Stretto l’accordo tra Sotheby’s e Pechino. La grande casa d’aste mette le mani sul nuovo porto franco cinese. Un passo in più verso la conquista del territorio asiatico

Alcune settimane fa vi avevamo annunciato la realizzazione di un porto franco a Pechino. Avendo già Christie’s, fin dal 2010, degli accessi privilegiati a una larga fetta del porto di Singapore, Sotheby’s ha pensato di dover stare al passo: l’accordo con il neonato freeport cinese è presto fatto. La struttura verrà inaugurata nel 2013 accanto […]

Pechino
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Alcune settimane fa vi avevamo annunciato la realizzazione di un porto franco a Pechino. Avendo già Christie’s, fin dal 2010, degli accessi privilegiati a una larga fetta del porto di Singapore, Sotheby’s ha pensato di dover stare al passo: l’accordo con il neonato freeport cinese è presto fatto. La struttura verrà inaugurata nel 2013 accanto al Beijing Capital International Airport, con 83.000 mq di spazio detassato, destinato a magazzini e al commercio di beni di lusso.
Quello tra Sotheby’s e la società statale Beijing Gehua Art Company è un accordo decennale che permetterà alla casa d’aste di solidificare la sua presenza in territorio cinese e sfruttare le potenzialità del suo mercato, non rimanendo relegata alla sola Hong Kong. Stanziati 1,2 milioni di dollari per l’acquisto dell’80% della società. L’annuncio ha fatto scattare l’ottimismo anche in Borsa: le azioni di Sotheby’s sono schizzate a 35,74 dollari (contro una media che si attesta sulla soglia dei 30).
Oltre alle agevolazioni fiscali, la vera novità è che Sotheby’s potrà officiare aste in terraferma cinese, cosa sinora vietata a società straniere: sarà, per regolamento, l’unica casa d’aste non cinese a poter tenere vendite all’interno del freeport. L’alternativa, per un’altra casa estera, sarà quella di stringere una partnership con una firma nazionale, come Christie’s ha fatto con Forever.
Grazie a questa mossa, Sotheby’s potrà ampliare la propri clientela cinese, evitandole di incorrere in tasse d’importazione. Inoltre, se un collezionista cinese acquisterà all’estero, avrà al possibilità di custodire le sue opere nei magazzini del freeport senza alcun onere fiscale, finché non deciderà sul destino dell’opera acquistata.
Le cinesi Poly Auction e China Guardian, al terzo e quarto posto per fatturato annuale, battono ad oggi le storiche Christie’s e Sotheby’s in area asiatica. Ma con l’evolversi delle strategie messe in atto delle due società occidentali per penetrare il territorio cinese, i due colossi locali non avranno vita facile in casa propria.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.