Bill Viola, l’anima e il Grand Palais

Grand Palais, Parigi – fino al 21 luglio 2014. Bill Viola trova negli immensi spazi parigini un luogo eccellente dove portare le proprie videoinstallazioni. Che qui non faticano certo a far risuonare l’importanza delle domande di cui sono custodi e detonatori.

Bill Viola, The Quintet of the Astonished(2000)- Photo Silvia Neri

Nell’incredibile retrospettiva di Bill Viola (New York, 1951) sono esposte le opere, realizzate tra la fine degli Anni Settanta a oggi, che raccontano l’intima ricerca dell’artista americano: si tratta di un cammino spirituale che affronta i grandi temi metafisici universali, come il ruolo del tempo che passa e il conseguente alternarsi di vita e morte.
I contrasti tematici si rivelano in molteplici forme concettuali, quali la descrizione della presenza e dell’assenza, oppure il proporre il visibile e l’invisibile. Bill Viola mette in scena il tempo, modellandolo come fosse materia da plasmare: il suo scorrere, lento e pesante, racconta l’attesa, l’aspettare qualcosa che non è detto che arrivi. Tempo come metafora di riflessione, come ritmo interno, dunque nell’uomo, ed esterno, nella società.
Di fronte ai suoi video ci si immerge in paesaggi naturali che vengono investiti di sacralità proprio dalla concezione del tempo sospeso. Gli elementi naturali – l’acqua, il fuoco, la terra, l’aria – diventano strumenti e metafore: i rumori della natura sono i protagonisti e i suoni vengono riprodotti da Viola e inseriti in paesaggi sacrali. L’esperienza meditativa e sensoriale che l’artista crea si rivela anche come una riflessione sull’anima e la sua immortalità: lo spirito viene indagato nella sua essenza eterna e anche nella sua trasfigurazione.

Bill Viola, The Quintet of the Astonished(2000)- Photo Silvia Neri
Bill Viola, The Quintet of the Astonished(2000)- Photo Silvia Neri

L’esposizione si offre al pubblico come ricerca dell’uomo in relazione all’epoca contemporanea: uomo e natura si confrontano nel duplice gioco di essere nella storia e scriverla al tempo stesso. Il percorso espositivo è stato realizzato sfruttando le architetture del Grand Palais in maniera da costruire uno spazio deputato alla sacralità delle opere e immergere così lo spettatore in un particolare stato emozionale.
L’apoteosi di questa esposizione sta nell’installazione scenografica Tristan’s Ascension (The Sound of a Mountain Under a Waterfall) del 2005, opera che descrive l’ascensione dell’anima nello spazio nel momento in cui “si sveglia” e si trova trasportata da una cascata d’acqua inversa. L’immenso pannello verticale su cui il video è proiettato è installato in una stanza di imponenti dimensioni e l’acqua che cade, prima leggera come pioggia, poi irruenta, sembra uscire dall’alto.
La dimensione esperienziale contraddistingue il lavoro di Bill Viola: si trova nei suoi video un’intensa vibrazione/meditazione che induce alla riflessione su anima e immortalità. E il visitatore non può esimersi dal porsi domande intime e al contempo universali.

Silvia Neri

Parigi // fino al 21 luglio 2014
Bill Viola
a cura di Jérôme Neutres e Kira Perov
GRAND PALAIS
3 avenue du Général Eisenhower
+33 (0)1 44131717
www.grandpalais.fr

 

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Silvia Neri
Silvia Neri nasce a Vicenza nel 1985. Si laurea nel 2010 in Filologia Moderna presso l'Università degli Studi di Padova con una tesi in Storia dell'Arte contemporanea su Cremaster 3 di Matthew Barney. Nel 2008/2009 collabora con il Centro Nazionale di Fotografia di Padova. Scrive dal 2010 per la rivista AreaArte e collabora con artisti per la realizzazione di video e cortometraggi e allestimento di esposizioni d'arte. Vive a Parigi dove studia Art Contemporain et Nouveaux Medias a un master recherche all'Université di Paris 8 e collabora con la Galerie Bernard Bouche.