Aste newyorkesi scintillanti anche per l’Asia Week. Meno sul contemporaneo, ormai uscito degli steccati

Si apre con un record l’Asia Week di Bonhams del 19 marzo, quello dell’artista indiano Bagta (1761-1814), che con la sua opera Rawat Gokal Das celebrating holi in the zenana da una stima di $30mila raggiunge i $302.500, cover lot dell’asta Indian, Himalayan and Southeast Asian. La vendita totalizza $3,203,225 con il 91.67% di venduto. […]

Tyeb Mehta, Untitled (Figures with Bull Head)

Si apre con un record l’Asia Week di Bonhams del 19 marzo, quello dell’artista indiano Bagta (1761-1814), che con la sua opera Rawat Gokal Das celebrating holi in the zenana da una stima di $30mila raggiunge i $302.500, cover lot dell’asta Indian, Himalayan and Southeast Asian. La vendita totalizza $3,203,225 con il 91.67% di venduto. L’opera di Bagta – ora in esposizione al Metropolitan Museum, all’interno della mostra Wonder of the Age, Master Painters of India, 1100-1900 – risale al 1808, e venne acquistata per $125 vent’anni fa.
Settimana proficua per Sotheby’s, che porta nelle sue casse $61.8 milioni per le sue Asian Sales, ben al di sopra della stima massima di 41.3 milioni. Per la prima volta Sotheby’s inserisce nella sua Asia week l’asta di Fine Classical Chinese Paintings, esordendo con uno stellare totale di $35 milioni che polverizza completamente la stima massima di $13.7 milioni, con 9 lotti venduti al di sopra del milione. Top lot dell’asta un’opera calligrafica del XII-XIII sec, venduta a $5.6 milioni contro la stima massima di 1milione. Tra gli altri top lot, Landscape After Lu Guang di Hongren, importante maestro della Dinastia Ming, battuto a $1.8 milioni, e un capolavoro di QI Baishi, Eagle Perching on the Pine, aggiudicato a $1.9 milioni. Prezzi eccezionali anche per le giade, bronzi, arredi dell’asta di Fine Chinese Ceramics and Works of Art, che ha totalizza $20.7 milioni (stima $16.8 m), con un sigillo del periodo Qianlong che da una stima di $150mila raggiunge $1.9milioni! Se per le antichità asiatiche i prezzi vanno alle stelle, opposta sorte per l’arte contemporanea. L’asta di Modern and Contemporary South Asian Art totalizza $2 milioni con una percentuale di venduto pari al 57% e solo del 40% per il valore. Top lot per S.H. Raza con l’opera Jalashaya venduta a $242.500, pari merito con M.F. Husain con Untitled (Scientist) del 1965.
Da Christie’s l’asta della collezione di Doris Wiener di Classical Indian and Southeast Asian Art totalizza $12 milioni, ma soprattutto il 96% di venduto per valore. Una figura in bronzo di Padmapani del XIII secolo proveniente dal Nepal, da una stima di $350mila raggiunge i $2.4 milioni, mentre un tangka tibetano (uno stendardo buddista) del XVI secolo da $250 sale fino a $866mila. Anche da Christie’s meno bene per il contemporaneo. Tyeb Metha arriva “solamente” a $1.7 milioni contro una stima massima di $2m; Akbar Padamsee supera di pochissimo la stima minima con $422mila. Ottimi risultati invece per S.H. Raza e M.F. Husain. La vendita di Southeast Asian Modern and Contemporary Art totalizza $7.7 milioni, con uno scarso 69% di veduto. Eppure Christie’s raggiunge il totale più alto durante questa Asia Week di New York, soprattutto per la presenza di numerose single-owner collections, racimolando $69 milioni contro i 61m di Sotheby’s.
Spostandoci da NY, da Freeman’s a Philadelphia un vaso Ming in bronzo decorato a cloisonne raggiunge $1.5 milioni, partendo da una stima dieci volte inferiore, stimolando la lotta tra una dozzina di bidders in sala, telefono e internet. La vendita di Freeman’s totalizza $4.5 milioni, ma con una percentuale del 138% di venduto per valore.

– Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.