Un tango tra Vedova e Tintoretto

Emilio Vedova occupa (pacificamente) la Scuola Grande di San Rocco con una mostra che si trasforma in un ballo delicato con Tintoretto. Come dire: così distanti, eppure così vicini. A Venezia, fino al 3 novembre.

Emilio Vedova, Interpretazione dal Tintoretto (Ultima cena), 1938 - Fondazione di Venezia

Tintoretto è stato una mia identificazione. / Quello spazio appunto / una serie di accadimenti. Quella / regia a ritmi / sincopati e / cruenti, magmatici di energie / di fondi interni di passioni / di emotività commossa. Scriveva così Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006) nel 1991 a proposito della pittura Jacopo Robusti alias Tintoretto (Venezia, 1519-1594).
Nonostante il fortissimo legame che unisce i due artisti – e senza contare i 500 anni che li separano – non è stato certo facile, per Germano Celant, accostarli in un’unica mostra senza incorrere nel rischio di tirar su un’esposizione stridula e forzata (come può capitare per certi accostamenti azzardati). Ma guardiamo il lato positivo: non serve essere storici dell’arte per godersi la prelibatissima mostra Vedova Tintoretto, ospitata nell’altrettanto magnifica Scuola Grande di San Rocco a Venezia. Il rapporto tra i due è visibilissimo all’occhio comune, e ancor più facilitato dall’allestimento che allinea, in prospettiva, il quadro di Vedova al capolavoro di Tintoretto (a cui è ispirato).
Questa mostra è la prima del ciclo di cinque appuntamenti del San Rocco Contemporaneo: in dialogo con Tintoretto (nei prossimi anni saranno esposte opere di altri quattro artisti influenzati dai lavori di Tintoretto). Dunque, cosa aspettarsi da questa esposizione? L’abbiamo chiesto al curatore: “Grazie alle opere di Emilio Vedova riuscirete a rileggere il passato, ad avere una visuale più ampia sui lavori dei due artisti”. E poi aggiunge: “Non è un percorso didattico, ma un approccio in punta di piedi. Un leggerissimo tango, di cui apprezzerete la delicatezza”.

Tintoretto, Ultima Cena, 1578-81 - Scuola Grande di San Rocco
Tintoretto, Ultima Cena, 1578-81 – Scuola Grande di San Rocco

Parola chiave di tutta l’esposizione: armonia. Nonostante il larghissimo divario temporale che separa i due artisti, le installazioni di Vedova si sposano benissimo con il ciclo di Teleri di Tintoretto. Le relazioni tra i due appaino subito visibili. Al piano terra c’è da stare un po’ col naso all’insù (le opere di Vedova sono appese al soffitto, in perpendicolare con quelle del Tintoretto, posizionate in orizzontale lungo tutte le pareti); il primo piano, invece, è fruibile più comodamente. Tra le opere esposte: Studio Strage degli innocenti in relazione con La strage degli innocenti di Tintoretto, Mosè fa scaturire l’acqua dalla roccia (da Tintoretto), e poi i mega Ciclo ’62 (B3), Oltre -6 (Ciclo 1), Oltre -3 (Ciclo 1). Delle cinque esposizioni di Vedova presenti in città (Correr, Ca’ Pesaro, Ca’ Rezzonico, Fondazione Vedova), questa della Scuola Grande San Rocco è certamente la migliore dal punto di vista espositivo e filologico. E non solo.

Paolo Marella

Venezia // fino al 3 novembre 2012
Vedova Tintoretto
a cura di Germano Celant
SCUOLA GRANDE DI SAN ROCCO
San Polo 3054
041 5234864
scuolagrandesanrocco.it

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Paolo Marella
Barese, classe 1987, trapiantato maldestramente a Venezia. Laureando in Economia e Gestione dei Beni Culturali all'Università Ca' Foscari, coltiva da anni una forte passione per l'arte e la scrittura. Gli piace il mondo della comunicazione: quest'anno ha lavorato nell'ufficio stampa del Carnevale di 2012. E' giornalista pubblicista, anche se non lo dice in giro. In passato si è occupato di cronaca giudiziaria per il Quotidiano Puglia. A Venezia ha lavorato, come mediatore culturale, nei maggiori musei d'arte contemporanea e moderna - Palazzo Grassi, La Biennale e Peggy Guggenheim Collection. Ha un blog (anche se ci scrive poco) e gli piace molto il cinema. Fa scherma. O almeno ci prova.