Bartolomeo Pietromarchi è un neodirettore (povero ma) col botto? E Marcello Maloberti è un artista che spacca? Le risposte nel video sulla performance più energetica degli ultimi tempi. Da vedere, per chi non c’era

Botti e oggetti spaccati, comunque, non mancano. Le pantere nere al fianco delle quali intervistammo Marcello Maloberti l’altro giorno. Una batteria di giovani si avvicina, le solleva, le getta a terra. Il pavimento vibra di brutto. Duemila persone, assiepate nella Sala Enel del Macro, scaricano l’adrenalina e scoppiano in urla e applausi. E’ un attimo […]

Il trapanatore folle

Botti e oggetti spaccati, comunque, non mancano. Le pantere nere al fianco delle quali intervistammo Marcello Maloberti l’altro giorno. Una batteria di giovani si avvicina, le solleva, le getta a terra. Il pavimento vibra di brutto. Duemila persone, assiepate nella Sala Enel del Macro, scaricano l’adrenalina e scoppiano in urla e applausi. E’ un attimo e tutti si proiettano sui ruderi delle sculture in ceramica e cercano di accaparrarsene un brandello. Possibilmente uno di quelli con il lato bianco, ché l’artista si aggira con un pennarellone a far firme richiestissime. Il carosello dura un quarto d’ora buono. La curatrice Dominique Lora si accaparra la capoccia, miracolosamente integra, di un felino. Maloberti continua a firmare. C’è sangue in giro perché molti spettatori, infervorati dalla ricerca del miglior pezzo di ceramica, si tagliano. Notissimi collezionisti si ciucciano il dito ferito. Via via che diminuisce la disponibilità, a terra, dei cocci, la gente lascia la sala: il museo inaugura mille proposte e il pubblico va a visitare la mostra sulla collezione Berlingieri, il toccante l’omaggio a Vettor Pisani, le aree del museo trasformate in studi d’artista, il video di Christian Jankowski… Il fatto è che la storia di Blitz, questo il nome della performance, non finisce qui. Parte un’operaio, completamente tarantolato, pazzo, scattoso. In mano un trapano che disegna carotaggi solo apparentemente casuali per tutta la sala. Buchi di cinque o dieci centimetri di profondità. La sensazione è molto semplice ed è la seguente: “questi stanno distruggendo il museo”. In realtà i fori vengono dotati di tasselli e i tasselli occorrono a tener su dei perni sui quali squadre di attrezzatissimi operai, altrettanto rapidamente, edificano nel volgere di dieci minuti un segno di linea spezzata utilizzando un vero guard-rail stradale. Quando le persone rimettono piede nella grande sala, dopo aver perlustrato le altre mostre del Macro, si trovano di fronte ad un panorama completamente cambiato. Da una esposizione di ceramiche kitsch ad un graffio urbano di latta. Solo lo specchio è rimasto uguale a se stesso, ma sempre diverso nel suo su e giù.
Con il video, qui sotto,  cerchiamo di raccontarvi una atmosfera e un’energia che difficilmente i presenti dimenticheranno.
Quanto a Bartolomeo Pietromarchi, direttore che con la sua prima tornata di mostre è partito con il piede giusto a detta di molti, farà bene a dimenticare (e ad esorcizzare) la cifra in bilancio che l’Amministrazione Comunale ha previsto per il funzionamento del Macro. Stando ai dispacci di agenzia lo stanziamento per il Museo di Via Nizza sarebbe di… un milione e mezzo di europei! Avete letto bene. Con ogni probabilità insufficienti anche solo a pagare il funzionamento della neo-attivata fontana sul tetto e delle psichedeliche toilette. Al di là della encomiabile buona volontà dell’assessore alla cultura Dino Gasperini il piatto piange, ulula e si dispera. Poiché per stare nel campo della decenza di milioni annui ce ne vorrebbero sei, un decimo (un decimo!) di quelli che occorrono ogni anno al Comune di Roma per pagare gli stipendi di parenti, famigli e amici degli amici assunti in questi anni in ogni dove c’era possibilità di assumere senza concorso… Si chiama Parentopoli, la paghiamo tutti, la pagano anche i musei, ed il “bello” è che si tratta soltanto di una tra le mille sciagure dell’amministrazione capitolina dal 2008 a oggi.

  • Il video risulta privato.

    Come già sottolineato nella notizia precedente. L’intervento di Maloberti -per quanto coerente con un suo percorso,almeno non è smart relativism- penso che discenda da una modalità di basso valore: cose a caso. Buttare dentro al museo, dentro la propria quotidianità, “cose a caso” non piace a nessuno; oggi va bene una mucca BLU, domani VERDE, ma poi quella ROSSA di dopodomani c’ha già stancato…e quindi siamo da capo.

    Questa modalità prelude al MI PIACE di facebook. Non c’è la capacità di argomentare le scelte e quindi di fare delle sclete fuori dalla modalità “cose a caso” o dal “tutto può andare”. Mi riferisco anche al resto dell’ intervento di maloberti: alberelli, specchio comandato da uomo in smoking…questo relativismo debordante, questo collage surreale paralizza…perchè discende da una modalità spuntata.

    Distruggere violentemente quelle ceramiche (con rumeore e tremolio) equivale a forzare il coinvolgimento del pubblico che in questo modo, diventa, e viene trattato come una mandria di buoi…allora perchè no la Casa dei Fantasmi del Luna Park? Se il gioco è questo mettiamo una bomba, chiamiamo dei fondamentalisti islamici e il pubblico sarà sicuramente rapito…

    Il rito del raccogliere i soliti feticci non è un atteggiamento diverso da chi rallenta sotto il tunnel svizzero per fotografare con il cellulare il punto in cui sono morte 28 persone….quei pezzi di ceramica sono i tristi testimoni di una modalità di basso valore. Assecondare queste dinamiche credo sia grave perchè i MACRO problemi non nascono da un grande cattivo ma da MICRO scelte idiote..

    LR
    domani orina una pizza alla T293: http://www.whlr.blogspot.com/

    • massimo ruiu

      credo di essere d’accordo con Rossi,… dopo aver assistito alla
      performance, non mi sono portato a casa nulla, neanche i cocci.

  • Lorenzo Marras

    Ma scusa non eri tu quello che teorizzavi il valore non tanto nell’opera in se ma nell’atteggiamento attraverso cui essa precipita?

    e qui siamo in presenza di una tutto sommato inoffensiva scenografia a cui tutti gli addetti ai lavori faranno riferimento tutte le volte che dovranno scrivere per conto dell’artista, che qui si discute.
    Una testimonianza di assoluta impotenza.

  • Lorenzo Marras

    quello che teorizzava.

  • TorinoVenezia

    Beh ma che ficata pero’…

  • Nel giudicare qualsiasi opera, un quadro, una scultura del bernini, un ‘opera missionaria, una famiglia qualsiasi…il valore sta nella modalità da cui discende l’opera. Questa performance mi sembra una stravaganza fine a se stessa e anche un po’ pacchiana. Discende dalla modalità “COSE A CASO”. Questa constatazione fa venire il latte alle ginocchia, su come non ci sia un contenuto realmente alternativo a questo “mondo stupido e cattivo”. Perchè no mucche blu? e domani mucche gialle??? E io so già che dopodomani le mucche rosse mi annoieranno e non mi diranno più nulla….questo è il dramma di marcello e co.

    Questo perchè nella vita non è così: nessuno può accettare “cose a caso”, anche se sei un mendicante punk fai delle scelte ben precise…non è che tutto può andare. E’ chiaro che l’opera di Maloberi si incastra in un contesto dove le cose devono andare così (curaroe, opening, museo nuovo, aperitivo..ecc ecc)…e poi ecco che la gente assiepata si scaglia su i feticci da portare a casa e che dopo 5 minuti ti hanno già stancato…e andranno forse in qualche cantina…

    LR
    domani ordina una pizza alla T293: http://www.whlr.blogspot.com/

  • alberto esse

    paccottiglia da baraccone per feticisti, inutilità
    il problema è quello deriva dell’uso improprio dei musei pubblici

  • Lorenzo Marras

    Mettila come ti pare ma le modalità attraverso cui l opera discende ci sono tutte e non sono figlie del caso. Eh abbi pazienza qui per giunta si arriva ad una ritualizzazione che esclude la tua accusa di casualità.
    L evento ha tutti gli ingredienti per essere catalogato e classificato .

  • @Marras: non è che qualsiasi modalità vada bene. Certo c’è una modalità e un’opera che vi discende; ci sono anche pezzi di ceramica firmati…quindi opere con un prezzo (????).

    • Lorenzo Marras

      al di la di bene e male i modi restano modi.
      “modo” questo del Maloberti di coinvolgere altri nel finto sterminio di cose e “modo” quello di Cattelan ad esempio nell’organizzare “forza Napoli” al madre. modi ed atteggiamenti che a prescindere della nostra “reazione” al cospetto di essi non pregiudica minimanente la loro attitudine ad essere registrati. Non dimentichiamo il contesto in cui l’evento è avvenuto.
      Ma tu Luca sei interessato piu’ ai sintomi che portino il nome di Maloberti, o Calo’ o Trevisani o la Biscotti o quell’altro di cui non ricordo il nome.. si quello che organizza concerti in galleria .. rispetto a cio’ che li rende possibili. Personalizzi, in sostanza personalizzi.

  • Davide W. Pairone

    si comincia a perdere il conto degli artisti che rompono/fanno rompere statuette e vasellami ma tant’è, il punto è un altro: la presunta energia messa in circolazione è puro dispendio fine a se stesso, antieconomico. La costruzione successiva conferma anche questa incapacità di dare forma all’immaginario. Una linea spezzata, un guardrail quindi un puro limite, lo specchio (dio mio, lo specchio no!). Siamo al grado zero dell’inventiva, alla pura coreografia, all’incapacità di trascendere la situazione preimpostata (vernissage chic=messinscena choc). Mi tocca essere d’accordo con Rossi: zero formalizzazione, zero simbolizzazione, zero stile, zero tematiche, zero di zero, solo un budget e un pubblico da intrattenere. Ci credo che uno come Vettor Pisani si toglie la vita…

    • Lalla

      Quanto è squallido mischiare l’opera con la vita vera e le sue faccende, è veramente meschino e rivela tutta la tua impotenza nel capire quello che hai davanti agli occhi.
      ti auguro lo stesso tratamento quando avrai il coraggio di mettere fuori un dito.

      • Davide W. Pairone

        ma di che stai parlando? ho parlato solo ed esclusivamente dell’opera

        • Lalla

          Parlo di Vettor Pisani. Non si nemmeno quello che scrivi.

          • Davide W. Pairone

            beh allora svegliati perché il mio era semmai un elogio al grande Pisani, uno che già decenni fa ha decostruito se non sbeffeggiato queste ritualità take away (Il coniglio non ama Beuys, 1975) e che ora non cosa penserebbe di Maloberti

  • Non c’entra quasi nulla e me ne scuso ma … l’ho già chiesto io, l’ha chiesto Cristiana, penso se lo chiedano molti altri (almeno quelli per i quali l’Italiano non e’ una pura opinione) … ti prego, Luca Rossi, magari mandami una mail privata o dimmelo in chat su FaceBook ma, di grazia, mi dici finalmente, una buona volta, che cosa intendi tu con “una modalità da cui discende un’opera” ? Io pensavo fino ad ieri (ed in verità ancor oggi, che un’opera possa essere creata con una certa “modalità”, che “da una certa modalità” , se ripetuta, possa nascere una “prassi” ma “discendere” proprio non lo comprendo… magari sii generoso e, già che ci sei, aggiungici anche, per i poveri di spirito come me, la tua definizione di “centro dell’opera”, cosi’ magari poi me ne vado a dormire più sereno e con due belle cognizioni nuove … possono sempre servire, non si sa’ mai !!!

  • SAVINO MARSEGLIA (artista)

    Se le cose stanno veramente in questi termini, qualsiasi linguaggio dell’arte non impreziosisce più la vita… perché la stessa struttura economica-sociale -culturale, ha la capacità di ingoiare ogni tematica innovativa, ogni dissenso, che trasforma in un’unica poltiglia zuccherina da dare impasto ad ognuno, come cibo artistico in forma gustosa, affinché ciò che è “merda” al palato non paia più tale.

  • urrutigoechea

    A un Maloberti a Londra gli piscerebbero in testa, altro che applausi e gridolini
    Che parrocchietta abbiamo

  • Hennesy

    Xrformance stupenda. Riguardo ad Alemanno, non gliele mandate a dire neh !?

  • urrutigoechea

    la corsa a raccogliersi il pezzetto di canetto rotto poi è sublime. farebbe la gioia di Peter Greenaway se tornasse ai tempi migliori, o anche di W.Allen, sempre dei tempi antichi
    un pezzetto di PERFORMANCE in ogni salottino romano
    con tanti saluti da Hans Haacke
    una sola cosa c’è da dire: tutto ciò racconta alla perfezione l’italia quintomondo attuale

    • Lalla

      e allora torna a Londra ad applaudire i geni che ti appassionano. Lascia a noi questo vuoto incolmabile, corri felice con i tuoi eroi del primomondo.
      stammi bene.

  • filip

    tutti a parlare di maloberti!
    bravo o meno che sia, le cose interessanti stavano negli studi al secondo piano..
    quello di Presicce il migliore, anche se non ci ho capito molto di come funzionava…

    • eleonora casarin

      il gioco di presicce è proprio quello di creare una gran manfrina piena di seghe mentali, e alla fine se non capisci devi anche sentirti stupido.
      che si tratti di una montatura (una scenografia) lo dimostrano le fotografie dove lui tiene il cappello in testa all’interno dello studio, una cosa ridicola.
      Come se barba cappotto nero e cappello fossero una divisa che lui non può smettere, pena la decadenza della sua immagine di artista.

      • mbr

        ma che è?
        forse presicce ti ha rifiutata?
        mi sa che hai il dente avvelenato cara…

        • eleonora cesarin

          Perchè, quando non si hanno argomenti, l’uomo tende sempre a metterla sul piano sessista?
          Le mie sono considerazioni sul lavoro e l’atteggiamento di un artista, se hai qualcosa da dire in merito possiamo confrontarci, se dobbiamo trascendere nel trash non ho molti elementi per proseguire il discorso.

          grande ego, piccolo pene

          • mbr

            ma scusa, che ci frega di come si veste?
            parliamo del lavoro piuttosto,no?
            non è meglio?

      • max

        brava son daccordo, troppe seghe senza humus,,,,tutti lo possiamo fare no?

  • maloberti è una di quelle promesse anni 90 poi abbandonate da un siste intorno che non c’è mai stato. E’ rimasto al suo stadio uno, e oggi è un buon contenuto standard per fare quelche fuocho d’artificio al Macro, er museo romano che deve attrarre e coinvolgere tirando forzatamente il pubblico dal bavero…

    I problemi sono molto precedenti e investono il ruolo oggi dell’artista ma anche il format museo (ormai stantio) e un linguaggio (la categoria arte contemporanea) pesantemente in crisi perchè protetto da una setta dentro chiese-luna park chiamate museo….

    Maloberti propone collage (come dice lui stesso) che riflettono un sapiente artigianato dell’arte contemporanea, meglio dello stereotipo dell’arte contemporanea. Cose a caso che creano straniamento surreale….questo è quanto…

    LR
    oggi alle 19 ordina una pizza in via dei leutari 32 a Roma presso la T293: http://www.whlr.blogspot.com/

    • max

      io adoro luca rossi. le cose le sa dire come le penso anche io ma io non le so dire come lui le scrive. insomma a me manca qualcosa per dirle allora voto luca rossi come mio portavoce…
      potrebbe sembrare ironico ma non lo e’

  • urrutigoechea

    un buon contenuto? se ci accontentiamo del riciccio… i cani allineati ce l’avevano scritto sul muso: noi saremo fracassati in mille pezzi
    tutto molto prevedibile
    un pubblico mediamente attento e consapevole avrebbe fischiato il baldanzoso artistello
    il generone romano che affolla le aperture del macro ha gridato al miracolo di medjugorie
    (non rispondo alle obbiezioni stupide tipo torna a Londra. ma se una non ha niente da obbiettare, perchè spreca quei pochi neuroni a scrivere cose inutili?)

    • Lalla

      Prova a rileggerti e vedi quanto è utile il tuo atteggiamento da tifoseria di curva. aho, se ggiocava fuori casa vedevi che fischi che se pijava.
      gajardo urrutigoechea, ma scrivi con la sciarpa di Damien Hirst al collo?

  • “buon contenuto standard” nel senso che il pubblico ha fatto “ohhhh” (una volta lo facevano i bambini) e ha applaudito; pochi mesi fà il Madre di Napoli ha proposto una curatrice mezza nuda che imboccava il pubblico con babbà….

    Si pone anche il problema del pubblico. Se portiamo una scolaresca di prima elementare dentro la Borsa di Milano? Cosa succede? Forse rimane impressionata. forse si annoia…sicuramente non capisce quasi nulla…

    In questi progetti c’è la presunzione GRAVISSIMA -dico gravissima anche per tutto l’indotto del sistema, artribune compresa e precari della cultura compresi- che il pubblico sia una mandria di idioti…questa presunzione crea un circolo vizioso per cui il pubblico rimane e diventa veramente una mandria di idioti…

    Ecco che l’arte in questi casi può anche essere seppellita, è solo una scusa per farsi pubblicità (enti pubblici e provati) e per fare aperitivo. Sul pubblico sto collaborando ai contenuti di un progetto (corso pratico), una goccia in un mare, ma già qualcosa.

    LR
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  • Lorenzo Marras

    Forse Luca se rovesciamo la questione e parliamo , chesso’ di una scolaresca che proviene da Gaza e per una settimana li teniamo a Firenze , distanti dai minacciosi Droni Israeliani che costituiscono il loro quotidiano, beh allora cio’ che a noi appare cosi banale e scontato assumerebbe una luce insolitamente altra.
    Iniziamo a guardarci un po’ intorno e torniamo ai luoghi.

  • Lalla

    Che belli Luca Rossi e Lorenzo Marras che si tengono per mano cercando di capire qualcosa.
    Professorini… la volete finire? siete più sterili di un pugno di sale.

    • Davide W. Pairone

      i tuoi contributi invece sono utilissimi eh?

    • Lorenzo Marras

      E allora? Supposto che come affermi voglia comprendere qualcosa non trovi che sono cazzi miei?
      Ma guarda questa curiosa a cui piace infilarsi come il prezzemolo.

      • Lalla

        Curioso come Lorenzo Marras creda che il web sia il suo orticello di casa.
        Non è così, povero te. e le tue opinioni valgono quanto quelle di tutti gli altri IP collegati al web. La supponenza tua e di Luca Rossi è talmente ridicola che è impossibile non notarla. Ma continuate pure, ovviamente, scambiatevi il testimone, allagate pure ogni blog con la stessa intelligenza che non cambia mai punto di vista. Due montagne, siete due meravigliose montagne.

        • @Lalla: Supponenza??? Io cerco di argomentare senza pretendere di avere la verità, propongo tesi a cui servirebbero antitesi per arrivare a sintesi migliori. Si tratta sempre di opinioni che però se non trovano antitesi diventano quasi-verità..

          Nessuno è riuscito ad argomentare dove stia il valore di questa operazione di Maloberti…se non Valentina Tanni che si è sentita coinvolta e trasportata dal BOTTO e dagli operai arrivati subito dopo e dal pubblico che cercando un pezzo di ceramica si tagliava….

          L’opera di Maloberti discende da una modalità formale e concettuale che si può definire come “COSE A CASO”, in questa modalità dovremo rintracciare valore e non certo nelle opere o nei pezzi rotti delle pantere che sono solo testimoni di questa modalità.

          LR
          oggi alle 19 ordina una pizza in via dei leutari 32 a Roma presso la T293.

          • Lalla

            LR. ma come pretendi che ci sia ‘argomentazione’ quando il discorso parte rasoterra con il tuo “cose-a-caso” pensiero?
            In Maloberti bisogna conoscere la storia, il lavoro in generale, inserirlo nel contesto che richiede e premia questo genere di ‘spettacolo’, tutte cose che sai benissimo e che fingi di ignorare dietro l’autismo di cose-a-caso.
            Dimosta un po’ più di apertura mentale oltre a sponsorizzare i pizzaioli de Roma e vedrai che avrai il tuo costruttivo dibattito in cui argomentare e argomentare e argomentare. Un po’ di vita, un po’ d’aria, dài.

        • Lorenzo Marras

          Eeeeee quanta poca perspicacia. Dopo tutto scherzavo e quel sillogismo in fondo non era altro che un buon giorno.
          Non mi potevo certo concedermi di rispondere con una lode ad in semi affronto così modesto.
          Viene da ridere quando chi attacca senza valide ragioni abbia la pretesa di non buscarne.

    • E se il sale perde sapore…come si fa…?

  • Angelov

    FAGOCITARE – scusate, torno tra due minuti. Devo solo sfogliare il dizionario dei sinonimi, e poi sarò in grado di essere più preciso nella spiegazione di una pratica tanto diffusa, ma data troppo per scontata.

  • Rossi Luca

    C’è poco da capire e poco da ridere: 10 persone che tirano delle pantere in ceramica per terra, uno specchio che fluttua, perchè no- lo chiedo da ieri- una mucca blu vera e una in ceramica distrutta dagli assistenti di pietromarchi; piuttosto che un giocoliere con gli oggetti sulla scrivania del direttore del museo; poi cosa….una ballerina in tutù che danza con al centro una scimmia…10 venditori pakistani ambulanti su delle sedie del museo……possiamo andare avanti all’infinito….ehmmm tutti gli abitanti del quartiere del museo che cantano una serenata mentre una vera trigre è in gabbia nel museo…..

    Ecco questa modalità non ha valore perchè riflette malamente una dinamica della contemporaneità ormai digerita; vale a dire il caos molto più incidente nella realtà e che nel museo diventa la modalità “COSE A CASO”. Questa follia pilotata lascia perplessi e delusi. E sembra motivata dalla presunzione che il pubblico sia una mandria di bovini idioti, questa presunzione è grave perchè contribuisce ad alimentare l’idiozia e quindi anche un pubblico che in realtà è assente come uno sguardo bovino.

    Ed ecco Sgarbi alla Biennale e il non riconoscimento politico e mediatico della parte “migliore” del sistema (l’associazione musei di arte contemporanea in 10 anni di attività NON è mai stata ricevuta da un ministro della cultura; il festival dell’arte contemporanea di faenza – ormai chiuso- non veniva ribattuto neanche nella pagine cultura dei principali quotidiani nazionali…)….quindi perpetuare e sostenere queste iniziative anni 90 -starvaganze fine a se stesse- fa il male di tutto un sistema e del suo indotto…

    LR

    oggi alle 19 ordina una pizza in via dei leutari 32 a Roma presso la T293.

    • Cristiana Curti

      Oggi alle 20.30, invece, chi è a Milano potrebbe venire all’Isola (enoteca fantastica) in Via Paolo Sarpi a cantare l’Inno di Mameli fuori in strada, nel piccolo dehors, con i titolari del locale, i clienti affezionati e gli avventori casuali. Una performance che ancora si celebra con piacere aldilà delle retoriche. Soprattutto il 17 di marzo di ogni anno.

  • grillo

    ma jimmy hendrix nel 1965 distruggeva tutto, cose di grande valore economico………ma i ragazzi queste cose le sanno?

    http://www.youtube.com/watch?v=ETAZ2jnGd1w

  • Arnaldo Romani Brizzi

    Come chiese Wanda Osiris al guitto Alberto Sordi in “Polvere di Stelle”: “Siete operai?”

  • A chi si può chiedere la restituzione del tempo perso guardando il video?

    Mi sa che sia meglio YouPorn, quelle sì che sono vere performance!!!

    Pazzesco.

  • @Lalla: conosco molto bene il percorso di maloberti ed infatti non lo critico totalmente. Critico totalmente questo suo intervento e le cose intorno che si vedono meglio nella precedente notizia.

    Questo intervento depone sul fatto che il suo lavoro sia rimasto ad uno stadio UNO, agli anni 90…ad una certa energia che nella tridimensionalità usa gli elementi del collage per arrivare ad una stavaganza surreale fine a se stessa.

    Perchè è rimasto ad uno stadio UNO? Perchè negli ultimi 15 anni non c’è stato un vero sistema di critica e di promozione delle intuizioni anni 90….tutto quà.

    Oggi questo intervento è fuori dal tempo. Figurati dopo il 2001… e mi fermo, per non ripetere sempre le stesse cose. Stiamo pagando oggi (e c’è una crisi internazionale del linguaggio) le carenze di ieri, che NON SONO le carenze di maloberti (che mi sta pure simpatico) ma delle persone che sono state intorno a lui negli ultimi 15-20 anni.

    LR

    oggi alle 19 ordina una pizza in via dei leutari 32 a Roma presso la T293.

    • Arnaldo Romani Brizzi

      Su qui e su qua l’accento non va… Tutti pronti a pontificare sul vuoto ideologico, ma senza più nemmeno la memoria della grammatica e della sintassi. Forse si dimentica anche che chi ha la grazia e la disgrazia di aver raggiunto i sei decenni di vita ha potuto vedere, in epoche di ideologie forti e colme di sostanza, i cavalli di Kounellis, la Topolino di Mario Merz e quant’altro. Arte che non inseguiva il birignao museale, ma si contrapponeva alla borghesizzazione espositiva in termini intellettuali e non di mercato. Esponevano in spazi alternativi, quegli artisti, e non in spazi codificati e consegnati al bon ton di chi non ha nemmeno più gli strumenti per dissentire. Insomma: oggi tutto, a chi ha i sei decenni, appare come un teatrino del vuoto e del nulla – ma certo, si sa: il museo santifica chi la santità non ce l’ha.

    • aaa

      luca rossi fa la pubblicità ai pizzaioli de roma ahahahahahahahah

  • Rino Marcello

    Dico solo che il MACRO piange miseria e poi spende un botto di soldi per un’operazione ridicola e chiassosa come quella di Maloberti, iperdatata, casuale, banale. Non ne possiamo più di pseudo-opere che per esistere hanno necessità assoluta della giustificazione verbale sociologica, antropologica, ecc. Pietromarchi è un po’ limitato, non sa che fare, i suoi curatori così colti e raffinati ma gli danno brutti consigli. Addio MACRO se il buongiorno si vede dal mattino.

  • Angelov

    Questo atteggiamento di emettere dei giudizi definitivi su situazioni che sono in così veloce divenire, mi sembra molto azzardato. Nel presente frangente ci sarebbe da riconoscere che non si è trattato di una Performance facile. Che poi tutto sia filato liscio, cioè a nessuno degli attori è scappato di mano l’oggetto in ceramica prima del previsto, tutti i lavori di montaggio del guard-rail siano continuati senza intoppi fino alla fine, che nessuno dei presenti si sia fatto male e abbia subito danni, non dovrebbe essere dato per scontato. Mi sono trovato come spettatore in parecchie Performance, ( ricordo la prima performance in Italia di Laurie Anderson da Salvatore Ala ) e devo ammettere che l’esperienza dell’Esserci è fondamentale: raccontarla o anche filmarla, non può rendere l’effetto o l’emozione che ne era derivata assistendovi. Ed il messaggio colpiva nel segno un’area della percezione che veniva proprio in quell’istante sperimentata come nuova.

    • Lalla

      Grazie Angelov,
      finalmente qualcuno che ha notato una dose inedita di energia. Qui tutti i grilli parlanti e scriventi sono presi dalle loro sentenze millenariste, si contano gli anni addosso… e c’è sempre qualcuno che ci casca e scopre che il museo museifica, che si spende per accendere la luce, che c’era qualcuno più bravo prima e che da un’altra parte sarebbe stato tutto inutile.
      Maloberti ha dimostrato di fotttersene alla grande di tutti questi prevedibili mugugni e ha fatto qualcosa, atto straordinariamente generoso per lo standard contemporaneo e come si legge, stupisce tutti.

      • Davide W. Pairone

        non è detto che fra chi vede qualcosa di bello e necessario e chi invece qualcosa di brutto e inutile debba esserci per forza qualcuno che ha torto o ragione. Certo qui si è argomentato e per ora fra i pro leggo solo “tutto ha funzionato tecnicamente” e “nessuno si è fatto male”. Ah, già, c’è anche “ha fatto qualcosa”…se basta così poco per annullare qualsiasi domanda (perché le pantere? perché il guardrail?) allora non c’è problema e abbiamo capito la caratteristica richiesta al pubblico: passività ed entusiasmo cieco altrimenti sono “i soliti mugugni” dei “grilli parlanti”. Il pensiero, quest’optional

  • Performance facile? La qualità è data dalla difficoltà di realizzazione? Cosa c’è di difficile nello scaraventare una pantera di ceramica per terra? Mentre gli operai hanno fatto solo il loro lavoro, alcuni spettatori si sono riusciti a tagliare…non capisco dove stia la difficoltà…

    Energia? Scaraventare ceramiche per terra equivale ad energia, e quindi? Cosa ci fà il pubblico che assiste a questa dissipazione fine a se stessa di energia? Ci accende la luce a casa gratis? Il valore dovrebbe stare nellà modalità-atteggiamento-visione da cui discende l’opera. E su questo siamo veramente molto carenti.

    Quì siamo nella stravaganza surreale fine a se stessa, un bel gioco per dare al pubblico del luna park quello che vuole. Dico questo consapevole del percorso di Maloberti. E ritengo che Maloberti per via di una rete di operatori inetti e incapaci sia rimasto a 10-12 anni fà…non c’è stata reale crescita delle sue intuizioni. Questo capita anche a suai coetaeni come Patrick Tuttofuoco…

    Come mai non riuscite ad entrare nel merito del suo intervento? Ho argomentato -in modo assolutamente opinabile- più volte questo intervento e nessuno è in grado di contro argomentare sul valore di questa operazione analizzando gli elementi in campo (apparte Valentina Tanni adducendo motivazioni poco robuste). Questo è il dramma di oggi ed è il dramma che hanno subito artisti come Maloberti negli ultimi quindici anni (suoi coetanei, Perrone, Zuffi, Bertocchi, Galegati, Marisaldi, Arienti, Berti, Tuttofuoco ecc ecc).

    LR

  • Lorenzo Marras

    Ma cosa vuoi argomentare se tutto é eseguito solo affinché ciò che residua sia il solo registrare un evento? Tutto va bene al posto delle pantere perché quasiasi cosa é fragile.
    Maloberti e gli altri sono sempre stati innocui perché classificabili già prima di apparire sul palco fin dalla origine dagli anni 90.
    C é forse la presenza del divino nelle chiese?

  • Angelov

    Ma una performance potrebbe anche essere un evento artistico che, pur essendo immerso in un contesto culturale dove il lasciare Traccie (quadri, sculture, etc,) è la norma sine qua non, ciononostante non lascia Tracce di se, o se lo fa, in modo tale da essere non-rintracciabile.
    Cioè da un Quadro posso risalire a qualcosa. Dai Resti di una performance, assolutamente ho la liberazione da questo dover risalire obbligatoriamente a un qualcosa.
    E’ qui che sta la forza dirompente di una performance rispetto ad un atto teatrale. Perché la si fa avvenire in uno spazio ( museo, galleria d’arte etc,) dove il non-lasciare tracce è un Tabù.

    • Davide W. Pairone

      no, la forza dirompente della performance è (era?) la possibilità di rievocare uno status primordiale dell’arte, quando non esisteva questo nome ma si trattava di ritualità in un contesto sociale e quindi di recupero di una dimensione sacrale. Per di più la nascita della performance nella modernità non ha nulla a che vedere col museo ma coi caffé, con gli spazi industriali, luoghi all’aperto ecc

      • Angelov

        La mia è un tentativo di interpretazione di cosa sia la”performance”.
        Mi sembra che tu poni l’accento sull’aspetto antropologico del fenomeno.
        Si ha la tendenza a sottovalutare questo nuovo modo di fare Arte, che si è espresso sopratutto dal XX secolo in poi.
        E per di più non è facile dare un giudizio definitivo e, come dire, chiudere la questione su situazioni in così veloce divenire.
        Per lo meno io la penso così.

  • @angelov: le traccie le ha lasciate eccome, tanto che Maloberti si aggirava con pennarello a firmare i pezzi rotti di ceramica….questo feticismo dell’oggetto risale alle propaggini dell’arte pop anni 90 (che nasce con warhol, passa da koons e arriva a hirst-cattelan ecc)…ma oggi con la crisi economica e linguistica (date da una sovraproduzione incontrollata di oggetti) sarebbe interessante lavorare su un pop più intimo (tino seghal per esempio)…questi sono atti che discendono da modalità di basso valore. Il basso valore è dato da considerazioni oggettive rispetto al presente e alla storia (su questo ho argomentato più volte, come anche nel dialogo indiretto con Minini su whitehouse). Le persone fanno scelte in continuazione, non si capisce perchè nell’arte non si possano avere criteri oggettivi.

    @Pairone: sparse per l’italia ci sono le messe, ormai rituali formali vuoti….quindi la qualità non è data dal semplice mettere in scena rituali arcaici. Si tratta di tendere ad un metodo critico rispetto al presente e al passato.

    • Angelov

      Il famoso gangster Dillinger fu ucciso dagli agenti di polizia, in un agguato all’uscita da un cinema. Si formò un capannello di persone intorno al corpo del bandito, ed alcuni astanti inzupparono i loro fazzoletti nel sangue di Dillinger per avere un souvenir di quell’evento.
      Se immaginiamo un Evento che si manifesta in modo imprevisto, come tutto ciò che ancora non conosciamo, e si presenta un modo inaspettato, vale a dire con una tempistica fuori dal nostro controllo, potremmo constatare che i segni che lo hanno in qualche modo anticipato non corrispondono per nulla alle traccie lasciate dall’evento in questione, dopo che è avvenuto.
      L’evento non sarà ri-traccibile, in quanto se lo fosse lo si sarebbe potuto allora anche prevedere.
      Per questa ragione capita spesso che dopo un incidente, chi vi era coinvolto, non ricorda come sia avvenuto. In questo caso si parla di shock.
      E a questo punto ti voglio ricordare che nella performance in questione c’è anche la presenza di un Guard Rail. Non si tratta di un Rebus e neanche di una Sciarada. Ma forse di qualcosa di molto più complesso.

      • Davide W. Pairone

        @rossi: non è l’arcaico in sé ad avere valore ma l’autentico/originario riconosciuto come tale da una comunità
        @Angelov: casualità e necessità sono caratteri della natura (o quantomeno noi proiettiamo queste categorie al di fuori) mentre il progetto è la modalità di esistenza dell’uomo dunque dell’artista. L’incidente programmato non è più un imprevisto, diventa un test, un collaudo e per l’uomo ha valore tecnico/statistico ma nulla più (come un crash test). Ecco una come la Abramovic ha piena consapevolezza di questa differenza e per questo qui non riesco a vedere l’energia di cui parlate

  • norberto

    un po’ di zappa farebbe bene a tutti…

    • Angelov

      si ma anche forcone, e aratro, e roncola, e badile, ma anche inevitabilmente et dulcis in fundo, anche falce & martello.

  • Non si tratta di concetti astratti e staccati dalla terra e dalla zappa. Riuscire o non riuscire ad argomentare rispetto l’opera di Maloberti, significa riuscire o non riuscire ad argomentare rispetto ogni aspetto-opera del quotidiano.

    Opereazioni come quella di maloberti vorrebbero muovere la sabbia sul fondo e non far capire più nulla in un gesto surreale e liberatorio….ma questo è un atteggiamento inutile e stupido.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Altro che argomentare…, qui si tratta di un’innocua pisciatina all’interno del solito museo-mausoleo…, che lascia tutto immutato nella misura stessa in cui lo si vuole “trasformare” o “distruggere” da cima a fondo. Una banale azione, studiata a tavolino che ha una risonanza comunicativa solo su se stessa e destinata a dissolversi nell’odierno sistema addomesticato dell’arte…, in di fatto non succede nulla di nuovo e di alternativo nella prassi creativa.

  • Lorenzo Marras

    Ma santa pazienza ma perche’ ti ostini a inseguire in che direzione va la pisciatina di Maloberti ed invece non ti soffermi su quello che è il tutto che lo circonda e che Pairone, in un certo qual modo, ha anche suggerito e che mi permetto schematizzarlo :
    a) in quell’evento non c è una comunita’ che si raccoglie intorno al suo succedersi.
    b) non essendoci comunita’ non esiste memoria dello stesso. Memoria bada, non “registrazione”
    c) il mezzo attraverso il quale “l ‘opera” si dispiega è lo Spettacolo (è il suo contesto) ed il suo strumento di diffusione il “media” e questo è quanto basta
    d) l’evento in se non è argomentabile e non lo è perche’ non è fatto per questo . Basta che succeda e tutto si imprimera’ come trascorso in cui il senso lo daranno gli studiosi di storia dell’Arte , i curatori e tutti coloro che avranno un interesse a conservare un “valore” perche’, magari..chissa’ hanno Maloberti come assets preferenziale ma anche piccoli motivetti inconfessabili ai laici perche’ bisogna pure campare di qualcosa.
    e) ed è la cosa peggiore , l’evento è NEUTRO non fa ne’ “male” ne’ “bene” a nessuno perche’ ripeto cio’ che conta è che circoli tra i signori che ho citato prima (tutto su misura per essi).
    e per ultimo NON fa mondo ma ne mima un misero frammento ; se IO TU PAIRONE ED ANGELOV ci poniamo insieme in una piazza e ripetiamo lo stesso atto, nessuno vedrebbe niente e nessuno registrerebbe altrettanto niente (per fortuna, aggiungo)

    La vuoi intendere una cosa ? il mezzo ha assorbito ogni senso . Fuori dal mezzo non esiste niente.

    Questo è il punto.

  • max

    purtroppo ci troviamo sempre di fronte all’ignoranza di un pubblico non allenato all’arte e soprattutto non preparato storicamente. Ma quante QUANTE PERFORMANCE NEGLI ANNI 70_80 sono state fatte in questo modo. la coerenza era perche’ si era in un momento storico particolare che delineava delle azioni mirate. Qual’e’ il messaggio di maloberti? che siamo stufi dell’arte? che cavolate ci propinano. mandria di buoi e’ un giusto appellativo per sottolineare la pigrizia di un pubblico che non capisce nulla. mi spiace ma l’arte e’ sempre per pochi///

    • SAVINO MARSEGLIA

      non c’è solo l’ignoranza del pubblico, ma anche “artisti” incapaci.

  • Maloberti si è formato negli anni 90, e non ha avuto un sistema di operatori che intorno a lui potessero stimolarlo e promuoverlo adeguatamente. E’ come se fosse rimasto ad uno stadio UNO: ogni suo intervento è un collage pop-surreale…ricordo in francia un bambino lasciato sulle scale del museo a ritagliare immagini da riviste di ogni genere….

    Presentare oggi questo- quando non c’è stata storicizzazione dell’artista nè in italia nè all’estero- è ridicolo. E’ come invitare un artista appena uscito dall’accaemia di brera a fare una mostra personale al MoMa – interessante se ci fosse consapevolezza.

    Volendo anche uscire da considerazioni per addetti ai lavori: il pubblico vive questo come un aperitivo stravagante. Fondamentalmente un aperitivo. Ecco se i musei e l’arte servono ad organizzare aperitivi un po’ più strambi del solito possiamo anche chiuderli e seppellirli. E impiegare il tempo nel trovare format e strategie migliori.

    LR
    continua a ordinare pizze per la T293 dalle 15 alle 19: http://www.whlr.blogspot.it/

    • max

      mi piace il fatto di ordinare pizze alla t293 anche se non capisco il perche’; comunque concludo dicendo che io non ho capito che ca..o vogliono fare dei musei e questo e’ complicato. una volta arrivare a raggiungere un museo identificava un po’ un arrivo. oggi e’ un passaggio. Vi rendete conto che e’ piu’ gratificante per un artista ARRIVARE A FARE UNA MOSTRA IN UNA BUONA GALLERIA CHE IN UN MUSEO? CI RENDIAMO CONTO CHE LA GALLERIA HA PIU’ VALORE DEL MUSEO E CHE I COLLEZIONISTI HANNO PIU’ POTERE DEI GALLERISTI? ALLORA? MEGLIO FARE POLITICA che e’ meno ipocrita e non si nasconde dietro altarini finti intellettuali per dare cibo alla massa. ma che si puo’ fare nulla. Ma molti artisti cercano di essere provocatori, ma non c’e’ un artista che parla di rassegnazione dell’uomo nei confronti del sistema? mi sembra un tema attuale..no? stasera ho mangiato pesante, ho la colite pure..

  • Paolo

    Ringrazio l’Enel per gli eccezionali investimenti che fa. Da domani compro delle candele, non posso pensare che sia pure molto, ma molto moltissimo indirettamente io possa centrarci qualcosa.

  • lucarossi

    C’è troppo silenzio nei MUSEI

    Sciiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii!
    Al Museo non si urla ma Nel museo forse si….

    A borè sembra che il bartolo ti abbia ascoltato sarai contento!…..

    Ti aggiungo qui pure i link del sito per approfondire info in merito… poi dì che non so un amico…..

    http://pinoboresta.blogspot.it/2012/02/11-artblitz-11122011.html

    http://pinoboresta.blogspot.it/2012/02/elenco-artblitz-20072011.html

  • max

    mi piace il fatto di ordinare pizze alla t293 anche se non capisco il perche’; comunque concludo dicendo che io non ho capito che ca..o vogliono fare dei musei e questo e’ complicato. una volta arrivare a raggiungere un museo identificava un po’ un arrivo. oggi e’ un passaggio. Vi rendete conto che e’ piu’ gratificante per un artista ARRIVARE A FARE UNA MOSTRA IN UNA BUONA GALLERIA CHE IN UN MUSEO? CI RENDIAMO CONTO CHE LA GALLERIA HA PIU’ VALORE DEL MUSEO E CHE I COLLEZIONISTI HANNO PIU’ POTERE DEI GALLERISTI? ALLORA? MEGLIO FARE POLITICA che e’ meno ipocrita e non si nasconde dietro altarini finti intellettuali per dare cibo alla massa. ma che si puo’ fare nulla. Ma molti artisti cercano di essere provocatori, ma non c’e’ un artista che parla di rassegnazione dell’uomo nei confronti del sistema? mi sembra un tema attuale..no? stasera ho mangiato pesante, ho la colite pure..

  • Chiunque ha la libertà di fare tutto, e avere anche riconoscimento. Il punto sono i contenuti e non i contenitori.

    Internet, se ce ne fosse bisogno, fornisce la possibilità di fare e documentare di tutto, non ci sono più scuse legate ad un sistema tiranno. E semmai si possono avere milioni di spettatori:

    video.corriere.it/biker-14-milioni-clic/d22db89c-71b0-11e1-b597-5e4ce0cb380b

    Spesso però c’è la necessità di riempire un vuoto facendo ad ogni costo l’artista. Ruolo da rinegoziare totalmente, e ,secondo una definzione comune, oggi anacronistico. Forse sarebbe più utile , per riempire quel vuoto, fare lo spettatore/cittadino attento, rinegoziare il proprio ruolo. Le pizze invitano a questo, e sono un po’ come le onde di rifrazione provocate dal lancio di un sasso in un punto, su uno specchio d’acqua. Come se questo punto fosse il centro dell’opera. Ecco che abbiamo una direzione, un linea che passa da due punti: il punto dove si trova lo spettatore e il centro dell’opera…non è una soluzione ma è una direzione…

    LR

  • massimo minini

    mi sono preso un mesetto di vacanza mediatica da artnet. oggi torno e chi ti vedo fra i ‘più letti’? ma luca rossi e marras gerini, marseglia, lalla e gli altri amici del mese scorso.
    ma allora è un circolo? un circolino? un circolino viziosetto?
    stavolta non ho letto, ma vorrei fare un intervento anche io. eccolo:

    alberto burri
    achille bonito oliva
    alberto sughi
    arnaldo pomodoro
    gabriele basilico
    claudio parmiggiani
    gina pane
    cesare manzo
    renato cardi
    michelangelo faggiano
    gaetano pesce
    franco farina
    giorgio zucchini
    maurizio fagiolo
    gino meloni
    nino caffè

    • Lorenzo Marras

      Dottore io ultimamente sto intervenendo pochissimo e guardi se ha un briciolino di tempo si conti tutte le volte che c è il mio nome. Se sono intervenuto e perche’ Luca questa volta mi ha fatto veramente perdere la pazienza e non sono riuscito a trattenermi.
      Dottore sulla lista che ha compilato non posso dirle alcunche’ perche’ non ho avuto il piacere di fare la loro conoscenza ma se Lei ha da raccontare su essi, lo faccia, non indugi che io ascolto le cose serie.
      Cordialmente.

  • DSK

    Minini stai facendo un gran minestrone… metti ‘sto intruglio nel (Pierluigi) Sacco e buttalo nel (Salvatore) Fiume. Il “circolino” si dice community.

    In quanto a Parmiggiani – preferisco il Parmigianino.

    Hola Lorenzo leggo sempre con piacere i tuoi post (modernism)

    • Lorenzo Marras

      Danie’ grazie della gentilezza , e ricambio affettuosamente perche’ fa altrettanto piacere sapere che non a tutti stai sulle scatole.
      Chiudo perche’ devo centellinare gli interventi giacche’ su questa questione del circolo ne ho la faccia in terra.
      ciao.

  • @Massimo Minini: se uno guarda il proprio ombelico vede addirittura una sola cosa. Ancora meno di un circoletto. E’ proprio un malanno italiano, non si riesce a stare ai contenuti.

    LR
    skype day “casa per casa” 27 marzo ore 20: http://whlr.blogspot.it/
    manda una pizza alla T293 dalle 15 alle 19.

  • Dato il “peso specifico” dell’intervento di Minini, credo prprpio che questo s’imponga :
    A lberto savinio
    L uigi Ontani
    K onstantin Alekseyevich Korovin
    A ntonio Canaletto

    S alvatore Fiume
    E milio Vedova
    L aurina Paperina
    T ino Shegal
    Z oe Strauss
    E dward Hopper
    R enato Guttuso

  • DSK

    Luciano avevo proprio bisogno di 1 Alka-Seltzer, leggendo Minini mi è venuto il mal di Mahler. Ci ha detto gli ingredienti ma non la ricetta…

  • Angelov

    Vorrei a questo punto proporre LA RACCOLTA DELLE FIGURINE dell’Arte.
    In cosa consiste, è presto detto.
    Sono in vendita nei negozi specializzati, delle Buste contenenti delle Figurine di Artisti di vari periodi storici, anche Contemporanei.
    Ma anche buste con figurine di Critici, Curatori, Storici dell’arte, e Musei (quelle grandi, per intenderci) e sopratutto Figurine con riproduzioni di Opere.
    L’Album è organizzato in modo da poterlo utilizzare con varie tematiche, per esempio: Storia dell’Arte, in questo caso bisognerà tener conto dell’aspetto storico, e quindi seguire l’ordine cronologico, oppure si possono organizzare Mostre e Collettive, ed allora si sceglie il Museo, e si incollano quei lavori di artisti che si desiderano vedere riuniti. Ed anche si può scegliere il Curatore e magari anche, presente nel Catalogo, uno scritto di uno Storico.
    E ci sarebbero anche delle Figurine lasciate in bianco, dove ognuno può disegnare o colorare come vuole, e poi incollare i propri lavori in un particolare Museo di sua preferenza piuttosto che in un’altra Collettiva Tematica.
    Si tratta di un’idea in divenire ma forse con possibilità di sbocchi imprevedibili.

  • SB 1994/97

    Il progetto dei due Album di Oreste Unoe Oreste Zero nasce all’interno delle omonime residenze per artisti (luglio 1998 e luglio 1997), luoghi d’incontro dove poter realizzare un’esperienza di scambio, di ricerca e di lavoro comuni. Organizzate da un gruppo di artisti comprendente, oltre a Boresta, anche Cesare Pietroiusti, Salvatore Falci, Lorenzo Benedetti, Claudia Colasanti, Bruna Esposito, Giancarlo Norese e Luca Vitone, ed in collaborazione con il Comune di Paliano e con l’Associazione Zerynthia, entrambe le edizioni di Oreste si sono tenute nella Foresteria Comunale di Paliano nel mese di luglio. Ad esse hanno partecipato quasi 300 persone, in prevalenza artisti italiani e stranieri (ma erano presenti anche alcuni critici e galleristi), ciascuno dei quali era invitato a presentare il proprio lavoro, a fornire spunti critici e di dibattito, nel tentativo di creare uno spazio di approfondimento e riflessione critica sull’arte e sul suo ruolo, e di favorire la nascita di gruppi di lavoro e di progetti collettivi. I due album di Oreste diventano quindi, pur attraverso l’approccio ludico scelto da Boresta, un modo per documentare e testimoniare quest’esperienze, per riviverle, sia attraverso le foto dei partecipanti, sia attraverso il diario delle residenze scritto in collaborazione con Cesare Pietroiusti, Giancarlo Norese e Salvatore Falci per la prima edizione e Claudia Colasanti, Viviana Gravano e Cesare Pietroiusti per la seconda. Il gioco proposto da Boresta è semplice: gli album sono organizzati come un normale album di figurine, salvo che sotto i riquadri vuoti, anziché nomi di calciatori, si trovano i nomi dei partecipanti di Oreste. Questi sono suddivisi in varie sezioni, a seconda della città di provenienza, del gruppo di appartenenza, del sesso o della professione. Fra una sezione e l’altra è inserito il diario – pressoché quotidiano – delle residenze: con lo stesso tono leggero che caratterizza tutto il progetto, sono raccontati gli eventi delle varie giornate, passando dagli aspetti più scherzosi e goliardici alle riflessioni su quanto è emerso nelle discussioni e nei dibattiti nati nel corso delle varie serate. È lo stesso Boresta l’autore di tutte le foto dei due album, foto che lui stesso ha fotocopiato, ritagliato ed inserito in buste in tutto e per tutto simili a quelle delle normali figurine e che ogni giorno, nel corso delle due residenze estive, ha distribuito (venduto) a tutti i compilatori dell’album – ovvero agli stessi partecipanti alle due edizioni Oreste. Non è la prima volta che Boresta utilizza le “figurine” come strumento di espressione artistica: lo aveva già fatto con progetti come Figurine Arte e i Magnifici 65, seppure declinandolo secondo modalità differenti. Attraverso l’utilizzo di questo strumento, così “leggero”, ed allo stesso tempo presente nella memoria collettiva di ciascuno di noi, Boresta riesce ad affrontare anche temi di per sé “pesanti”, seri: con i Magnifici 65 spinge ciascuno dei partecipanti a ripercorrere alcuni momenti della propria esistenza, a documentare eventi ed incontri privati; con Figurine Arte, invece, si confronta criticamente anche se giocosamente addirittura con il “sistema dell’arte”, invitando i partecipanti a giocare con le riproduzione di alcune delle più celebri opere di arte contemporanea, scegliendole o scartandole o anche mescolandole l’uno con l’altra per creare nuove opere. C’è però un altro aspetto del gioco delle figurine che forse per Boresta è ancora più importante: esso, infatti, consente ed anzi invita all’interazione fra i partecipanti, costringendoli ad essere parte attiva e propositiva nel gioco stesso. In occasione della partecipazione del gruppo Oreste alla Biennale di Venezia, nel 1999, l’Album di Oreste Uno è stato presentato in un incontro tenutosi alla Libreria Patagonia di Venezia. In occasione delle due residenze è stato inoltre realizzato, in collaborazione con http://www.undo.net, un sito dedicato al Gruppo Oreste, consultabile all’indirizzo http://www.undo.net/oreste.
    S.B.

  • mah

    mah…
    sembrate un branco di ragazzine gelose…

    • mah

      Ciao omonimo, non potresti mettere un 2 dopo mah? Sennò il mio amico don Gerini poi non mi riconosce più!
      Grazie

  • mah2

    sembrate un branco di ragazzine gelose…