Artsiders. Ovvero come mettere insieme vecchio e nuovo in maniera rispettosa e creativa

Galleria Nazionale dell’Umbria, Perugia – fino all’11 gennaio 2015. C’è un’ultima possibilità, domani, per vedere una mostra che val la pena di non perdere. Una occasione per visitare uno dei musei più importanti del nostro Paese. Che si mette in dialogo, in maniera sapiente e propositiva, con l’arte dei nostri tempi.

Artsiders, Perugia, 2014 - Michele Spanghero
Artsiders, Perugia, 2014 - Michele Spanghero

Nel cuore pulsante dell’Umbria: così Perugia si ripara da secoli, con il suo seguito incessante di gloriosi e merlettati passati, solo di tanto in tanto attraversata dall’irruenza dei giovani universitari e dalle note di Umbria Jazz. Ma durante questi mesi, a cavallo fra il 2014 e il 2015 sono atterrati, a pochi passi dalla circolare e celebre Fontana Maggiore, due estrose astronavi, tali da provocare uno sbilanciamento emotivo nel nobile e annoiato passeggio cittadino.
Due mostre corpose e vivaci, che hanno conquistato spazio e forma, entrambe incentrate esclusivamente sulle posizioni attuali dell’arte contemporanea – diverse nell’impostazione – ma con un identico fine: scoprire e dare una possibilità ad artisti emergenti, per la maggior parte italiani, che lavorano alla costruzione del nuovo, nel labirinto ormai scomposto e inafferrabile dei nuovi linguaggi.
Del Premio VAF (presso Palazzo della Penna) si è già parlato, rigoroso nella sequenza e nell’allestimento dei quindici artisti, in parte già noti nel settore. Artsiders, a cura di Fabio De Chirico e Massimo Mattioli, è tutt’altro: aperta al pubblico da ottobre e nata con un altro principio: la coabitazione e l’inserimento, se non il confronto – che è sempre un rischio, un vero e proprio salto nel buio -, all’interno di uno dei musei più importanti e inviolabili d’Italia, la Galleria Nazionale dell’Umbria.

Artsiders, Perugia, 2014 - Mustafa Sabbagh, Untitled
Artsiders, Perugia, 2014 – Mustafa Sabbagh, Untitled

A pochi passi dai Pinturicchio, Botticelli, Perugino e Piero della Francesca, quattro sale di diverse misure, tra le quali una enorme – connotata da una serie di finestre di impronta sironiana -, accolgono ben 38 artisti, diversi tra loro per genere, età, materiali e proposte. Una scommessa, racconta il soprintendente Fabio De Chirico, un progetto centrato sul contemporaneo, per un Museo Nazionale storico, ma che lui interpreta – coraggiosamente – come un organismo vivo, in continuo divenire, “etico” e rigenerante, proprio grazie al cortocircuito tra antico e contemporaneo: “Questa arte nelle sedi storiche invita a cogliere i nessi di continuità col passato e comprenderlo meglio”.
Il risultato è un’esposizione interdisciplinare senza scalini, con l’idea vera (da decenni lasciata da parte) di rappresentare un “regesto”, dove il visitatore è libero di scegliere tra materiali, opere e intuizioni ordinati senza scelte reverenziali funzionali a un sistema dell’arte elitario e prestabilito. Frutto di una scelta doppia ma libera, gli artisti, come ben viene delineato anche nel catalogo (edito da Gangemi) attraversano tutta la gamma dei possibili linguaggi, dalla pittura alla performance, dai video alla fotografia, fino all’uso della tecnologia. Trentotto nomi della scena italiana, tra giovani e già noti, tutti davvero un po’ outsider, poiché estranei alle strategie e ancora lontani dalle dittature del mainstream e accomunati da un approccio all’arte ancora vibrante, con il supporto, non poco significativo, dello stupore.
Bianco-Valente hanno interagito con l’immensa sala proiettando frasi a intermittenza sulla parete principale e Roberto Pugliese ha allestito una corposa installazione sonora con una cascata di fili dall’alto. Davanti a lui, tre opere fotografiche dell’ottima Rachele Maistrello, tre esempi di dispositivi interattivi, in bilico tra autoritratto fotografico, realtà e finzione.

Artsiders, Perugia, 2014 - sullo sfondo, Bianco-Valente
Artsiders, Perugia, 2014 – sullo sfondo, Bianco-Valente

Molti esempi di ottima pittura: da Francesco De Grandi a Fulvio Di Piazza, fino a Marino Ficola, con l’aggiunta della perizia nel disegno di Marco Scifo e Nicola Toffolini.
Angela Pellicanò e Ninni Donato hanno allestito una complessa installazione con riferimenti a una memoria lontana, fatta di corrispondenze sbiadite e nostalgiche, così come la commovente opera di Gonzalo Orquín, una cabina da esplorare sia fuori che dentro, per immergersi  in un passato sentimentale impossibile da non condividere.
Molto bello il trittico fotografico di Angelo Musco, gli “uomini neri” di Mustafa Sabbagh, i bianchi gigli di Vittorio Gui, il condensato squarcio di Davide D’Elia, la macchina del rumore di Michele Spanghero e le prove di tutti, in un susseguirsi inarrestabile di proposte, fra le quali l’ultima, di Luca Pozzi, una videoinstallazione che agisce da ponte (e da sfondamento virtuale) fra il museo dell’antico e le sale che ospitano la mostra del “nuovo”. Un’invasione ricca di vitalità, un valido esempio – con un ottimo riscontro di pubblico – per continuare verso questa ipotesi: quella di un museo che tenta la strada del dialogo tra epoche e discipline diverse, guardando al presente.

Claudia Colasanti

Perugia // fino all’11 gennaio 2015
Artsiders
a cura di Fabio De Chirico e Massimo Mattioli
GNU – GALLERIA NAZIONALE DELL’UMBRIA
Corso Vannucci 19

0755 721009
[email protected]
www.gallerianazionaleumbria.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/38768/artsiders/

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