Sull’apparenza delle cose. L’Immaginario di Marco Tirelli

In mostra a Palazzo Poli, l’archivio visivo dell’artista romano. Un personalissimo repertorio d’immagini, in parte destinato proprio all’Istituto nazionale per la grafica. Fino al 5 maggio, a Roma.

Marco Tirelli - Immaginario - veduta della mostra presso l’Istituto nazionale per la grafica, Roma 2013

Sempre in bilico tra astratto e figurativo, Marco Tirelli (Roma, 1956) è un artista essenziale, coerente e sempre attento alla relazione tra realtà e percezione. La grande panoramica di segni e immagini in mostra,  è una conferma di quanto l’opera di questo artista sia densa di riferimenti incredibili. Cerchi, sfere, architetture, ampolle, strumenti antichi, animali, mappe, cervelli, ripetizioni, accostamenti e sovrapposizioni. Una Wunderkammer sì, ma piuttosto ordinata: prima i disegni più grandi, poi quelli piccoli, infine gli album e i quaderni d’appunti. Alle pareti delle tre grandi sale sono sistemate centinaia di carte tra schizzi, disegni e progetti tutti diversi per formato e per soggetto, ma tutti preziosi e indispensabili per comprendere il percorso creativo di questo artista così misterioso.

Michela Tornielli di Crestvolant

Roma // fino al 5 maggio 2013
Marco Tirelli – Immaginario
a cura di Ludovico Pratesi
ISTITUTO NAZIONALE PER LA GRAFICA
Via Poli 54
06 69980230
www.grafica.beniculturali.it

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Michela Tornielli di Crestvolant
Michela si laurea in storia dell’arte a Roma nel gennaio 2011 all’università Sapienza con una tesi sul movimento lettrista. Ora vive a Milano e frequenta il corso di laurea Magistrale in storia dell’arte contemporanea dell’università Cattolica del Sacro Cuore. Comincia a scrivere per il “Corriere dell’arte” occupandosi di alcuni tra i più interessanti eventi della scena culturale milanese. Impara – dopo le prime prove – le importanti regole del linguaggio giornalistico: semplicità, esattezza e sincerità. Per il futuro sogna le grandi interviste ai protagonisti del panorama artistico internazionale.
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  • Percorsi piranesiani

    Fiona Tan presenta a Roma in anteprima mondiale il suo lavoro più recente, l’installazione video Inventory. Insieme alla curatrice della mostra, Monia Trombetta, ha ideato per il suo progetto espositivo al MAXXI un allestimento in grado di dialogare con gli spazi fluidi e dinamici di Zaha Hadid. Il foyer del secondo livello del museo è stato scelto dall’artista per ospitare una selezione di riproduzioni digitali dalla serie di incisioni Carceri d’invenzione di Giovanni Battista Piranesi. Le stampe dell’architetto veneto rappresentano la principale fonte di ispirazione per molte delle opere in mostra. Da un lato, le carceri piranesiane riprendono il tema cardine di Correction (2004), il lavoro esposto nella sala Claudia Gian Ferrari, che circonda l’osservatore con oltre trecento ritratti filmati di guardie carcerarie e prigionieri americani. Dall’altro i capricci di scale, arcate e capriate di Piranesi entrano in relazione con gli intrecci di rampe del MAXXI, guidando lo sguardo intorno a scoprire i coinvolgenti spazi architettonici ideati da Zaha Hadid. Fiona Tan ha inoltre affiancato le versioni originali e quelle finali delle tavole di Piranesi: l’autore infatti, non soddisfatto del risultato, tornò a più riprese sulle lastre, in un processo di rielaborazione grafica durato in alcuni casi più di vent’anni. La perdurante insoddisfazione di Piranesi per il suo lavoro, che cercò costantemente di migliorare, è un chiaro esempio della complessità del procedimento di traduzione del reale per mezzo delle immagini, che avviene attraverso la mediazione creativa dell’artista. Fiona Tan analizza il rapporto tra realtà e opera d’arte nelle tre video installazioni esposte nella Galleria 5 (Inventory, 2012; Cloud Island, 2010; Disorient, 2009): ne deriva una complessa riflessione sul vano tentativo di rendere permanente ciò che è transitorio, giocata sul filo della memoria, per sottolineare l’impossibilità del raggiungimento di una perfetta traduzione della realtà con qualunque medium.
    Sempre nella Capitale, in questi giorni, l’Istituto nazionale per la grafica è sede di un’interessantissima personale di Marco Tirelli: Immaginario, a cura di Ludovico Pratesi. La mostra presenta al pubblico un aspetto inedito della ricerca dell’artista, puntando l’obiettivo sul processo creativo più che sull’opera conclusa. Disegni, schizzi, progetti, bozzetti, tavole fotografiche invadono le pareti delle sale di Palazzo Poli, in un sovraffollato allestimento che svela l’intero repertorio iconografico su cui si fonda la ricerca di Tirelli e offre allo sguardo curioso dell’osservatore un eccezionale archivio visivo. Il flusso continuo di immagini si riversa, come in un serbatoio, nei diari dell’artista, esposti per la prima volta e ricchissimi di scritti, pensieri, suggestioni, schizzi e impressioni. L’esposizione dimostra quanto Tirelli sia stato influenzato da maestri dell’incisione quali Morandi, Dürer e Rembrandt; ancora una volta, Piranesi si ripresenta come modello ideale. Nel testo del comunicato stampa della mostra è riportata una significativa dichiarazione di Tirelli: “La mia attenzione si focalizza indiscutibilmente su Piranesi, figura con cui credo di avere molte affinità. Lo considero uno dei più grandi artisti del passato, mi ritrovo molto nel suo pensiero, nella sua visione. Piranesi era figlio del suo tempo e dell’idea neoclassica circa l’immutabilità del tempo. Vedeva nella Roma antica l’incarnazione dell’ideale puro, eterno, immutabile. Avrebbe desiderato fissare quella perfezione per poterla perpetuare. Ha comunque vissuto un violento contrasto interiore, combattuto tra l’idea di far rivivere la classicità dell’impero romano come modello di immutabile perfezione, e d’altra parte consapevole che quest’ultima ci sia pervenuta solo in frantumi e rovine, ovvero che il mondo sia soggetto al tempo, alla trasformazione, e dunque alla dissoluzione. Da qui la sua ossessiva catalogazione dei reperti. Come se della perfezione non si potesse far altro che catalogarne brandelli. Piranesi artista tragico”.