Bologna Updates: non ce la facciamo più a pagare tutte queste tasse. Vogliamo smetterla di fare il nero, ma non possiamo pagare il quadruplo della Francia. I galleristi, in fiera, si preparano a parlare con il governo

Tradizionalmente poco rappresentati e con organi di lobbing sovente impalpabil, i galleristi italiani fiutano l’aria che cambia e corrono ai ripari. Il nuovo esecutivo, in carica dalla fine dello scorso anno, sta proponendo in pochi mesi delle riforme che nessuno mai era riuscito a fare nel quarto di secolo precedente. Chi commercia in arte, dunque, […]

Riuscirà il mondo dell'arte italiano, mentre le tasse aumentano dappertutto, a farsi diminuire il carico fiscale?

Tradizionalmente poco rappresentati e con organi di lobbing sovente impalpabil, i galleristi italiani fiutano l’aria che cambia e corrono ai ripari. Il nuovo esecutivo, in carica dalla fine dello scorso anno, sta proponendo in pochi mesi delle riforme che nessuno mai era riuscito a fare nel quarto di secolo precedente. Chi commercia in arte, dunque, si augura che l’adeguamento agli standard europei valga per tutti i settori, e nello specifico per quanto riguarda l’imposta sul valore aggiunto. La questione è dibattuta e stradibattuta, da anni. E attiene alle differenze che permangono tra la tassazione delle opere d’arte in Italia e all’estero.
Belgio, Francia, Germania, Spagna. In nessuno di questi paesi l’Iva sulla vendita di opere d’arte è paragonabile a quella italiana. Questa discrepanza crea degli scompensi che sono facili da immaginare. “Un mio artista lavora con me e con una galleria francese” ci racconta un gallerista partenopeo, che aggiunge: “la galleria francese mi ha chiesto di allineare i prezzi al pubblico per dare una sensazione di serietà al mercato, ma facendolo, a parità di prezzo finale, io guadagno molto meno avendo imposte ancora più alte. L’obbiettivo di tutti noi è non fare nero e stare nella legalità, ma a queste condizioni siamo penalizzati“. Penalizzati, tra l’altro, in un mercato che è sempre più interconnesso e globale. Con le gallerie che sono diventate di fatto agenzie evolute di promozione & vendita di artisti impegnate a presenziare a questa o a quell’altra fiera in giro per il mondo. Sempre a confronto con sistemi fiscali più vantaggiosi di quello italiano. Cosa fare dunque? “Stiamo preparando un documento molto agile, per punti” sussurra un altro gallerista “che tramite alcuni collezionisti che lo conoscono bene presenteremo al governo nella speranza che Mario Monti faccia inserire questa importante riforma fino ad oggi troppo rimandata in uno dei decreti che stanno cercando di rendere più europeo il paese“.

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  • Cristiana Curti

    Di necessità, virtù.

  • Franco

    Forse, galleristi e artisti dovrebbero prima cominciare a pagare le tasse e poi si potrebbe ipotizzare di parlare di riforma…
    Così è un po’ troppo facile… Noi evadiamo il fisco perché le tasse sono troppo alte…

  • tre monti

    pensassero a dichiarare le gallerie come attività commerciali e non come associazioni culturali o non profit, poi ne riparliamo