Al Museo? No, io non ci vado. A Firenze è la fiera Art & Tourism, con Civita, a cercare i motivi della disaffezione degli Italiani a mostre e musei. E a lanciare qualche idea per avvicinarli…

Italia bengodi per arte e cultura, dotata dalla storia di oltre la metà del patrimonio dell’intera umanità? Forse qualche verità ci sarà pure, in questa che ormai è diventata la più classica delle frasi fatte. Eppure, a guardare certi dati su come siano gli italiani, a porsi di fronte a tanta ricchezza, viene da riflettere: […]

La Fortezza da Basso, sede del festival

Italia bengodi per arte e cultura, dotata dalla storia di oltre la metà del patrimonio dell’intera umanità? Forse qualche verità ci sarà pure, in questa che ormai è diventata la più classica delle frasi fatte. Eppure, a guardare certi dati su come siano gli italiani, a porsi di fronte a tanta ricchezza, viene da riflettere: nel 2010 6 italiani su 10 con più di 18 anni non hanno visitato né un museo, né un’area archeologica, né una mostra, per un totale di oltre 28 milioni di non fruitori delle offerte culturali sia italiane che straniere.
Ed a rifletterci appunto ci pensa l’Associazione Civita, che promuove a Firenze – nell’ambito della Fiera Art & Tourism, evento internazionale dedicato al turismo culturale in corso alla Fortezza Da Basso – il convegno dall’emblematico titolo E io non ci vado. I dati riportati del resto emergono dall’indagine dedicata ai consumi culturali in Italia, di prossima pubblicazione, condotta dal Centro Studi “Gianfranco Imperatori”, di Civita, con il sostegno della Fondazione Roma Arte-Musei. Una riflessione sull’attrattività del patrimonio culturale italiano, sull’atteggiamento e sulle motivazioni di visitatori e non-visitatori museali, e sulle strategie per migliorare la performance di musei e dei luoghi d’arte.
Altissimo il livello dei relatori, con testimonianze internazionali come quelle di Suzanne L. Shenton, General Manager Visitor Services Metropolitan Museum of Art, e dell’esperto di turismo e marketing territoriale Josep Ejarque, affiancati da Cristina Acidini, Direttore Soprintendenza Speciale di Firenze, Mario Caligiuri, Assessore alla Cultura Regione Calabria, Luigi De Siervo, Direttore Commerciale Rai, mentre le conclusioni spetteranno a Roberto Cecchi, Sottosegretario Ministero per i Beni Culturali.

Sabato 19 maggio 2012 – ore 15.00
Fortezza Da Basso – Firenze
www.artandtourism.it

  • Per i musei di arte contemporanea (ma forse non solo…) l’evidente disaffezione è motivata dalla mancanza di opportunità per avvicinarsi, interessarsi ed appassionarsi; il pubblico italiano è fatto da addetti ai lavori: come se al cinema in platea ci fossero solo attori, registi e sceneggiatori…

    Sto collaborando a questo progetto che è una goccia nel mare ma che lavora su presupposti corretti: http://www.arteliberatutti.com/articoli/438

    Mentre in occasione di Kremlino verrà presentato a Venezia un progetto casa per casa dove sarà il museo and andare nelle case del pubblico: kremlino.blogspot.com

    In qualche modo il contrario di Macao, bisogna evitare di ghettizzarsi in un punto, ed ecco che internet e una riflessione su i contenuti posso permettere strategie più fluide e non “sgombrabili”:

    LR

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      Whitehouse – You Tube: We are all sleeping the sleep of contemporary art

    • SAVINO MARSEGLIA (Critico d’Arte Sui Generis)

      non resta che offrire l’arte a domicilio e sono convinto che questo progetto casa per casa, sia il miglior modo possibile per violare la riservatezza del domicilio.

  • Angelov

    Il motivo principale della carenza di visitatori nei musei in Italia, è secondo me dovuta al fatto che i Comuni o Enti Pubblici preposti, per arrivare più in fretta a “fare cassa”, li hanno affidati in gestione a degli Enti Privati, che hanno fatto della Cultura, un ulteriore mezzo di lucro, facendo lievitare i prezzi dei biglietti, ed anche pagare un biglietto dove prima era ad ingresso libero.
    In alcuni Musei, i dipendenti pubblici che ci lavoravano, sono stati anche sostituiti, per finalità di contenimento dei costi, con dei Volontari, con l’unico risultato di aver affidato un patrimonio nelle mani di perfetti incompetenti.
    Etc…Etc… Etc…

  • Cristiana Curti

    Padronissimi di fornire l’arte porta-a-porta (se Maometto non va alla montagna…), ma questo c’è già eccome, da Telemarket in giù siamo pieni di non scelte artistiche (arte passiva) offerte attraverso tutti i buchi e i pertugi possibili. E internet, checché se ne pensi non ha affatto migliorato la situazione: non si conosce di più (conoscere non vuol dire avere più informazioni), non si approfondisce di più, non si ama di più l’arte rimanendo su internet o davanti alla televisione (identica cosa: cambia solo l’elettrodomestico).
    O cambiano le mostre (e la Acidini non è certo un bell’esempio di professionalità e qualità in tal senso vista la baraonda da circo equestre scatenata per il piccolo cristo in tiglio attribuito a Michelangelo sotto i suoi favorevolissimi auspici e poi finito in nulla…. cosa di cui nessuno mai pagherà nell’Italia disneyana che ci ritroviamo) o cambiano i modi di progettare i luoghi dell’arte. A me Macao è piaciuta, e piace ancora e spero proprio non si fermi con un semplice ordine di sbaracco. A cui, difatti, si cerca di resistere.
    E’ una cosa “vecchia” come il cucù (l’occupazione abusiva di uno spazio per farne un sito d’arte), ma il clamore che ha suscitato indica che le cose vecchie fanno ancora buon brodo, eccome. E “puzzano” di fresco. Soprattutto se il simbolo (occupazione di un palazzo ligrestiano abbandonato al nulla e adesso – come per miracolo – rivoluto indietro) è così forte e potente.
    Sono ancora le persone che fanno le cose, non le cose che “si fanno fare”.

    Comunque manca un pezzo a questo articolo, l’incremento globale del turismo e dei visitatori nei musei italiani del 2011, che è cosa indubitabile e indiscutibile. Poi se non tutti visitano le necropoli di Norchia sara anche perché non ne hanno voglia o – in alcuni casi – non se lo possono permettere. A me, francamente, pare che se 4 italiani su 10 visitano mostre e musei sia invece un buon risultato, vista la scarsissima attenzione della politica alle discipline artistiche e all’insegnamento dell’arte in età scolare. Ha quasi del miracoloso a ben pensarci, in effetti.

  • Angelov

    Bentornata Cristiana: un po’ di competenza finalmente.
    Ubi maior minor cessat.

  • s. m.

    Ma stiamo scherzando? La scarsa affezione degli italiani per i musei è semplicemente dovuta a questioni socio-economiche (e quindi di cultura diffusa).

    Ancora siamo convinti di far parte delle nazioni più “civili” e “progredite”?

    Certo il confronto con Francia, Germania, Inghilterra, Stati Uniti, Svezia, ecc. sarà sicuramente sempre avvilente… ma se ci confrontiamo con altri paesi come, tanto per dire, Romania, Marocco, Egitto, India, Russia, Portogallo, Grecia ecc. ci accorgeremmo che forse non stiamo messi peggio di altri.

    Il problema non è tanto, o solo, dei musei, delle istituzioni, dell’arte contemporanea che non vuole farsi capire (ma perché all’estero è molto diversa?) ma del cosiddetto “target di riferimento”.

    In Italia, come in altri paesi del mondo, semplicemente c’è poco pubblico. E’ come lamentarsi che in un paese di OBESI le PALESTRE siano deserte… La gente semplicemente SCEGLIE di strafogarsi di dolci invece che fare attività fisica!

    Possiamo anche lamentarci dicendo che lo Stato non fa abbastanza “educazione alimentare” e “politiche per lo sport”, ma non possiamo prendercela con le palestre che non sono abbastanza belle o pulite o con i personal trainer non abbastanza professionali…. MEDITATE!

  • Cara Cristiana, devo dirti onestamente che il tuo post m ha sorpreso e che mi e’ persino sorto il dubbio che non fosse tuo. Sgomberiamo subito il campo da ciò su cui mi trovo d’accordo con te: anche a me Macao e’ piaciuta, piace e spero non si fermi e, certamente, sono ancora (e sempre) le persone che fanno le cose, non le cose che si “fanno fare”; se quattro Italiani su dieci visitano le mostre e’ un dato, non esaltante, ma sicuramente positivo e l’incremento dei visitatori nei musei durante il 2011 (in piena crisi economica del mondo occidentale) e’ confortante.
    Il punto sul quale sono, invece, in totale disaccordo e’ questo :
    ” E internet, checché se ne pensi non ha affatto migliorato la situazione: non si conosce di più (conoscere non vuol dire avere più informazioni), non si approfondisce di più, non si ama di più l’arte rimanendo su internet o davanti alla televisione (identica cosa: cambia solo l’elettrodomestico).”
    Per “approfondire ed amare di più l’arte” occorre innanzi tutto “conoscerla” anche e proprio nel senso più banale di sapere che “esiste” e “dove” essa si trova.
    Per conoscerla occorre esattamente “avere più informazioni”. Se, per fortuna, c’e’ un costante incremento nel turismo e dei visitatori dei musei e’ innegabile che lo si debba, anche ed in misura tutt’altro che trascurabile, alla disponibilità e diffusione delle informazioni che solo Internet ha reso possibile.
    Il parallelo tra Internet e televisione non e’ corretto innanzi tutto perché “l’offerta” televisiva e’ condizionata (anzi oggi determinata), dalla quantità di “sponsor” che tale offerta riesce ad ottenere e la conseguente necessita’ di fare “audience” a tutti i costi. Questo ha determinato e determina l’abbassamento progressivo della qualità dell’offerta stessa, all’inseguimento del falso mito di “andare incontro ai gusti del pubblico”, che si e’ tradotto nell’assecondare le sue componenti più voyeuristiche, beceramente ludiche e gossippare.
    Internet ha certamente anch’essa una parte di offerta condizionata dalla raccolta di pubblicità in continua espansione. Tale offerta, pero’, continua a rappresentare una frazione minoritaria del totale dell’informazione disponibile e, nella maggioranza dei casi, la “pubblicità, non condiziona o determina i contenuti dell’informazione proposta cosi’ pesantemente come avviene per la televisione.
    Il punto discriminante fondamentale e’ pero rappresentato dal fatto che l’utilizzo della televisione e’ sostanzialmente un utilizzo “passivo” mentre quello di Internet e’ essenzialmente un utilizzo interattivo, con la conseguenza ineliminabile del venire in contatto con una quantità estremamente maggiore d’informazioni durante l’utilizzo stesso dello stimolo alla selezione soggettiva delle informazioni e della spinta all’approfondimento di quelle ricevute : una ricerca su Google o su Wikipedia quasi mai si esaurisce con l’apertura della “pagina” o del “termine” inizialmente ricercata ma quasi sempre genera ulteriori ricerche a catena sollecitate dalla struttura fondamentale delle “pagine” Internet basate appunto sul HyperText Markup Language
    E’ vero che la quantità d’informazione e la sua immediata (e con smartphones e tablets ubiquitaria) disponibilità non ne garantisce affatto la “qualità” ma e’ altrettanto vero che e’ meglio avere un’informazione basica e poco approfondita piuttosto che ignorare totalmente.
    L’esperienza diretta della visita ad un sito archeologico, ad un museo o ad un’opera d’arte non e’ “sostituibile” ma per le molte decine di milioni di persone, che non possono, per mille ragioni diverse, godere di tale esperienza, e’ innegabile che Internet abbia fornito la possibilità di avere, almeno, l’esperienza di una visita “virtuale” che e’ sempre incomparabilmente di più della sola descrizione che avrebbero potuto trovare in una pubblicazione e che, molto più’ di questa, fornisce certamente la spinta a desiderare realizzare l’esperienza “reale”.
    In ultimo, il tuo post da’ l’impressione (ma son certo che non e’ quello che tu realmente pensi) d’ignorare o quanto meno minimizzare il fato che l’ “arte”, e non certo da oggi, si estrinseca anche attraverso media che non vengono affatto penalizzati da una fruizione tramite Internet come fotografia e video o che, addirittura, da tempi più recenti, Internet sia diventata, appunto, uno dei suoi medium.

    • mi scuso, due correzioni :
      “…. d’informazioni durante l’utilizzo stesso, dello stimolo alla selezione soggettiva…”
      “… quanto meno minimizzare il fatto che l’ “arte”,…”

      • Cristiana Curti

        Caro Luciano, sono stupita dal fatto che ti stupisci. Conosco bene la tua difesa ad oltranza dell’informazione internettiana (che ha naturalmente i suoi innegabili vantaggi e non sarò mai io a voler tornare all’età della pietra) oltre al fatto che condivido ciò che assumi (e lo sai bene per averne già discusso qui, anche con me, molte volte) nell’ultimo tuo capoverso – e che non è oggetto di dibattito.
        Ma decisamente non posso concordare con la tua frase: “E’ vero che la quantità d’informazione e la sua immediata (e con smartphones e tablets ubiquitaria) disponibilità non ne garantisce affatto la “qualità” ma e’ altrettanto vero che e’ meglio avere un’informazione basica e poco approfondita piuttosto che ignorare totalmente.”
        E ciò perché approfondisci o cerchi notizie solo se SAI di dover approfondire e cercare notizie (e dove cercarle) non perché girovaghi alla cieca e una ciliegia tira l’altra.
        Sarò ovviamente all’antica ma così come non funzionano poi come si sarebbe preteso anni fa (e ti garantisco che è ancora così) le aste importanti basate solo sull’osservazione internettiana e private dalla visione diretta (tua o di chi per te – consulente – in certi casi), così la visita virtuale della Pinacoteca di Siena (uno dei più bei posti al mondo, oserei dire) può essere solo un utile strumento per chi già la conosce ma non può né sostituire né promuovere la visita “fisica” del Museo.
        E dubito fortemente che solo attraverso internet ci si avvii rapiti da passione inconsulta alla volta di quel magnifico posto. Devi PRIMA DI TUTTO voler vedere a tutti i costi un posto simile per andarci. E volerlo PRIMA indica che sei preparato da una precisa disposizione culturale ad andarvi.
        Sarà una mia impressione, ma l’inevitabile acriticità e superficialità dell’informazione internettiana senza la solidità di una passione e di un’azione diretta nei confronti dell’arte non costituisce cultura.
        Non tolgo a internet il valore di enorme e globale cassa di risonanza che ha (e non solo per le notizie dell’arte), semplicemente non conferisco ad esso un valore culturale fondante che non possiede. Saremo in pochi a pensarla così forse (e vedo anche in mio figlio i cambiamenti che ha provocato questa sorta di “controcultura” che spesso ci si illude sia più libera di quel che in realtà è), ma la penso ancora così.
        Grande (grandissimo) strumento, ma la conoscenza si fonda ancora sull’elaborazione diretta delle “fonti”, e le fonti devi andare a cercartele e devi selezionarle consapevolmente per costruire uno spirito critico personale. Se poi riesci addirittura a “produrle”, come fecero con Macao, l’impatto di costruzione di cultura è ancora maggiore.
        Non forziamo la questione, però, perché se io fossi avversa a ogni manifestazione internettiana non sarei qui a risponderti né a credere di doverti rispondere.
        E rimane il fatto che qui si sta parlando di affluenza a musei non di cliccate su internet (che tutti sanno quanto NON possano significare che l’informazione cliccata sia savvero “desiderata”).
        Andare fisicamente in un luogo dell’arte (indipendentemente da quanto di quel luogo si percepisca) ha ancora un valore simbolico e reale culturale che di fatto fa discutere.
        Nessuno misurerebbe la cultura (o la percezione del processo di apprendimento culturale) degli italiani per il numero di “passaggi” su questa pagina di Artribune o altre simili…
        Un caro saluto.

        • Ora ritrovo la Cristiana Curti che conosco!
          Permettimi solo questa osservazione :
          “…ciò perché approfondisci o cerchi notizie solo se SAI di dover approfondire e cercare notizie (e dove cercarle) non perché girovaghi alla cieca e una ciliegia tira l’altra.”
          Essendo uno “smanettone” fin dalla prima apparizione del PC ed avendo una connessione ad Internet dai primi anni ’90, ho spesso finito per essere “dolcemente costretto” a far da “trainer” a tante, tante persone, sia giovani che vecchie. Questa esperienza, che ancora spesso si ripete, mi ha portato a scoprire, con un po’ di sorpresa, che quello che era, da bambino, il mio gioco preferito per i giorni di pioggia: cercare sul grande vocabolario di mio padre una parola di cui non conoscevo il significato e che avevo sentita o letta, leggerne la spiegazione ed andare a cercare poi il significato delle parole che trovavo, in essa, che non conoscevo o mi erano non del tutto chiare, e’ uno degli usi più comuni e più istintivi dei motori di ricerca, soprattutto da parte di persone che hanno una “cultura” non proprio solidissima.
          Vero che una visita alla Pinacoteca di Siena bisogna prima “volerla” fare ma non altrettanto vero che per sapere che la Pinacoteca esiste e magari, farsi venir la voglia di andarla a vedere si debba averlo appreso sui libri e non per caso su Internet o su un giornale o da un discorso colto per via. Solo che, prima, avevo, a seconda dei casi, una conoscenza “scolastica” della sua esistenza, o semplicemente una mera informazione del fatto che “esiste” ora posso andare a farne una bella visita virtuale che, sono certo (almeno se sono sensibile all’arte) mi metterà molta più “voglia” di andarla a visitare dal vero che non pagine e pagine di buona informazione. Del resto quale località turistica o albergo (ma in assoluto quale prodotto commerciale) farebbe la sua pubblicità non corredandola di buone foto? Se un po’ di foto invogliano più di un testo ad una visita, quanto di più riuscirà’ a fare un bel sito web con le possibilità fornite dai collegamenti ipertestuali a video, foto, altri testi ecc.
          Credimi Cristiana, c’e’, per fortuna, chi (in Italia ed in giro per il mondo) sogna per anni di andare a visitare la Pinacoteca di Siena ma sono molti di più quelli che di Siena conoscono solo il Palio o la “cinta” o il panforte e scoprono che esiste la Pinacoteca solo programmando una visita al computer e che, magari, a seguito della scoperta decideranno di andarci. Non trovi che, in entrambi i casi, se il viaggio sfuma, sia una gran cosa che rimanga loro almeno la possibilità’ della vista virtuale?

  • And

    Bisogna leggere il rapporto di Civita con attenzione, soprattutto a quali musei si riferisce. Perché ovvio che se Uffizi, Venaria Reale o Galleria Borghese continuano a fare pienone tutti i giorni, un altro discorso riguarda quei piccoli musei dislocati in giro, oppure poco conosciuti, che non riescono certo a tenere il passo con le realtà+grandi. In Italia, come sempre, si corre ad affollare l’ultima mostra di impressionisti o il museo aperto gratis in certi giorni – e scommettiamo che stasera ci sarà il boom per la notte bianca dei musei?

  • Angelov

    Vorrei poter fare un paio di precisazioni.
    Internet non potrà mai sostituire l’esperienza diretta di fruizione di un’Opera d’Arte in un museo o galleria.
    Già il prof. Wind ne parlava in Arte e Anarchia, affermando la caratteristica di Fotogenicità che hanno certe opere, ma che non da necessariamente un valore reale alla percezione, a parità con altre opere più importanti ma meno fotogeniche.
    Se in Italia vivessero 50 milioni di persone, e il 10% di esse (cioè 5 milioni) visitasse i musei almeno 10 volte l’anno, avremmo che 10 italiani su 10 hanno visitato musei quell’anno.
    Questo per dire che in fondo quelli che li visitano, sono più o meno sempre gli stessi.
    Le statistiche vanno prese con le pinze.
    In questo caso si è tenuto solo conto del numero dei Biglietti di ingresso venduti in rapporto alla popolazione, impostando la statistica secondo il parametro “Cultura come Lucro”.
    Ho lavorato 4 anni in un museo affiancando l’umile lavoro dei Custodi Comunali: a Casa Boschi a Milano.
    Ad un certo punto, noi lavoratori esterni siamo stati sostituiti da Volontari del Touring Club, ed è stato istituito il pagamento di un biglietto dove prima era gratuita l’entrata.
    Quindi due piccioni con una fava, per il Comune.
    Per quanto riguarda Macao, l’ho già detto: non si chiedono le chiavi dell’auto a papà, e di prepararci la valigia alla mamma, la sera prima di “scappare di casa”.
    I rapporti della Cultura con il Potere sono e saranno sempre spinosi e difficili.
    Una cosa è essere trasportati in elicottero sulla cima dell’Everest, e un’altra è l’averlo scalato.
    Ambedue hanno goduto della vista dall’alto, ma non è la stessa cosa: è questo che chiamo Collettivizzazione della Cultura, e a cui sono contrario.
    Fa parte di quei processi di involuzione della Società come la Politicizzazione delle Religioni o la Spettacolarizzazione della Politica.
    Ma per certe contraddizioni non c’è soluzione: bisogna solo imparare a conviverci e a saperle gestire.

    • “Internet non potrà mai sostituire l’esperienza diretta di fruizione di un’Opera d’Arte in un museo o galleria”
      … dipende dal tipo di “opera d’arte : un video di Bill Viola o una video-animazione di .William Kentridge e’ molto più “godibile” sullo schermo del tuo laptop che non appesa alla parete di un museo, lo stesso si può dire di una fotografia di H. Cartier Bresson, senza contare che le puoi vedere tutte le volte che vuoi e per quanto tempo vuoi, arrestare il video per “bloccare” un istante o ingrandire un particolare ecc. ecc. .
      Ci sono, inoltre, opere d’arte che non sono esposte in musei o gallerie ma sono “sepolte” in collezioni private ed “escono” rarissimamente e se ti interessano o te le guardi su Internet o ti vai a comperare uno di quei bei libri d’arte da 70/80 Euro a crescere.
      Ci sono “performance”, importanti nella storia dell’arte, che possono “esser viste” solo grazie al fatto che furono “filmate” e le possiamo vedere solo grazie ad Internet appunto.
      Ci sono siti di Musei (musei Vaticani ad esempio) che ti consentono di vedere molte opere ad altissima definizione e con la possibilità’ di ingrandire particolari minutissimi che o e’ impossibile poter osservare dal vero o per farlo bisogna rischiare di far scattare l’allarme o di farsi cacciare dai custodi!
      Se stai eseguendo una ricerca o stai seguendo un filo di pensiero ti sfido a sostituire la visita “virtuale” di più musei in base allo schema più opportuno ai tuoi fini, con una bella visita dal vero che comporta magari spostamenti intercontinentali con spese e tempi conseguenti.
      C’e’ almeno un museo (ma probabilmente non e’ l’unico e non lo resterà certo per molto) con regolare programmazione di mostre curate da fior di curatori che e’ solo ed esclusivamente virtuale (Adobee Museum of Digital Media) … e potrei continuare per un po’, ma penso possa bastare.

      • Angelov

        Tutto quello che dici è verissimo, però ti voglio ricordare che la tua stessa cultura artistico-visiva è nata e si e sviluppata nel contatto diretto con le Opere.
        Non viviamo in un bunker antiatomico, per ridurci ad usufruire dell’esperienza spaziale che ci da una Scultura, solo attraverso il pertugio di una fotografia o una ricostruzione 3D.
        La Fotografia è ovvio, è nata per essere riprodotta, ed in questo processo non perde nulla della propria fotogenicità.
        Del resto ricordo che la prima volta che vidi la Gioconda al Louvre, moltissimi anni fa, ne rimasi sbalordito.
        Nonostante la conoscessi in infinite salse e attraverso tutti i più inimmaginabili mezzi, quando me la trovai davanti, mi accorsi che era come se la vedessi per la prima volta: stavo sperimentando quello che si prova nel fare una “scoperta”.
        E si trattò di uno dei più piacevoli shock della mia vita.

        • …felice per i tuoi shock, spero te ne capitino molti altri, ma io non ho mai parlato di pittura e/o di scultura, ne’ ho detto che e’ meglio guardare tal tipo di opere in fotografia o sul computer, ho solo :
          a) contestato la trita e ritrita affermazione “Internet non potrà mai sostituire l’esperienza diretta di fruizione di un’Opera d’Arte in un museo o galleria” dimostrandoti che e’ errata … a meno che tu non sia di quelli che “se non e’ dipinto o scolpito non e’ arte”
          b) ho ricordato l’insostituibilità e l’eccellenza di Internet nello studio, nella documentazione e nella ricerca artistica
          c) ho ricordato che tale affermazione viene non solo ribaltata ma privata di senso pratico per quanto riguarda le opere d’arte che vengono prodotte tramite Internet e/o destinate ad essere fruite per suo mezzo … che sono già moltitudine e continueranno a moltiplicarsi e diffondersi, con buona pace di chi, appunto : “se non e’ dipinto o scolpito non e’ arte”
          … a proposito, l’ho già detto, ma visto che l’hai citata tu … a me “la Gioconda” non e’ mai particolarmente piaciuta e l’averla vista “dal vero” (solo perché ero andato a vedere un altro dipinto di Leonardo) non mi ha fatto cambiare idea.

  • Angelov

    Caro Luciano, purtroppo la nostra Cultura, per ragioni che con i miei poveri strumenti tecnico-culturali posso solo intuire, si è polarizzata diventando non mezzo di Unione, ma ragione di Conflitti.
    Laici e cattolici, destra e sinistra, Guelfi e Ghibellini, e come nel nostro caso: “Quelli che hanno sempre ragione” e “Quelli che hanno sempre torto”.
    Dal 1973 al 1978 mi sono occupato di Video Arte.
    Ho avuto tra le mani i primi videoregistratori distribuiti in Europa dalla Sony, utilizzabili con gli standard dell’elettricità europea.
    Ho visto i primi lavori a Documenta 6 del mitico Bill Viola.
    E mi è bastato.
    Fino ad un anno fa mi sono rifiutato di avere un computer pensando che se volevo bermi il cervello, avrei potuto anche farlo senza il suo ausilio.
    Ed infatti il suo utilizzo, mi sta creando più problemi del previsto.
    Penso di essere ormai vittima della famigerata Sindrome di Incontinenza Presenzialista, che sta falcidiando la nostra società.

    • Caro Angelov, se la cosa deve diventare una discussione tra te e me, forse sara’ meglio continuarla in altre sedi (mail – Facebook ecc.).
      Qui solo per chiarezza:
      – a me di “aver ragione” o “aver torto” o di sentirmi dar ragione o torto non può importar di meno. Ho già detto e lo ripeto io non ho risposte ho solo domande.
      – no, non vedo la cultura come un campo di battaglia per sterili protagonismi.
      – ho solo “reagito” in maniera dialettica e discorsiva ad un atteggiamento molto diffuso, quello di dimenticare con estrema facilita’ che l’arte visiva non si esaurisce in quadri e sculture, unito ad un atteggiamento un po’ snob, quello di negare le profonde mutazioni portate da Internet al vivere civile ed alla cultura tipico di quelli che affermano orgogliosi : “io il computer non so neppure come si accende”. Tutto qui… nothing personal !

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