DA CONTROCULTURA AD EVENTO POP. LA BREAKDANCE VOLA CON REDBULL
La prima volta in Italia, in dieci anni di show. Un evento dalla portata mediatica monumentale, che ogni anno, a partire dal 2004, calamita orde di appassionati, registrando nel giro di pochi giorni il tutto esaurito al botteghino. Il Red Bull BC One è il più importante contest globale di B-boy nella formula one-to-one. Una battle internazionale di breakdance che elegge il campione del mondo al termine di una lotta tra 16 sfidanti. L’unico evento paragonabile, per prestigio e per portata storica, è il più vecchio Battle of The Year, fondato in Germania nel 1990 e dedicato alla competizione fra crew.
Quest’anno, dopo le varie tappe a Biel, Berlino, San Paolo, Johannesburg, Parigi, New York, Tokyo, Mosca, Rio de Janeiro, Seoul, il BC One è approdato a Roma. Serata epica, confezionata come un mega spot per Red Bull, che intorno a progetti come questo porta avanti la sua strategia di branding, investendo denari in quantità e offrendo palcoscenici di livello ad artisti pazzeschi, con operazioni di comunicazione esemplari.

Quella che un tempo era una sottocultura di nicchia, vissuta in strada e lontana dal sistema, oggi diventa fenomeno di massa, col costegno di potenti marchi commerciali e di perfette macchine sceniche. La sconfitta del senso originario? Semplicemente un cambiamento naturale: nuove dinamiche tra mainstream ed underground, oltre steccati ideologici e vecchie polemiche. I linguaggi soterranei germinano, mettono radici ed escono dal ghetto, mentre la cultura ufficiale assorbe e valorizza – nei casi migliori – le forme, i codici, le professionalità. Sfruttandone l’appeal.
Sabato  14 novembre sul ring del BC One, a Palazzo de Congressi di Roma, si è consumata una sfida mozzafiato, fra ondate di energia pura, acrobazie mirabolanti, acclamazioni della folla e uno spettacolo atletico-artistico condito da numeri speciali – vedi la coppia di B-boy Les Twins – ed esibizioni di rapper vari, dall’americano Supernatural, che ha indossato anche i panni di anchorman, agli italiani Alien Dee, Ensi, Noyz. Lo scettro, al termine della battle, è andato all’americano Victor. Creatività, rapidità, variazioni continue e una resistenza invidiabile, volando sul palco e trovando una buona sintesi tra finezze tecniche e stilistiche.

L’ESORDIO ITALIANO E LA SCENA AFRICANA OGGI. L’HIP-HOP IN MOSTRA
A restituire atmosfere, memorie e sguardi laterali sul mondo della  breakdance – uno dei quattro pilastri della cultura hip-hop, insieme a Djing, MCing e Graffiti – erano anche due piccole ed efficaci mostre fotografiche, allestite nei giorni del contest tra lo Spazio Novecento e la press room, entrambe a cura di Mauro Puccini. Just Begun ha messo insieme una carrellata di foto d’archivio scovate tra i cassetti di alcuni pionieri dell’hip-hop, fra rapper, writer e breaker, per documentare gli esordi della scena italiana negli anni Ottanta: un excursus storico ed affettivo.

Kibuuka Musika Oscar - breakdance made in Africa
Kibuuka Musika Oscar – breakdance made in Africa

Breaking UgandaCapturing Uganda’s Break Dance Revolution, già accolta in uno dei padiglioni di “Outdoor” – il progetto espositivo curato da NuFactory all’ex Caserma di Via Guido Reni – era invece uno splendido focus sulla breakdance africana, raccontata dagli scatti del giovane ugandese Kibuuka Mukisa Oscar: immagini in bianco e nero raffinatissime colgono le gesta di giovani breaker neri, cresciuti in mezzo al niente, avvezzi ad allenarsi fra distese assolate, radure deserte, villaggi diroccati. L’Africa di oggi come il Bronx di 30 anni fa. Periferia effervescente e desolata, in cui le sottoculture germinano, on the road, costruendo aggregazione sociale, nuovi codici estetici e occasioni di resistenza.

Helga Marsala

www.redbullbcone.com

 

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.