Prove di Biennale per Gioni, che con Fondazione Trussardi porta Cyprien Gaillard a Milano: mostra da dieci, allestimento da lode, qui avete foto e video. E sugli inviti in Laguna scherza così: “sicuramente non ci sarà Tintoretto!”

Se ne va via in dribbling Massimiliano Gioni, ormai abituato all’intervento rude dello stopper tignoso. Da che gli è stato assegnato il ruolo di top player per la prossima Biennale di Venezia, il refrain è sempre il solito: la salve di domande, richieste di anticipazioni, nomi da buttare in pasto alla cronaca si susseguono fastidiose […]

Gaillard, Trussardi, Gioni

Se ne va via in dribbling Massimiliano Gioni, ormai abituato all’intervento rude dello stopper tignoso. Da che gli è stato assegnato il ruolo di top player per la prossima Biennale di Venezia, il refrain è sempre il solito: la salve di domande, richieste di anticipazioni, nomi da buttare in pasto alla cronaca si susseguono fastidiose come una marcatura di Paolo Montero. Ma Gioni, abbonato al sorriso facile, si libera con facilità: resiste al rischio di lasciarsi sfuggire qualcosa e se la cava con una battuta. Perché se proprio non vuole dire chi ci sarà, almeno faccia il nome di un escluso: “Tintoretto!” spara, e chissà se a Bice Curiger nel frattempo fischiano le orecchie.

Scherzi a parte il suo passaggio in quel di Milano suona come un allenamento in vista dell’appuntamento lagunare. Perché Rubble and Revelation, personale di Cyprien Gaillard alla Caserma XXIV Maggio, nuovo appuntamento con il contemporaneo sostenuto da Fondazione Trussardi, ha tutti i crismi della mostra che non ti scordi; di quelle che, per intenderci, in Biennale vedresti bene. La location, ex panificio militare, offre fascino a sufficienza; Gaillard, nome già pesante a dispetto della giovane età, porta un progetto inedito, maturo e complesso: quasi un site-specific, un’indagine non convenzionale sul tema della disgregazione del tessuto sociale. Ma soprattutto su ciò che resta, una volta passata l’ondata della distruzione.

Tutto è al posto giusto, insomma, compreso il commento sonoro originale, un loop dalla struggente carica emotiva in pura salsa Popol Vuh: se questo è un saggio di cosa Gioni pensa sia una mostra, a Venezia avremo di che essere soddisfatti…

– Francesco Sala

 

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Francesco Sala è nato un mesetto dopo la vittoria dei mondiali. Quelli fichi contro la Germania: non quelli ai rigori contro la Francia. Lo ha fatto (nascere) a Voghera, il che lo rende compaesano di Alberto Arbasino, del papà di Marinetti e di Valentino (lo stilista). Ha fatto l'aiuto falegname, l'operaio stagionale, il bracciante agricolo, il lavapiatti, il cameriere, il barista, il fattorino delle pizze, lo speaker in radio, l'addetto stampa, il macchinista teatrale, il runner ai concerti. Ha una laurea specialistica in storia dell'arte. Ha fatto un corso di perfezionamento in economia e managment per i beni culturali, così sembra tutto più serio. Ha fatto il giornalista per una televisione locale. Ha condotto un telegiornale che, nel 2010, ha vinto il premio speciale "tg d'oro" della rivista Millecanali - Gruppo 24Ore. Una specie di Telegatto per nerd. E' molto interista.
  • morimura

    Confuso i file e pubblicato le immagini di The Others?

  • luca rossi

    Francesco Sala, mi sembra una sviolinata tremenda. La mostra affascina solo perchè il luogo è suggestivo, ma le opere sono prive di personalità e il tema della distruzione penso che sia la cosa più banale che ci possa essere. Ma il problema è che il mezzo è il messaggio, ed è una certa idea di mostra che NON FUNZIONA PIU’. Gioni lo sa, ma fa buon viso a cattivo gioco, cercando di fare il meglio che può, e ovviamente ci riesce essendo persona intelligente.

    L’11 settembre segna un giro di boa fatale per i giovani dell’arte contemporanea, una data simbolica. Dopo il 2001 non abbiamo più personalità forti, prima avevamo avuto i nipotini di warhol (cattelan, hisrt, sierra, eliasson, creed, murakami, ecc ecc). Ma il sistema deve pur continuare ad esistere ed ecco questi inviti forzati, stiracchiati, che non hanno nulla a che fare con altri inviti precedenti. Le opere in sè passerebbero inosservate in qualsiasi galleria di paese, in qualsiasi fierucola indipendente.

    Perchè la prima distruzione sarebbe quella di un certo ruolo di artista, ma i committenti di Gioni (perchè è lui il vero artista-regista) si aspettano ancora certe cose e lui gliele deve dare.

    lr
    http://whlr.blogspot.com/

    • Davide W. Pairone

      certo che Rossi sarà anche una personalità “fluida” (sic) ma in quanto a frasi fatte e stereotipi è monolitico. Ormai non c’è più nemmeno differenza fra i nipotini di Duchamp e quelli di Warhol…ma poi spiegatemi che c’entra Eliasson con la brillo box…

      • Un maestro italiano

        C’entrano eccome! Eliasson è il nipotino di Warhol, e quindi mette in atto una spettacolarizzazione dell’opera che lavora su più livelli partendo dal livello pop. Lui rimette in scena elementi della natura quali luce, nebbia, riflesso, ecc ecc. E’ il nipotino di Warhol fissato con le scienze naturali…

        Warhol, insieme a Beuys, sono i figli di Duchamp. Sono certamente una stessa famiglia (Elissson usa i ready made della natura) ma persone diverse. So queste cose perchè ci corrispondo spesso con Luca Rossi.

        • Davide W. Pairone

          Ok allora essere i nipotini di x significa semplicemente avere una vaga conoscenza dell’arte nel ‘900. Insomma, da chi lamenta l’assenza della critica in Italia mi aspetterei criteri euristici un po’ più raffinati. Ah vabbé ma siete fluidi (io direi più melmosi)

          • Un maestro italiano

            Raffinati…le opere di Eliasson sono il corrispettivo dei Brillo Box rispetto al consumo di massa e al feticismo per tutto ciò che è proveniente dalla natura…pensa alle cascate artificiali a New York (con spese immense di energia elettrica..sic)

            A essere troppo raffinati, come te, non rimane poi niente, attento. :)

          • Cristiana Curti

            Il problema è proprio questo, gentile “maestro”: mancanza di raffinatezza (intellettuale) e capacità di analisi storica ci hanno condotto dove siamo ora, quasi in coda nella storia (e della critica) dell’arte mondiale.
            Mi pare siamo giunti al capolinea (per sfinimento e mancanza di argomenti) del rappattumare citando questo e quello senza neppure capire che si va dicendo. Davide è uno dei pochi che si salva e tiene alta la bandiera della nostra cultura. Quello che ha fatto sino ad ora (in questa valle di lacrime) è eccellente, altro che chiacchiere.
            Vedremo cosa rimarrà davvero di questo farfuglìo da poche ore (pochi minuti) di lettura su wikipedia. Eliasson nipotino di Warhol, a sua volta nipotino (anzi, figlio) di Duchamp. Che genealogie, perdiana. E Paperino e Topolino dove stanno: nei rami secondari? Nelle unioni fra non consanguinei?
            E dove mi piazza allora, solo per fare uno di mille esempi, l’altro tizio della luce e della mìmesi della natura, anzi dell’arte che si fa negare perché sottrae forza alla natura, Bruno Jakob? Un cugino di secondo grado? Un parente acquisito di cui nessuno si fa carico? Un adottato? O si citano solo i nomi “cool” e di questi si fanno enciclopedie del nulla?
            Ma di che stiamo cianciando?

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Luca, prima di sparare proclami al vento, l’odierno sistema dell’arte arte bisogna sforzarsi di conoscerlo a fondo: il ruolo dell’artista non esiste più, perchè è già stato distrutto dal sistema autorefernziale e dal mercato finanziario speculativo.

      Hai mai provato a chiedere ad un “artista” che cosa distingue una scimmia da una proscimmia o quante gambe ha una locusta? A questi artisti gonfiati dal mercato speculativo, vezzeggiati da curatori cicisbei, da galleristi, da critici e da giornalisti di cronaca d’arte, manca proprio lo spirito d’osservazione della realtà. Questi vivono sotto il manto protettivo di un artsystem paludoso e di un’astratta “Arte” lontana anni luce dalla vita quotidiana delle persone.

      • Davide W. Pairone

        Ringrazio Cristiana per la difesa, eccessiva, della mia posizione. Non posso dire di aver fatto nulla in ambito critico ma di certo ho avuto rispetto per gli artisti e non ho mai azzardato genealogie strampalate come questa, suggerisco al Maestro di argomentare meglio, magari ci illumina sulle assonanze fra Sehgal e Bacon o fra Richter e Gormley, Lopez Garcia e Gabriel Orozco e via così, tanto ormai la critica è un hobby da dopolavoro

    • Fred

      Io la mostra l’ho vista, c’erano due video molto belli e non era male il sonoro, ma non certo una mostra da strapparsi i capelli. Una mostra carina e nulla più. Se fossi interessato alla disgregazione dei tessuti sociali aprirei un libro di sociologia non andrei a vedere una mostra d’arte contemporanea. Concordo, il tema della distruzione o della catastrofe è trito e ritrito, è uno dei cavalli di battaglia di Hollywood già da molti anni.

  • morimura

    decisamente ben detto Luca…Sala è di una piaggeria imbarazzante.

    • un critico italiano

      Concordo..un fan sfegatato di tutto quanto è istituzione..Francamente un giornalismo di questo genere interessa poco. Alessandra Mammì sull’Espresso, tanto per fare un nome, basta ed avanza

      • francesco sala

        “fan sfegatato di tutto quanto è istituzione”?
        si vede che non legge bene quello che scrivo…

  • Lo volevate Gioni in Italia? Eccovi serviti!

    Cheppalle le mostre in luoghi abbandonati/dimenticati; inoltre allestite con opere inesistenti.

    Con tutti i soldi che hanno a disposizione, sarebbe ora di smetterla di fare i finti modesti e di far credere che “povero” è bello e cool.

    Lo volevate Gioni in Italia? Eccovi serviti!

    PS: Dire che la Trussardi (nelle foto) era imbarazzata, è dire poco…

  • Giulia

    Gioni c’è sempre stato in Italia…quoto Luca Rossi o chi per lui.
    Per la Biennake Gioni inviterà i soliti 7-8 giovani artisti italiani (anche se poi hanno 40 anni). Immagino un monumento momentaneo della Favaretto, 2 di Zero, 3 di De Carlo, 2 di T293 (come non invitare i Claire Fontaine che vanno bene per tutte le sta-GIONI e rendono il curator ancora più cool), e poi 2 outsider perchè Gioni è furbo e vuol far vedere che è anche inaspettato. Poi ovviamente il titolo Palazzo Enciclopedico è il solito titolo tipo “fare mondi” o “illuminazioni” dove ci può stare dentro tutto e il contrario di tutto…facile fare oggi il curatore. Non ti possono neanche NON votare alle prossime elezioni. L’unico che dovrebbe invitare per un senso di lealtà e coerenza rispetto questi ultimi anni di arte italiana, è il profilo fluido di Luca Rossi…ma non lo farà perchè in Italia ci piace farci del male e fare i provinciali che vivono negli stata.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      LA BIENNALE DI VENEZIA E’ UN BARACCONE DISPENDIOSO !!!
      Vorrei proporre di vedere la questione Biennale in termini diversi: è un evento inutile, rappresenta la fine di un modello tradizionale di intendere la fruizione e la prestazione comunicativa dell’arte. E’ un Luna Park, o baraccone dispendioso, in un’epoca di media, di comunicazione generalizzata, di contatti allargati di messaggi veloci, in cui anche il lavoro dell’artista manifesta un’indole essenzialmente “antibiennale” su grande scala, che contraddistingue ormai non solo l’industria culturale, ma anche ogni anfratto, ogni forma dell’esperienza creativa individuale.

      L’interconnessione dell’arte nella rete non è un fenomeno di pura rappresentazione del lavoro dell’artista, ma è produzione di mondo. Il valore d’uso dei contenuti, le informazioni producono artefatti e un valore d’uso allargato di cui i fruitori famelici ne possono fare anche uso. Il linguaggio virtuale agisce come un effetto di sovraccarico dell’attenzione sociale. Sta a noi scegliere le informazioni giuste!

  • Gino

    Ma la Trussardi sembra una Moldava!

  • Lorenzo Marras

    mah non invitera’ Luca Rossi perche’ è gia’ scritto in partenza che questi recitera’ un perfetto rifiuto. Perche’ quella di Luca fino a questo momento è stata una recitazione di fuori-coro. A volte qualcuno gli getta l’osso e Lui non perde occasione di strofinarselo in specie quello di Artribune che gli ha offerto un inserimento nel penultimo numero .
    Luca è un personaggio che sempre piu’ regge la candela e basta.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Lorenzo, che cosa possiamo dire: Luca è una figura ornamentale, innocua, tanto per fare il solletico o accarezzare l’orecchio al salotto buono dell’arte, pari a quelle delle colonne che reggono il tempio!

      Un saluto alla tua bella Sardegna.

      • Lorenzo Marras

        ciao savi’, a buon rendere , ogni bene per te.

  • Un maestro italiano

    Io penso che Luca Rossi stia sviluppando una certa concezione di opera-mostra-museo. E a questo integra un’ opinione critica che non è certo il Vangelo, ma che propone una tesi…in attesa -spesso vana- di antitesi e poi sintesi. Sintesi critiche che servirebbero tanto al mercato e alla qualità. Intesi che l’arte è solo una palestra per allenare tutto il resto. Rossi dialoga lealmente con il potere ma non è asservito e questo lo fa emarginare in Italia…perchè crearsi problemi invitandolo?

  • Lorenzo Marras

    Maestro la sua lezione è quanto meno anomala perch è si riduce ad indicare ed insegnare al come ci si fabbrica per se delle prigioni. Eh , dovrebbe vigilare sulle parole che usa, stia attento : sintesi critiche sembrerebbero dei compromessi se le si declina come orizzonte al MERCATO e per di piu’ con l’ausilio della strana locuzione di QUALITA”, che se la colgo insieme a MERCATO non posso non pensare che come subordinata ad esso.
    Ma non esiste nessun problema nell’invitare Luca, anzi, è richiesto l’invito altrimenti che senso avrebbe la sua funzione di Outsider? come si esplicherebbe il suo recondito privilegio nel mostrarsi tale, se non nel RIFIUTARLO . Anche il rifiuto, Maestro, è un atto che cela un esercizio di potere PERCHE’ le forme del potere sono sconfinate e giorno dopo giorno si affinano sempre piu’.

  • ermione

    Ma non potete godervi la bellezza della mostra e smetterla di pontificare? Pienamente d’accordo con Sala.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Ermione, è un bel nome! Non si tratta di pontificare nessuno ! Quello della “bellezza” è un giudizio individuale, dal momento che essa riveste canoni o una posizione autorevole dentro un sistema di valori condivisi o rispetto alla conoscenza specifica dell’idea di “bellezza” nella storia dei linguaggi visivi. Questo è sufficiente a evidenziare l’erroneità, o la presunzione di godere la “bellezza” in una mostra

      • ermione

        che noia…

  • erica

    Questa fotogallery distruggerebbe qualsiasi mostra.

  • Lorenzo Marras

    oh Ermione ha ragione , trovo la Tressardi quanto mai graziosa, non so perche’ ho avuto sempre un debole per quella femminilita’ domestica serie USA , quella dei telefilm per capirci.
    Lo so lo so, sono un Provinciale , ammetto la colpa.

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Caro Lorenzo, se ogni epoca produce i suoi specifici modelli di bellezza femminile, io preferisco le donne formose mediterranee, quelle che odorano di grano e sprigionano phatos.

      • paperina

        ecchissenefrega non ce lo metti? ma di cosa state parlando? siete imbarazzanti…
        se dovete commentare la mostra parlate di quella, tutto il resto che state scrivendo si commenta da solo. siete tristi…

        • Lorenzo Marras

          Paperi’ datti una calmata , noi dicevamo proprio cose carine verso la mostra dicendo che “ci piace”(alla faccia di Luca). Alla buonora, ora non si puo’ nemmeno proferire un complimento in Artribune.
          Triste sei tu, cosè Gastone non ti rimorchia piu’?

  • Tommaso Sgricci

    ah come sarebbe bello se i commenti fossero scritti in italiano! (off topic, lo so. a me la mostra è piaciuta comunque.)

  • “off topic”…io penso che “Giulia”, “un maestro italiano”, “morimura” ed alcuni altri siano Luca Rossi, che non sarà un “collettivo” ma che mette in campo tanti di quei “fake” (come avrebbe detto qualcuno che non nomino) da diventar legione … e quel che noto è una certa insistenza sua e dei suoi “alter” nel sottolineare come “Luca Rossi alla Biennale sarebbe come il cacio sui maccheroni!”
    Sia chiaro, se Gioni o Pietromarchi lo invitassero sarei ben felice per lui! sarebbe il coronamento di tre anni d’intensa auto promozione e vorrebbe anche dire che la “realtà virtuale” diventa sempre di più il luogo dove “le cose” non solo si “vengono a coniscere” ma dove, addirittura, accadono!
    Tornando al tema, non posso che sottoscrivere parola per parola il commento di Cristiana ed unirmi a lei nell’elogio di Davide.

  • Morimura

    Luciano Gerini e’ talmente innamorato della propria voce ( scrittura) da pensare di essere il depositario della verità. Certo che però così poi si scrivono cazzate non male, tipo quella di associarmi a Luca Rossi. Questo pseudonimo “morimura” lo uso da parecchi anni prima dell’esistenza di quella Mosca molesta, gran parte delle volte gli do contro per la pochezza di idee, per la povertà di espressione, per la poca originalità in generale, ancora molto legata a certi schieramenti e a certe vacche sacre. In questa occasione ha detto però una cosa sacrosanta e condivisibile su Gioni, Galliard e il giocattolino Trussardi, e siccome sono intellettualmente corretto mi son sentito di riconoscerglielo…ritrovandomi così etichettato fake!!! È per la cronaca penso che Luca Rossi dovrebbe tornare al liceo, altro che Biennale

    • …scusami, ma io ho raramente letto tuoi commenti in precedenza e l’anonimato lascia spazio all’immaginazione… Luca Rossi è stranoto per “mettere in campo” alias di supporto e comunque ho usato il termine fake in modo ironico e senza alcuna intenzione di offesa. Io non sono innamorato del mio scrivere, più di quanto non lo sia chiunque segue questa zine e ha voglia di esprimere un suo commento/idea/dubbio/considerazione quanto alla verità, se tu mi conoscessi appena un po’, sapresti che l’ultima cosa che penso di me stesso è di esserne “portatore” e che son molto più interessato ed orgoglioso dei miei mille dubbi che delle mie pochissime certezze. Prendo atto che non sei LR e ti chiedo nuovamente scusa se la cosa ti ha offeso!

      • Morimura

        Vorrei vedere te, se ti dessero del Luca Rossi!!!

        • …avrei detto : “mi spiace, ti sbagli, non son io” ma, per evitare, ho sempre usato il mio nome e cognome …

          • Morimura

            La mia risposta era scherzosa…

        • jupiter

          siete tutti delle mezze calzette!

  • dusts

    La mostra è brutta e non ha contenuto. Ho sentito commenti pessimi di tutti i più importanti curatori che però ufficialmente sorridono e si astengono dal fare commenti.

    D’altra parte, visto che Gioni sta mettendo tutte le sue energie sulla Biennale, gli possiamo perdonare questo “piccolo” fallimento.

  • No, dico!

    Sono appena tornato dal pub (vado al pomeriggio perchè è semivuoto e per riposarmi dagli appuntamenti) , ed il mio amico pugliese mi ha detto che non mette il parmigiano sulle tagliatelle ai porcini!!!!

    MA STIAMO SCHERZANDO?

    Ma dove andremo a finire?

  • pietro c.

    incredibile luca rossi fa tanto polverone e poi rimpiange creed, hirst, eliasson ecc… si vede che era un assiduo lettore di flash art. questo sono i classici artisti di flash art anni 00…che povertà. ma dico invece di continuare questa cantilena dell’11 settembre vai ad informarti su gli artisti che hanno lavorato e non sono stati “pubblicizati” da politi. ti sei costruito dei mulini a vento caro luca rossi.

  • Un maestro italiano

    Avete ingolfato i commenti e non si capisce più niente. Non sono Luca Rossi nemmeno io, ma vi rimando al secondo commento di questa colonna che mi sembra avere senno.
    Per quanto riguarda la critica raffinata, non mi sembra questa la sede: pairone e curti, se voi foste così colti e raffinati lo capireste. Non mi sembra che Luca Rossi rimpianga gli anni 90 o Politi (mai letto queste parole): dice che un pubblico abbandonato apprezza ancora quei valori pop e oggi opere come giostre per adulti (vedi Saraceno all’hangar, ancora mostre sulla pop art, Deller che propone Stonehenge gonfiabile ecc). Il livello idiota di questi commenti (anche il mio) fa la fortuna dei Gioni e dei Binami….

  • pietro c.

    “Dopo il 2001 non abbiamo più personalità forti, prima avevamo avuto i nipotini di warhol (cattelan, hisrt, sierra, eliasson, creed, murakami, ecc ecc). ” questo è quello che ha detto rossi. li chiama personalità forti. credo che sia un pò limitante come elenco, e poi ti rassicuro che questi commenti non contano proprio nulla al di là del livello culturale.

  • Un maestro italiano

    Perchè cosa conta???? La mostra dalla Trussardi o le rivistine in bianco-nero tipo Moussoscope?

    Rossi quando dice forti si riferisce agli obbiettivi del committente Trussardi, non a caso sono artisti passati per la Trussardi e che spesso lavorano con Gioni. Ma cosa abbiamo in alternativa dopo il 1989? Artisti che abbiano un senso e un seguito, dive stanno? Tolti i recuperi dagli anni 70 o le copie di arte povera, alla Arienti se vogliamo.Dimmelo tu?

    Dopo il 2001 vedo Sehgal, e poi Fischer che continua la tradizione anni 90 avvicinandola saggiamente ad una fiamma. Poi ci sono giovani presuntuosi ed inutili che rubano, propongo standard e fanno ottime PR (Vo, Fujiwara, Tris Vonna Mitchel). In Italia va molto la citazione spudorata, concettuale -Arena, Biscotti …- o formale -Tolone, Barocco, …-. A me sembra che l’alfabeto di Luca Rossi riesca a trovare finalmente un seguito originale a quegli anni 90. Ovviamente facendo anche una critica sincera viene emarginato.

  • pietro c.

    iniziamo col dire che semmai la citazione formale degli anni 70′ la fanno Arena, Biscotti ecc.. (ormai diventati un’ossessione per voi), comunque mi spieghi quale sarebbe l’alfabeto di luca rossi? secondo te l’opera effimera ed immateriale è una sua invenzione…ma finiamola per cortesia. è roba vecchia anche quella (anni 70′).
    nel suo blog ci sono foto di spazi espositivi con le opere d’arte coperte con un intervento photoshop….mi sembra abbastanza banale come idea, non credi?
    e ancora mi spieghi perchè vuole comunque arrivare alla biennale?
    se ci tiene a coinvolgere la gente potrebbe fare l’artista di strada, andare nei supermercati o nelle stazioni dei treni o nelle scuole…no?

  • Davide W. Pairone

    Sarà, ma io continuo a leggere banalità (anzi solo banalizzazioni) da parte di rossi e dei suoi estimatori (?) tipo Arienti fa copie di Arte Povera o Creed e Eliasson si rifanno a Warhol. Credo che senza argomenti frasette come questa siano semplici insulti al lavoro ed alla ricerca. Il problema della critica è proprio questo pressapochismo, questo sentenziare, insomma la grana grossa del pensiero e delle parole. Tutto il resto (valore, mercato, luna park ecc) è conseguente

  • Giancarlo Prucci

    Pairone, non è questa la sede per la tua critica raffinata. Luca Rossi o chi per lui devono sintetizzare concetti veri e che vanno sviluppati altrove. Vedi lo strumento del blog.

    Per Pietro: in arena e biscotti PREVALE la citazione concettuale, ed è ovvio che esista anche una componente formale. Mentre in Tolone e altri prevale il dato formale….non facciamo i peli alle mosche in questa sede.

    Luca Rossi viene guardato superficialmente perchè si ha paura di Luca Rossi. Propone progetti che vivono una fibrillazione tra materiale e immateriale, tra esperienza diretta ed esperienza mediata. Mantiene la distanza e propone opere che tendono ad adattarsi al grado di superficialità dello spettatore. A mio parere fa un lavoro unico al mondo, e se solo fosse in paesi come Germania, Inghilterra, USA eccetera verrebbe valorizzato per migliorare e rivitalizzare il sistema. Ma appunto in Italia non c’è cosa peggiore del successo di un concittadino. Lo dice Sergio Romano, ne io ne Luca Rossi.

    • pietro c.

      riguardo tolone guarderei piu ai 50′ se vogliamo fare i peli alle mosche, anzi un tipo di design anni 50′ che si rifà semmai alla scultura anni 30′.
      iniziamo ad essere precisi, perchè qui sembra che tutto sia anni 70′, inoltre tu credi davvero che luca rossi faccia un lavoro unico al mondo? guarda se esiste in altri paesi un sito dove si commenta a vanvera come su questi italiani…non ne troverai uno. fuori uno come luca rossi non verrebbe considerato,
      quali sarebbero i progetti in “fibrillazione tra materiale e immateriale”?

      • Giancarlo Prucci

        Cavolo e gli anni 20 e 10 niente???? Ma dai…Ikea evoluta per persone che vogliono sentirsi colte…

        • Dante Alighieri

          Prucci su via te stai dimostrando che sei te l’ikea! Se queste sono critiche raffinate siamo messi male!

  • Angelov

    Il citare a vanvera la data dell’11 settembre, non è altro che una macabra provocazione.
    E se poi la cosa avviene in un contesto, che vuole essere della società lo specchio culturale, assume i connotati di una superficialità da far indignare.
    Che cosa sia avvenuto in quella data, è stata la creazione di un vero e proprio Tabù postmoderno, ma non certo cosa da essere trattata con tanta superficialità, come spesso avviene, e per di più da menti che sembrerebbero disturbate.

  • Giancarlo Prucci

    Continuate a pretendere approfondimento nella sede sbagliata. Siete adulti che si lamentano di non trovare risposte alle elementari…si parlava della mostra alla Trussardi e non del lavoro di Luca Rossi; mentre Luca Rossi -se era lui- ha fatto l’unico commento appropriato in seconda posizione. Per i progetti di LR approfondite su suo blog…

    • Davide W. Pairone

      Siamo al paradosso, oggi uno si può svegliare, sparare una castroneria gigantesca e quando gliene si chiede conto si passa per raffinati, pedanti o miopi perché non è questo il luogo per approfondire. Come se su un sito di scienze arrivasse uno a dire che la terra è piatta (Eliasson usa i ready made della natura!). Suvvia un po’ di pudore…

      • Cristiana Curti

        Davide, forse hanno ragione i sostenitori dell’ “uomo qualunque”. Questo è – lo dicono loro – il sito in cui approfondire è reato, sparare slogan è perfetto. Del resto c’è chi costruisce carriere su questo genere di operazioni.
        Non è un caso se ormai l’appeal di Artribune è consunto. E questo a scapito di una nota per una volta positiva di Francesco Sala che qui – per il solo fatto di essere entusiasta di una mostra e aver espresso un parere personale, anche se forse non professionale – si è beccato di tutto. E non si capisce perché non dovrebbe avere ragione Sala, mentre i lucarossi (i cui argomenti di dissenso sono che Sala “sviolinò” e che le mostre così – come? – non si devono più fare) sì.
        Temo infine di dover deludere i fan lucarossiani: all’estero (la Terra Promessa?) per emergere come critico d’arte si richiede assai più professionalità, cultura, serietà e idee di quanto non si faccia in Italia. E sono i Pairone che la spunterebbero, non i lucarossi.

        • pietro c.

          concordo, gli articoli su artribune sono troppo spesso opinioni personali poco oggettive.

  • Lorenzo Marras

    Prucci Lei che sembra il mentore di Luca Rossi puo’ spiegare il motivo per cui la data del l’11 settembre 2001 dovrebbe rappresentare una sorta di spartiacque? c è un prima , fatto cosi’ cosi’ cosi’ e poi ,coappartente, un dopo di tutt’altro genere.
    Non Le sembra che intorno a questa data (tragicissima per coloro che hanno perduto la propria vita e per le loro famiglie) si stia giocando strumentalmente un pochino sporco ? (beninteso , anche se in linee puramente teoriche sia chiaro)
    Ma a parte questo, non sono veramente riuscito a capire questa scelta.
    E’ come se intorno ad essa si voglia richiamare l’attenzione su di se, come una volta quelli che urlavano i proclami del Re.

  • Sul trend dell’11 settembre, qualche tempo fa, era già nata una discussione con Roberto Ago, sempre nel commentario di Artribune, a proposito della sua partecipazione al 13° Premio Cairo con l’opera “Somewhere in time”. In quella sede avevo già messo in evidenza convergenze e affinità tra il pensiero di Luca Rossi e la ricerca di Ago, il quale ha precisato che le sue riflessioni sull’attacco terroristico alle Torri Gemelle sono frutto di un lungo percorso (indipendente da quello del blogger) e che confluiranno in un complesso saggio di prossima pubblicazione. Ricordo che Davide W. Pairone in quel contesto tirava giustamente in ballo Stockhausen.
    Ho avuto già modo di esprimere le mie riserve su affermazioni del tipo: “L’evento dell’11 settembre è superiore a ogni opera apparsa nel nuovo millennio” oppure “segna un giro di boa fatale per i giovani dell’arte contemporanea”. L’aspirazione all’opera d’arte totale potrebbe addirittura celare forme deviate di “volontà di potenza”: in nome di una perversa interpretazione della vita come impresa estetica si giungerebbe così a sovvertire ogni riferimento etico, persino il più banale e connaturato. Ripeto: all’estetizzazione della politica, che ha generato l’interventismo futurista e il tramonto delle avanguardie russe, preferisco la brechtiana politicizzazione dell’arte propugnata da Benjamin. Oppure, meglio ancora, una saggia medietas. Il mondo contemporaneo ha bisogno di equilibrio, non di spettacolarizzazioni ed estremismi.

  • Lorenzo Marras

    va benissimo Merola, benissimo.
    Pero’, questi Signori mi devono spiegare per filo e per segno , quanto.., QUANTO di quell’evento ha conseguenze nell’ambito delle arti visive ( e nei loro attori) in termini di prima e di dopo, come del resto essi fanno intendere.
    Altrimenti in casa mia a queste avventure teoriche sono costretto a dare il verbo appropriato di “SCROCCARE” o per capirci bene, scrivere in nome di esperienze (brutali) a cui NON si appartiene.

  • pietro c.

    è solo un pretesto, in verità ago e rossi sognano un bel giorno di vedere una loro foto delle torri gemelle in qualche importante collezione.
    tutto qua,
    da notare che un’idea di arte totale e negativa, ovvero contro la vita, si è già verificata. la seconda guerra mondiale infatti, ma si potrebbero citare esempi andando ancora più indietro nel tempo, rappresenta un idea di arte totale e che significa sostanzialmente: arte al potere.
    (perchè solo con il potere l’arte può essere effettivamente “totale“)
    adolf hitler non fa altro che realizzare i presupposti delle avanguardie storiche: stravolgere la realtà e trasformarla. del resto fu anche un artista.
    il problema e che essendo un pessimo artista la trasformò in negativo…
    con gli effetti che noi tutti conosciamo.
    quindi invito ago, rossi e co. a piantarla con questa menata dell’ 11 settembre, anche perchè mi sembrano i beppe grillo dell’arte…

  • Cari Vincenzo e Pietro, come sapete sull’11/9 mi toccate sul vivo. Premesso che i miei interessi sono incentrati poco sul problema se l’11/9 sia o meno l’opera più importante apparsa nel nuovo millennio (lo credo), o se metta in crisi o meno lo statuto dell’arte e dell’artista (anch’io e più di Luca ritengo di sì), non c’è dubbio che esso che lasci indietro tutto e tutti, perfino un Cattelan, per una – e sottolineo “una” – questione molto semplice, che però non riguarda il problema etico. Quale? Senza entrare nel merito di ciò che di incommensurabile si è visto, l’11/9 è l’unica “opera” al mondo in cui qualcosa di autentico e vero ci è apparso come una finzione, e non il contrario. Non è, cioè, quello che avviene usualmente in arte dove un’opera che è sempre e necessariamente una finzione, che presuppone sempre un “come se” dello spettatore, ambisce però a restituirci un senso “autentico” e “vero” del reale. Capite che lo scarto vale un rovescio non da ridere. Io personalmente mi annoio sempre proprio quando l’opera è dichiaratamente “finta”, e lo è non perché situata all’opposto esatto del nuovo statuto estetico-ontologico inaugurato dall’11/9 (è inevitabile che lo sia), ma perché pretende ancora oggi di “tradurre” il reale semplicemente rappresentandolo ovvero senza interrogarlo criticamente. Ormai non può più bastare immortalare qualcosa per farne un’interrogazione degna di questo nome. Il vero quesito è allora: se alla maggior parte del pubblico, che in arte è massimamente specifico e analfabeta, è ancora sufficiente il puro dato retinico e, quando ci sono, questioni intellettuali di dubbio rango ad esso allegate, ciò è dovuto a un limite evidente del pubblico e della relativa offerta d’arte che ad esso si indirizza, o a un orizzonte culturale ed epistemologico più ampio che richiede sfide estetiche nuove perché è radicalmente mutato? E mutato non in seguito all’11/9, sia chiaro, ma come invecchiò all’improvviso l’orizzonte religioso un centinaio d’anni fa, quando nessuno l’avrebbe sospettato e tanto da condurre alla follia il povero Federico che per primo lo intuì. Chi l’ha scritto che l’arte per come la conosciamo debba essere eterna? Se fosse, sai che palle. Oggi, passato un secolo, credono in Dio, qualunque esso sia, solo coloro i quali un Odifreddi non si asterrebbe dal definire. Non sarà così così anche per un’arte improvvisamente invecchiata? Ciao a tutti
    RA

    • Angelov

      Gentile signor Ago, quando si parla di imboccare una cattiva strada, non la si intende solo in relazione al volgo malavitoso. La responsabilità di occupare una posizione elevata, in questo caso culturale, dovrebbe invitare a maggiore prudenza e moderazione. Se esistesse una Immunità Culturale, per ogni scemenza detta o scritta, son certo che a Lei, come a tutti quelli che qui al calduccio italiano, ricamano sopra l’11 settembre, dovreste farne richiesta.

  • @ RA: I riferimenti a Nietzsche e alla pluriannunciata morte di Dio e dell’arte confermano in me l’idea che la radicalizzazione del tuo percorso conduca al nichilismo, al cinismo e (come suggeriva Pietro) al qualunquismo. Considerata la stima che ho di te, come artista e come intellettuale, mi permetto di sottoporti i miei dubbi, sperando possano indurti a riflettere sulle implicazioni di una posizione così rigida. Sono d’accordo con te sui presupposti (insufficienza di una traduzione puramente visuale e acritica del reale), semplicemente non mi convincono le tue conclusioni.

  • pietro c.

    il problema è il seguente:
    mi sembra che il tuo discorso verta troppo su un aneddoto tuo, biografico o se preferisci generazionale. sei in realtà proprio tu a comunicare attraverso una concezione epistemica (e quindi superata) della realtà se per episteme si intende una verità stabile, in effetti parli di questo 11 settembre come se fosse un evento quasi divino. ed è qui che sta “l’epistemico“ del tuo linguaggio. sembra che tu sia ancora all’interno di quel modo di interpretare la realtà…come dire.. è naturale che tu vivendo l’evento in atto, tu come tutti noi, ne sei rimato sconcertato. ma questo equivale a dire che l’umanità venuta a conoscenza dei lager nazisti non potè più avere una concezione del bene e del male come lo aveva un tempo (benjamin). ed anche a loro apparve qualcosa di vero come una finzione, una distruzione fino ad allora immaginata, dipinta, scritta. e ciò non è una questione etica ma è qualcosa di più radicale. riguarda quel problema della morte di dio, che tu sembri affrontare ora, infatti per spiegare il 2001 citi l’uomo delle avanguardie (nietzsche), un uomo di fine ottocento e ricalcando un’affermazione di stockhausen, uomo d’avanguardia, un evoluzionista vecchio stampo, e tralasciando una trafila di pensatori che ben lungi dall’essere figli di dio, e quindi dell’episteme, come forse sei tu roberto. credo che l’11 settembre sia senz’altro da analizzare come evento, come fenomeno sociale ma pretendere di pubblicare un libro su questo…insomma che dire.. ci sono persone che di libri sulla morte dell’episteme ne hanno scritti tanti e ben prima dell’11 settembre. non me ne volere ma non vorrei che fosse una di quelle cose all’acqua di rose che si leggono spesso, aimè, nel mondo dell’arte contemporanea. stammi bene

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Leggendo questi commenti, soprattutto Ago, Pietro, si avverte chiaramente che ad essi interessa anzitutto e soprattutto la buona salute di questo sistema paludoso dell’arte, e che per essi non ha poi molta importanza come e quanto venga mercificato e mortificato il pensiero dell’artista, purché sia ottenuta mantenuta questa salute.

      Ma come è possibile, viene da chiedersi, ottenere la buona salute dell’arte in un sistema marcio che la opprime? Sarebbe come presumere che un corpo pieno di metastasi possa godere di buona salute. In realtà l’arte pur avendo una valenza etica, estetica, pur raccontando il proprio tempo, ad invitare in chi guarda l’opera d’arte a riflettere, non ha nessuna capacità nel incidere su questa società malata…, in questo assurdo sistema economico-finanziario. Oggi, la mercificazione e la finanziarizzazione del mercato dell’arte e la diffusione spettacolare delle opere d’arte (non sempre approfondite e libere da condizionamenti), ha prodotto solo disinteresse e vuoto nelle coscienze dei cittadini.

  • Ogni visione delle cose è aneddotica o, se preferite, soggettiva. Quella è solo la mia opinione, non pretendo mica che sia universale, sennò ci avrei fatto un articolo che mai farò. E non esageriamo nemmeno su un presunto nichilismo che che la venerebbe è che solo apparente . Io sono convinto di quel che ho detto ma totalmente rilassato in proposito. L’arte non è mica l’ossigeno. Anche se reputo la modalità simbolica propria dell’arte un tantino anacronistica rispetti ai tempi, continuo ad apprezzarla soprattutto le rare volte che sa illuminare la realtà. La detesto solo quando è eccessivamente intimista e autoreferente. Però non vi nascondo nemmeno di divertirmi ormai molto di più con altre discipline, spesso inerenti alla parola scritta. E poi dai l’arte ultimamente è noiosissima, un pò tutta uguale e ripetitiva. Ma ora devo uscire, ciao a tutti RA

  • pietro c.

    dalla tua risposta si capisce come sarà il libro ed il livello delle conversazione tra te e luca rossi…mi viene da ridere. che tipo che sei… prima parli di convinzioni poi dai una risposta all’acqua di rose. be’.. del resto lo avevo già intuito. buona passeggiata roberto ago.

  • un maestro italiano

    Mai parlato dei ready made di Eliasson…ricreare una cascata equivale a usare i brillo box o mettere in mostra una sedia…la modalità alla base è la medesima.E’ chiaro che esiste un’evoluzione tra Duchamp ed Eliasson, ma non mi sembra questa la sede per pretendere tali spiegazioni. Pretenderlo è assolutamente idiota. E off topic. Ma perchè nessuno critica mai Luca Rossi sul merito di quello che dice? Ritorniamo al secondo commento?

    • Cristiana Curti

      Guarda che lo si critica, eccome, anche qui, e spesso, e argomentando (quando ne vale la pena). Ma il problema è che ormai è talmente rotto il disco che gira da solo per inerzia.

      E’ commento ormai sistemico: prima si afferma che le opere del tale artista oggetto della nota (di cui rigorosamente non si è vista la mostra, ci mancherebbe, fa troppo conformarsi alla massa, salvo poi affermare che non c’è pubblico per l’arte contemporanea, e tutti ad assentire compunti…) sono cose da poco, già viste (naturalmente presso i soliti noti, come se citare, saccheggiare, rubare, apprendere, modificare, farsi influenzare non sia parte integrante del fare artistico), “discendono” da modalità non comprensibili, non lineari o troppo banali (?).
      Poi si allarga il campo a tutto il milieu italiano dell’arte (generalizzando) e lo si “colpisce” con una mancanza di idee e argomenti da matita rossa in un tema di prima liceo.
      Infine si chiude sul ruolo dell’artista che deve essere altro da ciò che è oggi, ma ci si guarda bene dallo spiegare cosa dovrebbe essere. Salvo inserire qualche locuzione sulla nonni-genitori ecc. (è da un po’ che non si sente, per la verità, devo avere perso qualche passaggio), sull’ikea evoluta – aspetta, poi, ecco, c’è anche la questione della P-ART-MALAT che introduce il tema a cui tutti abboccano sul mercato malato dell’arte – e cose del genere.

      A che vale perdere tempo? Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire (e così i suoi sostenitori). E il fanatismo è sempre nemico della critica.

      Tornaci tu, al secondo commento, se davvero ci vedi l’illuminazione. A me pare un parere da bar. A meno che tu non sia convinto che una frase come: “Le opere in sè passerebbero inosservate in qualsiasi galleria di paese, in qualsiasi fierucola indipendente” sia una fine dissertazione sui destini dell’arte contemporanea (e su quella di Gaillard in particolare).
      Sono opinioni, nient’altro che questo, fra l’altro non suffragate da visione diretta. Per cui valgono nulla.
      Ma è pur giusto dare a ognuno il suo pezzetto di orticello, il suo speech corner.

      Davvero, sarebbe meglio lasciar perdere. Anche perché nell’ansia di dimostrare che – alla fine – si è “raffinatissimi” (però bisogna far finta di non esserlo, un po’ come Ago che prima ci conciona con il “suo” 11 settembre e poi saluta la compagnia dicendo che è “totalmente rilassato” e che “l’arte non è mica ossigeno” anzi ammette di divertirsi “ormai molto di più con altre discipline, spesso inerenti alla parola scritta. E poi dai l’arte ultimamente è noiosissima”, e infine “devo uscire, ciao”…), ho letto delle tali cialtronerie che vien voglia di andare con Sala a prendersi un aperitivo, come fa lui di solito. Se non che, siccome non gli sto simpatica, lo chiederò a qualcun altro.

      “la modalità alla base – de che? – è la medesima…” ma cosa dici?

      Poi, se si chiede ragione di un tale trivio letterario, si è “off topic”… avanti così.

  • un maestro italiano

    Pietro C. quante stupidaggini dici? L’11 settembre è solo data simbolica…se vuoi diciamo 2000…sei più contento/a? Non credo che rossi voglia fare foto per collezioni…se no andava anche lui a fare il balilla nelle classi di Alberto Garutti….

    Perchè lo sappiamo che in Italia c’è stata una dittatura etica ed amorosa di Garutti.

  • pietro c.

    se prima avevamo dubbi… sei luca rossi? ti da così fastidio della figura che avete appena fatto tu e ago che non resisti. se siete capaci di argomentare bene, altrimenti non mi metto a fare discussioni con commenti fatti di puntini e punti interrogativi. andate a studiare che vi fa bene.. cialtroni.

  • un maestro italiano

    Cialtroni? Offese gratuite…si sono Luca Rossi, tutti possono esserlo in fondo no? Così la tua mediocrità è al sicuro…siamo tutti sfigati, quindi hai speranze anche tu Pietro C. Fantozzi come Rossi ha psicanalizzato mezza Italia negli anni 70..

  • Davide W. Pairone

    caro maestro (sic), idiota è contraddirsi per tre volte quando si potrebbe rileggere il proprio commento precedente, evitando così figure davvero misere. Idiota è pretendere critiche nel merito quando il merito, semplicemente, non c’è. Idiota è pensare che “una certa idea di mostra” sia un concetto spendibile nell’agone pubblico senza rischio di sonore batoste dialettiche, che puntualmente arrivano. Idiota è spacciarsi per innovatori con l’inaudito “il mezzo è il messaggio”. Idiota è una frase come “in Italia vanno molto tizio e caio”. Idiota è schermirsi dietro “non è questa la sede”. Idiota è proporre “una pop art più intima”. Idiota è darsi ragione da soli. Insomma, indovina chi è l’idiota?

  • un maestro italiano

    usi la stessa retorica di francesco rutelli….ecco, capisci perchè è molto meglio essere “idioti” come me e Luca Rossi? l’idiota o il cretino -da cristiano- porge l’altra guancia e risponde sul merito:

    caro maestro (sic), idiota è contraddirsi per tre volte quando si potrebbe rileggere il proprio commento precedente,

    MAI CONTRADDETTO…TU SOGNI.

    evitando così figure davvero misere. Idiota è pretendere critiche nel merito quando il merito, semplicemente, non c’è.

    IL MERITO C’è SEMPRE, RISPONDI AL TOPIC DI QUESTO ARTICOLO E PRECISAMENE AL SECONDO COMMENTO

    Idiota è pensare che “una certa idea di mostra” sia un concetto spendibile nell’agone pubblico senza rischio di sonore batoste dialettiche, che puntualmente arrivano.

    M SEMBRA CHE LE MOSTRE ABBIANO RITUALI MOLTO UGUALI, DIREI IDENTICI. INFATTI CI SEMBRA DI VEDERE SEMPRE LE STESSE COSE, COME LE ULTIME BIENNALI SONO TUTTE UGUALI….MA NON è QUESTA LE SEDE, PAIRONE, CONTINUI A CERCARE RISPOSTE ADULTE ALL’ASILO….NON SO CHE FARCI…

    Idiota è spacciarsi per innovatori con l’inaudito “il mezzo è il messaggio”.

    INNOVATORI? SE LEGGI NEL MERITO IL COMMENTO DI ROSSI- CHE IO CONDIVIDO- SI DICE CHE PERPETUANDO LO STESSO FORMAT DI MOSTRA CON OPERE STANDARD E DEBOLI SI FINISCE PER FARE SEMPRE LA STESSA MOSTRA…ESATTAMENTE COME TUTTI QUELLI CHE USANO FACEBOOK POSTANO IN REALTà SEMPRE LO STESSO MESSAGGIO…MA CAPISCO SIA DIFFICILE CAPIRE QUESTO CONCETTO.

    Idiota è una frase come “in Italia vanno molto tizio e caio”.

    MA CHI CAVOLO L’HA DETTA QUESTA FRASE?

    Idiota è schermirsi dietro “non è questa la sede”.

    PRETENDI DA UN COMMENTARIO INCASINATO E PIENO DI PERSONE POCO ADATTE DEGLI APPROFONDIMENTI ACCADEMICI…..FA TE.

    Idiota è proporre “una pop art più intima”.

    PERCHè? VEDI CHE NON SEI IN GRADO DI ARGOMENTARE? NON SAI NEMMENO DI COSA STAI PARLANDO.

    Idiota è darsi ragione da soli.

    HO EVIDENTEMENTE E SPUDORATAMENTE RAGIONE IO, è ANCHE TROPPO FACILE.

    Insomma, indovina chi è l’idiota?

    L’IDIOTA ,PER COME FUNZIONA QUESTA MODO DI FARE ITALIANO, SONO SICURAMENTE IO. TRANQUILLI VI LASCIO IL PRIMATO DEI PIù INTELLIGENTI…

  • Davide W. Pairone

    Contraddizioni: Eliasson usa i ready made della natura…non ho mai parlato di ready made…la modalità è la medesima…IL BALLETTO DELLE CASTRONER
    le mostre tutte uguali? Mi sembra wishful thinking…, in ogni caso grana grossa ma senza padronanza dei concetti e delle parole non si va da nessuna parte

    Il mezzo è il messaggio e il paragone con fb si commentano da soli

    In Italia vanno molto x o y è un classico di rossi

    Va beh, in definitiva il punto è che non si possono criticare formalismi, citazionismi, concettualismi con roberta, pizze e sparizioni virtuali. La mediocrità della critica (qualunquista) si riflette nelle pseudo opere e nei dialoghi demenziali imbastiti sul blog. Prima di farci nuovamente ridere dietro con una sua eventuale partecipazione alla biennale sarebbe meglio organizzare una tavola rotona, anche virtuale ma in tempo reale, in modo da demolire definitivamente quei 4 leit motiv ed evitare una figuraccia. Se poi vogliamo portare oltre il giardino a venezia amen, saremo al livello sgarbi

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte sui Generis)

      Visto che, a quanto pare, siamo arrivati alla fine di questo blog e a dover tirare un pò le fila di questo “chiacchericcio” (il troppo stroppia), vorrei rimandare ancora per un pò la questione da me sollevata: di abolire la Biennale di Venezia e al suo posto, organizzare una Biennale Virtuale…, chiaramente oltre il livello di Sgarbi e di Gioni.
      So che nell’ambito del complesso linguaggio visivo la dialettica è un meccanismo divertente che ci potrebbe condurre, in maniera anche banale, verso le opinioni che avremmo comunque avuto.

  • Angelov

    Su Google alla voce “Documentation of Stockhausen’s comments re: 9/11” è dato sapere, in inglese, tutta la controversa vicenda di quei commenti a caldo dopo l’attentato, che costarono al maestro la cancellazione di alcuni concerti in programma.
    Inoltre, dopo aver tentato di precisare invano le proprie affermazioni, passati alcuni giorni, decise di scusarsi pubblicamente per quei commenti.
    Anche Dario Fo commentò l’accaduto, affermando che un evento di quella portata era la logica conseguenza di anni di politica aggressiva da parte del capitalismo etc.
    Al suo intervento non seguirono polemiche, poiché l’opinione comune fu che sia per il compositore che per il Nobel, forse l’età avanzata stava iniziando a giocare qualche brutto scherzo.

  • un maestro italiano

    Va questo va quello??? Ma cosa dici? Grana grossa perchè è un commentario, fai un blog anche tu sei vuoi approfondire.

    Su Eliasson mi sembra che la cosa sia chiara:
    Duchamp+Warol+fascinazione dei fenomeni naturali.

    Ma credo che le cose non siano tanto più complicate…

    Per Luca Rossi, saranno anche 4-5 concetti ma mi sembra fondamentali: problema generazionale, feticismo della citazione, gestione della distanza, mancanza di urgenze forti e di linguaggi forti che vadano oltre la trovata fine a se stessa,

    • Davide W. Pairone

      Non è solo la grana grossa, sono proprio le fesserie nonché le amnesie dialettiche perché se rileggi i tuoi e suoi (?) interventi vedrai che sono stato puntuale e circostanziato nel rilevare contraddizioni. Ma di certo se la vostra capacità di focalizzare una critica porta a queste aberranti descrizioni di Eliasson c’è poco da discutere. Un blog ce l’ho, e non ha come oggetto il mio ombelico ma gli artisti e le opere.

  • un maestro italiano

    Eccetera eccetera

  • un maestro italiano

    Non basta usare il termine “circostanziato” per pretendere di aver rilevato contraddizioni che non hai rivelato. Ma quali?? E su Eliasson continui a dire che non sei d’accordo e che dico fesserie (???) senza argomentare. Se questo è il livello è chiaro che gli italiani “colti” hanno esattamente la classe politica che si meritano. A raffinate troppo non rimane nulla e c’è la paralisi.

    Fare un blog sul tuo ombelico sarebbe molto più utile per l’arte che parlare di opere e artisti con l’incapacita che dimostri -almeno- in questi commenti. E io non c’entro nulla con Rossi, smettiamola con questa caccia alle streghe da “porta a porta”. Sapete solo fare dietrologia…ve lo meritate Bruno Vespa.

    • Davide W. Pairone

      “in Italia va x o y” è un intercalare tipico di Rossi che puoi trovare nei suoi commenti e post del blog, chiaramente non significa nulla

      “una certa idea di opera-mostra” idem, ma certa cosa? Che vuol dire? Che ci sono artisti che citano il passato? Beh altrettanti lavorano in modo diverso, così come si fanno mostre diverse, musei diversi ecc. Ma chiaramente fissare un obiettivo polemico (sarebbe anche legittimo) ignorando consapevolmente le DIFFERENZE che annullerebbero alle fondamenta tutto il discorso di rossi è semplicemente essere capziosi. Vuoi esempi diversi dai luna park per adulti di Saraceno o dalle citazioni fini a se stesse? Allarga lo sguardo, ti sorprenderai e, finalmente forse, peserai le parole

      C’è un problema di pubblico? Non credo, soono normali dialettice (fra istituzioni e mercato, fra ricerca e tradizione, fra mainstream e underground, committenza e indipendenza) che potreste riscontrare ovunque nella storia sesolo i degnaste di aprire un libro

      “Eliasson usa i ready made della natura” è una castroneria autoevidente che ti sei rimangiato e poi hai riaffermato (rileggiti) ma alla fine non vuol dire nulla per diversi motivi (l’opposizione natura vs. cultura è ottocentesca) così come la presunta filiazione da Duchamp e Warhol non ha alcun senso, tutti lavorano consapevolmente con i codici, almeno da Mallarmé in poi. E tu saresti in grado di parlare d’arte?

      Come vedi per smontare punto per punto tre anni di pedanteria rossiana bastano 5 minuti davanti ad un caffé…però chiaramente c’è interesse (istituzionale…) a proporre rossi come novità (il blogger!). Ma lui è contento di qualche giro di valzer, bene così.

      Chiedo scusa alla redazione per il gigantesco off topic, giuro che non spenderò più mezza parola su rossi a meno che non mi si dia di nuovo dell’idiota

      • Cristiana Curti

        Però, Davide, ti chiedo: ma la Natura produce ready made? Io proprio non lo sapevo. E a chi vanno i diritti d’autore? Alla SIAE? A Dio? E se la Natura produce ready made, è lei, l’artista, o il tizio che li usa che usurpa questo titolo (e quindi è un truffatore)?
        Inoltre: quali diavolo sono i ready made della Natura? Le albicocche? La gramigna? Le tempeste? E come facciamo a infilarli in un museo o una mostra senza capire “le modalità da cui discendono”?
        Ma poi, mi chiedo io, se la Natura non ha una galleria di riferimento o un curatore che la appoggi, come si fa a contestarla? E, soprattutto, poiché la Natura è intorno a noi, come faccio a criticare le modalità da cui discendono le sue opere se non voglio uscire a nessun costo dalla mia cameretta e lasciare il mio PC. Mi invade, per giunone, non posso fare a meno di accorgermene, come farò?
        E infine, se non posso vendere i ready made della Natura, come la inserisco nel perfetto assioma della P-ART-MALAT?
        Inoltre, hai capito, Davide? Chi legge i libri si merita la classe politica che abbiamo.
        Il mondo è proprio al contrario…
        Io pensavo che la nostra classe politica fosse il frutto di anni di abbandono di studio e cultura, di anni di profitti criminali sul progressivo rincoglionimento e depauperamento spirituale della gente, sulla consapevole e pervicace diffusione dell’incultura e sul fatto che, intorbidendo i cervelli con le finte promesse e le facili furbate (per non dire altro), siamo in un paese di pecore che forse finalmente solo ora cominciano a lamentarsi, ma sino a un minuto fa inneggiavano sotto il palco dei (temporanei) vincitori a cui chiedevano pacchi di pasta in cambio di un voto.
        Forse mi sarò sbagliata, forse dovevo stare un po’ di più al computer per rendermi conto della realtà in cui vivo. Così nessuno mi contesta, al PC, non devo rendere conto di niente, neanche del fatto che posso dire una cosa e pochi secondi dopo un’altra del tutto opposta senza subire il ridicolo.
        Coerenza (almeno intellettuale), che vuol dire? Troppa raffinatezza…

  • Ri.Chi.

    New Pictoresque, 2012, immagine 12 di 12. Un allestimento da lode.
    Poffarbacco! una crosticina incornice “dialoga” con una macchia di umidità.
    Son robe che fan riflettere, passo gran parte delle mie giornate a cercare di capire dove il tubo si è rotto e qui ti scopro che si tratta di ready made. Ce lo devo dire alla signora Carlotta che in casa ha una versione contemporanea del famoso orinatoio e non una banale falla nella discesa dal orinatoio del piano di sopra. Son robe che fan riflettere. Roba da correre in aeroporto e imbarcarsi sul primo volo per Milano. Ha ragione Erica, questa galleria fotografica è una chiavica e purtroppo tra articolo, immagini e commenti non colgo ironie, è tutta roba maledettamente seria. Certo il rischio che poi su quel volo ci si imbarchi anche un poveraccio imbevuto di minchiate, il quale per una causa magari giusta decida di azionare un detonatore, non posso sottovalutarlo. Quel che mi farebbe girare le scatole è il fatto che poi, tra qualche anno, un brillante critico decida di trasformare l’immagine del mio esplodere in “opera”. Non sarei morto per davvero, sarei morto per fiction, perché l’han detto in TiVì. Beh, the show must go on, la distruzione diventa tema tra un inderogabile spazio pubblicitario e altro. La pubblicità è l’anima del commercio e bisogna continuare a vendere. L’ha detto quello che fa le pentole! ..e poi lo ha ribadito anche il Presidente del Milan.
    http://www.alexandreorion.com/ossario/images10.html
    Brillo Birillo, il detersivo col morbillo.
    Il tubo, a mio parere, ha iniziato a perdere da l’appartamento della signorina Katrina. Adesso il mattone è zuppo, l’intonaco inizia a sgretolare, poi casca.

    Sarei curioso, se qualcheduno fosse così gentile: Quale premio ha ricevuto colui che ha suggerito l’utilizzo di nomi comuni propri per definire un evento climatico?