni abbinamenti di cose e colori…

    La struttura curatoriale però molto buona. Due artisti in dialogo in ogni spazio. Almeno in questo caso ci sarà un piccolo attrito critico fertile. Una fiammella nel nulla critico italiano.

    • pietro c.

      qui toppi alla grande (evita di commentare please).
      bella lista invece equilibrata e sensata,
      equilibrio e sensatezza sono le cose di cui abbiamo bisogno ora.
      e speriamo che iniziamo a capire che gli artisti si seguono per tutta la carriera…

      • ma va …alcuni artisti a caso…..forse con opere che motivano didatticamente il taglio curatoriale….ma a chi importa? L’importante è esserci…no? Poi ci sono le elezioni ,l’IMU…ecc

      • Kurt Schwitters

        “equilibrio e sensatezza” assomigliano alla sobrietà di Montimer
        se ne hai bisogno, sono problemi tuoi

        • pietro c.

          ancora con kurt schwitters… siete patetici.

          • Anonimo

            Bellissima la battuta sulla circonferenza delle mutande dei politici, abbiamo capito che Arena sa usare il metro!

            Favelli e Maloberti mi fa piacere che ci siano, forse di tutti questi sono i soli che riflettono seriamente la situazione: casino e nostalgia.

    • Fran

      Buona ma non forte . Lo dimostra il fatto che siano scelti 14 artisti . Mentre i Padiglioni portanti ne scelgono uno realmente rappresentativo … la dice lunga la scelta … da soli non si é realmente rappresentativi !

      • Greg

        Grandi artisti come Ghirri, Mauri e Paolini insieme a bluff totali come Favelli e Arena.
        Viva la democrazia!

        • Enzo

          Questa e’ la pura verità’

    • ancora

      iddiozie quelle che dici

    • Emilio Villa

      è da considerare imminente ormai l’eclissi e la sparizione dell’arte contemporanea in quanto tecnica, spontaneità, linguaggio e natura dell’anima. La società colta, la cultura ufficiale, il gusto corrente hanno assorbito la grande ribellione e le mosse profonde dell’arte. Assorbito, inghiottito, mandato giù: e, come conseguenza stanno neutralizzando l’arte, accettandola attraverso i suoi prodotti contraffatti, mimetizzati, e distruggendone dunque la validità come coerenza, ragione, mistero, segretezza, splendore; e la verità stessa, lo scandaletto oggi qui dalle nostre parti, e nemmeno solo qui, è a portata di mano di qualsiasi menestrello, scimmia o pappagallo che si ponga a mezzoservizio del gusto corrente: i balbettanti epigoni si vestono tutti da ribelli, da funeribondi, sfogano gli istinti servili, racimolano formule e cifre, e con tali mezzi conquistano gallerie, biennali, contratti, premi, medaglie, giornali, salotti, caffè, copertine, musei.(…) Così noi richiamiamo i veri a sottrarsi dalla baraonda, a rientrare nell’eremo della propria oscura e serena vitalità, nel grembo della interiore misura del signum, del verbum, e preparare lì, e soltanto lì, i maggiori elaborati di una preziosa, rara immagine del perenne. Perché una situazione siffatta, al punto critico di rischio, minaccia di trarre in inganno anche gli artisti veri: il pubblico dominio, l’ordinaria amministrazione, la conservazione, con l’aiuto degli epigoni e dei plagiatori virulenti e velenosi, sono mostri pronti a divorare e far sparire ogni ideologia vitale

  • ah dimenticavo Golia…un po’ il Cattelan dei poveri….”piccolo uomo per grandi imprese”, sempre a rischio fallimento reso ovviamente consapevole e manifesto…

  • un critico italiano

    Interessante la formula della doppia stanza e gli storici, comprendendo tra loro anche Tirelli. Nelle scelte mid career scarso coraggio. Far meglio delle ultime due edizioni ci vuole poco, giudizio finale ad allestimento fatto

    • Fran

      Non bisogna paragonare Pietromarchi con sgarbi , o con Beatrice , perché non parliamo di arte contemporanea ma di spettacolo/partito/circo .
      Confrontiamolo con curatori internazionali o con lo straordinario Massimiliano Gioni !!!

      • morganthal

        “con lo straordinario Massimiliano Gioni !!!”

        è una battuta vero ? :)

        • Anonimo

          Bè, per quanto possa essere mafioso o antipatico, Gioni per l’italia è un curatore straordinario.

          • fausto

            un curatore di anime morte dentro l’olimpo dell’arte addomestica al potere di turno…

  • Pandora

    nessuno di voi è credibile quando dietro si cela l’insosddisfazione personale.
    Mi verrebbe da dirvi “con calma, che al mondo c’è posto per tutti” :)) e che se qualcuno ci riesce prima di altri non è solo per mafie e pierraggio.
    Rimango sempre sgomenta dinnanzi alla pochezza di certe facili prese di posizione. Mi chiedo se vi rendiate conto che dietro le vostre piccole considerazioni ci sono artisti, che sono persone, che nella vita stanno lavorando duro. che il signor mezzonessuno o nessuno del tutto sprechi del tempo per scrivere delle personalissimi quanto ininfluenti considerazioni sulla didatticità o meno dei lavori di alcuni degli artisti segnalati. Il vostro perché questo e non quello è imbarazzante. Facciamo che quando qualcuno di voi sarà direttore della Biennale farà i nomi in cui crede.
    Ma per adesso, per l’amore del cielo, a fare così passate solo per persone di scarsa intelligenza.
    I percorsi che si fanno per scegliere artisti piuttosto che altri sono tanti, il fatto che sia stata scelta una rosa di candidati anziché un’altra è inevitabile! Ma poi mica sarà l’utimo padiglione Italia…mi auguro di leggere i vostri nomi o quelli dei vostri preferiti nei prossimi anni. Come lo saprò? Me ne accorgerò dai vostri commenti, presumo.
    Buone giornate di invidia e mal di stomaco, ragazzi, prima o poi qualcuno si accorgerà pure di voi. non temete.

    • Emilia Giorgi

      Quanto sono d’accordo!!!!!! C’è tanta ma tanta gente che non ha meglio da fare che distruggere il lavoro degli altri! Se avete tempo da perdere per scrivere commenti infuocati, datevi da fare, tirate fuori gli attributi e diventate voi i prossimi curatori della Biennale. Ah dimenticavo, sarebbe dignitoso firmare le proprie critiche con nome e cognome, altrimenti sono nulle.

      • Greg

        Però si potrà dir e che alcune scelte non piacciono? Favelli con le sue pipe mentali sulla nonna e Arena che la mena ancora con gli anni di piombo sono davvero l’emblema di quest’italia incapace di guardare avanti.

    • kristen

      Ti adoro. Parole sante.

  • the cleaner

    Ma vedere prima la mostra no, vero? (Guardandoci alle spalle, poi: inqualificabile Sgarbi, ma non dimentichiamo che nel padiglione B’n’B non tutte le opere erano brutte)

  • Gius

    Dai rosicate a manetta

  • Ursula

    Condivido, Pandora.
    Si inseriscono artisti con una storia e non vanno bene (scelta comoda, priva di coraggio); si inseriscono artisti giovani e non vanno bene (magari proprio perché senza una ‘storia’, che a quel punto diventa necessario avere); si inseriscono artisti mid career e non vanno bene (se non ancora celebri, in quanto necessariamente falliti che vengono recuperati per via di relazioni, marchette Le scvarie etc.; se invece celebri, in quanto ‘ma perché cavolo li invitano visto che sono già celebri, invitino piuttosto artisti giovani, no?!…’).
    Le scelte di Pietromarchi sono scelte serie, meditate, coerenti. E per questo lo ringrazio, ancor prima di avere visto che cosa gli artisti – cui auguro buon lavoro – ci proporranno.
    Finalmente possiamo tornare a visitare il Padiglione Italia. Questa è la notizia e, di questi tempi, non è poco.

  • Buona la rosa degli artisti, ne uscirà una mostra “intellettuale” che spero possa essere capita da chi sta al di fuori del nostro sistema. Buon lavoro

    • Maria Adelina Schiaccioni Rovelli

      Intellettuale? In che senso… a me sembra ottima e fortunatamente non giovanilistica e che da voce a diverse tipologie di ricerca presenti oggi in Italia. Inboccalupo!

    • fausto

      di intellettuali radical schic di sinistra…

      • Fran

        Da giro radical de Roma fuori dal giro internazionale …. please

        • fausto

          vuoi dire il piattume dell’omologazione artistca internazionale ?

  • Nothing to loose

    Piccola riflessione a margine dei nomi del prossimo padiglione Italia. Ghirri lavora al riposizionamento dell’immagine fotografica dagli anni ’70. La sua ricerca, concettuale, anti eroica, legata alla natura formale e lirica dell’immagine rivoluziona il mondo della fotografia. Del 1894 è l’avventura di ‘viaggio in Italia ‘ che insieme ad altri sancisce la fine di un certo stereotipo italiano. Intanto aveva già intrapreso un lavoro sul legame fra l’opera d’arte e lo sguardo dell’osservatore ( prima di Struth) sul paesaggio storico e naturale italiano dalla metà degli anni ’70. Tutti i fotografi, dagli anni ’80 in poi, non possono prescindere dal suo lavoro, molto conosciuto e studiato. Perché l’arte contemporanea lo scopre solo recentemente? Ghirri è adesso presente nelle mostre e gli artisti a volte guardano al suo lavoro (che io trovo da molto meraviglioso) ma perché quest’amnesia di di più di 20 anni? Intanto che ghirri lavorava e produceva la sua ricerca dove erano i così attenti artisti e critici e curatori? A volte è stupefacente come l’arte contemporanea si possa scoprire sistema così chiuso…

    • And

      Già, e se è per questo pure uno come Tirelli non è proprio un novellino….

  • il punto non è questa mostra ma il sistema-contorno che c’è attorno…e quindi la totale assenza di un confronto critico. I giovani più brillanti rifuggono l’arte in quanto non esistono parametrici critici PRIMA e DOPO la mostra. Quindi il problema non è questa mostra. Fra i giovani e i mid cereer perchè loro e non altri???? Questa assenza di professionalità “prima e dopo” allontana le menti più brillanti e lascia solo i mediocri. E questo fa poi il male del mercato (vedi per esempio un Set up a Bologna) e il male di tutto l’indotto (artribune compresa).

    • Pandora

      mmmm ma mediocri per te medesimo? perché allora forse anche noi a prlarne così facciamo del male all’arte e all’italia….I nostri commenti su questa pagina sono discorsi da bar, ce ne rendiamo conto, sì? io sì. Te boh. Anche se siamo intelligenti colti e un sacco indie ;) sempre parole peronalissime e ininfluenti, le nostre. Poi faresti benissimo a parlare di logiche e visioni, ma lanciare anatemi agli artisti mi sembra una bassezza da invidiosetti più che un’analisi coi controcoglioni. A te, a me e a tutti noi vi dedico ‘sto pezzo. Ciao. https://www.youtube.com/watch?v=pZniUISDfl8&feature=player_embedded

      • morganthal

        “analisi coi controcoglioni” fa molto indie…

        • Pandora

          porcavacca mi hai beccato. :)

          • morganthal

            purtroppo già con “pierraggio” ti eri rivelata…

            che fai stasera ? :)

  • Pandora

    e non non sai quanto ci ho pensato prima di scriverlo :)))

    • morganthal

      non mi hai risposto :) io ti immagino a spararti pose da centro sociale a qualche inaugurazione fighetta :)

  • magari fossero chiacchere da bar. siamo in una situazione talmente negativa da ritrovarci al computer pur di parlar della nostra ossessione/passione…il giorno in cui ci si ritrovera’ in un bar a parlare di queste cose faremo un passo avanti. Il fatto di firmarsi per pseudonimo e’ di un’ idiozia incomprensibile..di cosa avete paura? degli agenti segreti?
    Sui nomi selezionati non c’ e’ molto da dire.
    Differente cosa per il modus operandi del curatore.
    Possibile che un’ artista selezionato per rappresentare l’ italia alla Biennale, si debba sorbire “un compitino d’ italiano” imposto dal curatore? Perche’ questa cosa negli ultimi anni e’ diventata una cosa Ovvia? Non lo e’. E’ una grossa mancanza di rispetto.

    • morganthal

      L’arte contemporanea non produce, non può, nulla di più che chiacchiere da bar.

  • Pandora

    no niente centri sociali, giuro. le robe sciatte e gli incapaci di cambiare linguaggio politico quando il mondo cambia non mi interessano :) Samuel al contrario di tutti noi sottolinea una cosa interessantissima invece, il concetto della tematica imposta lo trovo aberrante, per una questione di rispetto verso l’artista: potrebbe essere un’occasione per far produrre all’artista il lavoro che ha in testa da mesi e che invece probabilemente deve abbandonare il suo percorso per una sorta di marchetta, anche se importante.

    • morganthal

      allora sei proprio cool :) L’amico Samuel, come whitehouse, si piglia troppo sul serio :) Conto sulla tua ironia eh :) Quanto alla questione della tematica imposta… lasciam perdere eh :))

      • in effetti alcuni di noi scrivono qui per trattare l’ Arte seriamente. se non ti sembra un argomento da prendere seriamente, non vedo perche’ perdi tempo scrivendo qui. che cazzo vuol dire…lasciam perdere eh :)) mi sembra di capire che sei qui apposta per far finta d’ essere intelligente> sforzati

        immagino gia’ la solita sbrodolata l’ arte contemporanea e’ tutta una merda e bla bla bla
        trovati un hobby: il paracadutismo, yoga ecc… somma ..lasciam perdere eh :))

        • morganthal

          hey dude

          ti leggo solo ora, scusa :)

          l’arte contemporanea è un brand non è arte e tu sei libero di pigliarti sul serio con tutte le pose dell’occasione quanto vuoi questa libertà non ti verrà mai tolta :)

          non ti dico altro perché se nemmeno hai afferrato la battuta, parlavo a Pandora tra l’altro, e il sottotesto sulla tematica imposta… :)

          • Coccolinocanale5

            Ma Che avete 14 Anni e avete visto in paio di film in lingua originale???
            Come siete tristi.
            Wtf try to stay perky!!!

      • Pandora

        rido :)

    • Astrid

      concordo sulla tematica imposta, anche se la storia dell’arte è piena di commissioni a cui attendere. forse la differenza col passato è che l'”ideologia” contemporanea è talmente debole che si vede anche dai lavori degli artisti.

      • morganthal

        il problema è che “l’arte contemporanea” è un brand non è arte, non è più arte. E’ come in “ritorno al futuro II”, ad un certo punto la storia ha deviato e ci ritroviamo a questo perverso punto… Sono prodotti di un’industria per un pubblico di consumatori, e mica da oggi eh. Possono essere scritti 1000 saggi, mille volumi, mille ardite e coltissime giravolte mentali per giustificare tutto questo ma l’assunto non cambia visto che ci son di mezzo soldi, e mica pochi. Morti Bloom, Fumaroli e Clear, la disfatta di un pensiero critico non addomesticato sarà totale. Questo senza nulla togliere alla buona fede di chi ci crede e crede al proprio mandato, ma la buona fede non è una categoria estetica…

  • da bar….io non sento questi discorsi ai bar, ma ci passo velocemente….questi commenti sono solo un momento, potete seguire whitehouse per critiche più argomentate, ecco il sommario: http://www.whlr.blogspot.it/

    adesso direte che sono autoreferenziale,

    trovate anche articoli apparsi su flash art in tempi non sospetti. Insomma quello che denuncio è l’assenza – incapacità di critica. Possiamo sostituire più della metà di questi artisti del padiglione e non cambierebbe nulla…..il lavoro di arena nasconde una banalizzazione delle cose che è pericolosissima e inutile….

    alcuni di questi artisti sono invitati solo in ragione di pubbliche relazioni appropriate…

    Ma nessuno è in grado di argomentare il lavoro -non lavoro di questi artisti…questo è il dramma, perchè non siete neanche in grado di argomentare il mondo che vi circonda, e questo è il dramma vero.

    • morganthal

      “Ma nessuno è in grado di argomentare il lavoro -non lavoro di questi artisti…questo è il dramma, perchè non siete neanche in grado di argomentare il mondo che vi circonda, e questo è il dramma vero.”

      che tu viva in un mondo autoreferenziale è abbastanza chiaro da come, e da quello che, scrivi e non sarebbe nemmeno una cosa negativa se fosse un mondo più brillante e luminoso… una frase come quella che ti riporto non vuol dir nulla, voi chi ? Noi chiaccheratori da bar ? Gli addetti ai lavori ? Se il mondo che ti circonda è unicamente il sistema arte Italia con le sue rivistine, galleruzze e fieraldine qui di parolai ce ne sono già troppi, se invece è il sistema arte mondiale allora ci sono le case editrici piene di argomentazioni a cominciare da big thing come mitpress ed a seguire, quindi di cosa parli ? Ascolta a zia Pandora senti a me :)

      • Pandora

        eh allora insomma Lucarossiwhitehouse è la traslazione della figura dell’hater nel mondo della contemporary art … CI MANCAVA PROPRIO ;)

    • Pandora

      no vabbeh, ma che bar frequenti, allora?

    • Pupidu

      Sei come canale 5

  • Sicuramente una scelta pacata, senza troppi rischi,

    il tema scolastico pare interessante, anche se condivido che questa del curatore che impone una linea mi pare sempre di più un tedio raramente un’occasione

    Aspettiamo di vedere che cosa sarà proposto dagli artisti, incrociamo le dita!

    se volete tutte le news sulla prossima biennale vi segnalo i miei appunti:

    http://biennalediveneziaarte.blogspot.it/

  • senza critica e un rinnovato rapporto con il pubblico la preziosa palestra-laboratorio dell’arte è in mano ai mediocri. non me la prendo con gli artisti ma con l’assenza di critici.

    • Greg

      La critica é assente perché l’arte é morta.

      • Pandora

        ma che catso vuol dire l’arte è morta dài raga, no dài, no vi prego no.

        • Pandora

          l’arte è viva e la critica è assente perché l’Italia è piena di babbi di minchia che vorrebbero essere critici solo per avere “potere” non certo per creare un nuovo apparato di lettura e di visione delle opere. nel teatro poi non ne parliamo.

  • Pandora

    Vengo da un mondo in qualche modo liminale, intersecato e laterale a questo, dove l’assenza di critici è un buco nero che non ho la minima idea di a che cosa porterà. So però che a un certo punto ho pensato che chissenefrega. L’assenza di critica, di visoni esterne e strutturate potrebbe essere un passaggio, una porta. Attendiamo, no? In fin dei conti non ci corre dietro nessuno. e cmq, il mio nome è Virginia e ho una passione per Club Dogo. non musicale, fisica proprio. :)

  • Le premesse per un buon Padiglione Italia ci sono… C’è un progetto, un’idea, una visione, una linea: la mostra sarà il risultato di un percorso di lavoro serio, per quanto condizionato da ingerenze economiche (come qualcuno faceva notare qualche commento più su). Ad ogni modo, più che prendersela con Pietromarchi, che qui mette a frutto la sua esperienza e i legami con una serie di soggetti privati, sarebbe opportuno riflettere sull’esiguità del finanziamento pubblico. Non vorrei dire sciocchezze, ma, se non ricordo male, Sgarbi ha potuto contare, per la precedente edizione della Biennale (con i risultati che tutti ricordano), su un budget che si avvicinava al doppio della cifra stanziata per il progetto di Pietromarchi. Io aspetto con curiosità l’estate: non credo di poter rimanere deluso nel veder dialogare Paolini e Tirelli sul tema dell’illusione.

  • Paolo

    Sarà che sto sulla luna forse perfino il lato nascosto.
    Ma quando sento che 600.000 euro sono pochi e non bastano, ho un mancamento.
    Vedo la Grilli parlare di “se” seduta su un trono di velluto, che dice che mi vuole fare un “dono”.
    La misura dello scollamento tra il “gioco” e il pubblico (che perbacco!, guarda un po’ non va più ai musei) è siderale.
    Se fossi un artista di questi pianterei solo un chiodo su una parete e con i soldi risparmiati comprerei tanti biglietti di ingresso da regalare.

  • Non comprendo bene le critiche sul “compitìno d’italiano” e sul “curatore che impone una linea”. Sono il primo a lamentare il fatto che troppo spesso questo accada e che le mostre tendano a diventare più “installazioni” del curatore che non mostre del lavoro degli artisti. Ma qui mi pare che i temi proposti da Pietromarchi agli artisti scelti siano tutti piuttosto centrali o quantomeno pienamente compatibili con il percorso e le ricerche dei singoli, non mi par proprio di vedere forzature o imposizioni.
    D’altro canto se si nomina un curatore (anziché un puro selezionatore) credo che ci si aspetti che questi svolga il proprio compito impostando e svolgendo un discorso e, io aggiungo, scegliendo, per farlo, gli artisti che meglio rappresentano o, almeno, son da lui ritenuti più adeguati a fornire i termini dialettici del discorso stesso. A me pare che, questo sia appunto il caso, forse nelle scelte, come suggerisce qualcheduno, avranno pesato anche altre considerazioni (cosa che, data la mia assoluta marginalità al sistema, non riesco a cogliere) ma mi pare che, ammesso che sia accaduto veramente, non abbia, per altro, portato ad alcuna forzatura evidente.

  • michele de luca

    Tutto ok, visto già il grande interesse suscitato dalla presentazione del Padiglione Italia da parte del curatore Pietromarchi, con le reazione e opinioni espresse da chi mi precede (tranne qualche battibecco forse di troppo e fine a se stesso), tutte assolutamente legittime. Sarà il caso di riparlarne ad inaugurazione avvenuta… Tutto ok, magari tranne il titolo scelto, quel “vice versa” che ricorda l’indimenticabile scena del “vagon lì” e di “chi non conosce quel trombone di suo nonno” con l’irripetibile trio Totò-Castellani-Barzizza (quest’ultima veramente favolosa)… In bocca al lupo!…

  • Ho visto gli artisti scelti daBartolomeo Pietromarchi per il prossimo Padiglione Italia alla Biennale di Venezia..che dire? Sono rappresentativi di quello che certi gruppi di interesse pensa da tempo che sia l’arte italiana. Non sono d’accordo, infatti ho fatto sempre scelte molto distanti, per me il difetto che hanno è quello di non essere identificabili come italiani, potrebbero essere di Oslo o di Ankara, come se avessero rinunciato alla propria origine/originalità per essere accettati dal mondo dell’arte. La storia dirà chi aveva ragione, la sola cosa di cui sono certo è che non potremo aspettarci capolavori, solo compitini svolti con diligenza.

  • Arena scandaglia meticolosamente la storia italiana alla maniera dell’arte povera…più italiano di così….

    Matteo Basilè è invece rappresentativo? Sembra che faccia le foto su i set di film hollywoodiani……

    Io credo che l’impostazione del padiglione sia interessante, metà artisti sono stati scelti un po’ a caso…..ma sarà sicuramente il migliore padiglione degli ultimi sei anni (le tre edizioni precedenti non sono difficili da superare…)

    • Eh Lucarossi quanto sei sciocchino…intanto perchè fai una questione personale del mio commento, mentre potrei elencare almeno dieci artisti con i quali non ho collaborato che comunque avrebbero caratteristiche tali per rendere il Padiglione Italia più caratterizzato.

      E poi non perdi occcsione per mostrare la tua insipienza, Matteo Basilé ha fotografato nella Reggia di Caserta, a Capocotta, in una cisterna romana del I secolo… più paesaggi italiani di così…

  • diavola vettese

    ti pareva che non ci ficcavano un po’ di Agamben per fare i contemporanei. ma il titolo viceversa chi l’ha scelto? sembra il titolo di un giornalino della scuola media.

    sugli artisti, poteva andare peggio, mi pronuncerò ad inaugurazione avvenuta.
    è inutile continuare sterili attacchi ad personam quando si sa che l’arte contemporanea è un sistema chiuso, non resta che sperare per il meglio

    sono perplesso sul budget, 600.000 euro pochi? capisco che una buona parte finirà in bamba, trans, cene extra lusso ostriche and so on.. ma per appender due foto e buttare un due ready made, attaccare due televisori, tutti sti soldi ci vogliono?

    • fausto

      aggiungici anche la nutella: così gustosa alla casta curatoriale…

    • Pandora

      ecco, scusa se mi permetto, ma davvero questo è un linguaggio da centro sociale o da lega nord. Se stiamo a parlare come/e alla pancia del popolino su soldi spesi e sul fatto che l’arte contemporanea siano due televisori attaccati e che però Leonardo sì che era un artista, scusate ma torno su facebook ;) Mollo il colpo davvero, ma occhio che vi leggo.

      • morganthal

        :D

      • Pandora mi ha anticipato. Concordo. Penso che non ci dovrebbero essere divisioni sull’opportunità di adeguati finanziamenti pubblici alla più importante manifestazione d’arte italiana. Più che ragionare sulle cifre assolute, sarebbe opportuno operare un confronto con le precedenti edizioni o con altre iniziative culturali finanziate dal MiBAC. Qualcuno sa con precisione quanto è costato il Padiglione Italia di Sgarbi? Non ricordo la cifra ma sono quasi certo che fosse notevolmente superiore.

  • matteo attruia

    ha qualcuno intaressa la mio argomento? per pocho euri io lo posso esprimere.

  • Debuttante

    Sappiamo che bisogna aspettare la mostra
    Per giudicare : ghirri e mauri gia li abbiamo visti
    Alla biennale e io avrei preferito qualcosa di nuovo
    davvero comunque il resto é basso livello nemmeno
    meglio delle Biennali precedenti : ad una parrocchia é
    Semplicemente succeduta un altra parrochia:
    L’arte italiana é un’arte da chierichetti.

  • Pandora

    allora che tante volta alla gente della contemporary art je piace er treatrobbbrutto facciamo così: capitanati dal nuovo concetto di HATER impersonificato da Luca Rossi ci presentiamo all’inaugurazione tutti vestiti di nero, femmine in tubino, maschi pure in tuta adidas purché nera, ci impariamo i nostri commenti superflui e superficiali a memoria, per me sarà più difficile perché ci ho messo dei video in inglese per fare la figa con morganthal, e l’inglese lo so da schifo ma vabbeh. Così abbiamo tutto: la performance a sorpresa ma anche un po’ così in modo che nessuno possa dire nulla, del flklore per la stampa, e il tubino nero che poi ci infiliamo ai party e siamo ok.

    • morganthal

      se fai così poi mi invaghisco pe davero :)

      digli così al prossimo che fa discorsi aaalllttii :)

      “Non addormento la ragione o si svegliano i mostri come te! stando sdraiato ad occhi chiusi viaggio in mille posti, tiè!!
      non sei Kiefer o Beuys ma un s’ignorante! il tuo sogno bagnato twittare con Saatchi seduta stante”

      :D

      • morganthal

        ti avevo lasciato questo commento ma è rimasto in moderazione per via di due link appiccicati :(

        mi assento poco poco

        meantime non me li maltrattare troppo che sono contemporary, comprendili :)

        perché sei tu

        (trova sonic youth my friend goo su youtube)

        vedi il ragazzo che balla con Kim ? Quello è joe cole
        a cui è dedicata la canzone seguente, fu ucciso in una aggressione nella brutale Los Angeles… special guest :) apparizioni di opere di Raymond Pettibon, (ex) indie cool artist :))

        (sonic youth jc)

        • Pandora

          l’importante è che tu ti renda rintracciabile sotto Sanremo. Vorrei affrontare il dibattito accanto a te. grazie. fai buon viaggio.

          • morganthal

            ero solo andato al market bio :D

            quand’è sanremo ? :)

            sanretribune ? :D

    • morganthal

      mi assento poco poco

      meantime non me li maltrattare troppo che sono contemporary, comprendili :)

      perché sei tu

      http://www.youtube.com/watch?v=kfwIFTsx8WE

      vedi il ragazzo che balla con Kim ? Quello è joe cole
      a cui è dedicata la canzone seguente, fu ucciso in una aggressione nella brutale Los Angeles… special guest :) apparizioni di opere di Raymond Pettibon, (ex) indie cool artist :))

      http://www.youtube.com/watch?v=YZRO7j5RMUM

  • @Abbondio: sì, ma falli questi nomi, e semmai argomenta questi nomi.

    Poi bisogna anche capire se il padiglione italia deve diventare una specie di ghetto dell’italianità o una padiglione che rappresenti cosa……

    a mio parere dovevano invitare solo luca rossi e lasciare il padiglione aperto e vuoto e vedere quello che succedeva…..non è forse l’atteggiamento italiano più interessante degli ultimi 20 anni e 20 mesi???

  • Lorenzo Marras

    I temi sono stati posti e non li ritengo semplici. Qualcuno ed è molto facile capirlo alludera’ a dei compitini facili facili ma personalmente ne dubito.
    Se non altro sono stati posti ed allora non mettiamo il carro davanti ai buoi e prima di emettere sentenza , vediamo come questi verranno INTERPRETATI e resi COMUNICABILI dai prescelti.

    Oh giusto perché non si dica che siamo Carogne a prescindere.

  • Cristiana Curti

    Posto che la cosa migliore di questa nota sono i commenti di morganthal e pandora, desidererei – a proposito dei costi di un padiglione “x” nella Biennale di Venezia che si comprendesse che trattasi non di fiera, né di normale mostra temporanea, ma di manifestazione che perdura per quasi 6 (dico sei) mesi. E inizia, come spese, assai prima dell’inaugurazione. Sei mesi durante i quali i “proprietari” del Padiglione (gli Stati) hanno l’obbligo di corrispondere il quantum necessario per:
    allestimenti e corrispettivo per i professionisti che progettano gli allestimenti
    assicurazioni delle opere e del personale ausiliario
    salario e contributi per guardiania e assicurazioni guardiania
    salario per allestitori e manutentori (o si crede che appeso un chiodo, tutto finisca lì?) e assicurazione allestitori e manutentori
    consumi (energia elettrica, in autunno eventualmente riscaldamento, condizionamento ecc.ecc.)
    Ciò al netto di:
    corrispettivo per curatore
    spese per trasporti su terra, assicurazione e movimentazione opere in laguna (sapete quanto costano i trasporti in acqua a Venezia? Io sì e sono folli)
    catalogo (o vogliamo farne a meno?)
    spese varie per viaggi e soggiorno di almeno alcuni giorni per curatore e artisti (o si pensa che la voga inaugurata da Sgarbi – ie. tutto a carico tuo, anche il catalogo – sia esempio da seguire?)
    imprevisti
    spese di segreteria padiglione, relazioni, comunicazioni

    e tutto quello che non mi viene ora in mente, ma che a qualcun altro salterà all’occhio se aduso alle mostre e affini.

    Si faccia un breve calcolo di tutto ciò moltiplicato per sei mesi di esposizione (e tralasciando il fatto che è ribalta internazionale) e poi mi si presenti uno solo che riesce a “fare” in Biennale (istituto che più pubblico non si può, quindi tutto deve essere fatto in chiaro e non con gli amici di Maria che ti vengono a montare i gazebo) qualsiasi cosa con meno di 600.000 euro. Ma deve garantire gli standards imposti dalla Biennale di guardiania e sicurezza oltre alla qualità della manifestazione.

    Lasciamo quindi perdere le considerazioni che lasciano il tempo che trovano intorno al presunto scandalo dei soldi “gettati” per una manifestazione del genere.

    • Walter Bishop

      Ringraziandoti per il plauso ai commenti :) credo che 600.000 euro di questi tempi te li fai bastare e non fai colletta 2.0, che fatta da una istituzione come la Biennale sfiora il grottesco. “Più pubblico di così non si può” non è, non è mai stato, sinonimo di trasparenza e cmq non vedrai mai articoli de il fatto o puntate di Report su ipotetici fatti e misfatti nel mondo dell’arte…

      • Cristiana Curti

        Questo è verissimo, e la mancanza di trasparenza nelle gestioni degli spazi pubblici è esattamente ciò che la mafia (camorra, ‘ndrangheta, perché se noi non ci pensiamo, loro sì che ci pensano a come far fruttare la cultura, e non in termini intellettuali) ha visto nelle nostre giunte: un bel gruzzolo da spartire senza che a nessuno importi di alcunché.
        In merito a come si può fare per raccogliere fondi, non mi scandalizzerei troppo, dopo che un governo ha permesso che fosse il gioco d’azzardo a sostentare la cultura (e gli operatori ne erano comunque grati). Quindi perché no il sistema di sostenersi con l’elemosina altrui? In Inghilterra è cosa che si fa da sempre, senza innovazioni lessicali particolari (già anglosassoni, peraltro).
        Circa invece le questioni inerenti i costi di una mostra di oltre sei mesi che ha necessità di diversi “lavoratori” costantemente impegnati nella sua manutenzione, farei un breve calcolo, se lo si sa fare, e poi ne riparliamo. Un guardiano assunto temporaneamente per sei mesi con turni di 6 ore al giorno quanto può costare, secondo te, fra stipendio, INPS, assicurazione, indennità, ecc. ecc.? Solo questa somma – che non è sostenuta dalla Fondazione – dovrebbe far capire quanto costa un “motore” simile. E non mi risulta che la Biennale abbia mai permesso salti di qualità, omissioni o evasioni particolari relativamente a questi argomenti (sicurezza, indennità, ecc. ecc.). Essendo veneziana, qualche cifra la conosco. Poi, se si vuole affermare che QUESTI costi sono troppo elevati, allora la questione è diversa, ma ciò coinvolge le nostre politiche sindacali e del lavoro.
        Forse ci si dovrebbe interrogare su quanto è l’indotto di Sanremo per la Rai (e non mi si dica che è la pubblicità) per motivare gli stipendi dei due conduttori, ad esempio. O pensiamo che l’Italia senza Sanremo non potrebbe stare, ma senza la Biennale di Venezia sì?
        Vantarsi di avere poco per un progetto culturale e di spendere poco per me non è mai stata grande cosa (anche se la realtà è questa). Sogno un Paese che conferisca onori ai suoi letterati e artisti e pari dignità economica. Quando un professore di matematica alle medie inferiori potrà guadagnare davvero più di un impiegato alle Poste (con tutto il rispetto per gli impiegati delle Poste), mi sentirò più garantita come cittadina.
        Ma non c’è speranza: se neppure la gente comune come noi, qui, che scriviamo su una sciocchezza qualsiasi, pensa che si dovrebbero garantire risorse almeno decenti alla cultura e all’educazione (tanto ce la si può fare con poco, sempre meno, sempre meno), non usciremo mai dall’impasse che ci fa regredire all’età della pietra e che per la prima volta nella storia dell’Uomo (e non scherzo) fa dell’Italia un fanalino di coda dei cosiddetti paesi industrializzati nella produzione e nella promozione della propria cultura.
        Vedi se almeno uno dei nostri ineffabili tromboni in questi giorni in ribalta preelettorale abbia mai dedicato un centimillesimo dei propri sproloqui a un progetto qualsivoglia per migliorare la condizione del nostro Patrimonio. C’è da sperare che arrivi qualche Rahja del rame dall’India che compri tutto e non se ne parli più. Colonizzati, ma salvi.

        • Walter Bishop

          Prima dell’India ci stanno pensando i cinesi, tranquilla :)

          Quanto al resto è troppo serio e non posso risponderti qui… è un discorso davvero articolato e complesso, la Biennale è solo un piccolo tassello e nemmeno così importante nel quadro generale.

          Cmq no, non c’è speranza (fortunatamente direi)

          • Cristiana Curti

            Temo che la Cina sia troppo astuta per pigliarsi una palla al piede come la gestione del nostro Patrimonio artistico. Non a caso punta sui nostri porti e sulle nostre aziende (quello che rimane dall’accaparramento della camorra & Co.). Ci vuole proprio un mega-tycoon che arrivi con uno stuolo di segretari-commercialisti e compri tutto senza pensarci troppo. Attualmente, gli Indiani sono fra i più ricchi e quelli più attratti dalla nostra cultura, ma, certo, qualche possibilità di scelta potremmo anche pretenderla…

          • Cristiana Curti

            Un’ultima cosa. Il tubare di morganthal e pandora è senz’altro più gradevole, e assai più “nuovo” delle livide scatarrate dei diversi astanti. Almeno Artribune è prònubo. Era, però, inevitabile la solita carrellata di sono-io-il-meglio-critico-d’Italia che già sputa la sentenza pollice verso. Dopo le ultime due edizioni (e quella di B+B proprio per le troppe parole e i pochi fatti perse un’occasione per proporsi diversamente dal solito e franò clamorosamente) è difficile far peggio. Un po’ di attenzione al contenuto e all’artista non può far male. Pietromarchi, poi, è bravo. E’ uno studioso. E’ serio, non è al centro del rutilante mondo della curatela. Dopo quello che ho visto due e quattro anni fa, mi aspetto un poco di pace, almeno. E chissà che non ne venga fuori qualcosa di buono, per una volta.
            Inoltre, quello che conta sono solo le opere. E fino a che non si vedono, parlare è un vero azzardo, se non una presunzione bella e buona. Si possono fare anche brutte mostre di Morandi, e alcuni musei italioti ne sanno ben qualcosa.

        • Walter Bishop

          La Cina si piglia cucuzza e cucuzzaro insieme :)

          Un celebre marchio di abbigliamento (moltiplicalo per n marchi e prodotti a cui aggiungi totale assenza di interesse per ecosostenibilità) fa produrre i suoi capi in Cina e i cinesi, quelli benestanti, amano quel marchio ma comprano in Europa e in Italia perché i prodotti, che sono fatti nel loro paese, costano meno che nelle boutiques che il marchio possiede nella loro terra… Genialmente perverso ma non a tempo illimitato… poi arriverà il crash

          • Cristiana Curti

            Concordo… mi aspetto però, a differenza di molti, un risvolto inaspettatamente positivo da questo stato di cose. Sono ottimista in questo senso.

        • Walter Bishop

          youtubare soprattutto :)

          Pandora dove sei ? :)

          • Pandora

            mando mail e tu non rispondi. te l’ho detto che torno su artribune solo per sanremo. :)))

      • SAVINO MARSEGLIA

        già, di questi tempi di miseria diffusa e di decadenza culturale…, bisognerebbe avere il coraggio di azzerare le risorse pubbliche e l’inefficienza per far rinascere, davvero e dal basso, l’arte e la cultura…

  • Il confronto a coppie può dare degli stimoli, l’uso del testo di Agamben mi pare più funzionale alla stampa straniera per usare un nome un poco famoso e che fa molto artistico anche se poi le scelte di questo filosofo lasciano sicuramente un poco di stucco…

    mi lascia perplesso vedere che ci sia un’ennesima mostra di un artista come Fabio Mauri che mi pare un poco sovraesposto o un Baruchello, ance lui appena visto a documenta,

    Forse un poco più di ricerca o di fantasia poteva dare proposte più valide,

    ma aspettiamo con curiosità

    divertente l’idea di crowd-funding, voglio proprio vedere quanto raccolgono..

    600.000 euro non sono pochi ma in confronto alle scorse edizioni …

  • Ri.Chi.

    Versa menti.

    no more philosophy, long life to credit cards.

  • piero

    Da sempre le opere degli artisti sono state commissionate da chi ne aveva i mezzi.L’idea di un’operare ,anche artistico, completamente slegato da una committenza ( finanziatore,curatore…) andrebbe coltivata in altri ambiti.Senza nome,ne luogo.
    C’è qualche zona franca dell’agire umano che puo coltivare un senso libero da tutti gli altri ( mercato,gratificazione dell’ego…) ?
    Quello dell’arte contemporanea mi sembra il luogo meno appropriato per trovare un senso “altro”.
    Non credo che l’arte possa cambiare.Forse puo maturare una diversa capacità del pubblico di leggere la realtà,arte compresa,senza ricorrere a quanto valori e definizioni comunemente riconosciuti stabiliscono a priori.

  • cane gatto

    certo che Paolini lo potevano lasciare a casa, dai senno diventiamo come Sanremo, sempre quei soliti che fanno robe iper prevedibili.

    • fausto

      perchè, noti una differenza tra il Padiglione Italia e il Festival delle canzonette di S. Remo? E’ la stessa becera industria “culturale” direbbe M. Duchamp…

  • Paolini è il marchio dello storico,

    un poco come Mauri e Baruchello,

    il datato che fa cultura se non come si giustificano gli altri …

    Paolini concettuale da aperitivo

    Mauri l’impegnato prezzemolato del momento

    e Baruchello l’alternativo per tutte le stagioni..

    via l’antipasto è pronto ora andiamo con i primi…

    d.o))))))))))))

    • fausto

      In definitiva, sarebbe dunque un padiglione italico di artisti attempati che saranno esibiti nella cucina dell’arte, come ultimi antipasti nostrani ?

    • Astrid

      Sempre le solite minestre, però ripassate a fuoco basso, secondo la ricetta dello chef-curatore che va bene sia Vice che Versa.
      Aspetto l’inaugurazione per ammirare il food design, che di solito intorta e confonde i sapori.
      Digeribilissime.

  • Ri.Chi.

    @Cristiana Curti
    Qualsiasi progetto prevede un budget. E’ una delle componenti necessarie per portare a conclusione idee realizzabili. Il buon Sant’Elia progettava città fantastiche, sulla carta, non si preoccupava di quanto acciaio, vetro o cemento occorresse per edificare le sue visioni. Sulla carta.
    In questo caso, una pubblica istituzione, mette a disposizione 600.000euri per progettare e realizzare una esposizione di opere d’arte.
    Sono pochi? Sono abbastanza? Non mi interessa, non sono stato incaricato di svolgere il tema. Quel che mi interessa, è che nella presentazione di questo progetto viene messa in evidenza la scarsezza di fondi. Ancora a rimestare il cucchiaio nel barattolo di questa melassa? Qualsiasi telegiornale mi racconta questo, da anni.
    Personalmente mi aspetto o forse meglio dire: pretendo, da una istituzione come la Biennale di ricevere stimoli ed idee nuove per affrontare meglio il futuro.
    Che in Italia ci sono i Guelfi e i Ghibellini, non credo d’essere l’unico a saperlo.

    http://www.youtube.com/watch?v=jhdFK8VQOlM

    • Cristiana Curti

      Non mi pare che “nella presentazione di questo progetto viene messa in evidenza la scarsezza di fondi”, quanto il fatto che, per sopperire a costi standard che a quanto pare nessuno conosce (altrimenti non parlerebbe) si renda necessaria una colletta extra. Non credo proprio che al capitolo Padiglione Italia (almeno quest’anno) le voci più sostanziose provengano dalle spese per artisti e curatore. Del resto anche nelle scorse edizioni i curatori avevano provveduto, attraverso un sistema piuttosto che un altro, a portare mercede in forma di sponsors. Non è meglio una anonima colletta che un marchio a cui dover poi contraccambiare in qualche forma (anche se si benedicano le sponsorizzazioni, sia chiaro). Qual è il problema? E quale sarebbe il telegiornale che racconta il rimestamento di questa melassa? Si vede che vivo altrove, o non seguo i programmi che vedi tu, perché della Biennale se ne parla poco e male OVUNQUE in Italia, tranne che in poche isole di benessere.
      Di certo comunque c’è che alla comparsa di una cifra qualsiasi (alta, bassa, media, QUALSIASI) si innalzano i cori dello scandalo. Io sospetto che se qualcuno se ne uscisse affermando che costruirà un Padiglione Italia con le cassette della frutta e come guardiani i cugini tutti, arriverebbero sino al cielo i cori di insulti per il poverino che ci farebbe fare la figura della serva.
      Infine, non comprendo cosa intendi per “Personalmente mi aspetto o forse meglio dire: pretendo, da una istituzione come la Biennale di ricevere stimoli ed idee nuove per affrontare meglio il futuro” perché io in Biennale non pretendo nulla ma cerco solo buona arte, tant’è che buona arte serve per affrontare già il futuro.
      Poco o tanto che ci sia da spendere, ciò che importa sono solo le opere.

      • Walter Bishop

        ciao Cristiana,

        sbagli secondo me a perorare la causa della colletta 2.0 per un’istituzione come la Biennale e credo tu sappia bene che sponsor ce ne saranno eccome. E non credo sia sbagliato aspettarsi da una Biennale stimoli e idee, così dovrebbe essere, a partire dalla “buona arte”. Sarà un padiglione modesto ma decente a mio parere, ed è già qualcosa. Personalmente sono molto più curioso di vedere cosa farà Sieni con il suo settore. Sarebbe bello se ogni tanto apparisse un’idea criticamente forte e che rivoluzionasse la formula come talvolta è stato in passato, ma gli Harald Szeemann non si trovano agli angoli delle strade.

        • Cristiana Curti

          Ben detto.

  • dillo

    salve Cristiana, è inutile parlare con chi non vuole ascoltare perchè vuole sentire solo la propria voce che insulta tutto e tutti, artisti, curatore, ente biennale, sponsor, mecenati, ecc. d’altronde il sito che ci ospita in questo momento è specializzato nel fomentare inutili polemiche contando su uno zoccolo duro di gente fallita che odia chiunque riesca a fare ciò che loro non possono. Le tue parole sensate cadono in un baratro di invidie e frustazioni senza fine. Perciò asteniamoci e lasciamo decantare la rabbia.

  • Ri.Chi.

    Oibò.
    Se riferito al mio commento precedente, non mi pare d’aver insultato proprio nessuno. Ho semplicemente scritto che una delle voci che compongono un progetto è il budget.
    Un buon progetto rispetta i parametri imposti dalla committenza.
    Quando il Panseca allestiva i faraonici congressi del Partito Socialista Italiano, non si preoccupava di quanto avrebbe speso. Sono finiti quei tempi, per fortuna, mi permetto di affermare. Ora servirebbe un poco di fantasia.
    Provo a riscrivere perché forse la metafora è risultato essere troppo ardita. Sono stanco di sentirmi ripetere dai mass media che viviamo in un periodo di crisi economica. Mi piacerebbe che gli intellettuali offrissero una visione leggermente più ampia. Gli stimoli che pretendo come cittadino, che con le tasse finanzia una istituzione pubblica volta a valorizzare l’arte, sono ben distanti dal vuoto di idee che ci ha regalato la scorsa edizione. Se le premesse per la prossima, sono quelle che ho inteso, dal comunicato stampa che in questo come in altri siti ho letto. Beh mi permetto di commentare negativamente. Gradirei non essere definito frustrato, invidioso o quant’altro solo ed esclusivamente perchè ho il piacere di esprimere idee mie.
    I due commenti di *Cristiana Curti* e *dillo* dimostrano ampiamente che in Italia la dialettica proprio non sappiamo neppure cosa sia. La contrapposizzione sì, quella ci appartiene. Il rimanere avvinghiati ai propri convincimenti; uomini o caporali, tortelini al brodo o con la panna, rossi/neri, Bartali/Coppi. La questione però, appena si esce dai confini ci si accorge di quanto varia sia la nostra cultura. Di quante incredibili sfaccettature risiedono nel nostro vivere comune.
    Al momento le opere non le ha vedute nessuno, anche io come immagino tutti, mi auguro di poter vedere buona arte, ma il topic in questa discussione si ferma alla presentazione del progetto.
    A me come italiano, mette tristezza che una pubblica e gloriosa istituzione vada con il cappello in mano a Nuova York per fare la questua. Non siamo capaci di allestire un padiglione con i fondi che abbiamo oppure si tratta dell’ennesima conferma di una strategia politica che utilizza la comunicazione di massa per fini propri?

    Ha ragione signora Curti, il goal di Turone era valido.

    • Cristiana Curti

      Da gretta quale sono, le rispondo, quindi. Non mischi ciò che pensa di Bartolomeo Pietromarchi (dato che se già ora è deluso lo si dovrà al fatto che non gradisce critico e scelte del critico, mi fingo, a meno che non abbia una palla di vetro e allora qui mi fermo) con ciò che si deve fare per sopperire a problemi di budget (che hanno tutti, non solo il Padiglione Italia, stia sicuro). E’ lei che imposta la questione mischiando le carte poco chiaramente. Ma tanto che importa quel che noi scriviamo qui. Una macchina lavorativa, che lei lo desideri o meno, procede come deve procedere. Io preferirei fare bella figura, invece di avere robaccia da mercato delle pulci come due anni fa. Allora mi permetta un’ultima chiosa, dato che non so neppure chi sia Turone (ma comunque ha ragione lei, signor RI.CHI.), rimanga sul pezzo, inghiotta per il momento ciò che lei ora afferma essere quel che non l’aggrada dell’operazione (che si debba far questua per andare avanti), attenda di vedere le opere. Indi, Sperando lei non sia prevenuto, ritorni da queste parti e ci dica cosa ne pensa della nostra partecipazione alla Biennale di quest’anno, Ci conto. Io le prometto imparzialità, per quanto posso. Comunque, si rilassi: se la questua la fa anche il British Museum (e decine di Istituzioni di enorme importanza in Europa, per non parlare degli USA) forse possiamo permetterci di chiedere l’elemosina anche noi. Magari ci sganciamo da qualche potentello di turno che alla BIennale non ha mai fatto bene. Se non è d’accordo, la invito a ospitare nel suo appartamento le meravigliose opere della scultrice (svizzera!) Cordelia Von der Steinen, moglie di Cascella, che l’ex ineffabile ministro della cultura Bondi chiamò a rappresentare l’Italia nel Padiglione sgarbiano quale sua scelta personalissima e imparziale…

  • …e siamo solo alla presentazione del progetto!! Possiamo già immaginare il profluvio di fango ed improperi del giorno dopo l’inaugurazione! O forse no: Pietromarchi non è politically incorrect come Sgarbi (o non lo è abbastanza) : farà un Padiglione Italia, carino, intelligentino, ammodino, che non strapperà ohhh!, gridolini, insulti o anatemi ma consentirà ai più di dire “beh! però, noi Italiani abbiamo sempre dello stile!”, non farà vergognare nessuno di essere Italiano, farà incavolare, ma silenziosamente, la stampa estera che (forse) per una volta non potrà usare gli stereotipi sul l’Italia e gli Italiani che tanto ama “a prescindere”… insomma un Padiglione “comment il faut” che, fra tre anni, tutti avranno dimenticato, mentre si continuerà per lunghi anni a venire a vituperate ed esecrare, a vergognarsi debitamente, a dissociarsi scandalizzati, dall’ignobilmente, barbaramente, beceramente, maleducatamente, inelegantemente, incoltamente, rivoluzionario Padiglione(ni) Italia 2011

  • Walter Bishop

    quindi non si può commentare con i video ? Non erano messi a caso, magari guardateli prima…

  • Lorenzo Marras

    Non riesco a capire perché bisogna scaldarsi cosi tanto.
    Io sono d’accordo con Cristiana perché è una persona seria e sa cosa dice quando parla di spese fissate in modo inadeguato nel Budget; ma dico cosa gli viene a favore se lo dice ? si vede che gia’ a partire da quelle spese si rende giustificatamente conto che l’esito potra’ rivelarsi una ennesima pagliacciata e noi poi ad andare addosso senza capire chi sono poi i veri responsabili.
    E’ come se pretendessimo da un chirurgo che operasse anziché con il bisturi e tutte le attrezzatrure con forbici e sega.

    Bisogna aspettare come gli artisti interpreteranno i temi ma anche , santo dio se lo potranno fare con i soldi adeguati, altrimenti è solo fare polemica per partito preso.

  • diavola vettese

    io avrei invitato artisti giovani tipo Giulio Squillacciotti, Diego Marcon, Lia Cecchin, Michele Bazzana, Nicola Nunziata, Lorenzo Scotto di Luzio e così via.

    non i soliti dinosauri tardopoveristi.. bastaaaaa

    • loggia triveneto

      si magari con un bel testo critico del Trota

      • diavola vettese

        ahahahaha e una cocuratela di andrea diprè e lapo elkann… :D

        • loggia triveneto

          certo! certo per coreografare i nuovi spaccati di italianità che solo questi artisti sanno proporre! periferie, tradizioni popolari, l’obesità infantile e i lupini delle feste di paese !

  • loggia triveneto

    certo! certo per coreografare i nuovi spaccati di italianità che solo questi artisti sanno proporre! periferie, tradizioni popolari, l’obesità infantile e i lupini delle feste di paese !

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