Un tuffo nel passato, fino agli anni Cinquanta, in un momento in cui il concetto e la pratica del fashion si modificavano, radicalmente. Era il tempo del prêt-à-porter, termine contrapposto all’haute couture, adottato dai francesi negli anni Quaranta sulla scia di quel “ready to wear” che gli USA avevano lanciato un decennio prima. Anche l’Italia si allineò alle nuove esigenze del mercato, introducendo due nuove tipologie di prodotto: la Moda boutique e l’Alta moda pronta, ovvero tutto ciò che non era Alta moda sartoriale, esclusiva e rigorosamente su misura.
La Moda boutique, pur mantendo un’alta qualità dei materiali e la precisione del fatto a mano, produceva serie limitate ma sufficienti per le scorte dei grandi magazzini americani: perfetta dunque per una conquista ampia del settore dell’export; l’Alta moda pronta, invece, era un po’ la sorella minore delle collezioni d’Alta moda: modelli ispirati ai pezzi unici originali, ma semplificati nelle linee, nei tagli, nelle cuciture e anche nella scelta dei tessuti. L’obiettivo? Produrre in velocità molti più capi, secondo misure standard, puntando a un risparmio di tempi e di costi. Per la gioia di ogni signora bene, sedotta dallo stile, ma non disposta a spendere cifre stratosferiche. Bandita, in ogni caso, la produzione industriale, che sarebbe poi divenuta strategica negli anni Ottanta.

Pioniere di questa piccola grande rivoluzione furono le sorelle Fontana, dagli anni Quaranta autorevolissime voci del made in Italy, corteggiate e scelte dalle grand dames internazionali. In questo filmato raro, messo a disposizione dalle Teche Rai, le telecamere fanno visita all’Atelier Fontana, vero e proprio tempio della moda italiana, frequentato dal fior fiore dell’upper class e dello star system. Nella prima parte viene accolta Anna Moffo, celebre soprano e attrice statunitense, icona del fascino e dell’avvenenza. A lei Zoe Fontana mostra alcuni abiti d’alta moda, accompagnati dalle rispettive versioni prêt-à-porter; un’occasione per discutere, insieme a una diva, delle differenze tra due modi di concepire la manifattura e l’eccellenza sartoriale.
La seconda parte vede Micol e Giovanna Fontana aggirarsi tra i laboratori, dove sarti, modellisti e operai lavorano alacremente ad abiti, paltò e tailleur, sotto l’occhio vigile delle tre padrone di casa. Anche qui si racconta il cuore delle collezioni d’Alta moda pronta, introducendo una diversa filosofia del vestire, tra produzione, commercializzazione, nuovi ritmi del mercato, nuove forme dello showbiz e della società borghese.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.