Una nuova campagna di comunicazione dedicata al tema della disabilità. Se il video della Onlus svizzera Pro Infirmis aveva colpito per la scelta di esibire i corpi nudi di persone affette da malformazioni, tramutandoli in modelli per insoliti manichini da esporre nei negozi, l’ultimo progetto dell’associazione francese Noémi non sembra essere da meno. Discusso, apprezzato, contestato. Sicuramente portatore di un principio inequivocabile: disfarsi dei pregiudizi significa conquistare una nuova verginità dello sguardo, abbandonare l’imbarazzo, vivere la diversità con naturalezza, trasportare la patologia sul piano della normalità. Una normalità plurale, molteplice, incompiuta, fatta di bellezza e di dolore, di vigore e di fragilità.

Sfida difficile, a cui il video The Eyes of a Child invita con decisione. Alcune coppie di genitori e figli (molto piccoli) vengono piazzati davanti a uno schermo, per fare un gioco: si tratta di imitare le smorfie di una sequenza di persone filmate da un telecamera. Da un lato i bimbi, dall’altro le mamme o i papà, con una parete divisoria in mezzo, a interpretare allegramente quelle facce buffe. E poi, su quello schermo, arriva lei. Un bambina affetta da un disabilità multipla, che si cimenta come gli altri con le smorfie, mettendosi un dito nel naso e spalancando la bocca. Gelo improvviso. Gli adulti smettono di fare le imitazioni. I figli no. Dita nel naso e  bocche storte, pure loro, continuando il gioco dei “pappagalli”. Fare il verso alla ragazzina non è un tabù per chi non vede le differenza, per chi conserva uno sguardo puro, per chi non ha ancora imparato il significato del dolore, della malattia, del pregiudizio, della diffidenza, dell’isolamento.

The Eyes of Child
The Eyes of Child

A frenare quei genitori è una forma di delicatezza, di tenera compassione. Lecita. Ricordando che le diversità non vanno negate, ma riconosciute, accettate, difese. E che maturità è innanzitutto coscienza delle cose, complessità delle valutazioni e delle percezioni. Eppure, la sfrontata innocenza dei bambini contiene una provocazione felice: e se le diversità, d’un tratto, potessimo non vederle più? Se discriminazione fosse anche avere un riguardo di troppo per chi vive una condizione di marginalità? Paradossi della sensibilità, dell’abitudine e del conformismo, intrecciati con la fatica di indovinare un equilibrio.
Guarda le diversità con gli occhi dei bambini”, chiede lo short film di Noémi. La semplicità che salva, ogni tanto, nel cammino articolato verso il rispetto e la consapevolezza.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è giornalista, critico d'arte contemporanea e curatore. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Oggi membro dello staff di direzione di Artribune, è responsabile di Artribune Television. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanee. È stata curatore nel 2009 dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico di SACS nel 2013, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura progetti espositivi presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali, specificamente delle ultime generazioni.
  • Sono un disabile e mi vergogno del mio corpo, lo detesto per come è’ cambiato ma’ spero con il tempo di poter tornare ad amarlo come una volta…

  • angelov

    Forse sperimentazioni di questo tipo
    dimostrano che le scienze
    che si occupano della mente e dello spirito umano
    stanno imboccando un nuovo cammino.

  • Non sono d’accordo far vedere i due aspetti la normalità è la disabilità che non è differenza ma solo sfortuna.

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