La linea di Baj

A dieci anni dalla morte, in contemporanea con la mostra alla Fondazione Pomodoro, alla Fondazione Marconi una selezione di disegni di Enrico Baj. Che ci impone non solo di rivedere il rapporto tra disegno e opera finita, ma anche di riconsiderare l’artista in una luce inaspettata. A Milano, fino al 19 ottobre.

Enrico Baj - Il principe di Foix - 1999-2000

In sospensione tra gioco e impegno civile, tra erudizione umanistica e avanguardia, Enrico Baj (Milano, 1924 – Vergiate, 2003) rivela ancora, in questa mostra, la sua attualità. Attraverso il disegno, che è insieme illustrazione popolare e ricercato studio preparatorio, indaga le opposte possibilità che la vita ci offre, riunendole quasi hegelianamente in una sintesi, perfettamente esemplificata dal suo ossimorico Manifesto per un futurismo statico. Nella bulimica ricerca di inglobare il Tutto, rimasticarlo e crearne un Uno, Baj tocca Picabia, Duchamp, Picasso e Arcimboldo. Gli echi della pittura nucleare, sensibile alla possibile identificazione di progresso illimitato e distruzione totale, si fondono qui con la mostruosità apocalittica che vuole quasi farsi antidoto della mostruosità del mondo e con un erotismo pruriginoso, anarchico, ironico.
La linea curva, inclusiva, di questi disegni, appresa sui banchi di Brera disegnando arabeschi per le stoffe, ha un preciso significato: “Contro l’inumana linea retta del costruttore e del pianificatore lottai tutta la vita con alterne fortune”. Baj, se anche non lottò sempre con la linea, poiché non ne fece mai il centro della sua arte, lottò sempre contro una linea.

Giulio Dalvit

Milano // fino al 19 ottobre 2013
Enrico Baj – Segni e disegni
FONDAZIONE MARCONI
Via Tadino 15
02 29419232
[email protected]
www.fondazionemarconi.org

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Giulio Dalvit
Nato nel 1991 a Milano, ha studiato Lettere e si è laureato in Storia dell’arte moderna alla Statale di Milano. Ha collaborato anche con alcuni artisti alla realizzazione di mostre milanesi tra Palazzo Reale, il Museo del 900 e Palazzo Ducale a Genova. Ha scritto per Flash Art e, ora, Artribune. Sempre in sospeso tra l’antico e il contemporaneo, studia al Courtauld Institute a Londra, dove attualmente vive.