I Simpson e la street art. Dopo la sigla firmata Banksy arrivano i camei degli artisti. Da Shepard Fairey a Kenny Scharf. E Bart finisce in galleria

Avere in curriculum un’apparizione nei Simpson è ormai sinonimo di celebrità. Attori, cantanti, scrittori, scienziati, politici, artisti: la serie di cartoni più amata al mondo ospita da sempre personaggi noti all’interno delle proprie storie. In versione gialla e tondeggiante, naturalmente. E se i riferimenti al mondo dell’arte non sono mai mancati (ricordate l’archivio delle citazioni artistiche […]

Avere in curriculum un’apparizione nei Simpson è ormai sinonimo di celebrità. Attori, cantanti, scrittori, scienziati, politici, artisti: la serie di cartoni più amata al mondo ospita da sempre personaggi noti all’interno delle proprie storie. In versione gialla e tondeggiante, naturalmente. E se i riferimenti al mondo dell’arte non sono mai mancati (ricordate l’archivio delle citazioni artistiche che vi segnalavamo qualche tempo fa?), stavolta stanno per arrivare gli “artisti di strada”. Nella puntata che andrà in onda negli States il prossimo 4 marzo faranno la loro apparizione street artist del calibro di Shepard Fairey (aka Obey), Ron English, Kenny Scharf e Robbie Conal in un episodio che si intitola Exit Though the Kwik-E-Mart, parodia del documentario di Banksy Exit Through the Gift Shop. La trama, anticipata da Fairey stesso, vede il pestifero Bart andare in giro ad attaccare manifesti con il faccione di Homer in giro per Springfield per poi imbattersi nella “gang” di street artist, che finiscono per apprezzare il suo lavoro e proporgli una mostra.
Non è la prima volta che i Simpson incontrano il mondo della street art, seppure in altra forma. Non possiamo dimenticare infatti che fu lo stesso Banksy a realizzare nel 2010 una delle versioni più memorabili della sigla iniziale del cartone, versione che provocò non poche polemiche per il suo attacco diretto alla decisione della Fox di fare outsourcing di parte delle sue produzioni animate in Sud Corea.

– Valentina Tanni

L’annuncio sul sito di Shepard Fairey

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.