Crossboarding: l’entusiasmo dell’Italia per il Graffiti Writing e la Street Art

LO/A, Parigi – fino al 2 ottobre 2014. Un’arte di frontiera o alla frontiera dell’arte? L’esposizione parigina mette in luce, attraverso una lettura bibliografica, i momenti principali del Graffiti Writing e la Street Art in un contesto pionieristico italiano. Una storia raccontata da immagini, articoli e fotografie dei paesaggi urbani e della loro evoluzione negli anni.

Crossboarding - LO A Library of arts - vernissage

Il ruolo dell’Italia nella Graffiti Writing e nella Street Art in un’esposizione che, dagli Anni Sessanta ai giorni nostri, ne ripercorre le maggiori tappe, grazie alla colossale raccolta di libri e cataloghi di mostre celebri del graffitismo e dell’arte urbana. È una mostra essenziale, quella presentata dalla LO/A Library of Arts di Parigi, in collaborazione con Le Grand Jeu e con la curatela del ricercatore Christian Omodeo. Rari preziosi libri che hanno fatto la storia di questa manifestazione artistica sono ordinati in sette sezioni tematiche, dalle influenze nord-americane fino al ruolo pionieristico di un’Italia che, fin dall’inizio, si dimostra ricettiva e all’avanguardia nel “muralismo” e nelle pitture urbane.
Si parte da Arte di frontiera: New York graffiti, catalogo della prima esposizione in Europa dedicata al genere, progettata e curata dalla critica Francesca Alinovi nel lontano 1984, presso il Mambo di Bologna; per arrivare al più recente Frontier – The line of Style di Fabiola Naldi e Claudio Musso, e siamo nel 2013.
In Italia il graffitismo prende piede anche grazie al contributo e all’apporto di immagini e testimonianze, nonché ricerche nella New York degli Anni Settanta, di Goffredo Parise, all’epoca corrispondente del Corriere della Sera, e di due giovani; il primo, Gusmano Cesaretti – il quale si innamora dello stile gotico dei graffittisti e del linguaggio murale facente capo a differenti band rivali – con il suo epocale Street Writers, a guided tour of Chicano Graffiti del 1975, il cui apporto fotografico è ancor oggi documentazione di un’epoca in cui si  conosceva poco il mondo dei writer e tutte le referenze visuali all’interno di paesaggi urbani in continua trasformazione.
Ulteriormente, quindi, lo scritto del giovane Andrea Nelli, Graffiti a New York, pubblicato quasi inedito nel 1978, a cura di Andrea Caputo è considerato il primo libro sul Graffiti Writing in senso lato, immortalando, in una cinquantina di fotografie, i primissimi pezzi dell’epoca, tra cui anche quelli di Coco 144, il quale fece da guida ed aiutò il giovane autore nella stesura del libro. Un altro tomo avvincente di quegli anni è il catalogo dell’importante esposizione tenutasi alla Galleria La Medusa a Roma nel 1979, The Fabulous Five, ricco di illustrazioni di graffiti americani.

Crossboarding - LO A Library of arts - vernissage
Crossboarding – LO A Library of arts – vernissage

L’artista e teorico Phase II, nel 1996, pubblica Writing From the Underground, considerata ancora oggi la Bibbia dei writer, e per lunghi anni – la comunicazione via Internet e il web non favoriva ancora scambi soprattutto in ambiti che, ai tempi, erano visti underground – un valido riferimento per chi si avvicina all’arte urbana e murale, per i nuovi graffittisti, che molto spesso copiavano pedissequamente, fino ad emulare, le immagini ed i testi, per acquisirne stile e appropriatezza di linguaggio, poco divulgati in quegli anni.
Pietra miliare è All city writers (2012) di Andrea Caputo, il libro più completo mai divulgato sul fenomeno, la cui grafica, curatissima, e la ricerca iconografica ne fanno un vero capolavoro; in esso prendono posto analisi di città ritratte negli Anni Novanta, quali Milano, Bologna e Roma, e un excursus ficcante di trent’anni di storia del Graffiti Writing, dalle origini nel Bronx fino allo “sbarco” in Europa, con la raccolta di immagini, articoli e illustrazioni che hanno permesso la scoperta di un’intera generazione.
Graffiti Writing di Alessandro Mininno, edito da Mondadori nel 2008, è invece un racconto dall’interno, grazie al contributo dei writer stessi, di come si sia evoluta l’opinione mediatica e pubblica rispetto alle manifestazioni del linguaggio murale, partendo da un’iniziale diffidenza, se non stigmatizzazione, al tentativo, talvolta riuscito, di incanalare sinergicamente un immenso materiale a disposizione nelle città, in manifestazioni più strutturate e pubbliche.
Della bolognese Damiani sono invece i due testi, Dumbo: Acts of Vandalism and Stories of Love
Street Art e People Think I am Cool, dedicati rispettivamente ai due artisti Ivano Atzori, alias Dumbo – molto attivo nella scena milanese – e Pane, che opera perlopiù in un contesto romano. Lo scritto che celebra  Dumbo – tutti ricorderanno l’ossessiva ricorrenza del nome “dumbo” per le strade milanesi, sono un po’ lontani gli anni – è di Barry McGee, il quale collaborò qualche anno prima, nel 2002, con un lungimirante Germano Celant alla pubblicazione di un libro all’interno del quale si possono trovare centinaia e centinaia di fotografie e disegni dei sui anni a San Francisco. Questo a dimostrazione di quanto il mondo dei writer e degli street artist – anche molto prima  che figure di rilievo quali Blu o Misstic facessero la loro comparsa – fosse già adocchiato da quello dell’arte più tradizionale e delle case editrici, e non fosse più visto come una manifestazione underground, con una valenza artistica autonoma, in chiara prosecuzione con la Pop Art.

Graffiti a New York
Graffiti a New York

Oltre naturalmente a un’analisi antropologica del fenomeno – nelle ultime sezioni della mostra – in cui si evidenzia, purtroppo ancor oggi, la povertà di contenuti validi in Italia di una critica scientifica scevra da pregiudizi, per cui il graffitismo è ancora relegato ad atti di vandalismo, e su come venissero assorbite e vissute dalle città, attraverso muri da riempire, i linguaggi delle comunità di writers, criptici ai più.
Questi e altri sono i titoli all’interno della mostra, presenti anche nel catalogo, Crossboarding: an Italian Paper History of Graffiti Writing and Street Art diChristian Omodeo, un testo autonomo, ricco, che riesce a sintetizzare in modo meticoloso una completa bibliografia di 120 testi, illustrati e analizzati come testimonianza di un attivismo e ruolo di primo piano del contesto italiano in un’arte, i cui limiti, soprattutto con le community di Internet, sono difficili da cogliere.

Claudia Brivio

Parigi // fino al 2 ottobre 2014
Crossboarding : an Italian Paper History of Graffiti Writing and Street Art
a cura di Christian Omodeo
LO/A Library of Arts
17, rue Notre Dame de Nazareth
+33 (0)9 83759108
contact@legrandj.eu
http://libraryofarts.com

 

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Claudia Brivio
Claudia Brivio si laurea in Architettura presso il Politecnico di Milano nel 2004. Da anni lavora come progettista e designer viaggiando tra Milano, Londra e Parigi. Da sempre appassionata di arte contemporanea e fotografia, intenta nuovi punti d’incontro tra la propria professionalità, che è più che altro una passione, e i molteplici e poliedrici interessi.
  • Pino Boresta

    Scusate potrei sapere se ci sono anche io? Magari in un angolino piccolo piccolo della street art?

  • Sono arrivato a cento forse ci sono anch’io che arte la street Art vero no