Un click salverà il mondo. Esagerati? Intanto Artribune prova a fare il punto dei beni culturali più in pericolo. Insomma, siete cordialmente invitati a votare il nuovo sondaggio…

Quello conclusosi ieri è stato un successo clamoroso: per i quasi millecinquecento partecipanti, sicuramente, ma anche perché se ne è parlato davvero molto nell’”ambiente”. Tanto che l’hanno citato i due quotidiani che in Italia si contendono la leadership, Repubblica con un articolo apposito – l’abbiamo ripubblicato anche noi in una news -, il Corriere della […]

Quello conclusosi ieri è stato un successo clamoroso: per i quasi millecinquecento partecipanti, sicuramente, ma anche perché se ne è parlato davvero molto nell’”ambiente”. Tanto che l’hanno citato i due quotidiani che in Italia si contendono la leadership, Repubblica con un articolo apposito – l’abbiamo ripubblicato anche noi in una news -, il Corriere della Sera oggi, in un servizio di Stefano Bucci.
Avrete capito, parliamo del sondaggio di Artribune: stimolati dai consensi, torniamo alla carica con un tema quasi obbligato dalle cronache. Qual è il patrimonio culturale più trascurato in Italia? È questa la domanda che da oggi trovate in homepage, magari suggeriamo una road map al finora abbastanza inane ministro Ornaghi: mettere le mani da subito – si è già iniziato, come regalino di buonauscita di Galan, però – sugli Scavi di Pompei? O meglio seguire seriamente le tante emergenze del Centro storico de L’Aquila? O ritenete più pressanti interventi sulla Villa Reale di Monza, sul Cretto di Gibellina, sulla Domus Aurea, sul Colosseo (a patto che non vi chiamiate Diego…), sull’Accademia di Brera, sul Museo Egizio di Torino, sulle Ville Venete, sulla Reggia di Caserta? Iniziate a votare, un click salverà il mondo?

Il dettaglio dell’articolo del Corriere

  • Michele De Luca

    Il patrimonio storico, culturale ed artistico del nostro Bel Paese, che va tutelato e conservato, non è fatto soltanto di quelle punte di diamante che sono Pompei, Colosseo, Agrigento, Domus Aurea, Reggia di Caserta, Villa Reale di Monza, Paestum, etc. etc. ma di tanti (tantissimi?) beni forse più “appartati” o meno noti, che però, a chi ci si imbatte – in certi casi quotidianamente – offrono il triste panorama di un’Italia (che tutto il mondo c’invidia) in triste abbandono o degrado. Basta guardarsi attorno. E’ sulle cose più “piccole”, o ritenute forse meno significanti, che si misura il grado di attenzione di chi istituzionalmente è preposto alla tutela di un patrimonio storico-artistico unico come il nostro. Faccio due esempi, che per quel che posso, ho cercato e continuo a segnalare, direttamente o anche attraverso lettere (che sono state pubblicate sui maggiori quotidiani). Il primo riguarda il degrado di alcuni tratti delle storiche Mura Aureliane a Roma, non nascoste da qualche parte, ma ben in vista a cittadini, assessori e soprintendenti, ed anche ai tanti turisti che vi passano vicino, davanti ai quali non si fa certo bella figura. Parlo in particolare del tratto di mura di Via Campania, nei pressi di Porta Pinciana (e quindi della mitica e visitatissima Via Veneto). Questo tratto di mura è oggetto, da tempo immemorabile, di un triste abbandono. Vi si vedono infatti delle fatiscenti impalcature oltre ad una recinzione dentro cui sono rimasti attrezzi e materiali di un lavoro mai portato a termine, se è mai stato iniziato. E’ un altro, tra gli infiniti esempi, della indifferenza e dell’incuria in cui versa il patrimonio culturale ed artistico cittadino e la sua “immagine”, peraltro in una zona frequentata da tanti turisti. Un altro allarme è stato reiteratamente portato a conoscenza – come se ce ne dovesse essere bisogno – del neo-ministro per i Beni Culturali e della Soprintendenza archeologica del Lazio, anche qui direttamente e con lettere pubblicate sui giornali. Si tratta dei mosaici del sito archeologico dell’antica Minturnae, nel comune di Minturno sulle rive del Garigliano. I resti romani dell’antica Minturnae risalgono sia al periodo repubblicano che augusteo. L’antiquarium, collocato nell’ambulacro dell’antico teatro (sede tuttora di spettacoli in estate) è tenuto molto bene, come del resto l’intero sito.Nell’area archeologica ci si imbatte in un mosaico (che rispetto agli altri è certamente il più prezioso) con tessere bianche e nere, con semplici ma eleganti raffigurazioni. Il mosaico è a cielo aperto ed è esposto alle intemperie, al calpestio e al pericolo di vandalismi o di danneggiamenti di ogni genere. Ringraziando Artribune per l’opportunità di poter di nuovo segnalare soltanto due tra i tanti esempi di (purtroppo) ordinario degrado e di pericolo in cui versa tanta parte del nostro patrimonio storico-artistico, rinnovo il mio appello perché si provveda quanto prima alla salvaguardia di questo prezioso reperto o proteggendolo nel modo più opportuno, lasciandolo dov’è, oppure trasferendolo all’interno dell’antiquarium; che forse sarebbe la cosa migliore. Si tratta, in fondo, per entrambi i casi segnalati, di quella che dovrebbe essere una “ordinaria” manutenzione e non di colossali (e costosissimi) interventi, come per il Colosseo… Perché non dimostrare più attenzione, sensibilità e soprattutto meno incuria e negligenza proprio nella gestione quotidiana e non solo nei casi di “emergenza”?