Video di Marco Aprile
produzione di Artribune Television
per Civita e Pac/Comune di Milano

Glitch, come errore. O come quel sottogenere dell’elettronica che di errori si nutre, giocando con laptop e sampler, forzati, crashati e suonati in maniera non ortodossa, così da generare trame di distorsioni, stridori, curve impreviste, interferenze. L’errore, dunque, che diventa occasione creativa, apertura, possibilità generativa, ma anche metafora di una sovversione sintattica e processuale, tipica delle frange più estreme della ricerca sul suono o il video.
È questo il nome scelto dal curatore Davide Giannella per la mostra in corso al Pac di Milano fino al 6 gennaio 2014, dedicata all’universo dell’immagine in movimento e alla sua relazione con le arti visive. L’impianto espositivo ruota intorno al concetto di instabilità e di deviazione: cinema, video arte, arte digitale, fotografia, performance e installazione diventano la materia viva di un paesaggio in mutazione, privo di linee di demarcazione chiare, dominato dall’ibrido e strutturato secondo traiettorie estetiche non lineari.
Siamo nel cuore della produzione più contemporanea, con opere collocabili – a parte pochissime eccezioni – tra il 2000 e i nostri giorni. Quindici anni di attualità e sperimentazione, da analizzare, leggere e ricollocare.

L’intreccio tra documentazione del reale, finzione, narrazione e spettacolarizzazione, alle soglie del nuovo millennio si è assottigliato  in maniera definitiva, proprio come la contrapposizione tra fisico e virtuale, tra prossimo e remoto, tra visibile e invisibile. Di tutto questo dà conto, attraverso le sue tre sezioni, la mostra milanese. Che da Invernomuto a Franesco Vezzoli, da Yuri Ancarani ai fratelli De Serio, da Rä di Martino a Diego Perrone, da Alterazioni Video a Marinella Senatore, prova a tracciare un perimetro mobile e aperto, un punto di vista speciale, da cui osservare il cinema e l’arte, nei loro reciproci sconfinamenti.  Una mostra come un luogo in cui rintracciare un’interferenza: ”tra generi attigui ma per molti ancora distinti”, come ha raccontato ad Artribune Giannella. “Un lampo che accende similitudini e distinzioni, convergenze e divergenze tra le parti, generando una costellazione di segni in costante divenire”.

Helga Marsala

www.pacmilano.it 

 

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.
  • emanuele lodi

    una mostra terrificante, confusa, noiosa, impossibile da vedere. ma chi è questo curatore mister nessuno?non basta fare un minestrone di immagini per definire una nuova teoria sull’arte visiva. Il Pac ultimamente si propone con cose imbarazzanti.Questo non è solo il mio parere ma quello di tanti galleristi e curatori.