Riuscirà la Biennale del Whitney a riscattare un mondo dell’arte schiavo del mercato? Probabilmente no, ma un’idea ve la potete fare guardando il video-blitz di Artribune da New York

Le centinaia di stampe del libro The Celestial Handbook disseminate per la mostra da Lutz Bacher; le ammalianti sculture in gesso di Vincent Facteau; la toccante minimostra interna (curata da Robert Gober!) di Forrest Bess, il pittore-pescatore vissuto e morto in povertà inseguendo le sue teorie; l’installazione video di Werner Herzog. Il tuffo nell’East Village degli Anni Ottanta di Andrew Masullo; l’accumulazione […]

Whitney Biennial 2012

Le centinaia di stampe del libro The Celestial Handbook disseminate per la mostra da Lutz Bacher; le ammalianti sculture in gesso di Vincent Facteau; la toccante minimostra interna (curata da Robert Gober!) di Forrest Bess, il pittore-pescatore vissuto e morto in povertà inseguendo le sue teorie; l’installazione video di Werner Herzog. Il tuffo nell’East Village degli Anni Ottanta di Andrew Masullo; l’accumulazione architettonica di Oscar Tuazon, poi, è l’immagine con cui si apre questo video. Le altre opere sta a voi riconoscerle in un percorso che, per precisa volontà dei curatori, non ha inizio e fine e va fruito in maniera libera.
Curata da Elisabeth Sussman, Sondra Gilman e Jay Sanders, la Whitney Biennial 2012 propone cinquantuno artisti, punta molto sull’utilizzo che questi fanno dei materiali, cerca di dare una risposta gli ormai quattro anni di crisi globale e si concentra sugli aspetti teatrali, musicali e performativi trasformando un intero piano del museo disegnato da Marcel Breuer a sala audizioni. La mostra è stata accolta in maniera medio-buona dalla spietata critica locale: Roberta Smith, sul New York Times, ha individuato nella mostra principale sull’arte americana una sorta di (parziale!) redenzione di un mondo dell’arte troppo dominato dal mercato. Jerry Saltz, invece, sul New York Magazine, ha bollato il tentativo come un “manifesto incompleto”. Giudizi a caldo, perché la mostra ha aperto quarantotto ore fa. Ai lettori Artribune il privilegio di potercisi tuffare dentro grazie ad un videoblitz utile a comprenderne l’atmosfera e le suggestioni.
Per una dose di stimoli aggiuntiva, però, occorre pianificare un viaggio a New York City e mettersi in agenda i tanti momenti teatrali, musicali e performativi (ma non mancheranno anche, per dire, le sfilate di moda), che la Biennale prevede fino a tutto maggio.

whitney.org/Exhibitions/2012Biennial


  • “Riuscirà la Biennale del Whitney a riscattare un mondo dell’arte schiavo del mercato?”
    Secondo Jerry Saltz, forse si:
    http://nymag.com/arts/art/reviews/whitney-biennial-saltz-2012-3/

  • Grazie dell’anteprima. Di chi è la colonna sonora del filmato. Splendida.

  • SID

    Possiamo solo ringraviarvi, sempre, per queste chicche dall’estero, per queste incursioni a mostre e fiere dove non potremmo mai – o molto raramente – essere presenti. Ma perché non dire ai vostri “incursori” di tenere la videocamera o il telefonino un po’ più fermi, fare delle carrellate meno traballanti, mettere appena un pelino più a fuoco? Basta un po’ di attenzione, di impegno, e di tecnica base per le riprese video, e il risultato sarebbe MOLTO più apprezzabile e godibile……
    Comunque grazie.
    Sid

    • Angelov

      Si sono d’accordo, sembrava di essere sul ponte della Costa Concordia.