Cultura, turismo, innovazione. Massimo Bray in conversazione con Filippo Sensi

Mentre il decreto “Valore Cultura” è al vaglio del Senato, il Ministro Bray continua ad affrontare le mille criticità del settore culturale, tra i più fragili e bistrattati del Paese. Eccolo in una lunga intervista, riasciata a Genova al vicedirettore di Europa

Massimo Bray

La cultura in 140 caratteri
Genova, spazio Vincenzo Cerami
7 settembre 2013

“I beni culturali non sono una parte del Paese, su cui noi decidiamo di investire molte poche risorse, e non sono nemmeno il petrolio del Paese. La cultura è una parte fondamentale della storia di questo Paese, rispetto alla quale vorrei che la sinistra facesse suo il sentire dei cittadini. Alla cultura bisogna rivolgere tante e tante risorse perché è una parte di un patrimonio che porteranno i vostri figli dentro le loro storie. Senza queste storie non ha futuro questo Paese“. Parole sante, verrebbe da dire, ma soprattutto scontate. O meglio, sarebbe scontato che a farle proprie fossero governi nazionali e amministrazioni locali di una Nazione, l’Italia, che di bellezza riluce e si nutre, da sempre, ma di cui ancora non ha imparato a viverne. Parole ovvie, eppure dal suono flebile: quasi prive di consistenza, se paragonate alla pesante emergenza del presente. A pronunciarle, in questi primi, politicamente caldi e sempre più convulsi giorni di settembre, è i Ministro dei Beni Culturali Massimo Bray. L’occasione è una lunga intervista raccolta a Genova da Filippo Sensi, vicedirettore di Europa.

I temi? La qualità dei servizi museali, l’importanza delle città d’arte, l’urgenza di fare sistema tra le eccellenze culturali dei territori, la necessità di classificare, aggiornare e mettere in rete i luoghi del turismo (dal settore dell’accoglienza a quello enogastronomico ed agroalimentare); e poi la spinta ragionata da dare al settore turistico, quale risorsa primaria per le economie de Paese, la tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico come fattore primario, l’attenzione ai musei d’arte contemporanea, il sogno di un grande museo statale della fotografia, la curiosità per le esperienze culturali meno conosciute e poco tradizionali. E infine un progetto ancora in fase di elaborazione: un grande archivio del Novecento italiano, che possa tutelare, riordinare e condividere la memoria “travagliata e importante” di questo secolo strategico, su cui si fonda la contemporaneità. Un archivio, aggiunge Bray, che potrebbe persino prevedere la costituzione di una commissione incaricata di studiare da un punto di vista culturale le grandi stragi italiane: “una pagina negativa, ma su cui il Ministero deve avere una posizione chiara“.

Pompei
Pompei

Intanto, è iniziato proprio il 4 settembre l’esame al Senato del decreto legge “Valore Cultura”, stilato da Bray e approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 2 agosto. Un decreto che, al netto di modifiche varie, prevede acune misure urgenti finalizzate alla tutela, la valorizzazione e il rilancio dei beni e delle attività culturali e del turismo: dall’istituzione di un direttore generale per il Progetto Pompei, finanziato con 105 milioni di euro di fondi europei, alla riassegnazione totale degli introiti della vendita dei biglietti dei siti culturali al Mibac; dallo stanziamento di 8 milioni di euro per il completamento dei Nuovi Uffizi, ai 4 milioni elargiti per la realizzazione del Museo della Shoah a Ferrara; dal tirocinio di 12 mesi per 500 laureati under 35, ai 90 milioni per il tax credit per il cinema; dai 5 milioni per un tax credit sulla musica, a un fondo di 75 milioni per il risanamento delle fondazioni lirico-sinfoniche, fino alle nuove facilitazioni per effettuare donazioni private al settore culturale.
Piccoli segni, in un mare magnum di lacune progettuali, intoppi burocratici, malfunzionamenti amministrativi, carenze finanziarie e fragilità poitiche. L’iter legistaltivo intanto è iniziato, e mentre cominciano a sfilare una serie di emendamenti volti alla semplificazione ma anche all’ammborbidimento dei tagli ecomnomici (tra questi, l’istituzione dell’autocertificazione per la musica dal vivo in locali medio-piccoli, l’abolizione del patentino per i proiezionisti delle sale cinematografiche, l’estensione del tax credit alle fictionl l’esclusione dei teatri stabili dai tagli della spending review), il calendario di Palazzo Madama fissa alla terza settimana di settembre la consegna del nuovo testo. Sempre che, ça va sans dire, il Governo Letta tenga. E a crederci, ormai, sono davvero in pochi.

Helga Marsala

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali.