One Torino: una passeggiata tra oggetti accidentali e forme ideali

Fondazione Merz / Gam, Torino – fino al 12 gennaio 2014. Alla prima edizione di One Torino le due istituzioni partecipano con “Ways of Working: the Incidental Object e Ideal Standard Forms”. Curate rispettivamente da Julieta González e Anna Colin, le due mostre propongono una ricognizione a distanza su temi cari al contemporaneo: oggetto-arte, lavoro, alienazione, forma e funzione.

Edward Allington, The Victory Boxed, 1987, courtesy the artist & The Piper Gallery, London

Nell’ambito di One Torino, la nuova rassegna ideata e prodotta da Artissima, Fondazione Merz e Gam ospitano due esposizioni che riflettono sulla valenza dell’oggetto-arte e delle sue dinamiche produttive.
Il piano inferiore della Fondazione Merz accoglie Ways of Working: the Incidental Object, la collettiva realizzata da Julieta González. I dodici artisti selezionati occupano uno spazio bianco ma carico di un’eredità industriale che accompagna a dovere un’indagine sui legami tra oggetto, lavoro, alienazione e ruolo dell’artista.
Fino a che punto l’arte può dialogare con l’oggetto e operare in sinergia, anche oppositiva, con esso? Artisti di generazioni diverse danno qui una risposta: Stuart Brisley, Enzo Mari, Charlotte Posenenske, Mario Merz e Mladen Stilinovic propongono un’arte consapevole, utile, non alienata né alienante. La sedia di Mari è alla portata di tutti, grazie alle istruzioni per l’uso di Autoprogettazione? così come sono note a tutti le sedie Robin Day rielaborate da Brisley in Hille Fellowship Poly Wheel.

Mai-Thu Perret, Untitled, 2008, courtesy Wallpapers by artists, Lyon
Mai-Thu Perret, Untitled, 2008, courtesy Wallpapers by artists, Lyon

La generazione più giovane, cui appartengono Felipe Mujica, Mai-Thu Perret, Falke Pisano, Tobias Putrih, Gabriel Sierra, Superflex e Andrea Zittel riflette sul rischio che l’arte sia fagocitata dall’annullamento identitario dell’oggetto lungo la catena di (s)montaggio della sua produzione. Copy Light Factory, di Superflex, si colloca sull’insidioso confine tra originale-unico e serializzato-multiplo al pari di A-Z Personal Panels di Andrea Zittel.
Ideal Standard Forms, curata da Anna Colin, dialoga a distanza con gli “oggetti accidentali” della Fondazione Merz. E anche alla Gam lo spazio destinato alla collettiva è quello underground: stanze altrettanto bianche, ma dall’imprinting espositivo più tradizionale, accolgono le opere di Edward Allington, Matthew Darbyshire e Pablo Bronstein in un percorso di indagine sui rapporti di forza tra forma e oggetto-arte.
Dove finisce l’originalità di un’opera se questa è ri-prodotta modificandone materia, dimensioni e destinazione? Darbyshire risponde ironicamente prendendo quattro rinomate sculture della collezione della Gam e trasformandole in una serie di monumenti contemporanei, soltanto usando il polistirolo. The Victory Boxed di Allington dissacra un’icona universale come la Nike di Samotracia riproducendola 99 volte in piccole sculture di gesso serializzate. Temple of Convenience di Bronstein, un orinatoio pubblico ma di struttura neoclassica, conferma come una semplice modifica di forma, dimensioni e posizione di un oggetto ne cambi l’identità. Ciò che è banale può diventare “ideale” e viceversa, sempre e solo prendendo come punto di partenza (e di arrivo) gli oggetti.

Superflex, Copy Light Factory, 2005-in progress, courtesy Jousse Entreprise, Paris
Superflex, Copy Light Factory, 2005-in progress, courtesy Jousse Entreprise, Paris

Nonostante le note dissacranti di Ideal Standard Forms, le due collettive lasciano poco spazio a una partecipazione empatica dello spettatore, trasmettendo un senso di lucida freddezza. Magari serve un po’ di algido distacco per fare i conti con questioni così calde e spinose, specie di questi tempi.
Il dubbio, però, resta.

Arianna Testino

Torino // fino al 12 gennaio 2014
Ways of Working: the Incidental Object
a cura di Julieta González
FONDAZIONE MERZ
Via Limone 24
011 19719437
[email protected]
www.fondazionemerz.org

Torino // fino al 12 gennaio 2014
Ideal Standard Forms
a cura di Anna Colin
GAM
Via Magenta 31
0114429518
[email protected]
http://www.gamtorino.it/

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Arianna Testino
Arianna Testino è nata nel 1983. Ha studiato storia dell’arte medievale-moderna a Bologna e si è specializzata nelle arti contemporanee a Venezia. Appassionata di scrittura e curatela, è interessata all'approfondimento e all'ideazione di attività artistiche a carattere pubblico e sociale.