Quando l’arte mette il segno meno. Cinque artisti a Prato

Studio MDT, Prato – fino al 7 marzo 2015. Un concept essenziale, all’insegna della sottrazione. Una location ai margini dei circuiti tradizionali, dove gli artisti afferrano (sia pure per un momento) le redini del sistema.

MENO - Studio MDT, Prato (Serena Fineschi)
MENO - Studio MDT, Prato (Serena Fineschi)

Siamo nello studio MDT a Prato, luogo di ricerca che ospita altri percorsi di ricerca, sede espositiva transitoria – ma quanto mai collaudata – per eventi effimeri, costruiti sul dialogo. Gli invitati sono cinque artisti, tutti volti a interpretare quel segno meno posto a fattor comune. C’è chi lo fa nell’assorbimento del paesaggio (Yuki Ichihashi), chi cercandone uno nella materia celata, per abrasione (Serena Fineschi). C’è chi si affida alla maestria del gesto (Federico Cavallini) per erodere il confine tra opera ed evento.

Altri ci privano abissalmente del contesto (Irena Kalodera) o rovesciano topografie umane e sonore (Valentina Lapolla). Tra gli invitati, poi, c’è pure chi propone un testo critico (Martino Margheri), scansando però ogni allure curatoriale. È la parola il suo valore aggiunto, ma a dargli voce – col tocco retrò del nastro magnetico – saranno proprio i cinque artisti.

Simone Rebora

Prato // fino al 7 marzo 2015
Meno
artisti: Yuki Ichihashi, Serena Fineschi, Federico Cavallini, Irena Kalodera, Valentina Lapolla, Martino Margheri
STUDIO MDT
Via Marsala 18
347 7196981
mdtart@gmail.com
http://studiomdt.altervista.org/

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/41903/meno/

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Simone Rebora
Laureatosi in Ingegneria Elettronica dopo una gioventù di stenti, Simone capisce che non è questa la sua strada: lascia Torino e si dedica con passione allo studio della letteratura. Novello bohémien, s’iscrive così alla Facoltà di Lettere a Firenze, si lascia crescere i capelli, cambia guardaroba e conclude il suo percorso con una tesi sul Finnegans Wake e la teoria della complessità. Perplesso e stranito dal gravoso delirio filosofico, precipita nel limbo del mondo giornalistico, impiegato presso una piccola agenzia di stampa. È qui che inizia suo malgrado a occuparsi di arte, trovando spazio su riviste quali “Artribune” ed “Espoarte”, e scrivendo per l’inserto culturale del (defunto) “Nuovo Corriere di Firenze”. Attualmente vive a Verona, per un PhD in Scienze della Letteratura. Non vede l’ora di lasciarsi tutto ciò alle spalle.