Con un artista per presidente. Al Museo Nazionale del Cinema di Torino si cambia tutto. Incarico per Ugo Nespolo

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha un nuovo Presidente. Il posto era rimasto vacante a seguito delle improvvise dimissioni di Alessandro Casazza, annunciate lo scorso 12 settembre, ufficialmente per ragioni familiari (anche se, secondo alcuni, avrebbe influito non poco l’assoluta gratuità prevista per questa tipologia di incarichi). Ad accogliere con entusiasmo la nuova […]

Ugo Nespolo

Il Museo Nazionale del Cinema di Torino ha un nuovo Presidente. Il posto era rimasto vacante a seguito delle improvvise dimissioni di Alessandro Casazza, annunciate lo scorso 12 settembre, ufficialmente per ragioni familiari (anche se, secondo alcuni, avrebbe influito non poco l’assoluta gratuità prevista per questa tipologia di incarichi). Ad accogliere con entusiasmo la nuova nomina è oggi l’artista Ugo Nespolo, eletto all’unanimità durante la seduta del Collegio dei Fondatori del Museo. Nespolo, biellese, classe ’41, resterà al vertice dell’istituzione per i prossimi tre anni: “Spero di continuare l’opera del mio predecessore – ha commentato il neo-presidente – che insieme al Direttore Alberto Barbera ha portato i l museo a livelli altissimi. Con Barbera c’è un sodalizio che dura da anni, e insieme ci auguriamo di raggiungere nuovi prestigiosi traguardi”.
Azzeccatissima nomina per Nespolo, conosciuto per i suoi lavori pittorici di gusto pop, per le sperimentazioni concettuali degli anni Sessanta-Settanta, nonché per la ricerca nell’ambito del design e delle arti applicate, ma al contempo protagonista di un’antica e profonda liaison con il mondo del cinema.

un frammento del progetto di Ugo Nespolo per la Metropolitana di Torino

Sul finire dei Sessanta diede vita con Mario Schifano al “Cinema degli Artisti”, ispirato al New American Cinema; in quel periodo realizzò diversi film, entrando in contatto, grazie a Fernanda Pivano, con la beat genaration e incontrando Jack Kerouak e Allen Ginsberg, quest’ultimo divenuto protagonista del suo film A. G. (1968).
Vivace intellettuale, Nespolo frequentava allora i seminari di Roland Barthes a Parigi, stabilendo stretti legami con il gruppo dell’Oulipo e in particolare con Raymond Queneau, grande amico di Enrico Baj, con cui l’artista aprì a Milano, nel 1972, il “Premiato studio Nespolo & Baj”. È del ’68 il suo libro di logica formale “Verità e menzogna”, ispirato alla patafisica di Jarry, figura che ispirò successivamente il film Un supermaschio, in cui si muove freneticamente il busto di Joseph Beuys. Nel 2011, al Beaubourg di Parigi, presentò Film/a/To, sceneggiato e interpretato da Edoardo Sanguineti.
La giornata di domani, sabato 22 ottobre, sarà scandita su Artribune Television da alcuni video legati alla figura di Nespolo, per uno dei nostri mini-palinsesti tematici: una videointervista nel suo studio-museo, il film con Sanguineti, un suo documentario dedicato a Gli anni dell’avanguardia e uno sulle sue grandi vetrofanie realizzate per la metropolitana di Torino.

– Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • effe ci

    la mediocrità al potere, perfetto per questo paese (altro che “si cambia tutto”..).

    • Scusa caro effe ci ma, prima di poter dare del “mediocre” ad Ugo Nespolo, dovresti cortesemente dirci chi sei tu e che hai fatto di meglio di lui, non ti pare?

  • LorenzoMarras

    Occorre rovesciare la tua frase : il potere che si serve “delle mediocrita’”.

    Non è mai esistita una mediocrita’ al “potere” amenoche’ non si confonda funzione con potere ecco allora la funzionalita’ è gradita essere mediocre perche’ non c è niente di piu’ gradito al potere di una funzionalita’ mediocre.

    La mediocrita’ è padre di tutte le obbedienze, la sua arma prediletta è il ricatto.

    • Caro Lorenzo, la tua “analisi logica” sarà anche corretta ma continuo a ritenere scorretto dare del “mediocre” a Nespolo.

      • LorenzoMarras

        Luciano caro non mi permetterei dare del mediocre a nessuno , tantomeno a Nespolo che considero un buon artista.
        La mia era solo una annotazione fatta ad effe-ci INTORNO alla sua FRASE
        di cui non condivido , diciamo l’aspetto teorico sul “potere” .

        Nespolo non è posto minimamente in discussione e mi scuso se ho creato l’equivoco.

        • Caro Lorenzo, ho riletto il tuo post e mi rendo conto che sono io ad averlo interpretato in maniera scorretta, ti ringrazio, ma sono io a doveri delle scuse che ti presento di buon grado .

  • effe ci

    Gentile Gerini, ci dica magari lei cosa ha fatto Nespolo come artista – così viene presentato nell’articolo – per sfuggire alla definizione di ‘mediocre’ (che non è un insulto). Ovviamente, secondo criteri inerenti la qualità, e non la quantità, delle sue opere. Io ho espresso la mia opinione in merito, stop.
    Per quanto riguarda l’altra questione che lei solleva, su questo sito è permesso scrivere ‘in incognito’, e io non ci trovo niente di male, fino a che si rimane entro i limiti della decenza e della correttezza. Se non si fa opera di delazione e non si insulta nessuno, è tutto ok, spero ne converrà.

  • Cristiana Curti

    Ho la sensazione che il povero Nespolo sia considerato solo per i suoi puzzle in legno.. invece credo gli si debba dare decisamente il beneficio del dubbio in merito alle sue capacità gestionali. Conosco artisti non eccelsi che invece sanno coagulare intorno a sé grandi forze propulsive, uno di questi si può nominare perché purtroppo defunto (così non mi becco di tutto…): Tadini, che a Milano ha fatto molto anche come “burocrate (per modo di dire) dell’arte”, straordinario intellettuale.

    • “Ho la sensazione che il povero Nespolo sia considerato solo per i suoi puzzle in legno.” Cara Cristiana, anch’io ho questa brutta sensazione! Ma Nespolo è stato (e forse è ancora) ben altro, come tu ben sai, e vederlo liquidare con un “mediocre”, conoscendolo da “quei bei tempi”, mi ha un po’ infastidito.

      • Aggiungo: inoltre, come ben dici, qui la competenza richiesta è quella “gestionale” e, sotto questo profilo, io credo che abbia buone doti e possa egregiamente dirigere il museo. In ogni caso merita almeno che, sotto questo profilo, si aspetti a giudicarlo per quel che fará!

      • Cristiana Curti

        Vero, Luciano, noi vediamo solo i “frustuli”, ormai, perché non sappiamo coltivare i nostri artisti e non sappiamo ricordarli per ciò che davvero hanno fatto di notevole. Gli orribili puzzle sono questioni da televendite, ma non molti conoscono la storia di Nespolo davvero.

  • Caro effe ci, non ho mai detto che scrivere sotto incognito sia un male, riengo, peró, che sia scorretto esprimere giudizi “globali” e non argomentati su altri o sul loro lavoro senza dare la possibilità, a chi legge, di valutare “da che pulpito viene la predica”. Diversa opinione ho, invece, di quei giudizi cui fanno seguito adeguate motivazioni, perchè, in tal caso, il contenuto prevale sull’identità dell’autore che diventa affatto secondaria. Ovviamente questa è solo la mia opinione.
    Quanto a Nespolo, l’articolo, sia pur succintamente, da giá un’indicazione di “che cosa abbia fatto” e una ricerchina facile, facile evidenzierà che è stato uno dei protagonisti degli anni migliori dell’arte Italiana del dopoguerra. Forse oggi non è piú il Nespolo di allora ma “mediocre” continua a sembrarmi un aggettivo che non merita.

  • tiziano nuevo

    mediocrità o meno di nespolo forse sarebbe da prendere in considerazione il potere politico di certi artisti! Nespolo al museo del cinema è un affronto al cinema, a quel poco che resta del cinema italiano. a mio avviso è vergognoso.
    speriamo qualcuno ci ripensi e cabi idea.

    • Perchè secondo te Nespolo è privo di “potere politico” o, al contrario, perchè ne è dotato?

  • tiziano nuevo

    caro Gerini, ma sei l’avvocato di Nespolo? o il suo portavoce? o portaborse?

    • marta jones

      forse l’erede designato?!

      • …magari! Chi sono è facile vederlo dato che uso
        il mio nome e cognome. Detto questo, posso aggiungere che sono uno che ricorda bene Nespolo quando era, con Boetti, de Dominicis. Pistoletto, Ontani, Clemente e una manciata di altri il meglio di un momento magico, purtroppo sino ad oggi irripetuto, dell’arte Italiana. Sono anche uno a cui la “critica da Bar dell’opera Sport” non piace e da’ fastidio. Tutto qui

  • LorenzoMarras

    Ecco Luciano, ho nuovamente letto una frase che in se sembra non abbia alcuna importanza , invece ne ha eccome e ne ha perche’ pone due cose insieme indebitamente : “””potere poltico””” .

    Il POTERE è una cosa e si esprime attraverso variegate forme che hanno , possiamo dire il pregio (in termini ovvio paradossali) di SOTTRASI alla vista di tutti.
    iL POLITICO , erroneamente declinato in varie altre forme, è la comunita’ stessa. la Comunita’ nasce politica perche’ nella Comunita’, ci piaccia saperlo o no si vive insieme ed i problemi che conseguono da questo vivere insieme sono problemi politici.
    C è un abissale conflitto tra le due cose. e non è una cosa da poco ma ognuno di noi non riesce a fare questa piccola distinzione neppure quando scrive; segno di una coscienza non proprio vigile.

    Aggiungo una piccola esemplificazione : Con la “”POLITICA”” i problemi della Comunita’ trovano la loro naturale soluzione. Con il “”POTERE” trovano la ragione della loro esistenza.

    Ti saluto Lucia’, buona domenica.

    • In effetti ho virgolettato “potere politico” proprio per rimarcare che usavo una espressione “raccattata” dal post cui replicava e sulla quale non ero d’accordo.

      • Ed hai fatto bene Luciano perché come te trovavo nella locuzione in uso strumentale verso il bersaglio nespolo.

    • hm

      scusa ma il potere può anche essere politico . non capisco perchè parli di termine indebito . inoltre il potere si è sottratto alla vista di tutti solo nell’ultimo secolo o al limite dopo la rivoluzione industriale . guardacaso da quando il sionismo massonico internazionale ha rovesciato definitivamente le monarchie finanziando le rivoluzioni e il capitalismo dominato da corporazioni, lobby etc si è espanso a macchia d’olio ovunque . il fine ultimo del potere fantasma (nonchè fake) è far collassare i singoli stati e le nazionalità individuali sotto un’unica guida nell’ombra . quindi melting plot totale, identità frantumata, caos spinto, flussi di immigrazione e di emigrazione no stop . dividi et impera ai massimi livelli .

      • hm

        melting pot ma anche plot che dietro lo organizza . melting pot ovviamente escluso in israele, la sacra terra promessa non deve assolutamente mischiarsi con negri gentili e asiatici . non è previsto dalle sacre scritture giudaiche sorry .

      • Il potere si esercita sul politico e non si identifica con esso.
        Non a caso, Hm, prima ho chiarito cosa intendevo per politico ovverosia Lo declinavo nella comunità dei cittadini.
        E giustamente , come hai fatto osservare, da in certo momento storico laddove si creano le premesse per istituzioni rette costituzionalmente la questione “potere” si pone sempre più in termini di dispositivi o se preferisci strategie atte, e a conquistarlo e ,questione ben piu’ complessa amministrarlo.
        Quelle aggregazioni di cui hai fatto menzione hanno saputo creare le condizioni affinché cio’ divenne in compimento.
        Oggi le comunità dell’occidente soffrono proprio di assenza di politica.

    • antonio (nonsonounfake)

      probabilmente per potere politico si intende un potere che benché agito da “dietro” ha delle ripercussioni su tutta la comunità…probabilmente…io direi che non esiste un potere che non sia politico invece

      • Non è una questione nominalistica ma sostanziale.
        Il potere è il potere . Sta al di sopra , si sente e cosa tragica è, nel mondo, la “cosa” che funziona di gran lunga meglio di ogni altra cosa.
        Era ovvio che uno come te, si confonda.
        Non hai fatto tesoro della teoria fatta dalla’hegeliano Marx sulla dittatura del proletariato il cui esito catastrofico è stato invece quello di essere SUL proletariato.

      • SAVINO MARSEGLIA(artista)

        Il potere esiste e si esprime in diverse forme, è, come precisa K. Marx, è la facoltà di comprendere e di distinguere il vero dal falso” Il potere politico è una realtà che come, giustamente scrive L. Marras si esercita su una comunità di cittadini. Non sempre questo potere politico funziona, ma purtroppo esiste e non è mai esercitato solo in unica persona.

        Questo potere politico “funziona”, si esercita e si impone nel reticolo di rapporti sociali, economici, finanziari, culturali ecc. E’ vero che i cittadini subiscono questo potere, ma è altrettanto vero che essi possono cambiarlo. Il cittadino è un’effetto del potere e nello stesso tempo elemento di raccordo. Si può dire anche che tutti noi abbiamo desiderio di potere?

  • marta jones

    l’assurdità di questo incarico sta nel fatto che per un grande museo (ahimè, solo esempi stranieri mi vengono in mente!) funzionante ed economicamente in attivo come Tate, Victoria & Albert, MoMA ecc… i presidenti vengono scelti tra persone che abbiano capacità manageriali, gestionali e di fundraising per trovare fondamentalmente i soldi PRIVATI necessari a sostenere queste realtà. Qui come al solito si preferiscono artisti-intellettuali (di base falliti come Nespolo, vista la sua notorietà nel resto del mondo, seppur vengano qui elencati le sue sperimentazioni con celebrità in campo cinematografico) o pseudo-manager che hanno avuto esperienze in settori completamente opposti, come Malgara a Venezia, sulla base dell’idea che ‘gli opposti si attraggano’ e dunque possono creare sinergie (parola idolatrata dagli addetti al settore) straordinarie!
    ma anche questo è uno dei casi di interesse privato gestito in modo da farlo credere pubblico….Torino e Roma sono in fondo più vicine di quanto si immagini!

    • Scusa cara Marta ma, mi pare che che ci sia, in quanto scrivi, una contraddizione di fondo. Prima scrivi che altrove (quel mitico “altrove”, creato dall’immaginario di noi Italiani, dove tutto funziona alla prefazione, in opposizione al mostro detestato “qui” dove tutto, da sempre, va a rotoli, ma dal quale raramente sappiamo, poi, staccarci) “… i presidenti vengono scelti tra persone che abbiano capacità manageriali, gestionali e di fundraising” poi, sotto, scrivi : “artisti-intellettuali … (poi magari ci spieghi perché Nespolo sarebbe un “fallito”) o pseudo-manager che hanno avuto esperienze in settori completamente opposti” . Ora le capacità manageriali, gestionali e di foundrising si possono acquisire e maturare in campi diversissimi ma sono , tecnicamente, sempre le stesse e o pseudo-manager che hanno a vuto esperienze in settori completamente opposti, o si hanno oppure no.e soprattutto
      o si sanno applicare a nuove esperienze oppure no.
      E chi ha detto che un artista-intellettuale ne sia, necessariamente, sprovvisto? (per no farla lunga, ad esempio, Murakami ti dice nulla?) .
      Molto caso in esame, sei sicura che ne sia sprovvisto? Vedi se c’è una cosa che io rimprovero a Nespolo, caso mai, è proprio quella di essere diventato un abile manager, gestore e fundraiser e di aver, purtroppo, “appannato” quel suo esser stato uno degli artisti piú intelligenti e geniali di un momento magico del panorama artistico Italiano, un momento nel quale, anche se oggi sembra impossibile, il “panorama artistico Italiano” era il meglio del panorama artistico mondiale

      • Errata corrige ;
        elimina dopo “tecnicamente sempre le stesse…” la frase : “o pseudo-manager che hanno a vuto esperienze in settori completamente opposti, o”

        leggi : Nel caso in esame… (non Moltio caso in esame…)

        … mi scuso.

  • effe ci

    Chiedo scusa al signor Gerini, ma a me sembra francamente eccessivo definire Nespolo “uno degli artisti piú intelligenti e geniali di un momento magico del panorama artistico Italiano”. In un intervento precedente lei citava “Boetti, De Dominicis, Pistoletto, Ontani, Clemente e una manciata di altri”. Quella che lei chiama ‘manciata’ comprende anche, in ordine sparso: Anselmo, Penone, Salvo, Prini, Gilardi, Zorio, Paolini, Fabro.. ebbene, non me ne voglia, ma tutti realizzarono allora, e parecchi di loro anche dopo, per molti anni, opere di una qualità e un’importanza nettamente superiori. Parere (anche) mio, non me ne voglia se diverge radicalmente dal suo.

  • Cristiana Curti

    Ma aldilà delle opinioni personali sulla playlist degli artisti favoriti, qual è il problema?
    Non si gradisce un artista-intellettuale a capo di un museo perché un artista che arriva a essere nominato presidente è “solo” un “politico” (leggi: uomo di potere)?
    La questione è: un artista non può diventare un presidente (presidente NON direttore, il presidente è uomo di relazione più che uomo di progetto) di museo altrimenti l’ “aureola dell’ Artista” si sbiadisce?
    Meglio avere come Presidente un piccolo uomo di potere come al MAGA e dopo pochi mesi di vita rischiare il collasso?
    Ma non è proprio qui che si grida alla necessità di far condurre i centri d’arte da uomini e donne d’arte (“taci tu, che non sei artista e non capisci niente”, sento sempre vociare a destra e manca in queste pagine) e non da uomini della politica dell’arte?
    Tutti quelli che salgono a posti di dirigenza diventano nemici? Si sporcano automaticamente?
    O semplicemente si hanno informazioni precise intorno alla poca capacità presidenziale di Nespolo e quindi si afferma a ragion veduta che la sua carica è una tragedia per il Museo torinese? Se è così, lo si dica.
    Gentile Marta Jones, “altrove” artisti e non artisti dirigono centri culturali a vario titolo e non c’è nulla di scandaloso. Dipende SOLO dalle qualità di chi dirige.
    E, francamente, con tutta la simpatia nei confronti del Museo del Cinema di Torino, paragonarlo al MOMA, al V&A e alla Tate mi sembra un po’ azzardato.

  • Ci mancherebbe altro che te ne volessi, caro effe ci. Prima nel citare nomi ho ricordato quelli che, a memoria mia, avevano collaborato o avuto relazioni piú strette con Nespolo ed il termine “manciata” stava, ovviamente per un piú formale “una decina” .
    Il giudizio sulle opere di Nespolo è ovviamente libero e soggettivo (quello piú tecnicamente critico mi pare che, entrambi, possiamo lasciarlo a chi “critico” lo è veramente ed io certo non lo sono… non so tu). Nel cinema, per esempio, come giustamente ricordato anche nell’articolo, Nespolo fece allora cose tutt’altro che secondarie o marginali e ti posso garantire che tra i nomi che citavo alcuni (quelli ancora in vita) ancor oggi ti descriveranno il Nespolo di allora come “uno di loro” e non certo un “mediocre” … era questo l’aggettivo che mi aveva spinto a replicare, ricordi?

    • Scusa Cristiana, ovviamente, quella sopra, è la replica al post, che precede il tuo, di effe ci. Invece, quel quello che tu hai appena detto lo sottoscrivo pienamente senza aggiunte o modifiche … vedi che ogni tanto ci capita di essere pienamente d’accordo ;-) . La buona serata a te e, naturalmente , anche a chi ci legge.

  • effe ci

    Gentile Gerini, tutta questa sequela di commenti credo sia stata innescata dal (maldestro) titolo scelto dalla testata, in cui si parla di un “artista alla presidenza del Museo del Cinema”, e, più in là, “si cambia tutto”, con tono reboante e sovreccitato.
    Ora, è vero che Nespolo vanta un (lontano) passato di cineasta ‘underground’, o comunque fuori dai circuiti ufficiali – ciò che forse gli avrebbe dato un certo diritto ad essere nominato alla direzione del Museo – ma allora perché battere la grancassa sul termine ‘artista’? e che c’entra l’essere artista, più o meno bravo, più o meno importante (l’ho già detto, non considero Nespolo così bravo, e nemmeno importante, come artista, e sono convinto che non lascerà alcuna traccia rilevante) con la direzione di un Museo del Cinema? oggettivamente niente, secondo me. Ecco, credo che tutto nasca da questo equivoco, creato da chi ha scritto il pezzo.
    Strano poi che nessuno, mi sembra, abbia fatto notare che una carica di una certa importanza, in un paese notoriamente afflitto da una inestinguibile gerontocrazia, sia stata affidata niente meno che a un settantenne.. Eppure proprio su queste pagine mi è capitato di leggere commenti di fuoco sul ‘vecchiume’ che infesta il mondo dell’arte italiana, in tutti i suoi centri ‘di potere’.

    • Caro. effe ci, non posso certo risponderti “per conto” della redazione o di chi ha scritto il pezzo e quindi giro a loro le tue domande, devo solo farti notare che la “sequela di commenti” è nata dal mio averti contestato l’aggettivo “mediocre”. Ti faccio anche presente che dire “un lontano passato di cineasta” è, alla luce della storia dell’arte del secolo appena trascorso, assolutamente riduttivo (leggiti la storia dell’arte degli anni sessanta e settanta e te ne renderai conto da solo) e che, il nostro, non “è stato” un artista ma continua a tutt’oggi ad esserlo a tempo pieno e pieno titolo con mostre in Italia e molte più all’estero ivi compresi SU ed Asia. Che, poi, il suo lavoro possa non piacerti e che tu possa darne un giudizio negativo (ma questo te l’ho già detto) è assolutamente pacifico, come ho già detto che anch’io trovo troppo “market-oriented” la sua produzione più recente, o meglio, quella parte di sua produzione, sovrabbondante, da lui destinata alle “vendite spicciole” perché, in realtà, continua anche una diversa, molto più selettiva e significatva produzione di lavori, magari neppure posti in vendita o destinati a collezionisti selezionati che li acquistano direttamente da lui. Ma, come ho detto e ripeto, qui siamo nel campo del “mi piane/non mi miace”.
      Infine, scusami se non entro nella sempiterna diatriba “giovani vs. vecchi” : purtroppo non mi è proprio consentito farlo per… raggiunto limite d’età ;-)
      Un caro saluto.

    • me.giacomelli

      Nespolo non è il nuovo direttore del Museo Nazionale del Cinema, ma il Presidente. Carica piuttosto “onoraria”.

      • me.giacomelli

        Il direttore resta al momento Alberto Barbera

        • Cristiana Curti

          Giusto, Signor Giacomelli, mi permetto di ricordare che anch’io lo scrissi qualche post più sopra.
          Un Presidente di Museo ha una funzione catalizzatrice e di rappresentanza. Se non può di fatto ingerire con le proprie idee nella politica culturale dell’Ente cui è a capo, deve quanto meno avere le caratteristiche (le armi) per attirare l’attenzione di pubblico, media, sponsors e partner della politica locale di modo che l’Istituzione sia nota sempre di più e sempre di più abbia riconoscimenti, apprezzamenti e scambi con altri Enti consimili (il che la rende più forte e nota ad ancor più vasto raggio).
          Non è cosa da pochissimo. E per svolgere bene queste funzioni, difficilmente dei giovani appena usciti dall’Accademia (di Belle Arti o del Cinema) pur eccellenti potrebbero essere eletti.
          L’esempio che feci – del bel museo MAGA di Gallarate inaugurato solo pochi mesi fa con una (mediocre) mostra su Modigliani e dal cartellone piuttosto deludente poi – sta a indicare che l’apparato delle dirigenze di un Museo deve essere qualificato a tutti i livelli se non si vuole subito soccombere.
          Più importante è la figura del Direttore, che incide sul territorio con i suoi progetti, ma importante è anche la figura del Presidente che attraverso la sua notorietà e le sue capacità relazionali diffonde l’immagine dell’Istituto che presiede come è probabile un Direttore non potrebbe fare.
          Un’ultima cosa: la carica di Presidente di un istituzione culturale pubblica in Italia è onoraria, svolta a titolo gratuito (salvo rimborsi spese per attività legate all’ente). Affermare che Torino e Roma sono più vicine di quanto sembri (con ciò alludendo a un malcostume genericamente e un poco farragginosamente espanso per lo stivale, connesso in modo implicito a uno spreco di denaro pubblico) perché un artista in modo gratuito svolge un compito di relazione per un museo, mi pare proprio non abbia molto senso.
          Io non sono l’avvocato difensore di nessuno (e Nespolo non ha bisogno di alcuna difesa perché non ha commesso nessun reato), ma mi pare che in queste pagine i processi sommari siano all’ordine del giorno e senza i tre gradi di giudizio.

  • effe ci

    quante parole.. addirittura “processo sommario”: ma quando mai?
    parecchi anni fa, quando a Rivoli c’era la Gianelli, Nespolo scrisse una serie di lettere a La Stampa, altrettanti attacchi ‘alzo zero’ sulla politica del museo, sostenendo che le cose esposte lì valevano poco e si dava troppo spazio a chi non lo meritava, ingiustamente trascurando molti artisti, secondo lui, di qualità (incluso lui stesso, naturalmente..) e dando un’idea falsata dell’arte contemporanea.
    poi Nespolo ottenne dal Comune di Torino una commissione di quelle che ti cambiano la vita, come si dice, e riempì dei suoi puzzles (non so bene come chiamarli) colorati tutte le paline Atm della città, tutti i biglietti di tram e bus, e la comunicazione dell’Azienda Trasporti Municipali, insomma, un terno al lotto.
    quindi, se ora qualcuno ‘osa’ discutere il suo valore artistico, che male c’è? lo ha fatto lui stesso, a suo tempo, con gli altri, si è difeso attaccando, e l’atteggiamento gli ha fruttato, buon per lui.
    infine, caro Giacomelli, se è una carica onoraria quella che è stata conferita a Nespolo, perché mai titolare il pezzo “Con un artista per presidente al Museo Nazionale del Cinema si cambia tutto”? tutto cosa??

  • Cristiana Curti

    Caro effe ci, senza alimentare una polemica che non c’è, queste sono parole sue: “la mediocrità al potere.” Poi c’è tiziano nuevo: “Nespolo al museo del cinema è un affronto al cinema”, indi marta jones: “anche questo è uno dei casi di interesse privato gestito in modo da farlo credere pubblico….”.
    Più sommario di così.
    Effe ci però è l’unico che motiva le sue perplessità per la carica di Nespolo quale presidente al museo del cinema perché si è opposto strenuamente alla Gianelli ai tempi d’oro di Rivoli, con ciò proponendo una visione dell’arte contemporanea contraria (antistorica?) a quella della direttrice, e perché una pubblica commessa importante ha subissato la città dei suoi “marchi”.
    Non conosco Nespolo ma dubito che questi due casi possano essere emblema di mediocrità in sé, e insisto che la polemica centrata sul gusto personale (mi fa schifo/è un grande) non è molto importante in questa nota. Tutto qui.

    Vorrei poi aggiungere che non a tutti “piace” Arnaldo Pomodoro come artista (anche se è indubitabile la sua fama internazionale), ma senza alcuna esitazione, per il rapporto che conduce con la Città di Milano, per il bene che fece e fa a tutti i cittadini e l’attenzione che porta ai progetti culturali da lui promossi, sarei personalmente felice se fosse Presidente del Museo del Novecento se mai diventasse una Fondazione (magari…).

    C’è però una cosa per cui concordo con effe ci. Quel “cambia tutto”, in effetti, non saprei proprio come giustificarlo…