Confronti a confronto

La bidimensione abbrevia lo spazio. I vuoti di Dadamaino, i centri di Uklanski, le estroflessioni di Castellani e le superfetazioni di Dan Colen si assiepano alle pareti. In un crescendo di non-colori e di saturazione, il moderno insegue il contemporaneo. Alla Gamec di Bergamo, fino al 21 luglio.

Confronti - vedute della mostra presso la GAMeC, Bergamo 2013 - photo Roberto Marossi

Sulle tracce di un percorso denso, fitto di possibili echi e non sempre fluido, la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo presenta una mostra che mette a confronto i dettami estetici di quattro protagonisti dell’arte italiana, europea e americana del secondo dopoguerra. Le pareti supportano una quarantina di lavori, alcune tele di Enrico Castellani (Castelmassa, 1930) entrano in dialogo con le sagome volumetriche di Dadamaino(Milano, 1930-2004), con le superfici pittoriche – più recenti – dell’artista polacco Piotr Uklański (Varsavia, 1968) e con i collage frenetici del contemporaneo – ma non corrispettivo – americano Dan Colen (Leonia, New Jersey, 1979). Confronti, questo il titolo dell’iter espositivo, presenta, installata al primo piano del museo di Bergamo, un’analisi induttiva sull’arte astratta, cinetica e programmatica. Ricerche intraprese alla fine degli Anni Cinquanta, maturate negli Anni Sessanta e oggi rilette e reinterpretate.
Le opere alle pareti, caratterizzate da dimensioni medio-grandi, sono esposte ritmicamente, quasi senza respiro, le une di fianco alle altre, e ripercorrono un arco temporale compreso tra il 1958 (Dadamaino, Volume) e il 2013 (Dan Colen, World to Come).

Confronti - vedute della mostra presso la GAMeC, Bergamo 2013 - photo Roberto Marossi
Confronti – vedute della mostra presso la GAMeC, Bergamo 2013 – photo Roberto Marossi

Confronti, chiusa nel proprio affanno espositivo, arginato da collettori cromatici, da addensatori formali sullo sfondo (pareti sature di colore rosso, nero e argento), cerca di marcare una sorta di origine e di conseguente predestinazione astratta, scultorea della pittura. Tralasciando, così, per difetto d’eccesso, di designare a ciascun lavoro lo spazio ideale, quello in cui, davanti agli spettatori, ogni opera continua a esistere unicamente, in dialogo con se stessa. Nonostante l’allestimento all’incanto delle tele, spesso unite da un forzoso, indeciso colpo d’occhio, Confronti ha il pregio di portare con sé lavori importanti, come la Superficie Rossa n. 8 (1966) di Castellani ed eleganti, raffinati collage di Uklański (Untitled, Whirlpool of Fate, 2013).
Qualora si cercasse, con insistenza, un parametro estetico di aggregazione del percorso, si consiglia, infine, di prestare molta attenzione al tema ricorrente del vuoto costitutivo, oggetto di stesure monocrome sulla soglia tra moderno e contemporaneo. Tema che rispetta, in linea d’aria, tanto le frenesie affastellanti di Coen quanto i grafismi impalpabili di Uklański.

Ginevra Bria

Brescia // fino al 21 luglio 2013
Confronti. Enrico Castellani, Dan Colen, Dadamaino, Piotr Uklanski
a cura di Giacinto Di Pietrantonio, Sara Fumagalli, Stefano Raimondi
GAMEC
Via San Tomaso 53

035 270272 
[email protected]
www.gamec.it

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. E’ specializzata in arte contemporanea latinoamericana. In qualità di giornalista, in Italia, lavora come redattore di Artribune e Alfabeta2. Vive e lavora a Milano.