I corpi di Saatchi

Saatchi Gallery, Londra – fino al 23 marzo 2014. “Body Language” è una mostra potente, volta a indagare quell’abito, per lo più scomodo, che ci portiamo sempre appresso. Una ventina di punti di vista artistici, e lo sguardo panoramico di Aldo Premoli, che l’ha vista per noi.

Chantal Joffe, Untitled

Moltissima pittura, poca scultura, un po’ di fotografia, nessun video. In tutto, sono 19 gli artisti in mostra da Saatchi nella mostra Body Language, e raccontare di tutti è impossibile. Ne scegliamo due senza nessun intento classificatorio: Chantal Joffe e Denis Tarasov.
Chantal Joffe (St. Albans, 1969; vive a Londra) espone sei grandi oli (3,05×1,24 metri) il cui punto di partenza sono foto di moda rese in  versione Social Realism disturbato. Sulla parete opposta, invece, 89 piccole tavole (29,21×21,59 centimetri) – sempre a olio – con un punto di partenza variabile: dalla foto di famiglia a quella pornografica. Si tratta di immagini quasi esclusivamente femminili, costruite con una tecnica dove il confine tra realismo e astrazione si fa sottile. Il miracolo si compie perché a ognuna di esse è restituito un soffio di vita vera, magari non rassicurante ma piena. L’effetto è conturbante.

Denis Tarasov, Essence Series
Denis Tarasov, Essence Series

Per Denis Tarasov (Sverdlovsk, 1971; vive a Yekaterinburg) accade il contrario. Quaranta stampe fotografiche (119×101 centimetri) ritraggono lapidi tombali in granito nero immerse in una vegetazione lussureggiante. Sono lapidi provenienti da cimiteri russi o ucraini che ritraggono il defunto nel modo con cui gli sarebbe piaciuto essere ricordato: seduto di fronte a una tavola imbandita, in posa a fianco di una potente supercar, vestito con abiti di celebri designer. Immagini – quasi esclusivamente maschili – di vittime della guerra per bande che ha percorso il Paese negli anni Novanta. Immagini iperrealiste per niente consolatorie, intese ad affermare una presenza quasi minacciosa. Non so se Tarasov abbia mai letto Hans Belting, ma i passaggi dedicati all’iconologia funeraria sono il commento ideale al suo lavoro.

Aldo Premoli

Londra // fino al 23 marzo 2014
Body Language
SAATCHI GALLERY
King’s Road
http://www.saatchigallery.com/

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Catania, Milano, New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1980 e il 1982 collabora con le riviste “Belfagor” di Luigi Russo e “Alfabeta” di Nanni Balestrini. Nel 1984 cura l’edizione di “Moda e Musica nei costumi di Sylvano Bussotti”. Giornalista professionista, tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”, “Vogue Pelle” e “Vogue Tessuti”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze di comunicazione e trend forecasting ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post Italia” e Global “Risk Insight”, nel 2016 ha pubblicato – insieme all’economista Maurizio Caserta – “Mediterraneo Sicilia Europa. Un modello per l’unità europea” e ha fondato l’Associazione e il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.