Please, Murder me. La collezione Hirst in mostra a Torino

Da Warhol a Picasso, da Giacometti a Jeff Koons, passando per Francis Bacon e Banksy. Alla Pinacoteca Agnelli di Torino va di scena la Murderme Collection di Damien Hirst, che mette a nudo le sue ossessioni e le sue fonti d’ispirazione. Fino al 10 marzo.

Paul Insect - Homage to the Dead Hare - 2007

Non capita spesso di avere a disposizione una mostra in grado di mettere a fuoco un lato meno noto di uno fra i più celebri e chiacchierati artisti contemporanei; che permetta di coglierne un aspetto della personalità indubitabilmente connesso alla sua arte, ma che, allo stesso tempo, la precede o addirittura si distanzia da essa. Stiamo parlando di Damien Hirst (Bristol, 1965), recentemente assurto per l’ennesima volta all’onore delle cronache per via del divorzio dalla scuderia Gagosian, e della mostra Freedom not Genius, che porta per la prima volta in Italia – la seconda in assoluto -, alla Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli di Torino, le opere della collezione raccolta dall’artista inglese sotto l’intrigante appellativo Murderme, dalla fine degli Anni Ottanta in poi.

Angus Fairhurst – Reduced In A Circular Formation – 2005 – © The Estate of Angus Fairhurst, courtesy Sadie Coles HQ, London

Nei due piani della Pinacoteca destinati alle mostre temporanee sono di scena le ossessioni di Hirst – i teschi e gli animali imbalsamati -, le sue ispirazioni primarie, l’amore per la storia dell’arte e la necessità, propria di qualsiasi collezionista “professionista”, di procacciarsi le grandi firme del Novecento per dare lustro alla sua collezione: Alberto Giacometti, Andy Warhol, Francis Bacon, Jeff Koons e Pablo Picasso, tra gli innumerevoli altri.
La collezione è stata importante per me fin dall’inizio”, spiega Damien Hirst. “Ho sempre detto che è come fare una mappa della vita di qualcuno e questa mostra svela la mia evoluzione sia come collezionista che come artista. È bello poter esporre molti dei miei artisti preferiti insieme, e credo che ‘Freedom not Genius’ riveli molto di me, in un modo che normalmente non si vedrebbe. Raccogliere queste opere in un unico spazio, quando appartengono a epoche e luoghi così diversi, è incredibile e sicuramente dice qualcosa su quello che è rimasto importante per l’umanità, per gli artisti e per me”.

Colin Lowe – You Will Never Forget Me – 2007 – particolare

La qualità elevata della maggior parte delle opere in mostra, le diverse ossessioni che le suddividono in gruppi tematici, uno spiccato gusto per la coreografia – in particolare il trittico di opere di Jeff Koons -, l’immediatezza di fruizione e la sorprendente eterogeneità – si va da Mario Merz a Banksy – rendono la mostra estremamente piacevole; una di quelle rare rassegne d’arte contemporanea che attira a sé anche il pubblico più scettico.

Andrea Rodi

Torino // fino al 10 marzo 2013
Freedom not Genius. Opere dalla collezione Murderme di Damien Hirst
a cura di Elena Geuna
PINACOTECA AGNELLI
Via Nizza 230
011 0062713
www.pinacoteca-agnelli.it

CONDIVIDI
Andrea Rodi
Andrea Rodi nasce a Chieri (TO), nel 1980. Prima di laurearsi in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con una tesi sulle influenze filosofiche nell’opera dello scrittore americano Paul Auster, ha vissuto per lunghi periodi negli Stati Uniti, a Londra e a Barcellona. Dal 2009 collabora con il MACA (Museo Arte Contemporanea Acri), per il quale ha curato le mostre Project: Lid for a Submerged Wolrd (2010), Silvio Vigliaturo. Amazzoni (2011) e Young at Art, I stay Here (2012). Negli ultimi due anni ha scritto per diverse testate nel settore dell’arte contemporanea. Attualmente, lo si può leggere su Artribune, Inside Art e sul sito Atlantidezine.it. I suoi articoli sono raccolti sul blog http://torinocult.com.
  • Elisa

    Mi domando se essere “artisti” significhi davvero solamente essere dei pazzi psicotici.