Merz (Marisa) e Gladstone (Barbara). Coppie di polso a New York

Poesia a regola d’arte per Marisa Merz alla Gladstone Gallery di New York. Sulla 24th strada, in un opening non troppo affollato, opere degli Anni Novanta si accostano a lavori più recenti. Per una mostra che lascia il segno, allestita fino al 18 maggio.

Marisa Merz - veduta della mostra presso la Gladstone Gallery, New York 2013 - photo Luca Labanca

Scatta l’ora delle inaugurazioni e le strade di Chelsea sono più chiassose del solito. Forse è anche grazie al contrasto tra il fuori e il dentro se le opere di Marisa Merz (Torino, 1931) in mostra da Gladstone sembrano pervase da un clima particolarmente magico. Oltre le vetrate oscurate da pannelli bianchi della galleria, infatti, l’aria elettrica e frastornante dei marciapiedi di New York si dissolve in un instante come quando ci si lascia alle spalle una coltre di nebbia. L’inaugurazione non è particolarmente affollata, piuttosto gruppi non troppo densi di persone entrano e escono dalla galleria con andamento continuo e armonico.
Tra pittura e scultura, la selezione delle opere segue un livello di poeticità profondo in cui lavori più recenti sono accompagnati da altri risalenti agli Anni Novanta. Splendido il contrasto tra la visione di Untitled (2010), due pannelli appoggiati dove la figura di una donna è ritagliata da un rosso acceso e vorticoso che si staglia sul muro bianco della galleria, e l’installazione di un fiore opaco posato sul pavimento e i cui petali morbidi sembrano essere stati disposti delicatamente a raggiera da una brezza anomala.

Marisa Merz - veduta della mostra presso la Gladstone Gallery, New York 2013 - photo Luca Labanca
Marisa Merz – veduta della mostra presso la Gladstone Gallery, New York 2013 – photo Luca Labanca

Una mostra che parla di un’arte al femminile e in cui le emozioni attraversano la mente dello spettatore in punta di piedi, per poi trovare un angolo dove insediarsi e rimanere. È difficile, infatti, non ripensare a quei volti sfuggenti eppure immediatamente riconoscibili, dove le linee astratte sono tutt’uno con i diversi materiali utilizzati. Volti dolci e seducenti, fragili e allo stesso tempo potenti, slegati da un contesto narrativo, fluttuanti in un tempo sospeso eppure veritieri di identità terrene in cui riconoscersi.
Nonostante il variare dei materiali e delle forme, nonostante quella sensazione di movimento anche brusco e violento di certe opere, esaurito il percorso espositivo della Gladstone Gallery si è pervasi da un equilibrio che lascia straordinariamente appagati. Forse perché, senza inizio e senza fine, è un equilibrio che non si basa su un punto perfetto da raggiungere e in cui stare, ma che invece oscilla come il respiro, sempre diverso eppure sempre uguale.

Veronica Santi

New York // fino al 18 maggio 2013
Marisa Merz
GLADSTONE GALLERY
515 West 24th Street
+1 (0)212 2069300
[email protected] 
gladstonegallery.com

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Veronica Santi
Laureata in Scienze Politiche e in Storia dell’Arte con il massimo dei voti, Veronica Santi è scrittrice, critico e curatore d’arte contemporanea. Appassionata divulgatrice di artisti sconosciuti al grande pubblico o ignorati dalle grandi istituzioni, nei suoi progetti combina in modo ironico e sofisticato generi diversi tra loro, trovando chiavi di lettura specifiche a seconda dei luoghi e dei committenti. Fra i tanti, si annoverano collaborazioni con Uffizi, MAMbo, neon>campobase, Arte Fiera Bologna e Florence Biennale. Attualmente vive e lavora a New York, dove sta curando esposizioni di artisti italiani e dove ha raccolto la sfida di una galleria non profit nel cuore di Chelsea che, con vertigini visive di artisti emergenti, vuole superare i limiti fisici dello spazio nato dalle ceneri di uno sgabuzzino. Pianista fallita e batterista allo sbaraglio, nel tempo libero coltiva la sua passione per la musica.
  • Dimenticate per un attimo Marisa Merza e pensate al giovanissimo Luca Radda (1982) che presenta questi lavori da Viafarini a Milano….perchè è quello che sta capitando in continuazione negli ultimi mesi.

    La nostalgia e la retorica del passato stanno diventando le armi con cui i giovani cercano di essere accettati in un paese per vecchi, e in particolare da quei vecchi che li (MAN)tengono in ostaggio. E quindi recupero di codici materici del 900 e citazioni come se piovesse. Non avendo modo di risolvere un presente feroce, si imbarcano citazioni con la facilità di facebook, per dare alle opere contenuti “sicuri”. Ma questa critica non dovrebbe mai esistere se non fosse già in atto la possibilità di un’alternativa.

    • Cristina

      Si sa che l’arte si costruisce da sempre sull’arte, quindi che male c’è se un artista ricerca le proprie radici in opere del passato? Le citazioni possono non essere armi strategiche per essere accettati, ma segnali di legami intelligenti. L’alternativa qual’è? Opere talmente sradicate da non riuscire a comunicare e trasmettere nulla tranne che una autoreferenziale ricerca di effetto novità.

      • Il problema nasce quando c’è la sistematica reiterazione di certi codici, come moda e novità per contrasto. Poi quando si rileva una critica assente e l’assenza di confronto ancora peggio. Non si è mai trattato di criticare quanto di avere maggiore consapevolezza.

        • quando hai ragione hai ragione

        • Lorenzo Marras

          ma fino a quando Vi saranno luoghi e relazioni ad essi associati Vi sara’ immancabilmente anche una critica subordinata linguisticamente ad essi.

          Dunque, come la mettiamo?
          (non ci sono vie di uscite a quanto pare, è tutto li’).

          • SAVINO MARSEGLIA

            Naturalmente Lorenzo, la casta critica che opera nell’ovile dell’arte addomesticata…, riceve riconoscimento e vantaggi di vario genere in cambio della sua subordinazione acritica…

  • scusate, volevo dire marisa merz :)

  • La mettiamo che se ci fossero anche solo riviste in grado di assicurare ad un critico 2000-3000 euro al mese, avremo una critica libera e vivace, ed invece il massimo che abbiamo è luca rossi che rompe da quattro anni…

    • SAVINO MARSEGLIA

      luca rossi, non rompe un bel niente, perchè la sua non è una critica radicale contro artsystem, ma solo un monotono lamento funebre, un’illusione di comodo, un chiacchericcio da salotto borghese, conciliante e non dannoso all’odierno ovile dell’arte addomesticata…

      • critica radicale? Per poi sostituire un sistema ad un altro sistema con eguali pro e contro? Non mi è mai interessato.

        • SAVINO MARSEGLIA

          Casa bianca, già il nome mi fa ridere! Luca. non hai compreso un bel nulla. Mi dispiace dirtelo ma ti mancano le basi per affrontare una critica radicale a questo perverso sistema dell’arte. I tuoi commenti sono schematici e privi di spessore critico -dialettico.

          Devi sapere che tutti i sistemi dell’arte vanno demoliti criticamente.
          L’artista non ha bisogno di incasellarsi o imprigionarsi in un sistema per essere artista, perchè per sua natura ama l’indipendenza economica e la libertà d’espressione.

          Nessun artista si illude di poter diventare un artista solo perchè il sistema del suo tempo lo decreta tale. In verità, la condizione esistenziale dell’artista ha, come primo fondamento, la convinzione di essere libero e quindi l’apprezzamento, il rispetto sono la più alta di considerazione di sé verso se stesso. Questo è il più solido sostegno di ogni artista che cerca la libertà e l’autenticità.

          • SAVINO MARSEGLIA

            qui siamo alla frutta: tutti vogliono essere pagati per scrivere quattro righe insignificanti su riviste d’arte patinate, che poi non legge nessuno, tranne l’editore che chiede finanziamenti pubblici all’editoria..

  • Lorenzo Marras

    ah ecco.
    Ora sappiamo tutti, dalle economiche parole del nostro teorico , che è sufficiente uno stipendio (2 …3 mila ma perche’ no anche 600 euro) a fare un critico ed evitare la spiacevole sua “presenza”.
    Rossi di fregnacce in tre anni che ti leggo ne ho sentite da te, ma questa ti assicuro che le batte tutte.

    • Certo, esattamente come basta uno stipendio per fare un dottore o un ingegnere..previ necessari studio ed esperienza. Come avviene da sempre in ogni disciplina. Non vedo perchè l’arte debba fare eccezione. Ti consiglio di ascoltare “un medico” di fabrizio de andrè: http://www.youtube.com/watch?v=rFLJBRNN6Xc

      • SAVINO MARSEGLIA

        cosa c’entra l’artista con il dottore.. anche il dottore può essere medico e nel contempo un bravo artista visivo. Per campare non è sempre necessario vendere quadri. L’artista guadagna facendo il medico!.
        Kafka per esempio, ha scritto capolavori facendo l’impiegato alle Assicurazioni Generali a Praga!

        • intendevo il critico…leggere bene prima di buttarsi a scrivere

      • Lorenzo Marras

        Buonanotte.
        A questo gli dici aglio e risponde cipolla; è un incorregibile. non c è niente da fare.
        Guarda con tutto il rispetto che ho per De Andre’ le poche cose che ascolto non sono le sue , ma volentieri quelle dei Tenores di Bitti e non ti spiego i motivi perché le perle non si gettano mai ai porci.

        (si disputava su Critica e di Liberta’ autentica nella Critica ma come al solito sei andato a parare altrove e lo hai fatto perché gia’ dall’inizio Non hai compreso il problema tracciato nel primo intervento in cui RI-PRENDENDOTI in merito a Luoghi e relazioni facevo notare che in un tutto , sistemato in termini di organizzazione , non puo’ aversi sottrazione della CRITICA . L’oggetto era la CRITICA. Ho giustificati motivi che tu non capisca neppure questo).

        • marras sei cervellotico e macchiavellico…poi ci stupiamo che non esiste un governo e non si trova il presidente della repubblica..

          Ho solo detto che per avere una critica d’arte vitale in italia (come avviene in tutto il mondo) bisognerebbe assicurare ai critici stipendi adeguati. Ma mi sembra una banalità enorme. Solo un certo romanticismo italiota non capisce ancora queste due cose.

          • Mi viene da pensare: tutte le critiche/innovazioni radicali, nei campi più disparati, sono sempre avvenute in condizioni economiche perlomeno avverse. Da Cristo a Marx a van Gogh a Kantor. Poi se Luca mi manda un assegno da 3mila euro al mese, lo incasso volentieri. O il numero di cellulare di chi può farci avere un finanziamento pubblico, perché a quanto ne so non sono previsti “normalmente” per le riviste d’arte (e non credo che nessuno ne riceva in Italia, al contrario della Francia, ad esempio. Ma ci piace l’assistenzialismo? E rende indipendenti? Mah…).

          • Lorenzo Marras

            Guarda, pensala come ti pare e figurati che uno zuccone come te mi possa compromettere la digestione.
            Renditi conto per la seconda volta che hai scritto una emerita chazzata riguardo la “liberta’” che hai fantasticato intorno ad un critico che, detto per inciso, risiede solo nella tua esclusiva testa.

            Chazz!! ma roba da matti (e a questo lo hanno fatto scrivere anche qui dentro) l’equazione che passa Liberta’ uguale stipendio sicuro, come dire pochi maledetti e subito.. è la perfetta anticamera di una A.S.L. cucita su misura per i soggetti pronti a tutte le OBBEDIENZE (inclusa la tua).
            Altro che vitalita’, questo è il vivacchiare o il tirare a campare.

            ma vah vah.

  • Anche se tutto questo ha poco a che fare con la bella mostra della Mertz e con il buon articolo:
    Sarebbe bello che tutti potessero campare di. quello che amano far di più o sanno far meglio … ma purtroppo non funziona così … da nessuna parte!
    Saltz guadagna meno di 60k $ l’anno (che a NY sono una miseria !!) pure è “The Pope” …Budelaire non riuscì mai a far quadrare spese con guadagni e fu, per altro, un artista ed un critico di assoluta eccezzione.
    Non è solo o meramente un “concetto romantico” : se ti pago 3k €/mese per scrivere critica (e non hai altri introiti) e sai che intendo promuovere A, che B mi da un sacco di pubblicità (con la quale pagò anche il tuo stipendio) o “non posso soffrire” C … quanto ti sentirai veramente “libero” nello scrivere di A, B, C?
    Ci furono (e ci sono ancora) paesi e regimi in cui “tutti hanno un impiego ed uno stipendio” … la critica era (o è) più attiva, vivace e vivificante in tali paesi o regimi?
    Un’ultima cosa: in un mondo in cui la produzione artistica (visiva in particolare) è sovrabbondante e pervasiva (e lo è oramai da un 20/30 anni) e, ovviamente, si assomma a quella prodotta nei secoli e sopravvissuta sin qui , diventa veramente difficile (o forse impossibile) non ravvedere (da parte di chi guardi solo o prevalentemente quest’aspetto) delle “citazioni”, tanto più, se di ogni vaga o accidentale e non intenzionale somiglianza si fa una “citazione”. Ma anche la “citazione”, quella vera, intenzionale, voluta, fa parte (e ha sempre fatto parte) del linguaggio artistico : dire “questa è una citazione” (ammesso che lo sia) non è “fare critica” ma semplicemente “analisi lessicale” … buon (a volte doveroso) esercizio, ma la critica deve ancora incominciare ad essere espressa !

    • @luciano: Critica non significa stroncare, ma argomentare luci ed ombre. Questo fa paura, ma questo farebbe anche pubblico e quindi pubblicità. Credo che ad un inserzionista pubblicitario dell’arte faccia comodo un confronto critico leale e argomentato rispetto la sua mostra. Questo crea interesse e potenziali clienti/spettatori.

      • @luca …ma ben venga e sia benedetta una critica che “argomenti luci ed ombre” (che è, tra l’altro, l’unica a cui possa legittimamente attribuirsi il nome di “critica”) che fa comodo o, per esser più corretti, è utile ed interessante non solo per il tuo misterioso “inserzionista pubblicitario dell’arte” (?) bensì per l’arte e per tutti coloro (autori, critici, galleristi, giornalisti) che di arte di occupano e, soprattutto (se esposta in modo piano ed intellegibile ma preciso e concettualmente coerente) per il pubblico, sia per quello che già esiste, sia per la “formazione” di quello di domani.
        Ma saresti tu un esempio di chi fa una critica che “argomenta LUCI ed ombre” ?

  • Caro Marco Enrico,

    il sistema dell’arte in italia è come uno stato senza opinione pubblica, senza popolo. I parlamentari-addetti ai lavori sono allo stesso tempo governanti e governati. C’è un clima di compiacimento, disinteresse e competizione per cui le proposte innovative vengono disincentivate o mortificate. Come se il PD proponesse una cosa giustissima e il PDL per legittimarsi dovesse dire solo e sempre il contrario. La differenza è che nella politica c’è un opinione pubblica e le elezioni (per quello che contano in italia); nell’arte non esiste opinione pubblica, non esiste pubblico (se togliamo curiosi, collezionisti, amici di addetti ai lavori, e qualche architetto in cerca di ispirazione).

    Io credo che un critico dell’arte debba avere uno stipendio uguale e superiore a quello di un giornalista politico. Non penso ad assistenzialismo puro, ma a 40% finanziamento pubblico 60% pubblicità. Ma la pubblicità ha senso per un pubblico che segue interessato ed appassionato. Se no a cosa serve l’arte? Per le masturbazioni mentali di quattro artistoidi, per succhiare soldi pubblici o per eccitare qualche Hypster?

    L’arte è una cosa più seria della politica, la cultura presiede a tutto. Il problema italiano è solo culturale. Ma viviamo in un paese che ai ragazzini delle medie meno brillanti consiglia l’istituto d’arte da 60 anni….e i risultati si vedono.

  • Lorenzo Marras ,ma perche’ parli di dialettica e poi scrivi:”le perle non si gettano ai porci”‘,”uno zuccone come te mi rovina la digestione”…riferito a Luca Rossi
    Io non sono un addetto ai lavori e non so tu chi sia:ma certo fai la figurea dell’imbeccille ad argomentare le tue opinioni in questo modo e mi sa…che ha pure la CODA DI PAGLIA circa le tesi c che Luca Rossi va sostenendo da qualche anno…pro’ resta il punto che da un punto di vista dialettico tu non fai certo una bella figura!!!…sei terribilmente grossolano!

  • Lorenzo Marras

    Presti caro quando uno come te attacca dovrebbe avere l’accortezza di leggere con la diligenza non dico media, ma dovuta.
    E giusto per tributare il dovuto omaggio alla mia grossolanita’ (esistono cose peggiori , ma, sorvoliamo) ti faccio notare che Non puoi estrapolare un frammento di frase ed imbastirci sopra una requisitoria da quattro soldi ;
    quando ho scritto “”non si gettano mai le perle ai porci”” volevo significare al nostro simpatico “zuccone” (va bene simpatico ? è garbato ?) che ,contrariamente al suo invito di ascoltare il medico di Se Andre’ , preferisco l’ascolto di altro. Altro che spiritualmente mi sia affine , come il CORO di voci (tenores di bitti).
    Ma su questo , torno a dire, non vado avanti e rimango nel mio OBBLIGO (invero assai rari) …Nuovamente…NON GETTARE le perle ai porci.
    Hai compreso Presti ?
    Sulla Digestione poi, dovresti avere l’ulteriore accortezza di indossare un bel paio di occhiali da vista per lettura e cosi’ notare un ESCLAMATIVO “”Figurati se uno come te possa compromettermi la digestione” , come dire : un sottinteso NON me la comprometti.
    Presti caro, Non dico di fare centro ma se ti prendi la briga di fare Inquisitore di Marras ed Avvocato di Rossi, ma almeno PISCIA dentro.

    SOMARO .