Palermo, la felicità di volare in Cina. Unica città italiana alla Biennale di Shanghai. Ecco (quasi) tutti gli artisti invitati, dai Saccardi a Emma Dante

Palermo felicissima. Mai titolo suonò più stridente. Scelto non si sa se per provocazione o per genuino ottimismo. Così si chiama la mostra, curata da Laura Barreca e Davide Quadrio, che il 1 ottobre porterà alla Biennale di Shanghai una rosa di artisti, testimonial del capoluogo siciliano per il progetto City Pavillion. Una cosa è […]

Laboratorio Saccardi, Cinacria - Sicilian Jesuit in China in the 17th Century, 2012 - dettaglio

Palermo felicissima. Mai titolo suonò più stridente. Scelto non si sa se per provocazione o per genuino ottimismo. Così si chiama la mostra, curata da Laura Barreca e Davide Quadrio, che il 1 ottobre porterà alla Biennale di Shanghai una rosa di artisti, testimonial del capoluogo siciliano per il progetto City Pavillion.
Una cosa è certa: di felicissimo Palermo non ha proprio niente, al momento. Uno scenario malconcio e zoppicante, in cui il vuoto culturale e istituzionale è colmato solo dai cumuli di spazzatura per strada. E allora fa piacere apprendere che, in qualche parte del mondo, si ricordano della conca d’oro magnifica e odorosa, scelta accanto a metropoli come Mumbai, Istanbul, Taipei, Londra, Berlino, San Francisco, per una ricognizione urbana di portata mondiale. Viene quasi il dubbio che l’abbiano fatto apposta. Come dire: siete talmente messi male in Italia, che a vostra esemplare rappresentanza prendiamo una delle città più martoriate, la regina dell’isola trinacria: un mezzo cadavere sopra un vecchio battello alla deriva in mezzo al mare.
Ma poi torniamo a credere che no, Palermo andrà a Shanghai perché è una città bella, gioiosa, radiosa. Nostra signora Panormus: non felicissima ma potentissima, sempre. Tra miseria e nobiltà.

Francesco Simeti, Wasteland, 2011, courtesy Francesca Minini, Milano – foto Agostino Osio

Si va in Cina, dunque. Al Museo d’Arte contemporanea di Shanghai, dentro il Future Pavillion, ex-centrale elettrica già utilizzata per l’Expo 2010. Sugli undici nomi, che per i curatori meglio restituiscono il genius loci, s’è molto chiacchierato. E noi – tra rumors e indiscrezioni – riusciamo ad anticiparveli quasi tutti. Le linee individuate sono due: da un lato i palermitani di successo, quelli più internazionali, magari con base all’estero e legati a gallerie importanti. Dall’altro i non palermitani, anch’essi con carriere avviate, se non ultra consolidate, che da Palermo sono passati.
Del primo gruppo fanno parte Manfredi Beninati, Francesco Simeti e, per il teatro, Emma Dante, che ripropone il suo spettacolo del 2001 mPalermu. Di Simeti sappiamo che realizzerà un wall paper ispirato ai paesaggi di Francesco Lojacono, col supporto scientifico della Gam. À côté, troviamo Massimo Bartolini, Lee Kit – che rappresenterà Hong Kong alla prossima Biennale di Venezia – e Guo Hongwei, tra i nuovi pupilli orientali di James Cohen. Il rapporto con Palermo? Più un pretesto, che una vera liaison. Se Bartolini aveva realizzato un’installazione al Museo Riso, i due emergenti avevano esposto nella sede palermitana della Galleria Aike-dell’Arco (ormai attiva quasi unicamente a Shanghai).

Guo Hongwei, Bird No. 2., 2011

E poi c’è il Laboratorio Saccardi. Giovani, senza mega-gallerie né biennali in agenda, sono un po’ gli outsider, la scheggia impazzita della selezione panormita: politicamente scorretti, iperattivi, in certi casi geniali, in certi altri naif, fanno storia a sé, con un linguaggio sicuramente personale. Per Shanghai realizzano “Cinacria – Sicilian jesuit in china in the 17th century“, un polittico sulle tratte dei Gesuiti percorse dalla Sicilia alla Cina nel Seicento, di cui pubblichiamo un dettaglio in anteprima.
Infine, giusto una voce di corridoio. Un nome che avremmo intercettato sarebbe quello di Formafantasma, acclamato duo di designer italiani trapiantati in Olanda – attualmente impegnati anche con Fendi – che alla Sicilia ha dedicato diversi progetti.
I fondi per l’intera operazione? Oltre la budget messo a disposizione dalla Biennale, il resto arriva dalla Regione Siciliana e da due sponsor privati: una grossa azienda d’abbigliamento cinese ed Elenka, il patron del gelato siculo, già illuminato supporter di altri progetti d’arte contemporanea sull’isola.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • Valeria

    Saccardi l’unica vera novità degli ultimi anni a Palermo, giusto metterli, manca qualche altro artista autoctono, ma spesso questi grandi eventi compiono ingiustizie e difficilmente rispecchiano temi e tempi..

  • tristezza

    certo che palermo deve essere proprio messa male se deve infilare artisti che a palermo avranno si e no mangiato un gelatino, fatto un giretto e poi tutti a casa.
    oltre all’immondizia c’è puzza di povertà intellettuale, nessuno in grado di reggere la scena? Bisogna chiamare Bartolini? Mettere due cinesi? in Cina?

  • Alfredo Z.

    Ma io mi chiedo solo una cosa. A parte i cinesini, i bartolini e i fantasmini, a parte che gente con gli attributi che la scena la poteva reggere ce n’era eccome, se c’è uno, dico uno, che meritava di partecipare, quello era Francesco de Grandi, che a Shanghai lavora da tempo, facendo fare i bei soldini al suo gallerista palermitano (ora diventato più cinese dei cinesi, evidentemente). Non si sa chi siano gli altri tre… ma si sa che De Grandi è stato scartato! Nonostante sia uno dei migliori pittori italiani, nonostante sia un vero palermitano, nonostante lavori in Cina e nonostante sia un artista della stessa Galleria dell’Arco. Ma certo, la galleria ha imposto i due cinesi di punta e di moda, quelli che se ne vanno in biennale… Eeeee… che fa fà la carriera!
    Credo che la Palermo raccontata dalla Marsala, decadente e nobile, piena di vita e di morte, è una Palermo che la pittura di De Grandi rappresenta molto meglio di un bartolini o di un simeti. Ma quelli sono i cocchi del sistema, lo sappiamo bene. Signori, vincono sempre gli stessi! Vincono sempre le stesse quattro gallerie potenti, insieme a quelle giovani che gli leccano il fondoschiena, sperando di emularle. Povera Italietta. Buona Cina a tutti!

  • rach

    E la Barreca intasca bei soldini e li fà intascare agli amicici … che bello il quartierino dell’arte… finiamola con questi pseudo curatori burattini !!! basta !!! che noia che vergogna !!

  • maurizio adragna

    alfredo z. il tuo commento e’ la prova che troppo tempo libero non sempre giova alla mente

  • luca rossi

    Bravi , vi meravigliate …. mi meraviglio io di voi che ancora vi meravigliate .
    Queste sono le scelte che purtroppo anche con tutta la buona volontà ha a disposizione Laura Barreca , amici di merenda ormai stagionati , lei è sempre stata legata politicamente a giochini di serie C ; ( vedere il premio New York illusione tutta italiana che in tutti questi anni non ha mai tirato fuori artisti importanti e sopratutto solidi nel tempo ) vedere la nomina alcune anni fa ad Arte Poliino , vedere tanti anni fa alla Quadriennale di Roma , vedere tutto quello che ha fatto ( quel poco che ha fatto ) sono tutte manifestazioni legate ad incarichi politici .
    Detto questo vi prego di precisare che è un evento collaterale della biennale , se andate sul sito della biennale e consultate elenco artisti vi renderete conto che le Biennale ha un proprio curatore con un proprio elenco ufficiale .

    • Laura Barreca

      A scanso di equivoci, e siccome non ci conosciamo, mi permetto di fare un paio di notazioni. Lei può esprimere i pareri che vuole, certo più comodamente dietro l’anonimato (con quello è più semplice coprire la propria pochezza intellettuale, se nessuno sa cosa fai davvero). Io invece (e l’avversativo qui è d’obbligo) le scrivo in calce il mio curriculum, che comunque può leggere anche su internet, e potrà capire che il 11 anni di lavoro (curatoriale e accademico, in America) e moltissimi sacrifici (certo non appoggiata politicamente da nessuno, altrimenti non sarei qui, ma a dirigere un bel museo italiano!!!) forse sono sufficienti ad essere sufficientemente libera, E preferisco piuttosto avere degli incarichi internazionali, avuti per miei contatti personali, e non italiani, che avere a che fare con le beghette di quartiere come questo blog, dove leggo solo (purtroppo per lei) una grandissima frustrazione. Se lei avesse il coraggio di presentarsi potremmo parlare civilmente, ma ahimè è così, e questo, con tutto quello che ho da fare, è davvero l’ultimo dei miei problemi. In più aggiungo che la libertà intellettuale di una persona si valuta nella totalità, e soprattutto nelle modalità delle proprie azioni. nella trasparenza e nella correttezza. Ho detto tutto, faccia lei le sue conclusioni. Non le permetto però di fare insinuazioni e illazioni di realtà e di persone di cui ignora totalmente la professionalità. La mostra Palermo felicissima a Shanghai, ricordo a tutti, non è un evento collaterale (lei proprio dimostra di non capire quando legge) fa parte del Progetto dei City Pavilion, la mostra è curata insieme a Davide Quadrio, e ospitata al quinto piano del nuovo Shanghai Contemporary Art Museum. Le scelte sono condivise e gli artisti scelti rispondono all’idea curatoriale che abbiamo costruito insieme. Se pensiamo ancora di poter vedere una mostra come un contenitore dove metterci dentro tutti quelli che vogliamo, allora siamo davvero su due mondi diversi (e di fatto lo siamo, per fortuna). Mi meraviglio (e forse non dovrei…) che nessuno abbia invece colto l’importanza che questo progetto ha, e il ruolo che è stato riconosciuto a Palermo, come unica città a rappresentare l’Italia in un contesto internazionale, e in un momento di crisi politica nazionale e regionale così grave. Nella prima settimana di settembre ci sarà la conferenza stampa ufficiale e lì ci sarà tutto, questi, alla fine sono solo rumori di fondo, anche piuttosto vaghi.
      Saluti. LB

      Laura Barreca è storico dell’arte e curatore. Attualmente è Assegnista di Ricerca presso l’Università degli Studi di Palermo e curatore della mostra “Palermo felicissima”, City Pavillion per la 9. Biennale di Shanghai (ottobre 2012). Tra il 2007 e il 2009 ha lavorato come Junion Curator al PAN-Palazzo delle Arti di Napoli. Dopo aver conseguito la borsa di post-dottorato presso l’Italian Academy for Advanced Studies alla Columbia University di New York nel 2009-2010, ha curato mostre di artisti italiani e internazionali per Musei e Fondazioni, tra cui la Fondazione MAXXI, la Fondation Ariane de Rothschild, l’Istituto Italiano di Cultura di New York, Civitella Ranieri Foundation, ed è stata membro del comitato scientifico di Sensi Contemporanei in Basilicata, per il Ministero per i Beni e le Attività Culturali. Fa parte delle commissioni per l’assegnazione di prestigiosi premi per l’arte contemporanea e ha tenuto conferenze sulla New Media Art in importanti musei e Università italiane e internazionali (Madrid, Montreal, Bangor (USA), Guimaraes (Portogallo), Cincinnati (USA), New York, Firenze, Roma, Amsterdam, Palermo). Ha insegnato Storia dell’Arte contemporanea all’Università “La Sapienza” di Roma, all’Università degli Studi della Tuscia, allo IED-Istituto Europeo di Design, e attualmente insegna Fenomenologia dei Media all’Accademia di Belle Arti di Palermo.

      • Anna

        “Con tutto quello che ho da fare”… e poi trenta righe di commento accaloratissimo per dire che lei non entra nelle beghe di paese e che se ci entra ora è solo per starne fuori meglio.

        • tristano ed isotta

          la risposta ingenua di Laura Barreca dice tutto e nulla, ma cosa doveva fare ? Fare la sperimentale per compiacere Luca Rossi e perdere gli sponsor? Su non siamo ipocriti, è facile fare gli anti sistema quando se ne è fuori, l’anti sistema lo puoi fare dal basso, ma a questi livelli puoi permetterti pochi sgarri, ci sono finiti dentro artisti validi a mio avviso, certo i Saccardi sono gli unici che godono di una certa libertà sono la variabile, ma nessun artista e nessun curatore avrebbe fatto di meglio o di peggio sotto certi meccanismi o avrebbe detto no a questa occasione per etica personale, ma dai!

      • Cristiana Curti

        Lucarossi, come sei informato e acuto! Complimenti. Si vede proprio che il tuo prezioso tempo (hai famiglia da mantenere…) è occupato in imprese titaniche.

        Allora, vediamo, che CV potrebbero essere di tuo gradimento per un curatore, storico dell’arte per presentare una collettiva di artisti siciliani in un contesto internazionale (sotto l’egida di uno o più Ministeri italiani, non del CONI – laggiù sappiamo già come vanno le cose…)?

        L’aver lavorato in gallerie private? Non sia mai! Orrore, il contatto con il lercio mercato infonderebbe alla manifestazione il sospetto dell’oscuro interesse economico… L’aver lavorato alla (ad esempio) Fondazione Sandretto? Ri-orrore! La manifestazione e gli artisti sarebbero lo specchio di un establishment che in Italia indica l’esistenza perniciosa della casta di ricchi signorotti collezionisti con i loro lacché. L’aver lavorato in ambiti sconosciuti e di nicchia estrema, piccole scuole d’arte, manifestazioni di parrocchia? Ri e ri orrore! Qui non c’è proprio lo straccio di una professionalità, non c’è “storia”, non c’è curriculum! Come si permette uno/a con un simile bagaglio di esperienza di avvicinarsi alla Biennale di Shanghai?

        Il CV della Barreca (che ha avuto il massimo torto – per me – di rispondere agli attacchi dei soliti ignoti) è un banale sunto copia-incollato che si desume dagli indici (=links) di tutte le manifestazioni/istituzioni a e con cui collaborò.
        Quante università ci sono a Bangor o Guimaraes? Lucarossi è convinto ce ne siamo almeno una ventina cada-città (naturalmente non tutte per lui degne) per cui era necessario specificare affinché egli valutasse le capacità della studiosa. E del resto, lo sappiamo tutti – come non cogliere quest’aspetto sconsolante -, insegnare storia dell’arte alla Sapienza equivale a toccare il fondo dell’incapacità e dell’insipienza (anzi, il limite estremo dell’alterigia, perché si ha addirittura la sfrontatezza di riportare la notizia in CV invece di nascondere questo aspetto della propria carriera così infimo e indegno).
        Insegna Media Art e porta a Shanghai pittori? Ri e ri e ri orrore! Dov’è la coerenza che s’impone a un critico d’arte? Che, come si sa, essendo critico e quindi di per sé figura-munita-di-paraocchi, DEVE seguire solo le direttive dell’ultimo suo corso di studi, non è vero? E se avesse portato solo videoartisti o computer-art o genetic-art (poniamo)? Dàgli alla limitatezza di orizzonti, alla parzialità colpevole della scelta fondata sul proprio quartierino (perché è sempre un quartierino, quello degli altri, mentre noi siamo tutti internazionalissimi, sprovincializzatissimi, degni di competere con le più alte cariche intellettuali della Tate Modern o del MoMA…).

        Che miserabile curriculum ha la Barreca, ha proprio ragione lucarossi…

        Del resto egli – con una lunghezza d’intervento e un impegno sociale che stupisce davvero e ci rincuora tutti – ci insegna che le cariche e gli incarichi pubblici (perché quelli privati no?) in Italia sono frutto di scelte politiche. Grazie per averci aperto gli occhi e grazie per averci avvertito che TUTTI (nessuno escluso) i direttori di Musei e Enti culturali vari e diversi, curatori, critici, storici dell’arte che hanno il torto di fondare la propria carriera su un curriculum di studi e di lavoro sono venduti e proni al potere, ai governi nazionali, regionali, provinciali, comunali. Era davvero necessario che ci allertasse, cosicché possiamo subito correre ai ripari.
        Chissà se la Barreca era in quota a Berlusconi o a Formigoni, o a Bersani o a Vendola, o – addirittura – a Cuffaro o Lombardo, chissà, magari lucarossi, la spia del malcostume nell’arte, ci può venire in aiuto: se volesse essere così cortese da utilizzare ancora proficuamente il proprio tempo lavorativo, forse ci illuminerebbe in modo definitivo e dirimente.

        E tutto questo perché la curatrice ha osato portare (perché è QUESTO il problema, L’ESSERSI MOSSA, accidenti! Ma non poteva stare ferma lì, dove si trovava, prima di “Palermo felicissima”?) alcuni e non altri (forse doveva prima interrogare il pubblico anonimo di Artribune intorno alle future scelte, così faceva contenti tutti, soprattutto lucarossi) a Shanghai dove notoriamente fanno ponti d’oro all’arte italiana e le richieste di esporre nostri artisti contemporanei fioccano un lunedi sì e uno pure.

        Che scriteriata! Impari a stare al suo posto, la prossima volta. Ma come ha osato?

  • mache

    beh maurizio…questo che si firma alfredo lo sanno tutti chi e’

    povero lui..invidia e inerzia sono le sue uniche compagne

  • mastrogeppetto

    io credo che una brava curatrice debba innanzitutto saper scegliere artisti bravi…..a parte quelli scelti dalla barreca non ci sono molti altri artisti a palermo che meritano di esporre in un contesto internazionale….gli altri sono tutti pittori di provincia

    • Gentile mastrogeppetto, mi preme dire solo una cosa. Gli artisti scelti per questo evento sono tutti bravi (inclusi i due cinesi), alcuni bravissimi. Interessante la scelta di Emma Dante e Formafantasma, aprendo a teatro e design. Artisti di qualità, con esperienza e buoni riconoscimenti, anche internazionali. Questo al netto di tutte le polemiche che, come sempre, vengono fuori dopo una selezione. Su una cosa però non concordo: dire che la Sicilia non ha altri artisti è un torto che si fa alla Sicilia. Che è, invece, una terra piena di talenti. Alcuni affermatisi, altri nell’ombra, alcuni sostenuti, altri no, alcuni che hanno azzeccato delle scelte, altri che si sono incartati. Ma di gente brava ne conosco tanta. La Sicilia sta vivendo un periodo nefasto, davvero mi appare come un battello sul punto d’affondare. Avere una vetrina internazionale come questa è un fatto importante. Non cadiamo adesso nell’errore solito di accanirci contro noi stessi. Affermare che l’isola sia solo un posto di “pittori di provincia” la trovo una grande scorrettezza.

      • mastrogeppetto

        Cara signorina Marsala, perche’ una scorrettezza? e’ semplicemente una opinione.
        da quando esprimere opinioni significa essere scorretti?

  • nulla più

    il panorama degli artisti palermitani è desolante, tolto il raccomdato Simeti, rimane Beninati il migliore pittore italiano e i Saccardi, gli unici veri freschi outsider ad aver falto un bun colpo, gli altri esclusi sono pittori della domenica! Certo la curatrice poteva puntare sulle nuove leve che anche a Palermo non mancano, ma rimane una curatrice di sistema.

    • vincenzo

      ti sbagli a Palermo c’è un ottima scuola di pittura contemporanea, ma sono scelte della curatrice che se vuole lei stessa può spiegare, di certo non si tratta del solito snobismo di cui i pittori spesso si fanno vittima, ovvio che con queste scelte non si è attirata molte simpatie, ma a Palermo dove certe occasioni sono rare non era facile.

    • ginetto

      Ancora con beninati il miglior pittore dell’ universo, ma basta! Ma che vi paga la CIA. Dipinge le stesse cose da dieci anni e comincia a diventare un tantino decorativo. Ma poi chi vi ha detto che i pittori si sentono esclusi, ma che volete? ma chi vi conosce? Vi sembra che Fulvio Di Piazza senta il bisogno di risentirsi per il mancato invito dopo una personale a New York e un’importante collettiva a Bristol? E
      tutto questo senza uno straccio di galleria fighetta che lo sostiene. Sempre a mettere in mezzo le stesse persone che della Barreca non gliene frega niente, che peraltro a mio avviso ha fatto delle scelte sensate anche se con evidenti contraddizioni che sara’ lei ad accollarsi di fronte ad un pubblico così vasto, ma buona fortuna e buon lavoro ognuno con i propri mezzi, ma per cortesia non rompete le scatole. Cose da pazzi!

      • tristano ed isotta

        qua ci sono indubbi fan di de grandi, la sua fidanzata, sua nonna o chi per lui che hanno acceso la polemica, nessuno ha tirato in mezzo nessuno, ovviamente le qualità di de grandi e le sua esperienza in cina sono fuori discussione, ma nell’attuale difettoso sistema dell’arte ci sono dei filtri, questa cosa è stata affidata ad un curatore che ha un suo gusto ed una sua personalità, non so se avete assistito alla prima presentazione ufficiale del progetto, noiosissima ma chiara nei contenuti, questa cosa per l’arte palermitana potrebbe essere un trampolino importante, gli artisti presenti sono tutti validi, per una volta si parlerà di Palermo fuori dai confini italiani non per la mafia o per il calcio ma per i suoi artisti, comunque vada è un passo avanti per una città ombellicale come la nostra.

      • mastrogeppetto

        “…..per il mancato invito dopo una personale a New York e un’importante collettiva a Bristol? ” e’ da antologia.
        splendido!!!!!!!!!!!

  • La Sicilia…COSA? STA AFFONDANDO???

    Ma dove? Non ho mai visto una regione con più soldi, basti solo dire che maggiorparte delle Autostrade sono belle e gratis; turismo (ricco, non mordi e fuggi), milioni su milioni di finanziamenti da tutte le parti (pale eoliche, anche), ecc. ecc.

    Per correttezza, devo dire che mia moglie è siciliana, ed abbiamo una piccola casa in un paesino. Non per far sapere i fatti miei, ma per assicurare che so ciò che dico.

    Jump out from common thoughts!

  • Isaia V.

    Inserire come commento il proprio CV sul web per difendersi, mi sembra davvero di cattivo gusto , per non dire molto altro …

  • Luca Cinquemani

    La cosa più curiosa è la discrasia tra quanto afferma Laura Barreca nell’intervista di Giulia Ingarao pubblicata su 21 Magazine e le scelte effettive degli artisti. Ecco cosa sosteneva la curatrice in quell’occasione ” Noi abbiamo organizzato una mostra che si chiama Palermo felicissima con dodici artisti italiani e internazionali che rappresentano quelle tante anime di Palermo, quella complessità che ci auguriamo il numerosissimo pubblico della Biennale riesca a cogliere nella visita del museo” . Una posizione più sincera e realistica (ma siamo già nel mondo delle utopie) avrebbe forse evitato di pretendere che tali artisti potessero rappresentare la “complessità” e le “tante anime” della città. Forse un po’ più di modestia, l’ammissione pubblica della limitatezza delle possibilità di azione e della dipendenza delle scelte da poteri forti e da relazioni insieme ad un tono meno trionfalistico da conquista dell’Oriente avrebbero giovato a tutti. In ogni caso questa è soltanto la superficie su cui purtroppo insiste e si arena il dibattito in calce a questo articolo. La questione più urgente che emerge dal caso Shanghai forse è più profonda e si può sintetizzare in una domanda: è giusto che il potere di scegliere gli artisti e di rappresentare la Sicilia e la nostra cultura in una manifestazione così importante sia concentrato nelle mani di un piccolo gruppo di persone? Immagino una serie di incontri aperti alle varie realtà che hanno operato a Palermo in questi anni. Immagino un graduale raggiungimento di scelte partecipate e ampiamente discusse inerenti gli artisti e le istanze culturali da presentare in Cina. Forse allora le formule “tante anime della città” e “complessità” avrebbero ricevuto la giusta porzione di senso e di contenuto che meritano. Ma ancora una volta si tratta di utopie. E la rumorosa operazione di Palermo felicissima, insieme ai dibattiti al veleno che ne conseguono sembra disegnare una triste e disarmante distopia. Una Palermo tristissima che forse nemmeno il CV di Laura Barreca potrà salvare.

  • Alfonso Leto

    Ancora una volta mi ritrovo ad esprimere tutta la mia pena per la pratica dell’anonimato e pseudonimato così d’uso corrente nel mondo dei blog, e ancor più se espresso nell’ambito della cultura e dell’arte, dove le idee e gli argomenti hanno un senso solo se sono “montati” su facce reali, su identità vere.
    Mi chiedo con quale dignità umana, personale, politica, civile si possa pretendere di avere voce, indossare la maschera e pretendere anche una risposta da chicchessìa.
    L’anonimato, nella pratica democratica della conversazione, è un rigurgito oscurantista, delatorio, fascista, comunista, inquisitorio, e profondamente cattolico.
    La pratica anonima è quella che condanna a morte, incendia i boschi, danneggia il patrimonio, uccide alle spalle, compone missive ritagliando lettere e appicicandole con livorosa saliva e poi abbraccia e bacia i suoi nemici. Che vomito.
    Detto questo, a tutti i signori “attìacomutichiami” che popolano questo ed altri blog, esprimo il mio parere sulla selezione palermitana di questa Biennale di Shanghai e dico che non mi sembra ne particolarmente esaltante ne particolarmente meritevole di tutte queste cattiverie. Dico anche che i nomi, detti così, poco contano se non si vede di fatto come hanno concepito e affronteranno la loro presenza in questa rassegna, in quanto i nomi fin’ora appresi hanno potenzialmente tutta l’energia per fare bene. Come altri artisti non selezionati in questo contesto, certo, ma ciò che non è in nessun caso tollerabile è l’ipocrisia livorosa, anonima o pseudonima, di chi non ha la sincerità civile di dire: “se Laura Barreca mi mi avesse invitato avrei partecipato, in quanto la biennale di Shanghai oggi può rappresentare un appuntamento proficuo per il lavoro di un artista.
    Suvvia signori, siamo artisti, siate voi stessi, scopritevi la faccia, deponete ogni moralistico commento e ripetete con me quella massima stirneriana che dice: “il disinteresse pullula dove regna la possessione” ve lo dice uno che ha saputo dire di no in molte occasioni (forse a troppe), ma che non crede proprio che questa sia un’occasione da perdere per un artista, ne per una città. Se mi avessero chiamato ci sarei andato. E non mi sarebbe affatto dispiaciuto far compagnia ai Saccardi, a Beninati e a Simeti, certo che anche a loro non sarebbe dispiaciuta affatto la mia compagnia. Se ciò non è accaduto può essere magari attribuito al limite di chi ha curato la rassegna, non certo al limite del mio lavoro. Ma la curatrice è giovane le si può perdonare questo ed altro.
    In bocca al lupo, ragazzi!

  • william marc zanghi

    Personalmente ritengo un bel successo per Palermo essere presente a Shanghai come unica città italiana, questo vuol dire molte cose e soprattutto vuol dire che abbiamo persone che ricoprono i vari ruoli nell’arte in grado di avere voce…. e gli artisti chiamati a rappresentare la città sono fuori discussione dal primo all’ultimo, mi stranizza solo l’assenza di Francesco De Grandi che oltre ad essere un artista in grado di rappresentarci ovunque è un artista che ha attualmente un legame professionale e quotidiano con il paese organizzatore dell’evento, credo quindi che qualcuno in questo caso abbia mostrato disattenzione o debolezza.
    Detto questo, leggere commenti che definiscono artisti palermitani come pittori della Domenica da un lato fa ridere dall’altro fa intuire quanta impreparazione a livello visivo c’è in giro.

    • mastrogeppetto

      critiche infondate, dietrologie, analisi ridicole e superficiali…trovare ragioni per delegittimare una mostra a cui non si e’ stati invitati e’ lo sport preferito dei pittori che vorrebbero essere artisti.
      tutte scuse per non accettare la debolezza dei propri limiti…e’ sempre colpa degli altri.
      quello che fa camminare un artista e’ la forza del suo lavoro!

  • Milano

    ma siete proprio sicuri di meritarvi questa possibilità? Vedo delle ingenuità in questi commenti che fanno presagire tristi figure per quello che andrete a rappresentare.

    provincia babba come dite voi.

    • mastrogeppetto

      milano non preoccuparti, a palermo non sono tutti cosi’ provinciali, ma a quanto pare, leggendo questi commenti, una gran parte della comunita’ artistica SI!..su questo hai ragione. per fortuna che la biennale a shanghai riflettera’ una visione di piu’ ampio respiro. la curatrice ha fatto un progetto solido. non a caso e’ una che ha avuto tante esperienze fuori dalla sicilia….

      • Milano

        prima si fa il gioco del mercatino, perdendo di vista se c’erano i contenuti artistici e stilistici della propria pittura e poi ci si lamenta se si rimane fuori dalle rassegne internazionali e si paventano personali a Bristol? Come se si trattasse di documenta, non capendo che contano più queste visioni collettive che una personale in qualsiasi paese, si continua a rimanere sul provinciale! Non a caso lì c’è un pittore che a certi giochi da mercatino di serie b non c’è mai stato, i folli Saccardi e l’esterofilo Simeti sono un altra storia che paradossalmente con la pittura palermitana c’entrano poco.

  • Alfonso Leto

    Basta. Non intervengo più, ci si rompe tanto i coglioni a dialogare con gente mascherata. Non c’è piacere. Non c’è gusto, mi pento perfino di aver portato come sempre la mia sincera opinione, in questa mascherata.

    • Angelov

      Caro Alfonso, prima di esprimere giudizi così decisivi circa l’anonimato nel firmarsi, ti vorrei invitare a passare in rassegna la storia dell’arte, del cinema, dalla letteratura e della scienza, e verificare quanti hanno scelto, o dovuto scegliere, di proteggersi dietro una maschera, come la definisci tu.
      E’ solo un cavillo, che in qualsiasi altro settore della vita sociale passa quasi inosservato, ed è accettato, mentre in un contesto culturale, come vorrebbe essere questo, provoca ancora reazioni.
      La Redazione dovrebbe spiegare perché tollera le firme anonime.

      • ALFONSO LETO

        Gentile nickname, guardi che mi è del tutto chiaro, storicamente, l’uso politico dello pseudonimo, dalla santa inquisizione alle lotte partigiane, alle più mediatiche e attuali Primavere Arabe. Così come mi è altrettanto, storicamente, chiaro l’uso ipocrita dello pseudonimo al fine di diffamare, fare il doppio gioco, gettare il sospetto, dire cose che col proprio nome non si ha il coraggio di dire, perché magari si rivestono ruoli di servaggio morale da qualche parte.
        Dunque la redazione, le assicuro, non dovrebbe spiegarmi proprio nulla in merito.
        Il mio ragionamento si basa sul fatto che in questi casi si deve contestualizzare l’uso dello pseudonimo o nickname che dir si voglia: un conto è un contesto in cui si sta facendo la rivoluzione o l’eversione di un sistema, un altro è un contesto in cui la materia del contendere è la nomination per una mostra d’arte contemporanea a Shanghai, o altre questioni di carattere politico culturale come questa dove l’uso del nickname fa la differenza tra il carnevale e l’assalto alla Bastiglia, altro che cavillo! IN questi casi usare il proprio nome è rivoluzionario non il contrario: quì non siamo a Mosca, o a Damasco. Se non si ha il coraggio di dire chi si è quando si prendono argomenti sull’arte e la cultura, come si potrà avere mai il coraggio di portate avanti contestazioni o battaglie di tutt’altro spessore e in tutt’altri contesti? Ogni nickname non è affatto l’eversivo utilizzo di una maschera da Zorro, è un’anatra zoppa, se ne convinca.

        • Angelov

          Le rispondo per renderle noto che io utilizzo null’altro che il mio nome con l’iniziale del mio cognome, identico al mio indirizzo @mail+tre cifre.
          Scrivere il mio cognome non lo ritengo molto importante, non essendo io persona con presenza pubblica.
          E’ semplicemente quello che si definisce anche un “breve”, tutto qui.
          E se analizzassimo l’evoluzione dei linguaggi, si vedrebbe che si tende sempre ad abbreviare; questo lo si vede molto nell’americano, dove è stato anche introdotto l’utilizzo delle parole abbreviate nella loro lettera iniziale: U.S.A. oppure ONU, e di esempi ce ne sono a migliaia, utilizzati anche fuori dagli US.
          I latini avevano una lingua molto sintetica, e se si confronta un testo originale con una traduzione in qualsiasi altra lingua, che utilizzi gli stessi caratteri di stampa, si vedrà che ogni traduzione dal latino occupa spazi maggiori.
          Prova a tradurre “Ubi bene ibi patria” oppure “Moderata durant” e vedrà di quante parole avrà bisogno.
          Forse i caratteri ideografici occupano meno spazio.
          L’evoluzione della lingua è di abbreviarsi, per essere più sintetica e lasciare più spazi in generale.

          • Alfonso Leto

            Ah, dunque l’uso dello pseudonimo è solo una questione di brevità ortografica nell’evoluzione dei linguaggi…Capisco!

  • Se il progetto elaborato dai curatori deve rappresentare le mille anime di Palermo non capisco come si possa rinunciare ad artisti come Di Piazza o De Grandi.
    Troppo di voi fighetti esterofili ancora si ostinano a non vedere come a Palermo ci sono degli artisti che praticano la pittura ad un livello di assoluto interesse. Ma forse conviene non accorgersene perché non sono membri della sedicente aristocrazia esterofila. E poi la pittura italiana non è contemporanea, no?
    Quindi meglio restare proni e promuovere gli artisti internescional che convengono alle gallerie. Olè, continueamo così!

  • mastrogeppetto

    @Zanghi:
    secondo il tuo ragionamento se un pittore affitta uno studio a Venezia, poi ha diritto di lamentarsi se non viene invitato alla Biennale (di Venezia)?
    cosa fa? sciopero della pittura?

  • ginetto

    ma scusate, ma la Mangano…no?

  • andrea bruciati

    Mi auguro che Francesco De Grandi, così come Vito Stassi e tanti altri che gravitano su Palermo, possano avere molte altre occasioni per far conoscere il loro lavoro raffinato e colto, al di là dei tanti pregiudizi di commentatori anonimi.
    In bocca al lupo comunque per l’iniziativa di Laura: sappiamo quanto è difficile proporre degli autori italiani all’estero e queste notizie sono sempre positive per tutti.