Giovanni Rizzoli: dipingere con una flebo

Da vent’anni Giovanni Rizzoli sperimenta la pittura con la flebo. Potrebbe sembrare un percorso all’insegna della provocazione, in realtà ne emerge una riflessione sul filo sottile che lega vita e morte. A Milano, da Federico Luger, fino al 28 febbraio.

Giovanni Rizzoli, Tempo, 2012

Giovanni Rizzoli (Venezia, 1963) dà simultaneamente una valenza astratta e “realistica” alle sue tele, foderate di seta bianca o nera e penetrate da una flebo in un Tempo specifico, riportato sul retro della tela. L’azione e il segno, memori della lezione spazialista, nell’opera di Rizzoli si caricano di una componente autobiografica: sensibile al tema etico dell’alimentazione forzata, Rizzoli esorcizza lo spettro della morte attraverso l’élan vital erotico. Per un uomo che ha amato molte donne, ogni tela di cui si impregna il liquido cromatico, oltre a essere unica, racconta la storia di un’avventura, dal corteggiamento alla conquista. Lo strumento medico, così essenziale e asettico, diventa metafora della compresenza di eros e thanatos: l’idea dell’amore convive con quella della morte.
Il linguaggio post-human è reso più crudo nell’opera La Dormeuse con la flebo (1991) che conclude il percorso espositivo: la citazione dell’opera di Courbet, autore caposaldo del Realismo ottocentesco, dichiara, prima della “farmacia” di Damien Hirst, l’illusione dell’ideale modernista che tutti possano essere curati e salvati. All’eternità dell’opera corrisponde la temporaneità della vita a cui siamo tutti, in ogni caso, destinati.

Deianira Amico

Milano // fino al 28 febbraio 2013
Giovanni Rizzoli
FEDERICO LUGER
Via Circo 1
02 67391341
[email protected]

www.federicoluger.com

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Deianira Amico
Deianira Amico (Milano, 1987), storico dell'arte, si è laureata all'Università degli Studi di Milano. E' membro del comitato scientifico dell'Associazione Amici di Piero Gauli di cui segue la curatela di diverse iniziative; lavora nel settore della gestione delle gallerie d'arte contemporanea e l'organizzazione di eventi. Scrive per Artribune, Espoarte Magazine, Inside Art.
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  • andrea bruciati

    un artista raffinato ed intenso, di indubbio interesse

  • mi aggiungo molto interessante. Ma sappiamo dire il perchè?

    Io credo che le cose migliori oggi debbano essere un po’ idiote, forse “cretine” dalla radice di “cristiano”. Infatti è come se il mondo sia pronto a disinnescare e spuntare le soluzioni più intelligenti, o meglio quelle soluzioni o quelle opere che pretendono di essere intelligenti. Invito a questo progetto al Whitney:

    http://www.whlr.blogspot.it/2011/11/elevator-view-whitney-museum-24022010.html

    Noi abbiamo in casa Massimo Bartolini, re dello SMART RELATIVISM…tante cose a caso…standard mediocri, sorretti da luoghi e pubbliche relazioni giuste. Tante soluzioni “intelligenti” caricate di valore come si infarcisce il tacchino, attraverso buone PR.

  • Lorenzo Marras

    ma scusi Rossi secondo te è possibile dare un “PERCHE?” alla esistenza di ognuno ? prova a dare un perche’ alla TUA . Non è una provocazione tranquillo, sto scrivendo seriamente se non altro per farti capire che qualche volta bisogna sapere liberarsi dalla sovranita’ dei “perche'”.
    Prova una volta tanto a toglierti il pilota automatico che ti ostini ad indossare in testa e vedi di andare oltre i dati di visione e di sistema che ti ostini a praticare in modo indipendente , appunto dalle esistenze di ognuno (che non sono poi dettagli insignificanti).

    Santa pazienza questo ragazzo.

    • SAVINO MARSEGLIA

      Prima di sparare sentenze a vanvera, consiglio a Luca Rossi di impadronirsi della tecnica ricognitiva dei migliori artisti e pensatori, e quindi leggere attentamente e far tesoro delle loro opere. Per imparare a criticare e a ragionare è indispensabile la conoscenza e l’insegnamento dei grandi ragionatori.

      Il ragionare con logica è una disciplina che s’impara come tutte le altre. Poiché chi critica e ragiona sempre azionando il solito “pilota automatico”- come scrive Lorenzo Marras, deve per forza rassegnarsi a stare al di sotto di chi ragiona e critica meglio di lui, con tutte le inevitabili e spiacevoli conseguenze…

  • Nessun pilota automatico. Vorrei chiedervi perchè vi interessa un’opera piuttosto che un ‘altra, esattamente come perchè avete quelle scarpe indosso o scegliete quella persona vicino a voi. Intorno all’arte c’è questo TABU’ nel fare le differenze tra le cose…mentre lo facciamo in ogni disciplina….e guarda caso, anche nell’arte….quindi forza, vi chiedo perchè queste opere vi piacciono o perchè non vi piacciono? Ma argomentate per favore….

    • Lorenzo Marras

      Parola, non credo a quello che leggo.
      E’ come parlare con quei Clienti con la testa all’aria che al verduraio chiedono : oh belle queste mele , come brillano, quanto vengono?
      2 euro al chilo!
      magnifico buon uomo, le compro, ecco a lei 4 euro.

      Come dire : quel Cliente ignora completamente l’esistenza di ogni possibile relazione tra se e cio’ che gli viene detto perché sa in partenza che qualsiasi cosa dira’ sara’ valido a priori.

  • Forse sarebbe buona cosa che ti rispondesse, qui, Andrea Bruciati.
    C’è un punto, però che parrebbe sfuggirti dici che è come il “perchè avete quelle scarpe indosso o scegliete quella persona vicino a voi” ma sembri dimenticare che anche quelle scelte non dipendono mai interamente (e a volte non dipendono affatto) da un ragionamento logico o da una argomentazione critica.
    È chiaro che il critico d’arte ha il dovere di “argomentare” e spiegare (possibilmente in maniera chiara ed esaustiva) il suo “mi piace/non mi piace” ma questo dovere non lo ha il “pubblico”. A te piacciono i tortellini in brodo ed a me la pasta al pesto, accertato che gli ingredienti dei piatti che stiamo consumando (ragionamento logico ed analisi) sono “sani e nutrienti” … il mi piace/non mi piace diventa , a livello di degustatore, insindacabile ed inspiegabile (o spiegabile solo soggettivamente)… ad altro compito sarà chiamato il gastronomo !

  • ok, ma l’argomentazione può avvicinare ad un oggettività, che ci fa delineare un ‘idea di valore e poi di conseguenza un prezzo…ma ripeto nessuno è in grado di farlo per la propria vita, figuriamoci per l’arte che viene vista IN ITALIA come questione poco seria….per poi accorgerci che respiriamo arte in continuazione, che andiamo a votare abili artisti…da grillo a berlusconi ecc ecc ecc ecc

    • Walter Bishop

      E’ solo una settimana che transito in questo luogo e trovo che tu sia veramente pedante und pedissequo, lo dico per te. Detto questo, stai facendo la domanda quasi giusta, nel posto sbagliato, alla gente sbagliata e soprattutto nella disciplina sbagliata. Puoi fare così, trova Carmelo Bene al MCS anni ’90, la prima serata non la seconda, che ti spiega Lacan e così capisci che non c’è un io. Se non ti piace Lacan, dal punto di vista antropologico e religioso è troppo lungo farti capire la stessa cosa. Se invece vuoi avere un’idea corretta del “sistema”, altro che Italia, intorno a te, leggiti l’ultimo libro di Fumaroli (è un signore elegante che tiene lezioni al Collège de France). Evita il vocabolario da piazzista, le frasi fatte, le maiuscole e non usare “tutti”, “nessuno”, “cose”, “mondo”, “argomentare”. E soprattutto ecchissenefrega di questa arte, non dell’arte attenzione. Fatti un giro sui blog stranieri e vedi che sta succedendo veramente ad un passo da casa nostra in Grecia, vale la pena anche perché a noi manca poco eh, magari vai sui siti greci e chiedi a loro le cose che chiedi qui, parlagli della Biennale… poi riportaci i commenti.

    • “ok, ma l’argomentazione può avvicinare ad un oggettività, che ci fa delineare un ‘idea di valore e poi di conseguenza un prezzo…” affermazione vera, a parte che non sempre e non necessariamente si vuole o c’è necessità di “delineare un’idea di prezzo” : ci sono milioni di cose che hanno (o possono avere) un valore significativo e non hanno (e spesso non possono avere) un prezzo
      “nessuno è in grado di farlo per la propria vita” affermazione falsa ed, oltretutto indimostrata ed indimostrabile cui in estrema sintesi si potrebbe rispondere “parla per te” (senza intenzione offensiva ma solo nel senso : puoi solo affermarlo per casi singoli di cui hai piena conoscenza… e quindi te stesso e forse nessun altro)
      “figuriamoci per l’arte che viene vista IN ITALIA come questione poco seria…” anche qui vale, sostanzialmente, la considerazione di prima : qui l’affermazione potrebbe, in linea teorica, essere anche vera ma è, allo stato, indimostrata. È cioè non un “fatto” o un “dato” ma un tuo “assunto” che per proseguire nel discorso dovrebbe venir dimostrato su solide basi. Dimostrazione difficile perché al massimo potrebbe portare ad un risultato del tipo : in Italia una percentuale x della popolazione ritiene l’arte una questione poco seria (e anche il “poco serio” è una categoria molto vaga ed imprecisa per poterci basare una ricerca demo- sociologica … per esempio: io posso, ed altri assieme a me, ritenere Crozza “poco serio” e nello stesso tempo, senza contraddizione alcuna “un valente comico” e di esempi analoghi se ne potrebbero fare a centinaia)
      “per poi accorgerci che respiriamo arte in continuazione e che andiamo a votare abili artisti…da grillo a berlusconi ecc ecc ecc ecc” affermazioni, entrambe, che possono diventare vere solo sulla base di una precisa enunciazione di che cosa tu definisci “arte” e di chi tu definisci “artista” e solo, quindi, se e dopo che siano dimostrate vere o quanto meno plausibili, tali tue (qui non enunciate) definizioni

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