Paolo Ventura e il ricordo inventato

La fotografia “costruita” di Paolo Ventura atterra a Verona, negli spazi della galleria Marcorossi. Le sue sono storie in bilico tra realtà e fantasia. Ricordi inventati. In mostra fino al 26 ottobre.

Paolo Ventura, Lo zuavo scomparso - courtesy Marcorossi

La memoria di Paolo Ventura (Milano, 1968) è un ricordo inventato. I suoi lavori fotografici narrano storie che paiono risalire da un passato comune. I racconti dell’artista, burattinaio e cantastorie, prendono corpo da un lavoro lungo e meticoloso, realizzato attraverso l’uso di manichini, ricerche nei mercatini rionali, studio e ritratti, anche di se stesso. Al fotografo non interessa raccontare come ha realizzato le sue storie: importante e incisivo è il messaggio finale. E così, nella mostra allestita alla galleria Marcorossi, presso le sedi di Verona e di Milano, osserviamo opere tratte da cinque racconti. War Souvenir (2005) ricorda momenti della Seconda Guerra Mondiale; il racconto di un clown si tratteggia in Winter Stories (2007-2009); The Automaton (2010) è ambientata nella Venezia degli Anni Quaranta. Ventura stesso partecipa negli ultimi lavori: la storia di una città racchiusa tra due fiumi in Behind the walls (2011) e Lo zuavo scomparso (2012), in cui l’autore entra nella Città Eterna osservando ogni luogo tramite gli occhi della sua fantasia analitica.

Valeria Nicolis

Verona // fino al 26 ottobre 2013
Paolo Ventura –
An invented world
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