Ultime dall’universo Ai Weiwei. Dal manifesto profetico riemerso alla lista degli oggetti confiscati dalla polizia

“La libertà è la condizione necessaria per la creatività; solo attraverso la creatività possiamo veramente assaporare la libertà. Lo spirito creativo onora la tradizione rompendo con la tradizione stessa. Solamente allontanandoci dalla tradizione possiamo coltivare la tradizione”. E ancora, gli artisti cinesi “devono aiutare il popolo cinese a sbarazzarsi del passato e a creare una […]

Ai Weiwei

La libertà è la condizione necessaria per la creatività; solo attraverso la creatività possiamo veramente assaporare la libertà. Lo spirito creativo onora la tradizione rompendo con la tradizione stessa. Solamente allontanandoci dalla tradizione possiamo coltivare la tradizione”. E ancora, gli artisti cinesi “devono aiutare il popolo cinese a sbarazzarsi del passato e a creare una società di spiriti liberi e creativi”.
Questi sono i contenuti di un manifesto rimasto nascosto per 26 anni, scritto da Ai Weiwei nel 1985, quando viveva a New York. Questo documento rappresenta un grido contro l’isolazionismo e la censura del governo cinese, pubblicato dal portale inglese Artinfo la scorsa settimana. Il manifesto è stato redatto dall’artista assieme ad un gruppo di amici chiamato Chinese United Overseas Artists, espatriati in America dove vennero a contatto con la scena artistica newyorchese dei ruggenti anni ‘80.
Il documento contiene gli arbori dell’essenza del lavoro di Ai Weiwei, l’artista che in prima linea combatte per la libertà di espressione in Cina. Nella conclusione, l’ottimismo dell’artista diventa una sorta di premonizione: “Il mondo sta seguendo attentamente il futuro dell’arte cinese!”. Un altro manifesto di cui Ai è un firmatario è la Charta08, per cui il Premio Nobel Liu Xiaobo sta scontando 11 anni di prigione con la colpa di voler rivendicare i diritti umani del popolo cinese.
Sempre la settimana scorsa, l’artista ha pubblicato attraverso il suo account di Google Plus (dato che il Governo gli ha bloccato il suo Twitter!) la lista del materiale sequestrato dalla polizia dal suo studio, mostrando come questa paranoia del Governo nei suoi confronti li abbia portati a sequestrare anche le cose più assurde. Il suo account di Twitter registrava ormai 92.455 followers ed era diventato un vero e proprio progetto artistico che rispondeva all’attivismo dell’artista. In risposta al silenzio imposto, Ai ha creato il proprio profilo su Google Plus esordendo con il messaggio “Sono qui, saluti” e “Questa è una prova di vita”. Oltre 5mila persone hanno iniziato a seguirlo, producendo oltre 800 commenti ai suoi due messaggi.

Ecco il testo del Manifesto di Ai Weiwei

Chinese United Overseas Artists

I.          We are artists from China. We have seen the profound influence of classical Chinese art on the world. We have also seen the rapid development of modern Western art in the last century. What concerns us is the current state and future of Chinese art.
II.         We are happy to see the changes in China in recent years. But looking back, we must conclude that Chinese art has just experienced its darkest century in history.
III.        In the face of the realities of Chinese culture as a whole, the greatest responsibility of China’s intellectuals and artistss is to exert every effort at any cost to help the people of China to shed the past and transform into a society of free and creative spirits. This will be the true measure of China’s “modernization.”
IV.        We look at the concept of modern at and study its trends in our search for a new beginning for Chinese art.
V.         Freedom is the condition for creativity; only through creativity can we truly experience freedom. The creative spirit honors tradition by breaking with tradition. Only by continuously moving away from tradition can we cultivate tradition.
VI.        Opposites complement each other. We respect differences and uphold pluralism. These are our beliefs.
VII.       The world is watching closely the future of Chinese art!

New York, December 1985.

Martina Gambillara

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Martina Gambillara
Martina Gambillara (Padova, 1984), laureata in Economia e Gestione dell'Arte, si è interessata fin dai primi anni dell'università al rapporto tra arte e mercato, culminato nella tesi Specialistica in cui ha indagato il fenomeno della speculazione nel mercato dell'arte cinese dell'ultimo decennio. Per passione personale si è costantemente dedicata all'osservazione dei risultati d'asta soprattutto del segmento di Arte Contemporanea, estrapolandone i trend e la correlazione con i mercati finanziari. In seguito il suo interesse si è spostato verso i mercati emergenti, da quello cinese scelto per la sua tesi, a quello sud-asiatico e mediorientale. Ha lavorato per gallerie, case d'asta e dal 2011 fa parte dello staff editoriale di Artribune.
  • effe ci

    Come si legge nell’articolo, il Premio Nobel Liu Xiaobo si è preso 11 anni di galera, e non è ancora uscito, mentre Weiwei, che a parer mio, e non soltanto mio, è parecchio sopravvalutato come artista, se l’è cavata con poco più di due mesi, una misura che è difficile non giudicare come alquanto blanda, se davvero si tratta di un così strenuo oppositore del regime cinese (anche se l’indagine a suo carico era per evasione fiscale, particolare trascurato nell’articolo). Buon per lui..