Arte fascista a Miami

Quattro esposizioni dedicate alle arti visive durante il periodo fascista, allineate con una disinvoltura che difficilmente avrebbe potuto essere usata in Europa. Le ha proposte a Miami Beach il Wolfsonian.

Lo statuto del Wolfsonian, museo e centro di ricerca, prevede l’indagine del potere di persuasione esercitato dalle arti visive, in particolare nel periodo compreso tra il 1885 e il 1945. Non è estraneo a questa mission il concetto di “comunità immaginate”elaborato negli Anni Ottanta da Benedict Anderson, filosofo della politica e docente alla Cornell University. Secondo Anderson, qualunque comunità politica fonda la propria identità su un’elaborazione immaginaria che permette ai propri membri di percepirsi come appartenenti a un gruppo. L’arte dunque, ma anche il design e l’architettura, la tecnologia e i media, di questa immaginazione sono elementi costitutivi.
Al settimo piano del Wolfsonian, Echoes and Origins: Italian Interwear Design si apriva con il Profilo continuo di Mussolini di Renato Bertelli. Alle pareti, manifesti pubblicitari in stile futurista e poi porcellane, sedie e scrivanie, ventilatori e macchine per il caffè disegnati durante il Ventennio. Al sesto piano Rendering of War eradedicata ai murales di A.G. Santagata creati tra il 1920 e il 1930 per la Casa dei Mutilati di Genova. Inquietanti i carboncini preparatori di figure in lotta che brandiscono pugnali e pistole mentre a terra giacciono morti (civili) ammazzati. Sullo stesso piano, The Birth of Rome documentava l’alleanza tra architettura e ideologia nella capitale dell’impero sognato dal Duce. Al terzo piano, un’esposizione di pochi metri quadrati ma non per questo meno intensa: From Italy to America, Italo Balbo’s 1930 and 1933 Seaplane Squadron. Memorabilia, documenti e fotografie che raccontano l’impresa concepita dall’avventuroso gerarca fascista: la trasvolata oceanica a bordo di un idrovolante Savoia Marchetti. Di lì a qualche anno, divenuto Governatore della Libia, Balbo morirà abbattuto dal fuoco amico della contraerea italiana a Tobruch.
Uno sguardo esterno su un periodo ancora sensibile della storia italiana non può non incuriosire. Ma il sapore di questa mostra è decisamente amaro, se questo è l’immaginario che un’epoca e una comunità politica hanno adottato per sentirsi unita.

Aldo Premoli

trend forecaster
direttore di tar magazine

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #19

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Milano, Catania, New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste Belfagor di Luigi Russo e Alfabeta di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come L’Uomo Vogue, Vogue Pelle e Vogue Tessuti. Nel 2001 fonda Apstudio che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Per questa attività, oltre ai Paesi europei, sono gli Stati Uniti e la Cina le mete più frequenti dei suoi spostamenti. Nel 2013 e 2014 dirige Tar magazine, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di Huffington Post Italia, nel 2016 ha pubblicato insieme all’economista Maurizio Caserta “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione che porta lo stesso nome.