GarageZero: quando l’underground è letterale

GarageZero, Roma – fino al 26 novembre 2013. Nel quartiere periferico del Quadraro, un luogo/non luogo dedicato all’arte contemporanea e alla cultura underground. “This is not contemporary art exhibition”, curata da Luca Tomìo negli ampi garage sotterranei di via Treviri, è incentrata sulle opere di Alessandro Cannistrà, Angelo Formica e Luigi Puxeddu.

Luigi Puxeddu, Lo Smilodonte, 2013, legno assemblato e dipinto, cm 180x135x50 - photo Giorgio Benni

Prima di scendere sei metri sotto terra, entriamo dall’accesso secondario della palestra popolare del Quadraro (CSOA Spartaco) collegata direttamente allo spazio espositivo di GarageZero. Dopo aver superato una piccola anticamera buia e una porticina in legno, si accendono le luci sull’estesa superficie sotterranea di 500 mq. L’immensa spazialità del luogo ha la capacità di annullare quasi del tutto il rapporto con la realtà circostante, se non fosse per il continuo tintinnio delle gocce di pioggia; siamo in un luogo alternativo temporalmente e architettonicamente distante dai circuiti caotici del quotidiano. Un valore aggiunto, quello della spazialità del luogo e del numero limitato di opere, che permette di prestare e ricercare quella massima concentrazione sul lavoro/opera dei tre giovani artisti. Le opere di Cannistrà, Formica e Puxeddu sono diversificate in tutto, non hanno alcuna relazione, ma trovano un accordo fondamentale sull’idea della centralità dell’opera che diviene soggetto principe del percorso espositivo.

Alessandro Cannistrà, Oggetto di pensiero, 2013, fumo su tela, cm 250x200 - photo Giorgio Benni
Alessandro Cannistrà, Oggetto di pensiero, 2013, fumo su tela, cm 250×200 – photo Giorgio Benni

Una grande tela bianca e un enorme monolite geometricamente definito costituisce l’opera del romano Alessandro Cannistrà; Oggetto di pensiero eseguito dall’artista capitolino è un tutt’uno figurativo che rappresenta allo stesso tempo un carattere di fisicità e di impalpabile e fumosa sospensione atemporale, un oggetto minimale che ricorda la semplicità percepita come un qualcosa di matericamente interiore che può aiutarci a ritrovare un definitivo equilibrio in questo periodo di totale smarrimento e confusione.
Primo Tempo è il titolo di un collage eseguito dal siciliano Angelo Formica, dove su di un pannello monocromatico in forex giallo inserisce l’immagine di una Madonna orante sostenuta da una nuvola di cherubini sotto l’eruzione di un vulcano in sezione; l’idea del collage pone l’attenzione a quel senso ludico che rimanda alla spontaneità del gesto creativo.
Tra le opere dello scultore Luigi Puxeddu troviamo alcuni dipinti e una possente e poco raffinata tigre dai denti a sciabola: Lo Smilodonte è un’opera in legno assemblato dipinto di rosso dove il soggetto, la forte presenza del materiale e la tecnica di lavorazione incidono sul concetto collettivo in modo atavico.

Angelo Formica, Primo tempo, 2013, collage su forex in teca, cm 100x140 (2 elementi) - photo Giorgio Benni
Angelo Formica, Primo tempo, 2013, collage su forex in teca, cm 100×140 (2
elementi) – photo Giorgio Benni

This is not contemporary art exhibition è una mostra che vuole proporre un riequilibrio sull’idea di centralità dell’opera d’arte e degli spazi espositivi e in parte riesce a soddisfare pienamente questo bisogno con la qualità delle opere in mostra, la criticità emerge invece in una poco accessibile fruibilità nei confronti del pubblico sfavorito anche dalle modalità di apertura.

Giuseppe Arnesano

Roma// fino al 26 novembre 2013
This is not contemporary art exhibition
a cura di Luca Tomìo
GARAGEZERO
Via Treviri (largo Spartaco)
[email protected]
http://www.garagezero.eu/

  • gart

    poveri noi…

  • L.

    Le foto di questo articolo sono terribili, mi dispiace perchè non rendono assolutamente l’idea della mostra e soprattutto non rispecchiano il grande lavoro che c’è dietro a questo spazio rivendicato e al Centro Sociale Spartaco che da anni fa un bellissimo lavoro sul territorio a livello culturale.
    Garagezero non è una galleria e quella che c’è dentro non è una mostra.
    Bisognerebbe uscire fuori, ogni tanto, dai soliti clichè che stanno portando l’arte italiana nel baratro. Respiriamo aria nuova e ne siamo disgustati, preferiamo la naftalina degli armadi di mamma e papà.
    C’è ancora tanto lavoro da fare.
    e si Gart, sei povero.

  • Francisco

    Daccordissimo con L. e non solo, mi sembra proprio di mal gusto scrivere un articolo dove 2 delle 6 foto “sbattute” accanto neanche fanno un riferimento lontano alla mostra stessa, di fatto la seconda foto è della Palestra Popolare Quadraro che sta a 100 metri di Garagezero, fra l’altro mi sembra una mancanza di rispetto per Garagezero e la gente che lo ha reso quello che oggi è,un luogo di cultura strettamente legato al territorio, costruito dal nulla con l’intenzione ( più che verificata) di dare acceso a TUTTI alla cultura e al arte, con questo vorrei anche dire che neanche sono d’accordo con le ultime righe del testo, Garagezero,come il suo nome indica, era un garage, e ha una rampa enorme da dove si puo accedere a piedi, in bici, addirittua in camion…forse chi ha escritto questo articolo aspettava un acensore con musiche di un altro tempo ma…il tempo è questo, il luogo è perfetto e la mostra merita molto di più che un articolo vago e fatto,non so se con cattiveria ma, di sicuro senza voglia.

  • ciuf

    Hai ragione L. condivido ogni tua singola parola più che terribili direi offensive, le foto sono riuscite a distogliere il mio interesse nel leggere l’articolo ed infastidida riesco solo a dire….GART….POVERO TU!

  • m.

    peccato, che quando si cerca di andare fuori dai cliche’ siano proprio i giornalisti a riportarci dentro gli spazi della banalità e scontatezza. La mostra in oggetto non è una mostra (per sua stessa ammissione) e non vuole essere alternativa a null’altro che alla banalità. il luogo scelto è frutto del lavoro di tante persone, in un quartiere popolare che ha saputo confrontarsi con l’arte da pari a pari.
    certe volte c’è più anima in un pugile che in un letterato!

  • ciuf

    ma mannaggia la miseria…..non ve ne siete accorti che oltre ad un servizio fotografico squallido siete riusciti a pubblicare una foto con il quadro al contrario?!, dove si vede benissimo che il pavimento è a destra ed il soffitto a sinistra!!!!….
    Parlo della 3a immagine su 6 pubblicate non 600.
    Vergogna!!!!

  • Emy

    Le foto pubblicate non rendono chiaro quello che veramente é il significato di garagezero e di tutti coloro che con amore, passione e convinzione cercano di portare avanti.
    Credo che chi realizzi e pubblichi foto o articoli lo faccia nel rispetto di quelle persone e nei loro progetti evidenziandoli al meglio e non danneggindo come le foto qui pubblicate in particolare il cartello di garagezero.
    Saluti

  • Vero, le foto non sono affatto un granché, ma purtroppo non siamo Vogue e non giriamo in 3 con uno che scrive, uno che fa le foto e uno che guida l’auto (è un esempio eh, non ce ne vogliano gli amici di Vogue). Naturalmente se ne avete di migliori le possiamo pubblicare: mandate a [email protected]
    E permettetemi una difesa del giornale: non credo che molte altre testate del “settore” siano venute a vedere la mostra. Certo, possiamo migliorare pure noi – e ci mancherebbe, altrimenti sarebbe una vita noiosissima di chi crede di sapere tutto e non sbagliare mai – ma tacciarci di snobismo mi pare veramente poco centrata come critica.

    PS: Una raffica di commenti a brevissima distanza temporale e dallo stesso IP non è proprio una genialata. Dico così per dire, noi l’anonimato lo garantiamo come un diritto sacrosanto, ci mancherebbe.

    • luca tomio

      Caro Marco Enrico,
      permettimi di dissentire. Ho conosciuto giornalisti proprio di Artribune che sono in grado di fare quello che tu ritieni impossibile per un giornalista non di Vogue.
      Luca Tomio (co-direttore Galleria Toselli, Milano e curatore della mostra in oggetto)

      • Marco ,ti assicuro che con Vogue, ci sono le stesse difficoltà.E le pressioni sono molto forti.

    • Zico

      saranno in dieci che scrivono condividendo la stessa tastiera
      sai com’è c’è crisi
      in tutti i sensi

  • la Russo

    Che senso ha recensire una mostra e pubblicare delle foto sfocate, buie, e capovolte? Artribune non ci fa una bella figura, specie se poi rivendica un ruolo di primo piano nel panorama culturale italiano.

  • Alessio Ancillai

    Forse GarageZero è uno degli spazi più contemporanei della capitale che rimane in vita per l’impegno e la costanza dei ragazzi e le ragazze di Spartaco tra impegni di studio e di lavoro. Ho avuto la fortuna di esporci in personale a Giugno e ho toccato con gli occhi la sincerità che trasuda dalle persone che lo gestiscono nel volere perseguire un’idea di ricerca e sperimentazione che è lontanissima da qualsiasi secondo fine e clichè galleristico …e se l’accesso è un pò impervio e se non ha un numero civico chiaro …allora si consiglia di non indossare il tacco 12 e di chiedere agli abitanti del quartiere dove si trova GarageZero…ne saranno orgogliosi!
    Certo le foto non rendono la poesia di quel posto e l’insieme della bella mostra…ma chi vuole vedere, vede e mi fanno ridere i venditori di fuffa che per farsi contemporanei si riempiono la bocca con parole tipo dobbiamo valorizzare quello che succede in periferia, ai margini… ma con cui non riescono ad avere una dialettica vera.
    Una illustre donna di Cultura appena arrivò mi disse…”sentire l’odore della palestra di pugilato mi ha fatto scendere giù, giù e poi ancora più giù fino all’arte”

    • Bravo Alessio, e infatti abbiamo recensito la mostra. Mi hai però incuriosito… Giuseppe, avevi i tacchi alti?

  • T.

    http://www.garagezeroproject.it/project/project.html
    Con questo link si può leggere la storia e vedere le immagini di uno spazio libero e alternativo , luogo di cultura esempio di recupero urbano. Garagezero spazio libero contemporaneo .

  • L.

    Marco fare una foto decente non costa nulla e diffamare chi scrive dicendo che parte da uno stesso IP quando sai benissimo che non é cosi é triste. Comunque c’é da imparare tanto. Quello che si contesta forse é aver preso superficialmente questo posto in questo articolo..ma siamo qua per crescere insieme..spero!

  • Non saranno un pò di foto scattate con poca attenzione a invalidare uno spazio che non meno di due anni fa era una vera discarica. La mostra è stata uno spettacolo che è riuscito a cogliere di sorpresa gli abitanti del quartiere che timidamente si sono avvicinati nonostante il luogo per lungo tempo ha rappresentato il simbolo dell’abbandono e dell’incuria del territorio. Oggi per noi è una grande soddisfazione ospitare curatori, artisti e giornalisti del settore in un territorio completamente privo di spazi dedicati all’arte contemporanea.

    • luca tomio

      Le parole di Spartaco sono motivo di grande soddisfazione per me, per gli artisti che hanno partecipato a questa mostra e anche per quelli che ne hanno capito a fondo le ragioni e con i quali in futuro spero percorrere una strada comune.
      La vera arte nasce sempre dove persone tronfie e disattente non se l’aspettano.
      Luca Tomio, Galleria Toselli

  • Enry

    Egregio sig. Marco Enrico, credo che quanto da Lei scritto in questi commenti ridicolizzano sia Lei che la stessa RIVISTA.
    E’ inutile trovare scuse inopportune come quella di una difficoltà di personale per poter fare delle “buone” foto e di pubblicarle in modo corretto.
    E’ ridicolo anche da parte Sua gettare benzina su una piccola fiammella che si poteva spengere chiedendo semplicemente scusa per l’errore delle foto, è altre sì ridicolo alludere che sia stata la stessa mano a scrivere i commenti, ridicolizza tutto quello che c’è di buono in questo articolo che tra l’altro per il mio semplicissimo parere è ben scritto.
    Non facciamo come i politici che per nascondere un banale errore distolgano la gente su altre cose.
    Sono anch’io un libero professionista e cerco di fare tutto il possibile per far si che nessuno possa dire qualcosa sul mio lavoro o trovare il pelo nell’uovo (per quanto mi è possibile), nel caso in cui succedesse sono pronto a prendermi le Mie responsabilità senza dire o fare qualcosa che possa ridicolizzarmi e danneggiare la mia attività.
    Le critiche (urlate o dette in maniera forte e dirompente) possono solo far bene al proprio pacchetto di esperienza e per chi è umile ne fa tesoro e non si sente attaccato o minacciato come ha dato Lei a vedere

  • giuseppe

    Signori, ammetto che la qualità delle foto non è rende giustizia alla mostra e che l’immagine in evidenza non è rappresentativa di Garagezero ne tanto meno con l’ingresso alla mostra.

    • luca tomio

      chapeau! onore ad un giornalista onesto e al sempre sacrosanto diritto di cronaca che però non leda la dignità delle persone, del loro lavoro e dei luoghi a cui tengono. con vera stima

      Luca Tomio, co-direttore Galleria Toselli, Milano e curatore della mostra in oggetto

      • mah

        “onore”??? ma la mostra è a casapound?

        • luca tomio

          mah.. di nome e di fatto!? le vecchie contrapposizioni hanno ancora senso nella società dei flussi e del tempo senza tempo? ti consiglio di aggiornare il tuo sguardo sulla società in cui viviamo..
          con simpatia costruttiva e senza contrapposizione alcuna

          • mah

            festeggi il trentennale dell’antologia “il pensiero debole”? il ventennale (in ritardo) della “fine della storia” di fukuyama? riferimenti attualissimi, oh sì sì

          • luca tomio

            anche la tua bibliografia è un po fané.. magari potresti dargi una rinfrascata ascoltando qualche lezione di Marinelli o Morcellini alla Sapienza.. ( o se no passi in libreria e ti compri il loro libro del 2012 CONNESSIONI)
            sempre con simpatia

  • Titty

    Due foto per mostrare un graffito all’ingresso della palestra (che non è l’ingresso di Garagezero) e la grata di una costruzione abbandonata di fianco alla rampa di accesso a Garagezero. E poi nemmeno una foto delle opere di Luigi Puxeddu. Uno dei tre artisti in mostra. Ma questo è un report sulla mostra o sui problemi di arredo urbano dei quartieri di Roma?

    • Fiero

      Ma a cosa ti serve vedere le opere di Puxeddu su Artribune. A dicembre le potrai vedere dal vivo in una galleria “minore” come la Galleria Toselli di Milano, insieme a Formica, Cannistrà e Braghieri.
      E poi a gennaio in un’altra galleria “minore” come l’Attico di Fabio Sargentini.

  • Andrea

    Non ci sono scuse. Con le tecnologie di cui oggi siamo forniti, anche nella quotidianità, chiunque è in grado di produrre delle foto decenti e veritiere a prescindere dalle risorse umane a disposizione. Una rivista che vanta di scrivere “di e sull’Arte” dovrebbe conoscere l’importanza e la profondità con cui le “arti visive” permeano ed influenzano il proprio interlocutore. Qui qualcuno uno ” ZERO” matematico se lo merita e non sono di certo i ragazzi, gli artisti e tutte le persone che hanno contribuito alla realizzazione di questo progetto ” GARAGEZERO” al quale non è stato resa giustizia. A voi di “GARAGEZERO” un bel “DIECI” meritato.

  • giorgio benni

    per le foto del catalogo ho preso 70 euro. credo che siano delle immagini di qualità. le foto di ambiente non le ho scattate io, non mi pronuncio. magari sentire un professionista che viene incontro ad iniziative come questa… buon lavoro a tutti. la mostra è bellissima.

  • Claudio

    Comunque il Cannistrà storto é la visione di come la superficialità dell’osservare e capire un’operazione come questa sia diffusa e ristagni ancora dopo tutti questi commenti. Nessuno si cura di ALMENO sistemare la foto nella giusta posizione. Fortuna che l’opera funziona anche storta!

  • Sebas

    Ho visto Cannistra’ a 17 anni esporre le sue opere su di un marciapiede in quell’occasione ne comprai una, poi a continuato il suo percorso.
    Con questo vorrei solo dire che una buona opera rimane tale sia se la si poggia in strada sia se la si appende sulla parete della più prestigiosa galleria d’arte.
    A questo punto conoscendo il suo lavoro, mi viene da pensare, dopo aver visto la foto pubblicata sottosopra,che potrebbe essere spunto per un suo nuovo capolavoro.
    Ho avuto l’ opportunità di visitare la mostra e qui colgo l’ occasione per complimentarmi con l’ organizzazione di Garagezero, con gli artisti ed il curatore.
    P.S. Di queste mostre vorrei vederne altre…. hanno il sapore di avanguardia

  • Luigia

    non ho avuto la fortuna di trovare i Cannistrà sul marciapiede! sono una collezionista e li ho sempre visti in gallerie prestigiose e vi posso garantire che anche a Garagezero non c’era quell’atmosfera degradata che si percepisce dall’immagine pubblicata… ma io mi chiedo, visto che anche il giornalista responsabile dell’articolo ne ha riconosciuto l’inadeguatezza, perchè tale foto è ancora online? perchè tutta questa pervicacia da parte di una rivista prestigiosa come Artribune?
    sono stupefatta

  • Nadia

    Il futuro dell’arte italiana si deve cambiare e si può solo osservando eventi che portano a discussioni aperte, per far germogliare e non inalare pensieri deboli. Un amico mi dice ” l’attuale sistema dell’arte contemporanea è in contraddizione con tutto ciò che è arte “.

    • luca tomio

      Bruno Corà ha dichiarato pochi giorni fa: “non credo al sedicente sistema dell’arte, ma all’arte che libera da ogni sistema”. sottoscrivo

      • luca

        ma fammi il piacere, tutti lo dicono e pochi lo fanno, e lui non è uno dei pochi.

  • Z.

    Rivista prestigiosa dice la Signora Luigia? Ma se i collaboratori di Artribune sono costretti a scrivere gratis, senza una minima retribuzione (e a fare pure le foto in cambio di una mera “visibilità”) ovviamente il risultato non può essere che mediocre. Altro che automobile di Vogue! Qui mancano proprio le basi di un discorso onesto (e la volontà di costruirle!)

    • Fiero

      E poi se ti pubblicano l’articolo bisogna pure ringraziali. Tu non prendi una lira, loro si rivendono pure le foto da buttare.

  • julian

    La vera arte, cioè quella che non si accontenta di variazioni su modelli prestabiliti, ma si sforza di esprimere i bisogni interiori dell’uomo e dell’umanità, non può non essere rivoluzionaria.

    André Breton e Lev Trotsky, Per un’arte rivoluzionaria e indipendente, 1938

  • Pris

    In una rivoluzione, se è vera, si vince o si muore.

    Che Guevara, Lettera a Fidel Castro, 1965

    • luca tomio

      … di questi tempi è già tanto se trovi qualcuno disposto a metterci anche solo la faccia: Marco Enrico ed io lo abbiamo fatto, su fronti contrapposti ma ci siamo esposti in prima persona e pur ribadendo di non condividere la sua linea editoriale credo possa condividere con me che di questi tempi è meglio un po’ di antagonismo critico piuttosto che l’imperante cinismo che si fa scivolare tutto addosso… le uniche pattaglie perse sono quelle che non si combattono…
      mi auguro che questa polemica finisca qui… magari la prossima volta parliamo d’arte, o meglio, NON parliamo d’arte, NON facciamo mostre d’arte contemporanea… chi non c’è stato ieri sera vada a far propria la lezione di Giulio Paolini al Macro, l’artista che si sottrae, l’artista che non c’è… cordialmente a tutti

  • Giorgio Benni

    Si vabbè… ma come è finita? Le foto rimangono quelle fatte col telefonino?

    • luca tomio

      caro Giorgio, bisognerebbe che che Marco Enrico Giacomelli, che ricordiamo essere nientemeno che il direttore responsabile di Artribune, si degnasse di spiegarcelo.. con il mio ultimo intervento io ho cercato di smorzare i toni e far rientrare una polemica davvero inutile.. ma tant’è. l’immagine è ancora lì…
      sarà diritto di cronaca?

      • Ciao Luca, giusto per essere chiari e precisi: io sono il direttore responsabile di Artribune Magazine, non del sito, che è un blog, non una testata giornalistica registrata come tale. Questo a norma di legge, che ci interessa il giusto, ma non vorrei arrogarmi onori e oneri che non ho. Chiudo la parentesi e lascio che il dibattito riprenda, ché mi pare proprio stia imboccando una strada molto interessante (mi riferisco ai commenti di Andrea a formica del 30 novembre).

    • Nel commento del 26 novembre ore 21.06 chiedevo all’organizzazione di inviarci le foto per integrare la gallery. Appena arrivano le carichiamo. Se ci sono altre domande, sono qui.

      • luca tomio

        Ciao Marco Enrico. Ti ringrazio e sono felice che la polemica sulle foto sia rientrata e si stia trasformando in un dibattito costruttivo su potenzialità che voi di Artribune interpretate al meglio ma che evidentemente possono essere ottimizzate. Formica oltre che artista è un professionista della comunicazione ma Andrea è davvero uno specialista. Bisogna ascoltarlo con attenzione. Può essere una grande risorsa. Ha idee molto innovative e la “tridimensionalità della piattaforma” è una delle più geniali.. Ti farò avere a breve le foto per integrare la gallery.
        con rinnovata cordialità

  • Fiero

    E certo no?! Queste NON sono foto che recensiscono una mostra. E questo NON è un sito che parla d’arte.

  • T.

    This is not Contemporary art exhibition

  • CANE

    il fatto è probabilmente che ormai siamo tutti annoiati. annoiati. annoiati. abbiamo visto tante di quelle cose mediocri (non brutte, nemmeno eccellenti. buone, discrete: mediocri) che l’unico modo ormai per uscire dal già visto e per accendere un po di interesse in noi stessi è quello di trasformare un evento qualunque in un caso. così si può scatenare un po di dibattito, che porta con se sensazioni un minimo avvincenti. purtroppo però poi si tratta solo di verbosità che si arrovella su se stessa. e l’arte, quella vera, quella che guardi e tocchi e senti, serve solo da scintilla. commenti che commentano commenti. e mai un opinione reale sulle cose del mondo.
    tutto ciò è inquietante, soprattutto perché l’arte dovrebbe darci ossigeno al cervello, dovrebbe essere in grado di colpirci in sé stessa. per accendere discussioni continuo a pensare sia più efficace il calcio.

    • formica

      Cane (non è un insulto, non è colpa mia se hai scelto questo nickname), è evidente che non hai visitato la mostra. E la photogallery di questo articolo non ti aiuta certo a renderti conto delle opere presenti a Garagezero. Probabilmente avrai le tue ragioni per essere annoiato. Ma non credo dipendano da questa storia. Personalmente mi aspettavo di vedere ritratte le opere in mostra nel modo più obiettivo possibile ma così non è stato. Anzi.

  • puxeddu

    un servizio approssimativo con delle foto brutte che non corrispondono in nessun modo con l’immagine della mostra

  • IO

    PERVICACE m sing / f sing

    caparbio al limite della protervia, cocciuto e ostinato fino all’accanimento nel restare aggrappato ai propri convincimenti, idee, atteggiamenti, propositi, specie se sbagliati, senza prestare attenzione o fede alle ragioni e ai suggerimenti altrui

  • Andrea

    Nonostante artribune sia una rivista on-line, decisamente in linea con i tempi nei quali vive la nostra società moderna, appurata la scarsa qualità delle foto che descrivono grottescamente una mostra che tutt’altro è, mi trovo qui a domandarmi se il problema non fosse un altro! Ci si riempie la bocca con parole come interattività e multimedialità ma in questo mondo dell’arte scarseggiano entrambe. Mi chiedo allora : è possibile che l’unico modo di mettere in contatto tra loro critici,artisti e semplici utenti sia questo scambio di commenti bidimensionali e non esista una tridimensionalità di piattaforma? Questa è una cosa che fa riflettere! Il mondo dell’arte, insieme a quello tecnologico, è potenzialmente possessore della “bomba atomica” che come tutti sappiamo se non si è in grado di veicolare nel modo giusto rimane praticamente inutile. Questo è quello che sta accendo qui oggi! Grandi potenzialità ma sfruttate nel modo sbagliato…

    • formica

      Vediamo se ho capito. Tu dici di sviluppare un nuovo modo per far incontrare artisti, critici, curatori e utenti della rete interessati a l’arte? Mi sembra interessante… hai già un’idea nel cassetto?

      • La formula del forum (che si tratti di arte o di qualsiasi altro argomento) ha mostrato una serie di problematiche praticamente irrisolvibili, tanto che sono quasi scomparsi. Altre modalità quali potrebbero essere?

        • Senza premeditarlo mi sono trovato in una dimensione di profonda autoreferenzialità che non fa altro che rendere manifesta (e quindi parzialmente disinnescata) la dinamica che agisce nascosta nella realtà. Quindi la possibilità di vestire ogni ruolo del sistema (curatore, critico, artista, ufficio stampa, spettatore, ecc). Questo bybassa realmente le solite dinamiche del sistema, e prepara un incontro con la realtà e con il pubblico.

          Quindi a mio parere è interessante la gestione del blog che può organizzare gli interventi nel reale e che può permettere il dialogo e la collaborazione.

          Prendiamo l’esempio di Tosatti a Napoli: poteva fare tutto e MEGLIO senza l’appoggio di alcuna Fondazione, senza l’appoggio di Caliandro e senza l’appoggio di Artribune. Ma si cercano queste relazioni perchè l’artista è debole e lo sa. E lo dimostra la lettura del suo lavoro senza queste stampelle curatoriali e istituzionali.

        • Andrea

          quando Luca Tomio dice che NON bisogna fare una mostra di arte contemporanea o invita ad approfondire l’idea di Giulio Paolini dell’artista che non c’è focalizza l’attenzione su quella “necessità della sottrazione” che è propria anche del lavoro di Emilio Prini e di Gino De Dominicis ma che anche un’idea ben chiara anche agli esperti di comunicazione: viviamo ormai in una società refrattaria ad ogni tipo di informazione “diretta”, siamo saturi di immagini e di informazione… l’unico modo che far “passare” un’informazione è far sì che si crea un vuoto, uno spazio neutro che possa essere riempito dalla medesima informazione ma veicolata per via “indiretta”, da qualcun’altro, da un amico, attraverso i social network…i dati statistici ci dicono che ormai piu del 30% delle persone considerate utenti attivi della rete vengono a conoscenza delle notizie di attualità, non più attraverso i canali denominati classici,ma proprio mediante gli aggiornamenti di stato degli amici virtuali e non sui socialnetworks. Che questo venga giudicato positivamente o no a noi interessa poco,ma ci serve a fornire un analisi della società moderna dalla quale ricavare idee innovative che possano svilupparsi in ambienti favorevoli a tale cambiamento. creare spazi liberi di interazione all’interno dei quali, nel caso dell’arte, artisti, critici, fotografi e pubblico possano interagire anche scambiandosi i ruoli e costruendo così dei “sistemi” fruibili e commercializzabili, tenendo ben in considerazione le differenze tra multimedialità ed interattività, talvolta erroneamente fatte coincidere…Nel mondo e nelle diverse aree lavorative è già possibile trovare iniziative più o meno simili, ma perché non assicurarsi invece il primato nel panorama artistico italiano?! fidatevi. è possibile. ma ora non vorrei svelare troppo. comunque se una piattaforma come Artribune volesse ottimizzarsi in base a questi nuovi modelli io sono qui…

  • Andrea

    * accadendo

  • Andrea

    Non solo di farli incontrare, ma di far si che ognuno ne possa trarre benefici, anche economici con la possibilità di crescita non solo professionale… Di esempi del genere, ovviamente non nel mondo dell’arte, ce ne sono moltissimi!
    Io parlo di un progetto non più nel cassetto… Sono contento caro Formica che il progetto ti sembra interessante e mi scuserai se in questo contesto così pubblico mi sento restio a diffonderne i dettagli ! Comunque una cosa te la posso dire come in ogni campo credo sia giusto che ad ognuno venga corrisposto “il suo” per il lavoro svolto! Ormai si parla di società non più 2.0 bensì 3.0 ! Sarà ora di adeguarsi!

  • @MEG, @Andrea e a tutti sulla questione forum e commentario.
    Ovviamente è scontato che la possibilità di un incontro reale tra critici, artisti e pubblico è (o almeno dovrebbe essere) il fine ultimo di ogni iniziativa culturale, dalla semplice mostra alla tavola rotonda. Credo però che la formula dell’incontro “virtuale” attraverso forum e commenti abbia dei punti di forza: impone infatti uno sforzo di approfondimento e consente tempi di riflessione che la discussione faccia a faccia non permette. Senza parlare della possibilità di mettere in contatto e di far conoscere persone fisicamente distanti, che magari in un secondo momento potranno incontrarsi nella realtà.
    I problemi principali legati a forum e commentari (interventi multipli da IP unici, aggressività verbale, flaming, atteggiamenti aprioristicamente denigratori…) sono in gran parte legati alla possibilità di rimanere anonimi. Se Artribune richiedesse la registrazione agli utenti del commentario e fosse obbligatorio dichiarare la propria identità, la qualità degli interventi migliorerebbe senza ombra di dubbio. Contemporaneamente si ridurrebbe in maniera drastica la quantità dei commenti e mi rendo conto che una rivista commerciale deve tener conto anche di questo. Butto lì una proposta, si tratta di una formula sperimentata già da altre piattaforme (per esempio l’interessante lobodilattice): dare la possibilità agli utenti che intendono registrarsi, fornendo le proprie generalità, di inviare scritti e contributi che poi potrebbero essere pubblicati come articoli, dopo aver ricevuto l’approvazione della redazione. Credo che la rivista si arricchirebbe molto in questo modo, visto che alcuni dei commenti che leggo sono interessanti e ricchi di spunti.

  • Giorgio Benni

    Se me lo chiedono sono disposto ad effettuare immagini normali della mostra anche oggi che è domenica. Ovviamente in modo gratuito. Ci vuole buona volontà, passione per il proprio lavoro e lungimiranza. Non parlo di professionalità, parlo di tutto quello che è il contrario dello scoglionamento. Per migliorare la nostra Italia serve che ognuno pensi a dare il massimo di sé e al limite pretenderlo anche dagli altri.

  • formica

    Caro Giorgio, ti ringrazio a nome anche di Luca Tomìo e degli altri artisti coinvolti ma la mostra è già in viaggio per Milano. Dopodomani si inaugura alla Galleria Toselli.
    grazie ancora

  • Giorgio Benni

    Ma perché non me lo avete detto? Vi ho prestato anche del materiale per illuminare, sto sempre in giro, passare una mezz’ora a fare degli scatti utili non era un problema. Lo faccio spesso per iniziative simili. Vabbè… Sono appena tornato da Milano, due giorni alla Bicocca e a Turati. Credo che martedì non ci sarò. Ciao.