Venezia, il vetro e la Biennale

“White light, white heat”: luce e calore per sprigionare la forza estetica del vetro. A Venezia, per il terzo anno, la mostra rassegna “Glasstress” di Berengo Studio. Con 60 artisti contemporanei alle prese con il materiale più fragile.

Recycle Group, Column, Series Future Archeology, 2013

Scatta una sfida personale in Biennale nei giorni dell’opening: vedere tutto e soprattutto capire. La mostra Glasstress all’Istituto di Scienze Lettere e Arti in qualche modo dà tregua a questa maratona celebrale, per rilassare la mente e solleticare l’occhio.
L’edizione di quest’anno, dal titolo White light, white heat, in riferimento all’album dei Velvet Underground del 1968, è la consueta rassegna di curiosi oggetti d’arte contemporanea dove il materiale principe è il vetro. E non poteva essere diversamente, visto che Venezia ne è capitale nel mondo. Anzi, meglio: Murano. L’isola infatti da secoli protegge i segreti più reconditi del materiale flessuoso, trasparente e fragile, attraverso la trasmissione di ricette tradizionali e processi fra i maestri vetrai, professione in via di estinzione. Con un’intuizione lodevole, Adriano Berengo ha fondato nel 1989 il Berengo Studio, un atelier per avvicinare il mondo del vetro agli artisti contemporanei. E dal 2009 promuove la mostra Glasstress fra gli eventi collaterali di Biennale.

Pedro Cabrita Reis, Macchia +1, 2013
Pedro Cabrita Reis, Macchia +1, 2013

Flessibile quanto fragile, colorato quanto trasparente, prezioso quanto di uso comune: il vetro è un materiale dalle rare qualità espressive. Luce e calore sono le forze che agiscono su di esso, restituendone le sue più alte qualità. Da questi due elementi, iI curatore James Putnam ha costruito una selezione di opere singolarissime: luce bianca per valorizzare I colori cristallini e fuoco per lavorare la morbida pasta vitrea. Davanti a tutto, gli artisti alle prime armi con il materiale e la loro ricerca. Chi ha scelto di farsi sedurre dal vetro valorizzandone le sue caratteristiche intrinseche, con una pura curiosità sperimentale, e invece chi lo ha piegato e adattato alla propria ricerca artistica. Una storia che non ha un esito definitivo, ma una bella componente concettuale.
Interessante il lavoro di Ron Arad, The last Train, dove una mano meccanica munita di anello con diamante disegna tracce di storie personali; Joana Vasconcelos rivisita il lampadario attraverso Babylon, la sua installazione pendente di lana colorata; Lucy + Jorge Orta lavorano sui temi di impegno civile con Amazonia: Tree of life; Loris Cecchini provoca con la sua amaca cristallina Del riposo incoerente. E poi Mona Hatoum, i Kabakov, Joseph Kossuth, Tony Oursler, Mimmo Paladino, Thomas Schütte, Miroslaw Balka, Pedro Cabrita Reis, Tracey Emin, Jan Fabre, Recycle Group, AES+F

Neve Mazzoleni

Venezia // fino al 24 settembre 2014
Glasstress
a cura di James Putnam e Adriano Berengo
ISTITUTO VENETO DI SCIENZE, LETTERE ED ARTI
Campo Santo Stefano
[email protected]
www.glasstress.org

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Neve Mazzoleni
Neve Mazzoleni ha una laurea in Lettere Moderne - Storia e Critica delle Arti conseguita all'Università degli Studi di Milano, un master in Management of Art and Culture della Trentino School of Management e un master in Social Innovation, Social Business & Project Innovation (MES) di ASVI Social change. Dal 2006 lavora per UniCredit come art manager e curatrice della collezione corporate. Scrive per il Giornale delle Fondazioni, Arte&Impresa, CheFare. Ha scritto per Fizz, Tafter e Doppiozero. È iscritta alla seconda laurea in Filosofia all'Università degli Studi di Milano.