Barocco macabro e sublime caravaggesco. Mat Collishaw alla Galleria Borghese

Galleria Borghese, Roma – fino al 15 febbraio 2015. Dopo la personale alla Galleria 1/9, Mat Collishaw torna nella Capitale grazie a una sinergia con il British Council e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici e per il Polo Museale della città di Roma.

Mat Collishaw, Zootropio, Salone, cm 205 x 200, acciaio, alluminio, resina, gesso, stroboscopio, meccanismo di rotazione. Foto di Andrea Simi

Black Mirror, presentata all’interno del percorso delle sale della Galleria Borghese, è un’interessante operazione di accostamento dell’arte contemporanea a quella del passato. L’intervento dell’inglese Mat Collishaw (Nottingham, 1966) si pone come un’originale e affascinante riflessione sull’arte antica, ed è proprio da Caravaggio che nasce la sua intuizione, quella di giocare, con riverenza, con un’icona, e soprattutto con le percezioni estetiche e con gli stati emozionali dello spettatore.
Nel salone d’ingresso alla galleria troviamo uno zootropio, un dispositivo ottico creato quasi due secoli fa, qui in un esemplare realizzato in una resina bianca che vuole sembrare marmo. Imita uno strano edificio di sapore classico a pianta circolare, illuminato al suo interno e popolato da numerose figure dalle pose fortemente dinamiche. Il meccanismo di rotazione si aziona, passa qualche secondo e le luci del salone gradualmente si spengono, lo spettacolo comincia, ma è una messinscena macabra. Il movimento si fa sempre più veloce e arriva al suo culmine, l’illuminazione all’interno dello zootropio è adesso intermittente, ci appare il movimento, sembra un miracolo, anche se siamo stati avvertiti circa la capacità del nostro occhio di trattenere l’immagine ancora per qualche brevissimo tempo a livello retinico. Quello che ha preso vita è un interminabile massacro, uomini che assassinano bambini, la strage degli innocenti del Vangelo.
L’opera sembra intrinsecamente legata ai concetti e alle artificiosità del Barocco, fenomeno del quale qui si sublimano, in chiave apertamente esasperata, il senso del movimento e il gusto per l’effetto scenico. Il tema è tipico dell’artista, che ha abituato ormai il suo pubblico allo shock e al confronto con la parte oscura della mente umana.

Mat Collishaw, Zootropio, Salone, cm 205 x 200,  acciaio, alluminio, resina, gesso, stroboscopio, meccanismo di rotazione. Foto di Andrea Simi
Mat Collishaw, Zootropio, Salone, cm 205 x 200, acciaio, alluminio, resina, gesso, stroboscopio, meccanismo di rotazione. Foto di Andrea Simi

Le altre tre opere sono sistemate in altrettante stanze della Galleria, e dialogano con tre tele di Caravaggio: La Madonna dei Palafrenieri, San Gerolamo e David con la testa di Golia. Per ognuna Collishaw realizza uno schermo coperto da un vetro specchiante, dove sono proiettate immagini in 3d, incorniciato da un vetro di Murano dalle forme eleganti ma volutamente esasperate. Collishaw sedimenta l’immagine caravaggesca (già cinematografica nella sua scelta di rappresentare il momento culminante di una scena)  generandone un prima e un dopo in movimento. Questo gioco intellettualistico (ed estetico) è chiaramente percepibile nella sua Madonna, dove un sorprendente processo di animazione permette di osservare effetti come lo spasmo del volto del bambino o il serpente che si torce.

Decisivo in queste realizzazioni è l’uso della luce. Le tre immagini escono dai fondi scuri delle opere del pittore grazie a una nuova sapiente “fotografia di scena”. Per creare questi effetti l’artista ha considerato delle verosimili circostanze luministiche, come nella Madonna, segnata da un uso espressionista della luce che si posa man mano sui personaggi raffigurati, facendocene intuire la fonte che attraverso le finestre entra nell’interno, mentre qualche nuvola appare e scompare davanti al Sole. Nelle altre due opere la luce si fa più drammatica. Il chiarore appare e scompare, le due scene sono rischiarate a intermittenza, forse dalle fiamme di candele disturbate da qualche soffio di vento. L’asceta Gerolamo sta scrivendo, ma ha davanti un teschio e il suo monito. David, sorreggendo la dondolante testa di Golia, mostra un capolavoro ancora più ipnotico e conturbante.

Calogero Pirrera

Roma // fino al 15 febbraio 2015
Mat Collishaw Black Mirror
a cura di Anna Coliva e Valentina Ciarallo
Galleria Borghese
Piazzale del Museo Borghese 5
06 8416542
[email protected]
www.galleriaborghese.beniculturali.it

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/38208/mat-collishaw-black-mirror/

 

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Calogero Pirrera
Calogero Pirrera (1979) è uno storico dell’arte specializzato in arte moderna e contemporanea, videoarte, didattica museale e progettazione culturale. Vive attualmente a Roma. Ha collaborato con la cattedra di Istituzioni di Storia dell’Arte della Facoltà di Architettura di Valle Giulia, con alcune gallerie come Il Ponte Contemporanea e LipanjePuntin, oltre che con Festarte – Festival Internazionale di VideoArte, che lo vede impegnato nella mappatura globale dei festival di videoarte con la rubrica “International Contest”. Ha all’attivo alcune pubblicazioni che indagano l’arte antica come quella contemporanea. Tra le mostre curate si ricorda "Il Duomo di Milano dalla Lombardia all’Europa", ospitata presso il Duomo meneghino nel 2005 e il relativo catalogo. Ha scritto e scrive per EosArte, TribeArt e Artribune.