Antiretorico Marc Riboud. I suoi primi scatti a Lione

Plateau, Lione – fino al 20 febbraio 2015. Una mostra racconta i primi vent’anni del grande fotografo Marc Riboud. Sin dagli esordi, abilissimo nel cogliere l’attimo senza cadere nel luogo comune. Dalle prime foto nella sua città ai grandi reportage di viaggio.

Paris, 1953 © Marc Riboud
Paris, 1953 © Marc Riboud

Ciò che più stupisce e rinfranca, nelle foto di Marc Riboud (Lione, 1923) esposte al Plateau, è la mancanza di retorica. Molta fotografia del Novecento non è immune dal luogo comune relativo alla “cattura dell’attimo”. Riboud invece riesce a cogliere momenti significativi, emozionanti, controversi senza mai spettacolarizzare.
Come dice il titolo, Premiers déclics, “primi scatti”, la mostra si concentra sulla prima parte della carriera di Riboud, gli Anni Quaranta e Cinquanta. Si parte con i lavori eseguiti a vent’anni, quando fotografa la sua Lione ancora per hobby ma già con grande maestria. E poi ecco le prime foto di Parigi, tra cui quella celebre dell’imbianchino-funambolo sulla Tour Eiffel, i cicli realizzati in Inghilterra, tra momenti di svago e scioperi di massa, il reportage in Yugoslavia, fino ai cicli realizzati in Cina, India, Alaska e Russia.
Ricorrono situazioni quotidiane, intime o di massa, che danno una lettura penetrante della società, non priva d’ironia. Con una poetica via via sempre più “sociologica” e impegnata, ma sempre piena di bellezza e grazia.

Stefano Castelli


Lione // fino al 20 febbraio 2015
Marc Riboud – Premiers déclics
PLATEAU
1 esplanade François Mitterrand
www.rhonealpes.fr/626-le-plateau.htm

 

 

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Stefano Castelli
Stefano Castelli (Milano, 1979) è giornalista, critico d'arte e curatore. Si è laureato in Scienze Politiche all'Università degli studi di Milano con una tesi di filosofia politica su Andy Warhol come critico sociale. Ha vinto nel 2007 il concorso per giovani critici indetto dal Castello di Rivoli con un saggio su "Scatologicità e Pop Art in Bruce Nauman". Come giornalista scrive per Artribune, dal 2011, e Arte Mondadori, dal 2007. Come curatore è impegnato nella scoperta di giovani artisti e ha curato una trentina di mostre tra gallerie e musei. Come critico ha scritto tra l'altro per la mostra Big Bang, Museo Bilotti, Roma, 2008. Il suo taglio critico è orientato a una lettura politico-sociale dell'arte e a una lettura dell'estetica come fenomeno non disgiungibile dall'etica.