Della serie: le anteprime di Artribune, di cui non potete fare senza. Premio New York, artisti in trepidante attesa. Chi spera, chi scommette. E noi intanto vi diamo i nomi

L’11 maggio è scaduto il termine per partecipare alla decima edizione dell’ambitissimo e italianissimo Premio New York, indetto dall’Istituto di Cultura Italiano a New York e dalla Italian Academy for Advanced Studies della Columbia University. Forse il miglior trampolino di lancio per gli artisti emergenti nostrani, uno di quei premi che ti proiettano, in automatico, […]

Anna Franceschini, The player may not change his position, 2009 - still video

L’11 maggio è scaduto il termine per partecipare alla decima edizione dell’ambitissimo e italianissimo Premio New York, indetto dall’Istituto di Cultura Italiano a New York e dalla Italian Academy for Advanced Studies della Columbia University. Forse il miglior trampolino di lancio per gli artisti emergenti nostrani, uno di quei premi che ti proiettano, in automatico, nel circuito che conta. Ma che, per riuscire a metterselo in curriculum, in qualche modo devi starci già dentro a quel circuito dorato. Tanti ci provano, pochi ci sperano. E quest’anno, a chi è toccato il bacio della Moira? Artribune, a due mesi dalla chiusura dei giochi, ha in mano l’esclusiva. Un uccellino ci confida infatti che i due fortunati per il 2012 sono Francesco Arena e Anna Franceschini: non lo hanno detto ancora a nessuno, ma saranno già in pieni preparativi per la partenza. Perché il premio, quest’anno, riservava due fellowship di quattro mesi, con tanto di assegno mensile di 4000 dollari per vitto e alloggio, uno studio a disposizione presso l’ISCP, biglietto aereo per Nyc dall’Italia, coperture assicurative e tutte le consulenze necessarie per la concessione del visto. Pacchetto completo.
Certi che desso pioveranno le solite polemiche, miste a sincere esultanze, facciamo intanto molti auguri ai fortunati, nell’attesa della mostra di rito, che giungerà, come sempre, a chiusura residenza.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • laura s.

    ma non ci credo! vada per Arena, che almeno ha un cv di tutto rispetto. Ma questa il successo di questa Anna Franceschini è inspiegabile!! vince tutto ed è sopravvalutata!!! Però protetta dalle persone giuste, che si lasciano abbindolare dall’aria da pseudo intellettuale di una artista mediocre e che verrà presto dimenticata.

  • arespina

    bhe dai non sparate sulla franceschini, lei proprio non ci arriva…
    basta leggere come racconta del suo lavoro
    http://atpdiary.com/2012/07/anna-franceschini-locus-contemporary-bergamo.html

  • arespina

    senza trascurare il fatto chè è amica della Barreca ,che gli ha curato una mostra pochi mesi fa e che è coordinatrice del premio new york..

  • tere

    ma tanto, in Italia il sistema dell’arte è specchio di un sistema clientelare ben più ampio e di un paese corrotto. Ed è il motivo per cui i giochetti fatti in casa non arrivano oltreoceano e a parte Cattelan non c’è nessuno che ci rappresenti degnamente. Gli artisti in Italia non durano più di una stagione, vi siete mai chiesti il perché?

  • pinotto

    è tutta una truffa.. si sa già!
    basti pensare il premio dato l’anno scorso al solito tuttofuoco

    ma basta con queste prese in giro!!!!

  • pina

    Forse il miglior trampolino di lancio per gli artisti emergenti nostrani, uno di quei premi che ti proiettano, in automatico, nel circuito che conta.

    HAHAHAHHA HAHA HAHA !!! MA STAI SCHERZANDO !?!?!???

    è un premio tutto italiano, ti proietta dove??? in qualche circuito??
    nel circuito provincialotto italiotto !!

    • La frase continua:
      “Ma che, per riuscire a metterselo in curriculum, in qualche modo devi starci già dentro a quel circuito”.
      Quindi quello italiano, certo. dove già sei accreditato e dentro certi meccanismi.
      che sia un buon premio è certo e che tanti vorrebbero vincerlo pure. ma nessuno ha scritto che ti fa diventare Damien Hirst. O ci sono altri premi italiani più importanti e con velleità internazionali? Pochi, forse nessuno.

      • Mario Colombo

        “metterselo in curriculum” è veramente una frase imbarazzante Helga.

  • Questo premio ci deve essere per dimostrare e giustificare l’esistenza di una qualche iniziativa sovranazionale della cultura. Ma ovviamente non serve quasi a nulla. Se non a fare un breve soggiorno a New York dove ci sono centinaia e centinaia di artisti come Arena e Francescini. Basta vedere i risultati dei precedenti. Meglio che il premio ci sia piuttosto che no. Poi ovviamente agiscono anche le raccomandazioni e la forza dei curriculum vitae; forse potrebbero fare a invito ed evitare di illudere persone che non vinceranno mai.

    Arena sviluppa il solito feticismo della citazione storica, anche lui sembra una sorta di Giovane Indiana Jones che, incapace di risolvere il presente, si butta su citazioni del passato che comunque forniscono un contenuto “sicuro” e non criticabile (movimento dello Story Story I LOV YU ultimamente molto gettonato con artisti come la Biscotti). Scienziati e storici della domenica. Quindi riproduciamo la cella di aldo moro, piuttosto che la lunghezza del tragitto prima dell’attentato o il diametro delle mutande di Obama, e così via.
    La Francescini è il manistream più imbarazzante quindi mi fermerei.

    • Mario Colombo

      LR si capisce che vivi male e quindi mi intenerisci. Ma lo sai anche tu che a questo valzerino, premi-residenze-artistucoli-mostriciattole non c’è via d’uscita.
      E’ una condanna genetica, generazionale. La rinuncia alle droghe, all’alterazione, ha creato solo un ‘realismo’ ad alzo zero dove il diametro delle mutande di Obama è un salto semantico di prima grandezza.
      Dimeticavo, insieme alla droga si è spento anche il sesso, cioè tutto quello che non è genitale ma mentale. Ci vorranno molte altre generazioni per ricucire queste perdite enormi, mettiti comodo.

  • christian

    franceschini. l’inizio di tutto fu la rijksakademie che fece grazie alla raccomandazione d’acciaio di farronato. prima d’allora faceva cose abbastanza cinematografiche, poi si è messa a giocherellare con la camera e a fare cose un po’ ‘strambe’. se fai cose ‘strane’ in italia, i curatori cool, che notoriamente non hanno filtri critici e si muovono a naso o facendosi coinvolgere dal passaparola di altri colleghi, si interessano subito a te. uguale ciò che fai, l’importante è proporre cose in maniera confusa che nemmeno tu capisci. il resto più o meno s’aggiusta per strada, ma fondamentale è non saltare le vacanze (o la festa in maschera) con milovan. ragazzi, la meritocrazia in italia è un concetto sconosciuto.
    arena è già più maturo, al di là del fatto che il suo lavoro piaccia o meno. e anche lui comunque è super protetto dalla potentissima monitor, chi lo tocca?

  • giovanni

    Ma voi siete tutti matti! Oltre che invidiosi…
    ma cosa gliene frega ai critici di sostenere un artista che non sia bravo e di cui non sono convinti della qualità del lavoro…
    Non scomodate la CIA, Scotland Yard, la SPECTRE. I premi sono fatti per sostenere gli artisti che lo meritano e il merito è sempre l’unica cosa che vale

  • Caro Giovanni,

    i Premi sostengono anche quando NON ci sono artisti da sostenere. Ma questo va benissimo. Però ti invito a entrare sul merito dei contenuti perchè:

    Arena sviluppa un grave feticismo della citazione di cui parlerò ampiamente in un articolo sul prossimo Artribune On Paper. Mentre Franceschini sviluppa una manierismo veramente prevedibile che segna come le giovani generazioni tendano a sprecare opportunità. Ma su queste cose abbiamo già argomentato ampiamente.

    Il problema in Italia è di un sistema che NON forma e promuove adeguatamente. Direi un NON sistema. E per fortuna (o SFORTUNA) che per questi artisti c’è stata, e ci sarà, la NONNI GENITORI FOUNDATION, vero ammortizzatore della giovane arte italiana…altro che Premio New York per questa Fondazione si parla di migliaia e migliaia di euro..

    Accusare di invidia è sempre facile. Io francamente non invidio giovani che rischiano di diventare quarantenni e cinquantenni disadattati, eterni Peter Pan sospesi tra Milano e Berlino…

    • LR

      APPELLO ALLA NONNI E GENITORI FOUNDATION
      PER FAVORE FATE LAVORARE QUESTO LUCA ROSSI, è UN UOMO DISPERATO, BISOGNA AIUTARLO ALTRIMENTI UN GIORNO O L’ALTRO FARà UNA PAZZIA TIPO FARSI SALTARE IN ARIA DURANTE L’OPENING DI UNA QUALCHE MOSTRA DI ARTISTI DEL SSSSSIIIIIISSSSSTTTTTEEEEEMMMMAAAAAAA

      • Non si scherza su queste cose (farsi saltare in aria),

        ve lo dico da Bologna, che tra qualche giorno (2 agosto) ricorderà davvero una bomba messa in stazione.

        82 morti, la strage più terribile in Europa dal dopoguerra al 2000.

        • dust

          condivido

          • Lorenzo Marras

            suvvia Santoro non bisogna prendere troppo sul serio questo falso annuncio.
            sono sicuro che LR voleva dire saltare in aria dopo avere mangiato la pizza alla diavola , mangiata alla De Carlo e ordinata da Luca Rossi.
            Ajo’ LR anche tu.

          • LR

            ma che imbecilli che siete, peggio di Luca Rossi, NON SI SCHERZA SU QUESTE COSE, poi magari imparare pò di italiano non farebbe male, la strage più terribile suona davvero male.

    • giovanni

      tu non rischi caro whitehouse… lo sei già un disadattato non so di quanti anni, altrimenti non staresti qui a scrivere minchiate anonime…

  • roberto c.

    buon giorno a tutti.

    Racconto in breve la mia vicenda.
    Sono un giovane artista, italiano. Per anni ho lavorato come un disperato facendo una fatica cane ad inserirmi in qualche circuito, addirittura a far vedere il mio lavoro. Critici galleristi o curatori interessati ad altro mi hanno quasi sempre snobbato.
    Tanti concorsi, premi con qualche piccola segnalazione è vero ma niente più.
    Tra cui il premio NY. . Vedendo sempre altri nomi vincitori, poi chissà per quale pregio… probabilmente mi sbaglio io.
    Io lì a farmi una gavetta infernale e vedere altri vincere il premio casoli, come seconda esperienza ad esempio , nel curriculum… mi puzza davvero..

    Comunque, dopo anni di insoddisfazioni stressanti e bastonate nelle palle me ne sono andato via da questo schifo di paese. Con grande tristezza ma anche grande entusiasmo mi sono trasferito in olanda. Dopo qualche mese sono stato invitato ad esporre in una galleria.
    Oggi lavoro con alcune gallerie importanti, Vinco premi, residenze, partecipo a fiere e mostre nei musei.. FINALMENTE!

    Poi leggo quest’articolo su artribune e di questi commenti (giustamente incazzati) e capisco quanto il nostro triste paesiello non sia cambiato in questi 4 anni, non cambia e non cambierà purtroppo, mi fa una gran tristezza..

    scusate la lungaggine, una testimonianza

    • Caro Roberto, al momento mi sento di dirti che hai fatto solo bene ad andare via. Resistere, aspettare… perchè? Una volta ci credevo, oggi no. L’Italia è un paese molto immaturo, politicamente e culturalmente. La situazione del sistema dell’arte è solo uno specchio delle tante carenze che ci portiamo appresso. Non esiste alcuno spazio per il merito, non esiste l’etica professionale e i figli di, gli amici di, avranno sempre molte più chance degli altri. Accade in tutto il mondo, certo. Ma non con la stessa esclusività e grettezza con cui accade nel Bel Paese. E purtroppo non credo affatto che la generazione dei “grillini” salverà il carrozzone invertendo la tendenza. E non credo che siamo vicini a una fase di cambiamento, nonostante la crisi.

      • Lorenzo Marras

        Helga scusi ma se si tratta di carrozzone non bisogna salvarlo ma contribuire alla sua dissoluzione.
        Tornando al discorso di Roberto ,penso che egli, parta da orizzonti non proprio singolari ma alquanto comuni. Tanto è vero che è piu’ che manifesto fin dall’origine il suo interesse a inserirsi in un circuito fatto di meri riconoscimenti contrariamente a quella che secondo me dovrebbere essere la vocazione di un artista, ovverossia quella di essere contro il proprio tempo e non subordinato ad esso.
        Discorsi del genere me li aspetto da ben altre figure del salariato classico e del giorno d’oggi.
        Amenoche’ Roberto pensi alla sua funzione di guadagnarsi comunque la sua meritata pagnotta ma allora è un altro paio di maniche e sinceramente io personalmente non vorrei mai avere i suoi lavori a casa mia a prescindere se sono bellissimi o quant’altro.

        la saluto cordialmente Helga.

        • Col “carrozzone” mi riferivo ovviamente alla situazione generale del Paese e del suo sistema culturale e politico. Non capisco perché interpella me, Marras… Ho qualche potere forse?
          E in ogni caso, volendo restare anche solo nell’ambito del premio, vorrebbe forse affermare che una testata come Artribune non doveva dare notizia della vittoria? E perchè mai? Qui ognuno fa il suo lavoro. Il nostro è informare. Nello specifico, poi, si tratta certo di un premio molto “mainstream” ma di buon livello. Franceschini e Arena ad alcuni piacciono, ad altri no. Com’è normale che sia e com’è è stato per i precedenti vincitori. C’è sempre polemica quando qualcuno vince, visto che tutti gli altri di conseguenza perdono. Ma nulla c’entra con i doveri di chi fa informazione.
          La saluto anche io, cordialmente.

          • mdf

            anche la Marsala come Rossi è sempre alla ricerca di un posticino, ha tentato a Riso a Palermo ma le è andata male….. poi sul fatto che Artribune informa avrei qualcosa da dire, più che altro informa distorcendo le notizie e dando notizia solo di quello che fa piacere a Tonelli, anche lui un altro sempre alla ricerca di qualcosa in più mentre magari dovrebbe smetterla di fare un giornale tutto urlato tipo Novella 2000, forse potrebbe venirne fuori anche qualcosa di buono. comunque su questa rivista non scrive nessuno che dica qualcosa di interessante. e allora perchè lo leggi? direte, perchè non ho nulla da fare come tutti voi che state qui a scrivere e a leggermi adesso.

          • Lorenzo Marras

            Helga sicuramente non ho compreso bene la locuzione da Lei usata “salvare il carrozzone” nei suoi giusti termini. Sa d’altronde ho sempre visto la parola carrozzone in una intonazione negativa come luogo di caos organizzato e leggere la cosa in quel modo l ho trovata un pochino paradossale.
            Poi Helga, guardi, non l ho mai considerata una persona di potere ma al contrario altrimenti non avrei per Lei una sincera simpatia e profitto della occasione per dirle e ribadirle che il contenuto della lettera dell’artista emigrato in Olanda non è consona allo spirito che un “artista” dovrebbe a mio avviso tenere con cio’ che lo circonda. Per i “successi” di Arena o Franceschini non ho niente da obiettare come sempre . I successi degli altri non mi hanno mai offeso perche’ le ambizioni che ho riguardano ben altre cose dove è sicuro che nessuno perde mai ma guadagna sempre.
            Di nuovo Helga rinnovo i migliori saluti per Lei.
            cordialmente.

    • gino

      sarebbe interessante conoscere il nome e cognome di Roberto C. così da poter vedere le sue opere tanto apprezzate in Olanda e ingiustamente messe da parte in Italia, io sono sempre curioso di conoscere nuovi artisti al di là di dove lavorano.

      • Gentile mdf, premetto che io non cerco posticini perchè il mio posticino ce l’ho già. Quanto alla sua battuta inutile su Riso, le chiedo: cosa mi sarebbe andato male? Ho avuto al fortuna di collaborare saltuariamente con questo museo finché era in vita e produceva, e il vanto di starne a distanza ora che è un mausoleo semi-vuoto e agonizzante. Meglio di così. Come siciliana invece sì, mi è andata male, come a tutti gli altri siciliani perbene. E non solo per la vicenda Riso.
        La invito però, a nome della direzione editoriale, a utilizzare questo commentario in maniera costruttiva e non per dare sfogo a livori e antipatie personali. Ne sarebbero lieti anche gli altri lettori, mi creda. Per altro il suo post è chiaramente off topic, si attenga al tema. E se non le piace Artribune, guardi altrove, il web è pieno di spazi dove affogare la noia. Saluti.

        • mdf

          costruttivo come lo usate voi….

      • giovanni

        infatti sarei felice anche io di sapere chi è questo roberto c. e vedere le sue opere e le sue gallerie importanti e i suoi premi… sono sicuro che ci faremmo 4 risate… a meno che c. non stia per cattelan… ma ho l’impressione che stia più per cazzaro

  • Ma secondo voi, quindi, chi dovrebbe vincere?

    PS I “circuiti” bisogna crearseli, troppo comodo trovare tutto pronto, come ogni ravo italiano medio pretende ingiustamente.

  • rodolfo cortese

    Cambia poco chi vince, alcuni giovani artisti vengono messi alla stregua di grandi maestri. è un sistema che fa il verso al sistema dei concorsi televisivi.
    Appena spremuti si cambia.
    Che fine ha fatto Tuttofuoco? Dove sta oggi Pintaldi? Si potrebbe andare avanti ore…

    ARENA : FRANCESCHINI = SCANU : EMMA.

    • giovanni

      caro rodolfo
      sono scomparsi anche Annibale Carracci e parenti dalla scena artistica del Barocco per lasciare spazio oggi solo a mostre su Caravaggio…
      L’arte è così, crudele, tiranna, fatta per uomini e donne vere non per le quattro galline spennacchiate che razzolano in questo cortile starnazzando come delle ossesse….

  • “quella che secondo me dovrebbere essere la vocazione di un artista, ovverossia quella di essere contro il proprio tempo e non subordinato ad esso”…caro Lorenzo, scusami, ma proprio non son d’accordo: non subordinato (se qualcheduno davvero ci riesce fuor dal mito e dalla teoria) magari, ma perché mai necessariamente contro?
    Un artista non deve essere “pro” o “contro” un artista deve dire la sua “verità” qualunque essa sia, pro o contro o a prescindere, se e’ “bravo” a dirla e se ha davvero qualcosa da dire il suo lavoro avrà anche effetti positivi ed evolutivi sul presente nel quale opera.
    Quanto a guadagnarsi la pagnotta mi pare che non ci sia proprio nulla di male nel tentare di vivere di quello che più si ama fare…se ci si riesce, e se non ci si riesce in Italia e se ne ha la possibilità, ottima decisione emigrare. Le uniche cose importanti sono: da un lato non pensare di avere un sacrosanto diritto a trarre il proprio sostentamento dall’arte e dall’altro non “piegare” la propria arte alle ragioni del mercato per renderlo possibile.

    • Lorenzo Marras

      scusa Luciano , ma mi sono accorto solo ora della tua. Son sicuro che mi scuserai di questa distrazione.
      e veniamo al tempo. Quando scrivo non subordinato al tempo la cosa è chiara sopratutto quando si parla di artisti laddove il “tempo” (come io lo ho inteso e che ti esterno) è visto come luogo e momento dei piu’ svariati e immaginabili compromessi (frutto della vigliaccheria piu’ genuina).
      Oh Lucia’ , anche io sono un vigliacco anche se non sono un artista perche’ faccio le cose tutte bene altrimenti mi licenziano e non ho nessuna intenzione di finire per strada a mendicare, sia ben chiaro.
      Pero voglio rimarcarti che Non c è niente di male dirlo e d’altra parte guardiamo anche alle cose che tu sai (lo so lo so che mi ripeto) ma De Dominicis oppure prima di lui Marcel Duchamp NON erano subordinati al proprio tempo ( rectus : NON erano dei vigliacchi).

      Tu mi dirai ,: ma erano grandi Artisti, sfido io è facile parlare cosi’ di loro anche i credenti sono capaci di parlare cosi’ del proprio Dio.

      No Luciano, bisogna dire le cose come stanno e allora ti dico che tornando alla questione del commento che ho contestato , sono arcisicuro che Gino non avrebbe mai scritto quelle cose perche’ è da li che sono partito.
      PERCHE’ ? Luciano PERCHE’ ?

      Ah se fossi stato Artista Luciano, quante liberta’ mi sarei donato, peccato.
      Essere e sentirsi Artisti è una benedizione.

  • Egregio mdf,

    si può dire tutto quello che si vuole riguardo artribune, ma NON dica che informa distorcendo le notizie. Lo ripeto ancora: rispetto totale per chi vi da’ un servizio OTTIMO e GRATUITO, sorvolando sulle accuse gratuite e non argomentate . Ma scherza?

    Io spesso scrivo provocatoriamente, ora, per esempio chiedendo ad Helga cosa sceglierebbe: una cena con me (pane con la meuza, mi scusi ma non riesco a scriverlo meglio), tornare a scrivere su Flash Art o riuscire ad intervistare Sgarbi meno emozionata.

    Ma RISPETTO reciproco per chi lavora, questo sempre. Soprattutto in questo periodo.

  • Pane con la meusa tutta la vita! (con la S!)

    PS. ma con Sgarbi mica ero emozionata, ero tra il divertito e l’incredulo, oltre che impegnata a corrergli dietro. Fu un’esperienza surreale, lui è totalmente ingestibile e quel Padiglione – ahinoi?! – non ce lo dimenticheremo più. A modo suo è passato alla storia. Nell’intervista ha detto tutto quello che volevo sentirmi dire. Tutto. E la follia generale di quella corsa con microfono e telecamera a spalla, dava il senso della follia di tutta la situazione. Bel ricordo!

    (dimenticavo: grazie davvero per aver usato la parola rispetto, accostata alla parola lavoro. ho apprezzato.)

  • Alfonso Leto

    AVVISO A TUTTI GLI ANONIMISTI E UTILIZZATORI FINALI DI NICKNAME.
    Dite ciò che pensate, perchè ciò è un bene per tutti, ma smettetela di ripararvi controvento con i vostri ridicoli acronimi, acrostici, e nomi di (scarsa) fantasia.
    Che senso ha? Vergognatevi un po ogni tanto.
    Stiamo parlando d’arte, Signori, non stiamo parlando contro il nucleare nell’Iran Asfadinejad. No?

  • E’ una battaglia persa. Qui noi ci mettiamo faccia, nome e responsabilità personale e veniamo massacrati. Poi i furbetti protetti dall’anonimato sparano a raffica, distruggono, offendono. Spesso è una stessa persona accanita, con 3/4 nick name diversi. Spesso è gente che conosci bene e che quando ti vede ti dice cose carine. Quasi sempre sono persone mosse da invidie, rancori o frustrazioni personali. Ma non si può fare altrimenti e continuiamo a ritenere che lo strumento del commentario, che adottammo già molti anni fa quando i blog ancora non esistevano, sia preziosissimo per promuovere il dibattito. Tanti ottimi contributi vengono fuori, del resto. La parola ai lettori, sempre e comunque. Nome e cognome farebbero la differenza, ma è utopia.

  • Utopia, utopia, per piccina che tu sia….! :)

  • mario

    Francesco Arena? Ma se è bollito…
    ps complimenti ancora a Paola Capata

  • dust

    Cara Helga Marsala, è una battaglia persa perché sono mesi che se ne discute. La soluzione, da più parti proposta, sarebbe una semplice procedura di registrazione, ma altre voci obiettano che è proprio grazie alla proliferazione di commenti anonimi che il sito farebbe cinicamente audience, specie quando il dibattito tracima. Non capisco però quanto sia fondamentale, nel web, la questione del nome e cognome. Cosa cambierebbe, in fondo? A me pare che si guardi il dito e non la luna, cioé i contenuti. Spesso da commentatori anonimi vengono informazioni interessanti, riflessioni talvolta più cospicue e argomentate della notizia stessa. Il problema, guarda caso, sorge quando ci sono critiche negative… onestamente, se ci fosse un profluvio di elogi anonimi, si invocherebbero così caldamente le generalità?
    La questione è: perché tanti commentatori si trincerano dietro l’anonimato? Riflettiamoci, potrebbe essere lo spunto per un articolo.

    • dust, le sue osservazioni sono giuste e molto utili. concordo sul fatto che l’anonimato a volte protegge persone che non possono esporsi ma che hanno cose interessanti da dire.
      non è facile per chi amministra. a volte siamo costretti a eliminare commenti volgari o fuori luogo, mossi solo da livori personali e fuori tema. per non parlare dei turpiloqui. ma tentiamo di lasciare spazio, il più possibile.
      la domanda finale è cruciale: perchè molti si nascondono dietro l’anonimato? forse perché oggi parlare ed essere critici è una colpa. e lo dice una che firma tutti i suoi pezzi e che a volte viene mal tollerata. stare zitti è comodo, va da sé. tutti si proteggono: il sistemino dell’arte, così agganciato al sistemone politico, tande ad annullare il pensiero critico e a fomentare l’appiattimento. vale un po’ ovunque, ma in Italia siamo messi malissimo.

  • Mario Colombo

    Il discorso dell’anonimato è vecchio quanto il web ed è la sua fortuna. Immaginate il p2p con nome e cognome, buonasera signore potrebbe cortesemente passarmi il film mentre lei cerca, con permesso, di scaricare la mia applicazione? fate come fa tranquillamente l’Esselunga: quello che conta è il tag di riferimento, l’uso che fa, ripetuto, dell suo poter d’acquisto nei confronti del cibo sugli scaffali. Quello che interessa è il programma dello stomaco non il codice fiscale.

  • jan

    quanta invidia…………………………..!!!!!