Una tradizione che risale a molti secoli fa. Secondo fonti storiche, la famiglia Amarelli già nel 1500 era impegnata nella raccolta e la vendita di radici di liquirizia, apprezzate per le loro qualità tonificanti e commercializzate con successo, soprattutto tra pellegrini, soldati e sportivi. La liquirizia, antinfiammatorio naturale, fonte di energia vitaminica e balsamo antiossidante, nel 1700 venne trasformata in tonico, grazie all’estrazione del succo: gli Amarelli, in Calabria,  già allora erano a capo di un piccolo impero, destinato a consolidarsi ed espandersi. Produrre, lavorare, confezionare e commercializzare la liquirizia divenne una missione su scala internazionale, condotta da loro feudo di Rossano.

È qui, nel 2001, che ha visto la luce anche un Museo, un luogo in cui custodire, celebrare e raccontare al pubblico una storia di lavoro, di cultura, di tradizione e di sfide imprenditoriali, immagine di un’Italia operosa e di un Sud che si schioda dalle retoriche passive di sempre. Tra i locali del museo questa storia diventa narrazione, grazie alle collezioni di vecchie incisioni, documenti, libri, foto d’epoca, attrezzi agricoli e macchinari ultra tecnologici, prodotti e packaging d’ogni tipo, fino agli oggetti d’uso quotidiano e agli abiti antichi: testimonianze di vita e di lavoro,  legate alle vicende della famiglia, alla preziosa radice scura e alla floride coltivazioni della costa ionica.

Museo della Liquirizia Amarelli
Museo della Liquirizia Amarelli

Amarelli, che tra i tanti riconoscimenti vanta anche il “Premio Guggenheim Impresa & Cultura” e un francobollo dedicato, emesso da Poste Italiane, nel suo Museo ospita adesso un video dal taglio sperimentale, commissionato all’artista e film maker Pasquale Napolitano, con motion e sound design di Flaviano Esposito. Movimenti ravvicinati di camera, intersezioni digitali ed investigazioni al microscopio, provano a tradurre in un’immagine enigmatica l’essenza di un prodotto alimentare d’eccellenza:  scartato qulu approccio documentaristico, nel tentativo di scrivere “attraverso strumenti di arte generativa e computazionale”, una vera e propria  partitura visiva e sonora, “una sorta di sequenza generativa della liquirizia”. Su un tappeto di vibrazioni e microvariazioni elettroniche si dilata un unico suono cupo, ipnotico. Mentre la struttura fisica di un bastoncino di liquirizia si traduce in astrazione modulare ed esplorazione calda, entrando fra le maglie e le fessure della materia.
Dalla memoria alla ricerca contemporanea, dalla tradizione alimentare ai linguaggi artistici del presente: un’altra maniera di difendere e coltivare l’identità di un marchio e la sua forza futura.

Helga Marsala

www.museodellaliquirizia.it
www.amarelli.it

CONDIVIDI
Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.