Il mondo? È un pallone sul punto di esplodere. E fa strani rumori. Inaugurata a New York la nuova installazione di David Byrne. Sì, quello dei Talking Heads

Pare che da ieri, avvicinandosi alla West 25th Street, a New York, si sentano strani rumori venire dal basso. Responsabile di questi suoni è la nuova installazione di David Byrne, intitolata Tight Spot e prodotta dalla Pace Gallery. Il lavoro, che si incastra tra i pilastri della High Line (ferrovia dismessa e convertita a parco), […]

Una installazione di David Byrne

Pare che da ieri, avvicinandosi alla West 25th Street, a New York, si sentano strani rumori venire dal basso. Responsabile di questi suoni è la nuova installazione di David Byrne, intitolata Tight Spot e prodotta dalla Pace Gallery. Il lavoro, che si incastra tra i pilastri della High Line (ferrovia dismessa e convertita a parco), è un enorme pallone a forma di mappamondo, che se ne sta schiacciato – sempre sul punto di esplodere – tra il soffitto, le colonne e il pavimento dello spazio. A completare il lavoro, una colonna sonora pulsante e ipnotica, realizzata sintetizzando i suoni vocali di Byrne stesso.
L’artista – noto al grande pubblico più per la sua attività di musicista e frontman dei Talking Heads – si è dichiarato molto soddisfatto della riuscita dell’installazione, e ha sottolineato come da un lato sia un lavoro molto “leggero” e ludico, ma dall’altra evochi inevitabilmente una serie di considerazioni problematiche sullo stato di salute del pianeta, sia da un punto di vista ecologico che politico e sociale. Byrne in questo periodo è anche presente con un’opera – una serie di screenshot di applicazioni per iPhone immaginarie – nella mostra collettiva Social Media, allestita sempre sulla Venticinquesima in una delle varie sedi della Pace Gallery. La galleria newyorkese, tra l’altro, una volta smontata l’installazione di Byrne, riutilizzerà lo spazio sotto alla High Line per aprire l’ennesimo spazio, il quinto nella Grande Mela.

– Valentina Tanni

www.thepacegallery.com
www.davidbyrne.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Dal 2011 collabora con Artribune.
  • Ma perchè, invece che fare allarmismi apocalittici, non propone una sentita soluzione che faccia riflettere sulla natura ‘interpretativa e pensante’ dell’homo post sapiens?…Carino ma dopo che ce ne siamo andati al più presto da un parco pubblico (per altro frutto di una intelligente operazione di recupero di u vecchio tessuto urbano), per la paura che il mondo esploda, l’unico rammarico che ci rmane è quello di non essere riusciti a goderci la pace e la tranquillità di un luogo di relax. MA

  • daniele alfani

    BUM!

  • nella

    Qualsiasi cosa faccia….lo adoro!